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domenica 29 ottobre 2017

Harvey SchWeinstein: l'altra questione...

Harvey SchWeinstein: l'altra questione...


















Nessuno si offenderà se lo chiameremo Schweinstein, giusto? Comunque, non ancora finite le polemiche sulle decine e decine di molestie o stupri completi aventi per colpevole uno dei produttori più conosciuti dell'Hollywood democratica e multietnica filo-Clintone e filo-Obama, c'è un aspetto che sarebbe il caso di ritirare fuori. Un paio di settimane fa o giù di lì, stavamo leggendo per semplice curiosità la pagina di Wikipedia in lingua inglese dedicata a Schweinstein, quando notiamo due spunti interessanti: nel 2009 il produttore, oltre a far realizzare un film in cui portava avanti la tesi che la colpevolezza di Roman Polanski, nel suo noto stupro con droga di una ragazza tredicenne, fosse un po' dubbia, si univa alla scellerata compagine opposta all'estradizione negli Stati Uniti dello stesso Polanski. (Thierry Fremaux enlists Harvey Weinstein in Polanski petition, Jeremy Kay, Screen Daily, 28 settembre 2009) L'altro spunto invece era la polemica innescata da un articolo del critico cinematografico conservatore Kyle Smith, che dalle pagine del New York Post attaccò in due riprese il lavoro di Schweinstein, definendolo anti-cattolico.

Ora, se il riferimento a Polanski è ancora presente, il riferimento a Kyle Smith è sparito. E' invece ancora presente nella pagina in francese e in quella in portoghese (dove c'è anche il riferimento ad una dichiarazione del 2015 dello stesso Schweinstein che, ritirando il Premio Umanitario presso il centro Simon Wiesenthal, -non ridete... fatte i bravi...- in cui, oltre a dire che i giudei dovrebbero essere compatti come la mafia, dice che è necessario prendere a calci i cosiddetti "antisemiti". Chiaro ragazzi? Niente adesivi, sennò Harvey si distrae dalle sue attività abituali). (Harvey Weinstein Urges Jews to Take on Anti-Semites: "Kick These Guys in the Ass", Scott Feinberg + Tina Daunt, The Hollywood Reporter, 24 marzo 2015) Non c'è (e forse non c'è mai stata) in quelle italiana e spagnola (e altre non ne abbiamo controllato).

La polemica sul New York Post iniziò con la recensione di Smith del film "Philomena", dallo stesso critico considerato noioso, ridicolo sotto vari punti di vista, disonesto intellettualmente e anti-cattolico. (‘Philomena’ another hateful and boring attack on Catholics, Kyle Smith, The New York Post, 21 novembre 2013) Qualche giorno dopo, Harvey Schweinstein compra una pagina a colori sul New York Times per far presente che tutti i critici hanno salutato il suo film positivamente, mentre Smith è l'unico ad aver espresso una diversa opinione (curiosa iniziativa, no? Tranquilli, Smith è ancora al New York Post).

Smith, ovviamente, ha risposto rilanciando e ricordando quanti film anti-cattolici siano usciti per iniziativa di Schweinstein. Inoltre, dato che il film "Philomena" riguardava un caso problematico di adozione, Smith ha fatto presente che, per quanto problematici possano essere i casi di adozione nell'Irlanda degli anni '50, oggi si preferisce risolvere il tutto con gli aborti. Ognuno dovrebbe saper giudicare da solo. (Harvey Weinstein’s ‘Philomena’ attack ad, Kyle Smith, The New York Post, 7 dicembre 2013) Non solo, ma Smith ha anche lanciato, in entrambi gli articoli, la provocazione sul perché non ci sia lo stesso coraggio dissacratore nei confronti di ambienti religiosi giudaici o islamici. Ai posteri l'ardua sentenza...

P.S.: la questione Schweinstein, anche se se ne parla poco, ha prodotto un piccolo fiume carsico di risentimenti e sospetti intra-etnici. Il giornalista del Los Angeles Times e del New York Times, Mark Oppenheimer, proveniente da ambiente giudaico americano, il 9 ottobre, quando erano ben iniziate le voci sul caso Schweinstein, mise le mani avanti e sul suo blog personale infiocchettò la questione come se fosse il ritratto di un giovane emarginato riuscito ad avere successo, ma incapace di misurare i propri modi e le proprie pulsioni in un ambiente a lui estraneo. (The Specifically Jewy Perviness of Harvey Weinstein, Mark Oppenheimer, Tablet Magazine, 9 ottobre 2017). L'articolo uscì alle 13.30 (quale fuso orario, se costa est od ovest, non sappiamo), ma la mattina dopo, alle 10.47 (ora di New York) uscì finalmente l'articolo di Ronan Farrow, in cui vennero dati i dettagli sul caso. (From Aggressive Overtures to Sexual Assault: Harvey Weinstein’s Accusers Tell Their Stories, Ronan Farrow, The New Yorker, 10 ottobre 2017) A quel punto Oppenheimer nel pomeriggio chiese genericamente scusa per la superficialità di quanto da lui scritto. Evidentemente la questione è più grossa di quanto da lui infiocchettato. Ma la cosa continua altrove, nei mille rivoli di internet, dove molti considerano la questione o fonte di piacere per "nazisti" o addirittura complotto ordito da gruppi e personaggi anti-giudaici. Forse anche perché nel frattempo si sono aggiunte nuove accuse contro Roman Polanski, perché anche il fratello di Harvey, Bob, è stato accusato, perché anche un altro regista di famiglia giudaica, James Toback, è stato citato da circa duecento donne. C'è di che far nascere uno stereotipo. Inoltre, in più occasioni è comparso nel gruppo anche il faccino molliccio di Woody Allen, forse per i sospetti di pedofilia che aleggiano su di lui. A chiudere il cerchio, non a caso, Ronan Farrow è figlio di Mia Farrow.

Secondo P.S.: il documentarista Michael Moore, dopo qualche giorno di silenzio, ha affermato che il caso avrà un effetto profondo nella società statunitense, demolendo il potere gerarchico dell'uomo bianco. Chissà se stava pensando davvero a Schweinstein o al suo nuovo film, prodotto da Schweinstein e che dovrebbe andare in porto senza problemi, nonostante tutto (sia mai!), e dedicato indovinate a chi? (Michael Moore on Harvey Weinstein Scandal: ‘It’s a Profound Cultural Moment’, Matt Fernandez, Variety, 13 ottobre 2017)

Terzo P.S.: eh, sì! Quella nella foto, è Rula Jebreal, la palestinese-israeliana che ricomparve poco tempo fa nella televisione italiana al grido di "uomo-bianco-cattivo". (Rula, la talebana dello ius soli E chi la critica è un "nazista", Paolo Bracalini, Il Giornale, 16 settembre 2017) Nella foto, Schweinstein la sorregge, con mano ferma, forse nella sua lotta contro gli uomini bianchi cattivi, con buona pace di Michael Moore.

2 commenti:

  1. chi controlla hollywood ?
    https://thezog.wordpress.com/who-controls-hollywood/
    chi controlla le news ?
    https://thezog.wordpress.com/who-controls-the-news-part-2/

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  2. Forse lo sai come la penso: fossero solo quelli, ma sono tanti. Sono almeno tre grossi gruppi: i giudei, che temono sempre chissà che, i cristiani, che vogliono sempre tenere i piedi in più staffe e i libero-progressisti senza culture e religioni definite, che pensano di poter modificare il mondo come più pare a loro. A questi, rischiano di aggiungersi in tempi brevi, gruppi radicati di islamici, più o meno fondamentalisti, più o meno "integrati" (qualunque cosa significhi). Sono tutti colpevoli.

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