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giovedì 19 novembre 2015

Seine-Saint-Denis 2005-2015

Seine-Saint-Denis 2005-2015: dalle rivolte dei racailles allogeni ai guerriglieri islamici

  • Testo aggiornato alle ore 22.32 circa (si vedano le parti indicate in rosso)
  • Secondo aggiornamento delle ore 23.53

Sono passati dieci anni dalle rivolte dei racailles allogeni in Francia, iniziate verso la fine di ottobre 2005, proseguite e terminate verso la metà di novembre dello stesso anno. Più o meno in quegli stessi giorni iniziò anche l'attività di questo blog, nella vecchia piattaforma (permetteteci questa piccola nota). Da allora, poche cose sono cambiate. Noi, siamo ancora qua, a provare a dare un piccolo contributo informativo/controinformativo. I racailles sono ancora là, stavolta non limitantisi a bruciare automobili a migliaia, ma ormai capaci, anche grazie alle molte correnti finanziarie e di supporto logistico-militare internazionali, di uccidere centinaia di persone in territori europei, non più con le "vecchie" modalità terroristiche, ma con azioni di combattimento sul campo.

Le rivolte del 2005 iniziarono nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, precisamente a Clichy-sous-Bois, per poi estendersi in altre zone, attorno a Parigi o altrove in Francia. Le rivolte furono giustificate artatamente dalla morte di due nordafricani minorenni, fatto di cui, in realtà, non si conosce la dinamica, essendo morti per una scarica, dentro una cabina elettrica, dove forse si erano rifugiati a causa di un inseguimento della polizia, cosa non chiarita del tutto. Migliaia furono gli arrestati e da allora divenne evidente a tutti , anche fuori dal Paese, che esisteva una sorta di nazione estranea, incuneatasi nei confini francesi, fatta di violenza metropolitana, risentimento ipocrita, razzismo religioso e culturale, rap americano declinato à la beur o à l'africaine e veramente poco altro.

Il risentimento anti-borghese di un secolo fa o poco più, in Francia, derivante dalle speranze disattese delle rivolte e rivoluzioni del XIX secolo, aveva dato linfa alle avanguardie artistiche, detestabili o eccitanti, a seconda dei punti di vista. Il nuovo risentimento ha dato vita invece a banlieues in cui armi, droga, stupri, videoclip musicali tutti uguali e sermoni islamici sono quello che rimane, ma che anche connota quanto valgano queste moltitudini allogene.

Ieri, 18 novembre, dieci anni dopo, a Saint-Denis, proprio nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, si è chiusa la fuga di una parte di coloro che, venerdì 13 scorso a Parigi, hanno causato la morte di circa 130 persone o che hanno fornito supporto all'azione di guerra.

Le scuse, ora come allora

In questi dieci anni non molto altro è cambiato. I Governi occidentali continuano a fare errori dentro e fuori i confini nazionali (veloci ad attaccare militarmente o politicamente legittimi o solidi governanti stranieri od europei, ma meno veloci a colpire i finanziatori dell'islamismo o a frenare l'immigrazione di massa). Il parassitismo multietnicista continua a nutrirsi voracemente di tutto quello che agguanta, rivelando ormai anche la sua natura criminogena, se non criminale. Le comunità allogene non-europee continuano a lamentarsi di quanto sarebbero poco capite/seguite/foraggiate in Europa o di come-va-il-mondo-a causa-dell'Occidente-madama-dorè verso cui continuano, però, ad accorrere a frotte o in cui continuano a rimanere pur disprezzandolo a vario titolo e in vario modo, in un insensato circolo vizioso.

Tralasciando Governi occidentali e parassiti multietnicisti, vediamo di sottolineare qualche scusa o contraddizione o vecchio o nuovo luogo comune ripetuto dalle comunità allogene presenti da noi, in questi giorni post-strage. Ad esempio:
  • gli islamici italiani, dopo le stragi del 13 novembre, continuano a ripetere che è necessario che loro abbiano luoghi di culto ufficiali in numero maggiore rispetto all'oggi. Un che di ricattatorio accompagna tale richiesta, come se non dar loro moschee possa essere una scusa bell'e pronta per l'incancrenirsi di certe situazioni. Naturalmente, in Francia o Belgio o altrove tali luoghi di culto ci sono, in numero elevato, in forma ufficiale, magari anche finanziata dallo Stato, ma ciò non ha impedito azioni violente. La scusa della mancanza di luoghi di culto ufficiali non funziona, pertanto.
  • se in Italia si sta provando a far filtrare l'idea che l'assenza di più moschee potrebbe generare l'odio islamico o impedire un più efficace controllo dello stesso, altrove ogni nazione ha la propria scusa. In Francia la scusa sono le banlieues: l'ammassarsi di nordafricani e subsahariani (che, finito il colonialismo francese nelle loro nazioni, hanno deciso di festeggiare fuggendo, pochi anni dopo, proprio nella terra del loro vecchio colonizzatore) ha prodotto quartieri ingestibili e flussi di denaro pubblico gettato nel vuoto [intervento del 01 febbraio 2012: Costi dell'immigrazione in Francia]. Famiglie poligame che ricevono grosse somme dall'assistenza pubblica, vari operatori del pubblico, dai vigili del fuoco alle ambulanze, impossibilitati ad operare in certe zone, quartieri con percentuali di criminalità quasi degne del Sud America o dell'Africa (il dipartimento di Seine-Saint-Denis è tra i peggiori di Francia e d'Europa, da questo punto di vista), fanno delle banlieues cariche di allogeni realtà non integrabili, prodotti dell'accoglienza indiscriminata, senza valutazione della capacità di integrazione socio-economica e lavorativa.
  • curiosamente, la presenza degli stranieri oscilla, nei dibattiti pubblici, a seconda dei momenti, tra presunti benefici da loro derivanti o sopravvalutati singoli personaggi pubblici, da una parte, oppure i sopraccitati problemi, dall'altra. Ossia, sino all'anno scorso, le società multietniche erano le più avanzate, le più belle, le più tutto. Oggi, specie dopo le ultimissime stragi parigine, la Francia ha fallito l'integrazione (per razzismo degli autoctoni. Confermando, di fatto, che la società multietnica non esiste), il Regno Unito ha fallito l'integrazione (per indifferenza. Confermando che la società multietnica non esiste), il Belgio ha fallito l'integrazione (perché sono belgi. Ecc.), ecc. Al massimo si ritira fuori una sorta di primato morale multietnicistico degli USA, dimenticando la maratona di Boston del 2013 (sì, per alcuni è un false flag. Certo che questi maomettani si fanno gabbare con facilità...), ma, soprattutto, dimenticando che è la nazione con più carcerati al mondo; che è una nazione fortemente sorvegliata dalle proprie autorità, a dispetto delle presunte libertà di cui si vanta; che è una nazione in cui gli islamici sono una minoranza esigua tra altre minoranze più numerose e altrettanto aggressive. Soprattutto, che è una delle nazioni più odiate dagli islamici di tutto il globo.
  • perché poi, l'altro punto sono le colpe dell'Occidente. In questi giorni è tutto un additare agli occidentali qualunque colpa, mescolando varie questioni o dimenticandone. E' persino facile sentir questo anche da parte di esponenti del PD, ossia di un partito prono comunque e sempre ad accettare le decisioni di chicchessia nell'UE o nella NATO o nell'ONU. I pidioti, per mostrarsi capaci di critica, incolpano l'Occidente delle guerre che loro stessi hanno sostenuto in precedenti occasioni. Gli attacchi contro la Libia di Gheddafi o la Siria di Assad, e anche noi l'abbiamo detto più volte, sono stati insensati, ma dire, come si sta facendo spesso, che esisterebbe un risentimeno islamico anche per i bombardamenti in Siria o Libia, che farebbe crescere l'ISIS, significa dimenticare che l'ISIS è cresciuta grazie a questi bombardamenti, il che è ormai riconosciuto da quasi tutti (a posteriori). Cioè, ci si dimentica che l'ISIS sta riempendo un vuoto in Nord Africa e in Medio Oriente. Non lo sta mica vendicando! Ci si dimentica anche che, alla fin fine, tra gli islamici sunniti, né Assad, ma neanche Gheddafi erano particolarmente amati, difatti chi, tra gli islamici sunniti, in qualunque area geografica presente, si è lamentato a suo tempo dell'inizio delle operazioni militari occidentali? Quanti, invece, tra gli islamici hanno desiderato o persino invocato tali interventi? Le guerre, però, poi verrebbero scatenate solo dagli occidentali. L'ISIS sarebbe invece foraggiato solo dagli occidentali. Ecc. Guarda caso, dimenticando troppo spesso quanta responsabilità abbiano Arabia Saudita e Qatar e Turchia, ecc. Tali nazioni, negli ultimi giorni, vengono un po' tirate in ballo nei mezzi di comunicazione, ma solo da noi europei ed occidentali. Gli allogeni presenti in Italia e in Europa non le nominano. Difficilmente dicono quali siano le loro responsabilità con il terrorismo islamico.
  • la ragione per cui siamo solo noi occidentali a tirare in ballo i Paesi arabi ricchi dovrebbe dar da pensare. Prendete il Qatar: compra di tutto e ovunque, in Asia, in Africa o in Europa. Finanzia il terrorismo islamico, ma anche progetti sociali in Nord Africa e Medio Oriente. Gli Stati del Golfo Persico, compreso il Qatar, non accolgono pretendenti-asilo e, in generale, immigrati, che non siano nuovi schiavi esplicitamente richiesti e facilmente gestibili. Allo stesso tempo, migliorano le condizioni di vita (o progetterebbero di farlo) degli abitanti degli Stati arabi più poveri, ma contribuiscono a portare la guerra terroristica in quelle nazioni, specie contro gli occidentali lì presenti. Stupisce che non vengano citati dagli islamici sunniti intervistati in questi giorni? Perché dovrebbero citare accusando chi, in vari modi, sostiene il loro stile di vita?
  • curiosamente, durante le subito sfiorite "primavere arabe", chiunque si sarebbe potuto attendere (anche se poi non l'ha fatto) che, date le recriminazioni sociali delle banlieues francesi, tali "primavere" sarebbero potute sbarcare in Europa. Così non è stato. Perché? Forse perché le recriminazioni sociali nelle banlieues francesi o di altre realtà europee sono solo virtuali. Non si muore di fame e l'orgoglio è punto più dai controlli di polizia, che non dal fatto che i soldi e i lavori non sono molti, anche perché c'è comunque il sostegno sociale, ossia soldi a gratis. Anche perché ci sono i traffici illegali, che rendono bene, pur con qualche rischio. Anche perché c'è ormai il terrorismo internazionale, che aiuta anche la propria identità alloctona e il proprio orgoglio non-europeo e anti-europeo.
  • per cui fa specie che si tiri fuori la disparità delle vittime. Il "piangere solo per ciò di cui abbiamo il ricordino sul frigorifero", per dirla col giullare Maurizio Crozza. La pretesa, insomma, che i nostri morti debbano valere come i morti altrui. Poco importa che a pretenderlo siano appunto gli islamici (momentaneamente) presenti in Europa. Che, evidentemente, non sono così come noi, come affermano di esserlo. Fa specie perché ipocrita e palesemente inutile. Si piange e ci si lamenta di ciò che ci riguarda direttamente. Le "primavere arabe" non sono sbarcate in Europa, perché erano forse troppo localistiche, così come l'Oceano Atlantico riguarda i marocchini, ma non i libici. Sì è sempre nordafricani; si è sempre islamici sunniti, ma senza esagerare. Per cui la pretesa che gli europei debbano piangere chiunque è assurda. Meno assurdo pretendere, ponendoci, ipoteticamente, in un'ottica multietnicista, che gli islamici presenti in Europa piangano per gli europei morti, ma non la facciano lunga con i morti in Pakistan o in Iraq, specie se questi islamici sono tunisini o egiziani o marocchini. Eppure, molti allogeni presenti in Europa pretendono le "Nazioni Unite del Piagnisteo". Peccato che le NUP siano l'assenza di identità, precisamente, invece, ciò che molti allogeni vorrebbero comunque conservare. Il piagnisteo globale rappresenterebbe l'assenza di realtà storica, ossia l'assenza di responsabilità identificabili, così come la notizia di vari morti sotto una frana in Colombia, rappresenta, per noi italiani, solo qualche riga d'agenzia. Non può rappresentare né un dove, né un perché, né altro di precisabile e collocabile spazio-temporalmente (parlando di cittadini comuni, anche di buona cultura e ben informati).
  • [aggiunta alle ore 22.32 circa] nella giornata di oggi, abbiamo notato che alcuni islamici, presenti in Italia, hanno partecipato a marcie o manifestazioni (di varia fortuna, per così dire...) contro il terrorismo dell'ISIS. La questione islamica non è il terrorismo o l'ISIS, non prendiamoci per i fondelli, sia perché non esiste solo l'ISIS, sia perché bisogna correggere quel che alcuni dicono, ossia che "non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani". Tale frase viene contestata, da islamici e altri, affermando che esistono terrorismi vari, esiste la mafia, ecc. La frase invece corretta, a nostro parere, dovrebbe concludersi con "tutti i terroristi globali sono anche musulmani". L'anche è per ricordarsi che Washington è altrettanto simile. Terroristi globali perché la problematica dell'islamismo armato riguarda praticamente tutti i continenti, ad eccezione forse solo di parte delle Americhe e dei Poli. Detto questo, è interessante quanto riportavano alcuni cartelli dei manifestanti citati, ossia che loro, gli islamici manifestanti, erano contro il terrorismo (senza ulteriori aggettivi) e "per il mondo"... Proprio così, genericamente, il mondo. Certo, poi, senti dire che le principali vittime del terrorismo islamico sono altri islamici. Cosa opinabile, perché quelle vittime islamiche sono in realtà appartenenti di altre correnti. I terroristi sono per lo più sunniti, le vittime sono per lo più sciite, alawite, yazide, ecc. Oppure le vittime sono cristiani, hindu, buddisti, ecc. Ma, ricordiamo, che in Francia (o in altre parti dell'Occidente) le stragi non hanno riguardato i quartieri abitati da islamici sunniti, così come gli arabi o gli africani uccisi lo sono stati perché si trovavano nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Sentire, in questi giorni, gli islamici italiani dire che hanno paura a causa del terrorismo fa sorridere. Paura di cosa? Di trovarsi, appunto, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato? [fine aggiunta]
  • [seconda aggiunta delle ore 23.53] per quello che vale, un sondaggio odierno di Porta a Porta, afferma che l'80% degli islamici presenti in Italia condanna l'ISIS, il 12% lo giustifica (ossia, senza ipocrisie, simpatizza per esso) e il resto non si sa. Il 12%, se fosse corretto, sarebbe già quattro volte tanto quanto riportato dalla Fondazione Moressa qualche mese, che parlava di circa 50.000 simpatizzanti, a vario titolo, in Italia. Ossia, secondo quest'ultimo sondaggio, siamo passati a 200.000. [fine seconda aggiunta]

Un rumoroso minuto di silenzio

Come abbiamo detto, la questione islamica non è solo il terrorismo. I fatti di Varese, con le studentesse marocchine uscite dall'aula per non ricordare i morti di Parigi, o i fischi e i cori nazionalisti (forse conditi di slogan islamici) dei tifosi turchi, durante il minuto di silenzio dell'amichevole Turchia-Grecia, dimostrano che, al di là della questione terroristica, c'è un problema identitario. (Studentesse boicottano il minuto di silenzio, Mario Visco, La Prealpina, 18 novembre 2015) [VIDEO dei fischi turchi]

Tale problema si situa nell'alveo di quanto già abbiamo segnalato nel precedente intervento [del 16 novembre 2015 - Rifiutate l'umanità (a proposito dei nuovi fatti di Parigi)]. Ossia, ognuno ha le proprie priorità e le nostre non sono le loro. Che importa la polemica se i tifosi turchi abbiano inneggiato al loro dio o si siano limitati a gridare che la nazione non si divide? Certo, nel primo caso il tutto suonerebbe più sinistro, ma nel secondo suona comunque sgradevole. Che importa che le marocchine a Varese volessero protestare contro le disparità di trattamento delle vittime (quali?) di altre stragi? L'avrebbero fatto, ad esempio, se il minuto di silenzio avesse riguardato le vittime del crollo di una palazzina, sempre a Parigi? Sospettiamo di no. E una ragione c'è, come detto: ognuno piange ciò che lo riguarda. Ognuno non piange ciò che non lo riguarda. Ognuno ha le proprie priorità, appunto.

In questi dieci anni, se ricordiamo bene, non abbiamo mai citato Oriana Fallaci (neanche nella vecchia piattaforma). Non siamo cresciuti con lei, né ci interessa particolarmente, ma in questi giorni, siamo incapati in una sua frase, che forse nasconde molto altro, e che ci sembra appropriata:

"se ho il diritto di amare chi voglio, ho anche e devo avere il diritto di odiare chi voglio"

E' una frase, ci pare tratta da "Le radici dell'odio", più vertiginosa di quel che sembra, perché, sotto-sotto, sembra ridiscutere un mondo intero, quello occidentale dei diritti umani (non ce ne occupiamo adesso). Non crediamo che lei se ne sia resa conto, ma non conosciamo il testo nella sua interezza. E' una frase però che rende bene l'idea di come sentano i non-europei, rispetto agli europei. E di come gli europei debbano tornare a sentire. Di come torneranno a sentire, anche perché l'odio, piano-piano, si sta facendo strada sempre più.

[seconda aggiunta delle ore 22.32 circa] P.S. fuori tema: i fatti di questi giorni, con l'aumento di controlli e presenze di militari nelle città italiane, ha avuto una inaspettata conseguenza: sono spariti gli zingari! Non ne vediamo da alcuni giorni, tranne le vecchine vecchio stampo, completamente incurvate.

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