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martedì 15 novembre 2016

Post-voto USA: una foto e un dato locale

Post-voto USA: una foto e un dato locale



Lo sapete tutti: non è stato un voto, ma è una guerra. Di cifre, di dichiarazioni, di sondaggi, di minacce velate e non solo velate e non solo minacce. E' una guerra non più sotterranea tra ambienti differenti, con obiettivi molto differenti, sintetizzabili in globalisti contro nazionalisti/patrioti/populisti/ecc.

E' una guerra non solo statunitense, ma anche occidentale e non solo occidentale (come spiegare altrimenti il nuovo presidente filippino Rodrigo Duterte?). Ma rimaniamo agli USA e al voto o, meglio, al post-elezioni: la retorica progressista-liberal e l'immaginario globalista ha impregnato molti statunitensi, vedendo in qualunque difesa della maggioranza (per lo più bianca) un attacco mortale al proprio mondo artificiale, visto come più reale del reale. Non aggiungeremo molto altro ai fiumi di parole che già e per molto tempo vedranno questa contrapposizione esprimersi con forza. Segnaliamo solo due cose...

Le manifestazioni contro il neo-eletto Donald Trump a Portland sono state tra le più violente: interessante sapere che su 112 arrestati, solo 25 avevano effettivamente votato nel relativo stato dell'Oregon, mentre 34 non hanno votato in alcun Stato. Altri avevano votato altrove o, per 17 di loro, ancora non si sa. [articolo in basso] Ergo, professionisti delle proteste? Al di là del fatto, comunque amaramente ironico, del contestare il voto democratico (come già avvenuto nel Regno Unito con la Brexit), è un ulteriore elemento a supporto dei dubbi sulla genuinità delle manifestazioni anti-Trump (ma potremmo dire: anti-America bianca. Come le precedenti elezioni, ormai sembra esserci una polarizzazione razziale netta, con molta parte dei non-bianchi che ancora credono alle sirene liberals). (Professionisti dietro le proteste contro Trump, Tyler Durden, ZeroHedge via Comedonchisciotte, 13 novembre 2016)

L'altra cosa che segnaliamo è la foto che vedete sopra, presa presso il Trump International Hotel di Washington D.C. il 13 novembre scorso. (Twitter allows 'Rape Melania' to trend after site explodes with Trump assassination threats, Katie McHugh, Breitbart, 13 novembre 2016) La foto da sola già dice molto su un certo atteggiamento e su un certo mondo (per i non anglofoni, il cartello in primo piano incita a stuprare la moglie di Trump). Ricordiamoci anche che se Trump a volte chiacchiera troppo, Bill Clinton no. Ricordiamoci anche, en passant, che è curioso che una giornalista, Natasha Stoynoff, di un'importante rivista come People, si ricordi undici anni dopo di denunciare una presunta molestia subita dal neo-presidente (in casa del presunto molestatore e con la di lui moglie dentro l'abitazione?!) e altrettanto facciano i suoi colleghi in sostegno a lei, mentre prima avrebbero avuto tutti paura di parlare. Tutto può essere al mondo, compresa però anche la logica, pertanto...

Portland, Ore.—More than half of the anti-Trump protesters arrested in Portland didn’t vote in Oregon, according to state election records. At least sixty-nine demonstrators either didn’t turn in a ballot or weren’t registered to vote in the state. KGW compiled a list of the 112 people arrested by the Portland Police Bureau during recent protests. Those names and ages, provided by police, were then compared to state voter logs by Multnomah County Elections officials. Records show 34 of the protesters arrested didn’t return a ballot for the November 8 election. Thirty-five of the demonstrators taken into custody weren’t registered to vote in Oregon. Twenty-five protesters who were arrested did vote. KGW is still working to verify voting records for the remaining 17 protesters who were arrested. This article originally stated that 35 people were registered to vote and did not. One woman who was arrested told KGW she recently moved to Washington and did vote in Washington. She was also registered to vote in Oregon.

3 commenti:

  1. Speriamo che T. sia il milosevic americano. E'ora che si dividano su linee etniche: uno stato per afro-americani, uno per latinos, uno per i bianchi, uno per gli ebrei e finalmente uno vero per i pellerossa.
    Del resto se farà il programma di spesa pubblica che ha in mente, il debito esploderà e l'unica soluzione sarà appunto la divisione e la conseguente fine delle puttanate su multiculturalismo e altre strunzate che ci han fatto due palle dalla caduta del muro a oggi.
    Forza T. facci sognare!

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  2. La vittoria di Trump sembra aver messo in luce l'isteria, o meglio, la psicopatologia dei "liberal" d'oltreoceano. In un articolo di Blondet e in un altro del Giornale si legge di scene e manifestazioni allucinanti, in particolar modo negli ambienti accademici, che sono forse più ideologizzati di quanto non lo siano in Europa.

    http://blog.ilgiornale.it/rossi/2016/11/19/paranoie-sinistre-degli-anti-trump/

    http://www.maurizioblondet.it/fiocchi-neve-picchiatori-negri-uniti-nella-lotta-durera/

    Roblif

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  3. A Wuppertal in Germania hanno lasciato legalmente campo libero alla "polizia della Sharia". L'Occidente schizofrenico non durerà, né deve durare ancora per molto. Da una parte le isterie delle Femen o di certi universitari negli USA, dall'altra i tribunali islamici e le "polizie islamiche" del Regno disUnito o della Germania. Nel mezzo i legittimi abitanti delle terre d'Occidente. Tutto questo non può durare a lungo, Trump o no Trump.

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