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domenica 21 giugno 2015

Family Day del 20 giugno 2015

Family Day del 20 giugno 2015: alcuni spunti

Solo alcuni brevi spunti dalla giornata di ieri, che ha visto, secondo gli organizzatori, un milione di persone a San Giovanni a Roma, tutte riunite per far sentire la loro opposizione nei confronti dell'ideologia gender. Non sappiamo se erano effettivamente un milione, perché è difficile valutare stando sul posto, ma sicuramente erano parecchie centinaia di migliaia, di tutte le età e provenienze (visibili anche qualche bandiera russa ed egiziana). Altrettanto sicuro che la presenza politica era tutto sommato scarna, così come l'appoggio ecclesiastico è stato minimo, nonostante l'organizzazione e la gran parte dei presenti fossero cattolici.

Come qualcuno ha fatto notare, erano più i politici per le poche centinaia di persone presenti alla contemporanea manifestazione pro-clandestini (cosiddetti rifugiati), così come maggiormente ampia la comunicazione vaticano-ecclesiastica a proposito sempre degli immigrati.

Eppure i temi trattati erano non da poco, sconfinando la questione morale individuale, per arrivare a problematiche filosofiche e sociali tali da scuotere cielo e terra. Perché parlare di personalità fluida e, giustamente, arrivare a riconoscerne la problematicità, specie indovinandone la natura passiva, facilmente manovrabile, collegando il tutto anche con la pan-sessualità contemporanea, non è argomento minimo, ma di massima importanza.

Altrettanto importante è il collegare il tutto alla sempre crescente artificialità, anche negli aspetti più intimi della persona. Non a caso, il giornalista Mario Adinolfi, in un intervento di grande efficacia, ha citato il "Manifesto Cyborg" di Donna Haraway, che negli ultimi decenni ha spinto la vulgata gender verso la piena reificazione dell'esistenza. Perché il pericolo è che l'ideologia gender, mascherando il tutto dietro una universale uguaglianza (già opinabile di suo), altro non faccia che aprire la porta alla trasformazione degli individui, con le loro differenze sessuali, ma anche culturali, etniche, ecc., in semplici cose, facilmente, in quanto cose, disponibili ad altrui uso e consumo.

Forse non a caso, in vari momenti della manifestazione, continuava ad uscir fuori l'espressione "popolo". Pur essendo una manifestazione cattolica (poco contano la testimonianza di un religioso maomettano abitante a Roma o la presenza, tra i manifestanti, di singoli di altre confessioni o ragioni), la parola "popolo" non veniva usata in senso confessionale, ma proprio nell'uso più consueto, di nazione di persone radicate nel tempo e nello spazio. Usciva fuori dalle testimonianze di padri e madri che non vogliono che gli insegnanti decidano, per proprio conto, indifferenti alle ragioni della famiglia del singolo alunno, di propagandare posizioni genderiste. Usciva fuori dal timore che il genderismo venga imposto per legge. Usciva fuori riguardo il problema della natalità (e no! L'arrivo di stranieri in massa non è stato citato come sostitutivo del popolo italiano. Per fortuna!). Usciva fuori anche dal timore che, anche in questo ambito (ma la cosa non deve minimamente stupire), il denaro possa imporsi sul rapporto radicato. Esempio paradigmatico, in questo senso, è la recente e inquietante vicenda del cantante Elton John e dell'acquisto di suo "figlio", come riportato dal racconto fattone da Adinolfi stesso (https://www.youtube.com/watch?v=gIouCXLymRc). Fermo restando che non è semplicemente il denaro il punto centrale, quanto il potere (altrui). Ossia: la Natura andrebbe vista come fonte di libertà; ben diverso il controllo artificiale. Come far interagire i differenti popoli, la Natura e la capacità performante "umana", senza che l'artificiale prenda il sopravvento e cancelli la libertà, questo è un problema fondamentale, quanto fondamentalmente disatteso oggigiorno da tutti, compresa la Chiesa Cattolica per la gran parte. Nonostante questo, una parte numericamente importante del popolo (cattolico) sabato c'era.

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