eh cookies

venerdì 15 luglio 2016

Polizia USA razzista? I dati che dicono?

Polizia USA razzista? I dati che dicono?

Tagliamo corto: l'unica ragione per cui la polizia statunitense è considerata razzista (contro gli afro-americani) è a causa del "racial profiling", ossia l'individuare il sospetto o il soggetto da controllare in base (anche) ad elementi etnici.

Individuazione dovuta a ragioni "razziste"? Considerando che molti di questi episodi avvengono in realtà in cui la polizia locale non è necessariamente omogenea etnicamente, viene da pensare di no. Ma la ragione è anche un'altra, ben più importante. Sappiamo, ormai, che la vittimizzazione e/o esaltazione di alcune minoranze ha lo scopo, in alcune società occidentali, di sfruttare lo spauracchio del "razzismo" e, di converso, pavoneggiarsi in uno sterile atteggiamento fintamente aperto. Questo per poter vendere ancora la menzogna di una società libera, nel mentre che ogni autentica libertà così come ogni identità (e le due cose sono legate) vengono sempre più erose.

Nel caso della campagna mediatica contro la polizia "bianca" e "razzista" statunitense lo scopo è duplice: individuare un soggetto da regolamentare più strettamente, costringendolo a subire ricatti. Deviare l'attenzione rispetto a problemi più generali e più profondi. Nel primo caso, non casualmente, ciò che è in gioco è la possibilità di intervento discrezionale delle polizie locali, al fine di togliere loro qualunque eventuale, ipotetico e remoto rischio di conflitto con i federali. Al fondo, eliminare ogni possibilità di potere alternativo (anche armato. Ecco anche il perché della polemica sulle armi) rispetto a quello centrale federale. (Obama, stop a militarizzazione polizia: Ferguson ribalta la strategia post 9/11, Roberto Festa, Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2015) Il "razzismo" è l'elemento ricattatorio per uniformare tutti gli Stati (Uniti d'America) a Washington e al suo imperialismo livellante. Sotto ogni aspetto. Nel secondo caso, con la mediatizzazione isterica del denunciato "razzismo" si evita di scendere nel dettaglio della distruzione della classe media e dell'aumento della forbice tra ricchi e meno ricchi o poveri, fornendo solo qualche ipermediatizzato ritratto di fuoriuscito da minoranza repressa per magnificare l'apertura degli USA sotto la guida di Washington. Si inventa il razzismo contemporaneo contro gli afro-americani, deviando il dibattito su colpe molto ipotetiche della polizia (locale), magari dimenticando cosa hanno significato le ultime amministrazioni nazionali per i propri cittadini [ad esempio, si veda 2000-2013 - Il regalo di Bush e (soprattutto) Obama ai cittadini statunitensi: tutti i nuovi posti di lavoro agli immigrati, 16 luglio 2013].

Cittadini di qualunque etnia, ovviamente. Neri compresi, che, nel mentre che si infervorano nel "Black Lives Matter", dimenticano tutto il resto. I dati economici e sociali sugli USA sono tanti e facilmente rintracciabili, per potersi fare un'idea di come le cose stiano andando, da qualche decennio in qua. Quello che non troverete sono studi che dimostrino chiaramente la natura razzista della polizia "bianca" o dei bianchi in generale rispetto ai neri. Ora, non decenni fa. Quello che potrete trovare è soltanto qualcosa che attesti la peggiore situazione socio-economica dei neri rispetto a tutti gli altri, non solo bianchi.

Quindi, il citato "racial profiling" è razzismo o il riflesso della quotidianità afro-americana rispetto alla legalità? Ossia, considerando i dati storici della criminalità rispetto alle etnie, la maggiore presenza afro-americana nelle statistiche criminali come non poteva riflettersi in un atteggiamento maggiormente sospettoso delle forze dell'ordine? Non a caso, nonostante quello che si ripeta meccanicamente, intanto non esistono sempre i dati completi sul profilo dei poliziotti che hanno ucciso qualcuno durante una missione od un controllo. Inoltre, anche nel caso di profili conosciuti, si continua a parlare di poliziotti bianchi persino quando il poliziotto "assassino" (o il vigilante o affini) è non-bianco. Il movimento "Black Lives Matter" è nato dopo l'assoluzione del vigilante George Zimmerman, il quale non solo è un meticcio hispanico, ma, da parte materna, ha anche avi africani, neri [George Zimmerman, Wikipedia]. Viene da dire che il razzismo sia contro i bianchi, accusati anche di colpe non loro.

Se si tratta di colpe. Prendiamo una delle ultime morti, quella che, secondo Wired "avrebbe cambiato tutto", ossia quella, ripresa, dopo lo sparo, in diretta "social" dalla moglie, di Philando Castile. Dove vedete, voi, nei video circolanti, quello che è effettivamente successo? L'uomo era legalmente armato, ma noi non sappiamo che cosa effettivamente sia successo, né cosa si siano detti il poliziotto e l'afro-americano. Poliziotto, tra l'altro, hispanico, ossia Jeronimo Yanez. Non hispanico bianco, ma mestizo. (Minnesota cop who shot dead Philando Castile during a traffic stop claims he was reacting to the gun - and not his race, Anneta Konstantinides - Lousie Boyle, Daily Mail, 9 luglio 2016)

D'altronde, i dati che dicono? Secondo il testo "Handbook of crime correlates" edito nel 2009 e scritto da Lee Ellis, Kevin M. Beaver, John Wright, le aree con maggiore presenza afro-americana e hispanica (e, più in generale, quelle eterogenee etnicamente) sono quelle con maggiore criminalità. Il punto è questo.

L'altro punto è, ad esempio, che nel 2015, i neri uccisi da poliziotti sono stati 258. Gli hispanici sono stati 172. I bianchi sono stati 494! (The Washington Post Database - People shot dead by police) (episodio per episodio, non solo del 2015, si veda anche Killed by Police) (vedere anche l'articolo più avanti)

Peccato che nel corso degli anni si è continuato a utilizzare l'idea che ci sia correlazione automatica tra status socio-economico e criminalità (nella sola direzione dalla prima alla seconda, non in senso inverso), senza valutare perché alcune comunità siano più o meno inclini alla criminalità indipendentemente da quello status. Perché i neri sì e gli orientali molto meno? Ma questo ha a che fare con considerazioni socio-culturali e dove c'è cultura c'è identità. Capite bene che chi odia le identità ha difficoltà a fare simili valutazioni. In pratica, odia la realtà e la adultera, come sta avvenendo in questi giorni.

E il razzismo? Quale razzismo? Confrontando i casi di omicidio singoli del 2014, non legati alle forze dell'ordine: su 3021 bianchi amazzati, 2488 sono stati uccisi da "bianchi" (ma di cui solo 1061 bianchi certi, ossia scorporando hispanici e altri), mentre 446 da afro-americani. Su 2451 neri uccisi, solo 187 sono stati uccisi da "bianchi" (ma quanti hispanici o altro? L'utilizzo del termine "bianco", in certe statistiche USA, è problematico). (FBI - Expanded Homicide Data Table 6)

Inoltre, è un'idea degli stessi statunitensi quella di una particolare violenza insita nella loro cultura, ma gli USA sono molto al di sotto della media mondiale per quanto riguarda gli omicidi (5,22 ogni 100.000 abitanti rispetto a 9,63 ogni 100.000). Ciò che invece colpisce sono alcune città, guarda caso quelle più meticciate e con maggiori presenze afro e mestize [si vedano i dati riportati in La formula magica contro la violenza: ancora qualcosa sul controllo delle armi negli USA, 17 marzo 2013]. In pratica, l'America profonda è meno violenta di quanto si dica, mentre il problema è proprio l'America meticcia, metropolitana e mediaticamente sovraesposta. Quella che si continua ad utilizzare per spacciare il "sogno americano", non quella delle piccole cittadine, trattate razzisticamente nei film e telefilm statunitensi come patetici buchi di provincia.

La cantilena sulla brutalità poliziesca o sul razzismo dei bianchi contro i neri è una menzogna, ripetuta all'infinito (affinché venga creduta vera), ma basata solo sulla spettacolarizzazione mediatica. Non a caso, gli articoli o i servizi devono venire imbottiti e conditi di riferimenti vari al KuKluxKlan del XIX e XX secolo o alle immagini di neri impiccati negli anni '50 o '60, se non prima. Di recente, invece, che c'è? George Zimmerman? I dati reali (mai citati)? L'unica cosa, realmente scandalosa, è il numero mostruoso di detenuti, che fanno degli USA la nazione-prigione per eccellenza a livello mondiale, al di sopra di qualunque Stato o regime. Gli USA hanno oltre due milioni di carcerati, mentre la Cina arriva a 1.600.000 circa. (si vedano i dati riportati su World Prison Brief) Ma questo non sembra preoccupare altrettanto, come se riempire i confini nazionali di prigioni stracolme di detenuti sia un segnale di buona salute sociale.

Un'altra ragione invocata per provare l'esistenza del presunto razzismo contro i neri statunitensi è che, finito lo schiavismo, loro siano rimasti in fondo alla scala sociale. Ora, molti, meccanicamente, daranno per certo che, data la loro posizione sociale, ciò provi necessariamente il razzismo. Si chiedono: se gli "esseri umani" sono tutti uguali, allora perché i neri stanno in fondo? Ma questo è così poco vero, che quando la cantante afro-americana Beyoncé, forte della sua visibilità mediatica, urla che per gli afro-americani sia tempo di farsi rispettare, dovrebbe semmai ricordare agli afro-americani di rispettare la legge. In questi giorni, numerosi personaggi pubblici afro-americani hanno detto la loro sul razzismo e la violenza, ma nessuno che abbia ammesso che le fortune dei neri negli USA non possono prescindere dai bianchi, così come nessuno ha ammesso che le loro sfortune derivino invece da valori ed esempi ed abitudini culturali sbagliate, che ne fanno la minoranza più violenta e problematica. In quegli USA che pure continuano ad importare stranieri di varia provenienza, sia culturale che sociale, così come di vario successo, ma tutti sempre mediamente poi al di sopra della situazione afro-americana. Controllando i dati del World Prison Brief, citato sopra, gli USA hanno solo una percentuale del 5,5% di carcerati stranieri, posizionandoli all'84° posto mondiale. Il problema degli USA, perciò, non è la diversità etnico-culturale tout-court (semmai la frammentazione sociale, legata anche, ma non solo, alla diversità etno-culturale imposta). Alcune personalità afro-americane avevano avvertito che l'immigrazione senza freni non avrebbe favorito la loro comunità, ma ciò non toglie che il punto non sia il razzismo. [Altre (non bianche) opinioni su immigrazione e multiculturalismo, 14 aprile 2013] Il punto è semmai quali siano i valori difesi dalla comunità di appartenza, il che spiega sia le sventure dei neri, sia il sempre maggiore disagio dei bianchi.

Dopo la recente strage di Dallas, dove il nero Micah X. Johnson, ha ammazzato cinque poliziotti, perché intenzionato a colpire i bianchi, la madre dello stragista non ha avuto di meglio da dire che suo figlio ha fatto quel che ha fatto perché lo riteneva giusto. Già, i valori difesi da molti neri sembrano essere recriminazioni, anche violente, contro coloro da cui non possono prescindere, ossia i bianchi. Qualcosa effettivamente non va: siamo sicuri di quale sia il suo colore?

  • Gli agenti Usa uccidono più bianchi che neri (Marzio Laghi, Il Tempo, 12 luglio 2016):
I «neri» uccisi dalla polizia sono il doppio dei bianchi. Parola di Barack Obama, primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America. Dopo il massacro degli agenti a Dallas, l’inquilino della casa Bianca ha spiegato che le uccisioni degli afroamericani da parte della polizia «non sono una questione solo nera o ispanica, ma americana» e «tutte le persone imparziali dovrebbero essere preoccupate della frequenza con cui la polizia uccide gli afroamericani». Ma è vero che le vittime di colore sono il doppio di quelle caucasiche? Senza voler sottovalutare il problema razziale negli Usa e neppure la gravità di certi comportamenti degli agenti, i dati ci dicono che non è così. Gli afroamericani rappresentano il 13 per cento della popolazione statunitense. Su tutte le persone uccise dalla polizia, però, la percentuale dei «neri» disarmati caduti sotto i colpi dei «cops» è del 37 per cento, rivela il portale «MappinPolice Violence», facendo riferimento alla situazione nel 2015. Questo significa semplicemente che il 63 per cento delle vittime (non armate) della «violenza» poliziesca non sono di colore. Molti dei morti, tra l’altro, sarebbero di origine ispanica. Obama, parlando dopo la morte di Alton Sterling in Louisiana e di Philando Castile in Minnesota per mano delle forze dell'ordine, ha sottolineato che il fenomeno rappresenta un «grave problema» e non si tratta di «casi isolati». Ma non ha detto che, sebbene siano tredici su cento, gli afroamericani rappresentano il 43% degli uccisori di poliziotti durante l’esecuzione di crimini, escludendo quindi uccisioni casuali, almeno secondo cifre fornite dall’Fbi in relazione ai nove anni che vanno dal 2004 al 2013. Il Federal Buerau of Investigation ha calcolato che, sempre nello stesso lasso di tempo, ci sono stati 511 «officers» (agenti) uccisi e 540 sparatori. Sempre parlando fuor di propaganda, in base a una recente ricerca di Gary Ridgeway, dell’università di Pennsylvania, i «cops» di colore hanno il grilletto molto più facile di quelli bianchi. Insomma, sparano e uccidono di più. E, ovviamente, questo non è attribuibile a un atteggiamento razzista o discriminante nei confronti dei «neri». Secondo il quotidiano Washington Post, l’anno scorso la polizia ha ucciso 965 persone. Di queste, 564 impugnavano un’arma da fuoco; 281 un’altra arma e solo 90 erano disarmati. Il famoso giornale Usa ha sottolineato che la polizia usa la forza principalmente per proteggere la vita umana e l’uso contro soggetti disarmati è raro. Non solo: l’uso della forza contro afroamericani è largamente proporzionale al numero di crimini commessi da questi ultimi. Nel 2014, per fare un esempio, gli afroamericani hanno rappresentato la maggioranza di arrestati per omicidio e rapina e l’82 per cento di tutte le morti causate da armi da fuoco nella comunità nera sono state omicidi. Sempre il Post, ha precisato, cifre alla mano, che il genere di uccisioni che ha lanciato il movimento «Black Live Matters» (le vite dei neri contano) costituiscono meno del 4 per cento di tutte le uccisioni da parte degli agenti. Insomma, anche se il presidente Obama ha precisato che esistono «disparità razziali evidenti nel sistema anno dopo anno» e che quanto «accaduto è il risultato di una mancanza di fiducia che esiste tra i tutori della legge e troppe delle comunità di cui sono al servizio», ciò non significa che all’origine delle uccisioni di afroamericani ci siano ragioni razziali.( Ha collaboratro il sito wwwsostenitori.info ).

Nessun commento:

Posta un commento