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lunedì 17 agosto 2015

Martiri europei: Giovanna Ferrari e Francesco Seramondi

Martiri europei: Giovanna Ferrari e Francesco Seramondi

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E' la notizia di cronaca multietnicista di questi giorni (pur non essendo l'unica, purtroppo e ovviamente): l'uccisione dei due coniugi bresciani Giovanna Ferrari e Francesco Seramondi ha sconvolto non solo Brescia, ma anche l'Italia, forse perché si trattava di persone ordinarie e ben volute nella loro città; forse anche perché si trattava di gente che lavorava da una vita.

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Ma ora, i nuovi dettagli sulla loro esecuzione, nel loro locale, mostrano appunto come la questione non sia semplice cronaca nera, ma si inserisca in quel processo di disfacimento nazionale (economico, politico, culturale, etnico), di cui l'immigrazione di massa e il multietnicismo coatto rappresentano uno degli aspetti più truci. Ormai sappiamo, infatti, che ad ucciderli sono stati due allogeni, il pakistano Muhammad Adnan [foto a dx] e l'indiano Sarbjit Singh [foto a sx]. La ragione è pura e semplice concorrenza commerciale: i due stranieri avevano acquistato per 200.000 euro il locale proprio da Francesco Seramondi, ma i loro affari non andavano bene. Non riuscivano a pagare il debito con Seramondi; i clienti preferivano andare dalla coppia di italiani, piuttosto che nel loro locale. Oltre a questo, una ordinanza comunale del 2010 li costringeva, per ragioni di ordine pubblico, a chiudere presto (a differenza del locale degli italiani, con chiusura all'alba). (Arrestati i due assassini: un indiano e un pakistano, Mario Pari, BresciaOggi, 17 agosto 2015)

Come ricorderete, quando c'è stato l'omicidio, e ancora non si sapeva chi fossero gli assassini, si parlava di quanto i coniugi Seramondi-Ferrari cercassero di contrastare il degrado nella zona della loro pizzeria. Il quadro sembra chiaro: allogeni che cercano di fare il passo più lungo della propria gamba (sempre che dietro non ci sia dell'altro), magari attirando nella zona una clientela discutibile, finendo per degradare il circondario ulteriormente (divertente scoprire che il pakistano, il giorno dopo l'omicidio, in tv chiedesse più controlli da parte delle forze dell'ordine: ormai gli allogeni hanno capito l'andazzo claudicante dell'ordine pubblico in Italia, con la benedizione di prefetti alla Gabrielli, di monsignori alla Galantino e di magistrati alla un-po'-come-viene-viene). Il resto è cronaca, appunto, multietnicista: ossia, crescita disordinata, senza controlli e freni, di cui l'esito tragico è un finale inevitabile. Quanti negozi o locali (in generale, non solo di stranieri) sono stati lasciati aprire, senza controlli prima o dopo? Prima, per capire se è il caso che quella via, quel quartiere ospiti un nuovo esercizio commerciale; oppure, per capire se ci sono le capacità per portarlo avanti a certe condizioni (quelle legali). Dopo, per capire come incida nel vissuto cittadino, in termini di legalità e ordine pubblico (vogliamo parlare dell'assenza di controlli della finanza nei confronti di certi esercizi commerciali con titolare straniero? Problematica ben conosciuta, ormai).

Anni fa, ricordiamo che c'era chi parlava di Brescia come di una sorta di esperimento multietnico/multietnicista ben riuscito: chiacchiere, naturalmente. Solo chiacchiere, che nascondono interessi politico-associativi o ecclesiastici o criminali.

Oggi, ad esempio, leggiamo che in un centro per immigrati proprio a Brescia, tre nigeriani hanno accoltellato, ferendolo, un cuoco, colpevole di non avergli concesso il bis con il pasto del giorno. (Il cuoco non concede il bis: tre nigeriani lo accoltellano, Luca Romano, Il Giornale, 17 agosto 2015) E' una sorta di ritornello, quello del pretendente-asilo che pretende tutto e subito, spesso con le cattive. Ormai lo si sente quasi ogni giorno. Basta controllare la cronaca nazionale o locale: scegliete voi di quale regione.

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