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giovedì 4 maggio 2017

Enrico Letta e gli scheletri nel Mediterraneo

Enrico Letta e gli scheletri nel Mediterraneo

L'ex presidente del Consiglio (non eletto, né amato dal popolo italiano) Enrico Letta (attualmente espatriato in Francia, con occupazione universitaria), ieri 3 maggio 2017, durante la trasmissione di informazione politica L'aria che tira su La7 (una specie di contenitore di banalità assortite), ha affermato che, fra cento anni, gli studiosi troveranno migliaia di scheletri nel Mare Mediterraneo e si chiederanno quale genere di guerra possa averli prodotti, con riferimento polemico contro coloro che criticano le associazioni pro-immigrati e che dubitano dell'onestà di queste. (L'aria che tira, 3 maggio 2017)

L'immagine, fantasiosa e ricattatoria, ovviamente è infondata. Purtroppo per la patetica fantasia lettiana, gli scheletri in mare non durano cento anni, perché il solo mare accelera il tempo di decomposizione rispetto alla sepoltura in terra, ma poi, tra correnti violente e, soprattutto, pesci, praticamente nulla di organico può salvarsi. Citando:
"Scoprire un scheletro antico in mare è davvero raro, concorda Mark Dunkley, archeologo subacqueo di Historic England. A meno che non siano coperti da sedimenti o da qualche altro materiale di protezione, i corpi dei naufraghi  di solito sono spazzati via dal mare, degradati, o divorati dai pesci." (Ritrovato uno scheletro umano nel famoso relitto di Antikythera, Le Scienze, 24 settembre 2016).

Inoltre:
Il tempo necessario perché un corpo umano si riduca ad uno scheletro può variare notevolmente. Normalmente il corpo di un adulto sepolto in terreno ordinario senza una bara richiede dieci-dodici anni per decomporsi ad uno scheletro, in un clima temperato. Immergendo il corpo in acqua, la scheletrificazione accade circa quattro volte più velocemente; esponendo il cadavere all'aria aperta, otto volte più velocemente.
Lo scheletro, in sé, non è permanente poiché gli acidi a cui il cadavere è esposto possono disintegrarlo (questo è uno dei motivi della mancanza di resti umani nel relitto del Titanic anche in parti della nave inaccessibili ai pesci ed agli altri agenti degradanti).
(Wikipedia

Ora, dato che, come sappiamo, in realtà i morti in mare sono aumentati proprio con l'intervenire delle ambigue ONG, dato che tra il 2014 e il 2016 la percentuale di immigrati via mare morti sono passati dall'1,86% al 2,40% ("Senza Ong, più morti in mare". Ma i dati smentiscono la Kyenge, Giuseppe di Lorenzo, Il Giornale, 28 aprile 2017), la tirata moralistica lettiana è pura spazzatura.

Piuttosto, rimangono ancora lì, pianti dai propri cari, gli scheletri sepolti degli italiani e degli altri europei o uccisi dalla crescente violenza allogena o uccisi dalle politiche socio-economiche fallimentari di personaggi indegni come il citato Enrico Letta. Altrettanto rimangono i mille scheletri nell'armadio della classe élitaria a cui lo stesso Letta appartiene. Discutiamo di questi, non di fantasie marittime, e semmai discutiamo anche di cosa diranno gli studiosi fra cento anni, se lasciamo che il genocidio degli italiani e degli europei continui indisturbato.

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