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domenica 11 marzo 2018

Un omicidio ideologizzato? Black lies don't matter

Un omicidio ideologizzato? Black lies don't matter

Un tizio fiorentino esce di casa, col boccino fuori di sé, pensando di suicidarsi. Poi decide di distruggersi per interposta persona, sparando al primo che capita. Punta l'arma contro una madre e il figlio, ma, forse preso da uno scampolo di coscienza, punta altrove e spara al primo che appunto gli capita a tiro, ossia ad un ambulante senegalese.

Da lì, manifestazioni aggressive e ideologiche contro il presunto razzismo dei bianchi, contro l'attuale clima politico, contro chi lo sa. Non c'è alcuna certezza al momento di elementi razzistici nell'assassino, che ha sempre negato e che non ha un profilo particolare. In compenso, i senegalesi e altri gruppuscoli ideologicamente interessati subito sono saltati sul carro dell'accusa all'uomo bianco.

Nella progressiva scomparsa delle sinistre anche dall'Italia, la carta del razzismo è l'ultima rimasta, per darsi un tono e sperare di non evaporare del tutto. Le autorità pubbliche fiorentine e toscane, tutte del PD, hanno proclamato il lutto cittadino (perché?), hanno deciso di dare 20.000 euro alla vedova (che avrebbe dieci figli in Senegal...), così come si farebbe abitualmente alle vittime del terrorismo (scusate?!), hanno deciso di costituirsi parte civile nel processo (perché?). Tutte cose che in un omicidio "normale" non avvengono, cosa che al momento tale omicidio sembra essere, ossia un "normale" omicidio compiuto da un folle. (Firenze, in migliaia in piazza contro il razzismo, La Nazione, 10 marzo 2018)

Ma le accuse di razzismo seguono quel copione, importato dagli USA, che crea un clima fatto di dibattiti sul "privilegio bianco" e che negano spunti ulteriori, per cui si sottolineano solo le vere o presunte violenze o discriminazioni dei bianchi sui neri (e, che nel caso degli USA, non prendono in considerazione praticamente mai quelle contrarie, né tanto meno quelle tra gli stessi neri). Tutto ciò ha lo scopo di non entrare nel merito dei singoli episodi, dove sarebbe realmente possibile capire se ci sia razzismo, creando invece un clima ideologico, dove le prove contano molto meno. Così è per Firenze. Dove una minoranza rumorosa, forte di un appoggio ancora vergognosamente potente nei mezzi di comunicazione, assieme ad alcune minoranze allogene (subito i leader maomettani sono accorsi alle telecamere e ai microfoni), sta spacciando per razzismo un omicidio che ancora deve essere valutato dagli inquirenti. Perciò, niente "black lives matter" qui in Italia. Semmai "black lies don't matter".

E se quello di Firenze fosse un omicidio razzista? Ma perché? Kabobo non compì gli omicidi per razzismo? A buon intenditor... E, a proposito, invece di scatenare falsi dibattiti sull'inesistente razzismo violento italiano, partendo da un singolo episodio opinabile, perché non considerare altri spunti? (Immigrazione, gli stranieri più pericolosi vengono dall'Africa, Fausto Carioti, Libero, 22 gennaio 2018)

A proposito di "fake news" e ideologia...

A proposito di "fake news" e ideologia...

Il Corriere della Sera nella stessa giornata del 9 marzo ha pubblicato due notizie. La prima riguardava la velocità di diffusione delle cosiddette "fake news", che si diffonderebbero con velocità maggiore di ben sei volte rispetto alle notizie che non dovrebbero essere false (ma chi è onesto intellettualmente sa quanto queste definizioni siano problematiche e spesso ideologiche. Lo stesso dibattito è intriso di ideologismi vari). La ricerca, che ha stabilito ciò, ha molto banalmente rilevato che tale velocità è data dalla novità delle notizie riportate e dalla volontà di diffonderle da parte dei lettori stessi. Niente bot o strani algoritmi, ma solo l'aderenza (ideologica) a quanto prospetterebbe la notizia stessa. In pratica, chiunque diffonde qualunque cosa che sposi le proprie idee. Grande scoperta... (Le fake news si diffondono sei volte più velocemente delle notizie vere, Corriere della Sera, 9 marzo 2018)


La seconda notizia invece riporta lo "scandalo" denunciato da una docente dell'Università di Oxford nel vedere una addetta alle pulizie lavorare non aiutata da alcuni uomini della sicurezza. Direte, ma che "scandalo" o che "notizia" è?! Infatti, ma che ci crediate o meno è stata entrambe le cose. Addirittura, il Corriere della Sera ha titolato che l'addetta alle pulizie non fosse stata aiutata dai colleghi uomini, nel mentre che cancellava una scritta dedicata all'8 marzo, che però nel testo diventavano, ovviamente (e la foto parla chiaro), addetti alla sicurezza, quindi NON colleghi della donna. (Donna delle pulizie cancella scritta per l'8 marzo davanti ai colleghi maschi: le scuse di Oxford, Greta Sclaunich, Corriere della Sera, 9 marzo 2018)

Ma l'articolo continua sposando il punto di vista ridicolo della docente di teoria politica Sophie Smith (profilo), secondo cui l'università stessa avrebbe dovuto scusarsi con l'addetta alle pulizie per quanto (non) avvenuto. Ci chiediamo, ma Sophie Smith oppure la giornalista italiana Greta Sclaunich oppure l'anonimo titolista del Corriere aiutano abitualmente le addette (e gli addetti) alle pulizie? Perché Smith non ha aiutato la donna, neanche fosse una fotoreporter in un teatro di guerra? Perché, soprattutto, dobbiamo perdere tempo in una "fake news" ridicola e ideologica? Davvero i problemi del mondo femminile meritano queste scemenze e queste smanie di protagonismo?