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sabato 10 gennaio 2015

Questione identitaria dopo le stragi a Parigi

Questione identitaria dopo le stragi a Parigi

Laurent Obertone: "Loro hanno gridato allah akbar. Ancora. Noi abbiamo risposto pas d'amalgame. Ancora"

 Indice:
- La questione pieds-noirs. Oggi
- L'islam non c'entra, forse. Sono proprio immigrazione e multiculturalismo il problema
- La questione delle questioni: il disprezzo per l'identità (degli europei)
- "Sottomissione". Ma a cosa? Islamizzazione (anche) come specchio deformato dell'americanizzazione
- Meno libertà per un mondo più libero, così come più immigrati per un mondo più diverso?
- Sui dubbi nei fatti di Parigi: ma, perché? Come veste un terrorista islamico?
- Come mosche sulla merda


L'autore del fondamentale "France Orange Mecanique", Laurent Obertone, sottolinea come nuovamente la risposta mediatica in Francia, seguita alle stragi parigine, sia stata "pas d'amalgame", ossia "non si faccia confusione tra islamici e terroristi". La questione è complessa, ma anche in Italia e altri Paesi occidentali si è notata una simile posizione da parte di molti ambienti.

E' tutto un ricorrersi di distinguo e di analisi sociologiche. Le identità, in tutto questo, non esistono. E non devono esistere. Eppure, palesemente, il punto è identitario. Non nel senso IslamVSOccidente, non esistendo, sempre palesemente, due blocchi contrapposti, come potevano esistere durante la Guerra Fredda, ma nel senso che molto è dovuto allo stato attuale e all'evoluzione avutasi nelle società occidentali, negli ultimi decenni, rispetto all'atteggiamento dell'élites nei confronti del radicamento etno-culturale e rispetto all'immigrazione (divenuta di massa grazie agli interessi privati e alle speculazioni di associazioni e gruppi di malaffare, autoctoni o alloctoni).

La questione pieds-noirs. Oggi

Tempo fa, in Perché essere identitari, oggi, ricordavamo la vicenda dei pieds-noirs, con oltre un milione di europei cacciati dal Nord Africa, verso la fine degli anni '60. Curiosamente, gli arabi, che sino a pochi anni prima tanto si erano spesi per cacciare gli allogeni, iniziano ad accorrere in massa in Europa, specialmente in Francia. Tra la fine del colonialismo e l'aumento significativo dell'immigrazione dal Nord Africa non passa una generazione. La memoria delle lotte, che erano ovviamente etniche, era vivissima, eppure sono accorsi in massa verso coloro che cacciarono, dopo una manciata di anni.

Oggi, è tutta una sequenza di dichiarazioni in cui si afferma che i "poveri" arabi e africani, in Francia, venivano e verrebbero lasciati ai margini della società. E che da questo deriverebbe il loro odio. Ma la questione è semplice: chi li volle in Francia o in altri Paesi europei? Oppure, chi li costrinse ad emigrare?

E chi, al contrario, non li volle e non li vuole ancora, perché mai dovrebbe accettarli? Quella storia francese, che viene raccontata, in cui giovani arabi e africani vengono lasciati ai margini della società, è sempre focalizzata su costoro soltanto. Il resto della società non ha volto. Ed è focalizzata soprattutto su un aspetto presunto, quello socio-economico.

Nulla si racconta, e pertanto nulla può convicerci che sbagliavano quegli autoctoni europei che eventualmente, all'arrivo di arabi e africani, diffidenti, preferivano starsene in disparte e lasciarli in disparte. Ripetiamo: perché mai avrebbero dovuto accettarli? E la storia degli anni a venire ha finito, d'altronde, per dar loro ragione: a causa della presenza araba e africana, la criminalità è aumentata; il tasso di violenza è aumentato; quartieri interi, persino piccole località sono divenute non-francesi e non-europee; nelle scuole si impone il cibo halal (o kosher, ça va sans dire) anche a chi non crede a simili superstizioni; anni e anni di importanti sussidi pubblici stornati dalla società autoctona alle crescenti masse di nuovi immigrati; ecc. Tutte cose ben documentate e denunciate, più volte. Di nuovo: perché mai gli autoctoni avrebbero dovuto e dovrebbero accettare gli allogeni, così in massa?

Giovedì 7, nella trasmissione Servizio Pubblico di Michele Santoro, sono stati intervistati alcuni giovani allogeni, presenti nel bresciano. Il gruppo era composto anche da un paio di meticci, con padri italiani e madri non-europee. Uno degli intervistati, un arabo, identificava come uno dei problemi principali l'intolleranza diffusa, a suo dire, e il fatto che i giovani italiani avrebbero la pappa pronta, mentre loro, gli allogeni, no. Ora, non sappiamo se il riferimento era anche ai suoi due amici meticci lì presenti (oppure perché meticci non possono avere la pappa pronta?), ma di quali giovani italiani costui parla? L'oltre 40% di disoccupazione giovanile, in Italia, indica "pappa pronta"? Oppure indica un insieme di situazioni diverse che passano anche dalla "pappa pronta" di alcuni, ma forse sempre meno calda, ma che vanno dallo scoramento nel trovare il lavoro, perché proprio non c'è, sino all'unica possibilità di trovare un lavoro in nero.

Ma per l'arabo nel bresciano, lui è più vittima, perché un ragazzo italiano, anni fa gli ha detto negro o marocchino (quando il bullismo è diffuso tra chiunque, in vari modi e gradi). D'altronde, perché rimane lì? Chi glielo fa fare, se si vive così male, tra "le montagne di Heidi" avendo lasciato il sole del Mediterraneo? Non sono dettagli.

L'islam non c'entra, forse. Sono proprio immigrazione e multiculturalismo il problema

In questi giorni, in Italia, Matteo Salvini della Lega Nord è forse l'unica voce, con sufficiente spazio mediatico, che provi a far presente la questione dell'immigrazione, legata alle stragi parigine. Il concetto è chiaro e inattaccabile, se ben sviscerato (e Salvini comunque non lo sviscera a sufficienza): se aumentano gli stranieri, ossia se aumentano le comunità allogene in Italia e in Europa, saranno dinamiche alloctone ad imporsi rispetto alle autoctone, specie in un contesto identitario degradato come quello attuale europeo. Anche perché sono passati da parecchio i tempi in cui uno straniero, in terra straniera, rischiava di trovarsi separato da qualunque identità, la sua vecchia come quella della nazione ospitante. Ora, satelliti e internet rendono il mondo più piccolo. E l'immigrazione di massa fa il resto.

La questione delle questioni: il disprezzo per l'identità (degli europei)

Jean-Marie Le Pen: "Io non sono Charlie"

Da questo punto di vista, l'islam è un problema relativo, per quanto importante (Salvini non lo dice in questi termini. Ma, nel nostro piccolo, lo diciamo noi). Il problema è appunto la questione sempre (volutamente?) inevasa dell''identità, che si lega alla questione dei limiti: non frenare l'immigrazione significa, sostanzialmente, dire che l'identità etno-culturale degli europei non esiste o non deve esistere. Significa ridicolizzarla, sminuirla o rifiutarla, ostracizzarla.

Certo, Salvini dice che se continuano ad arrivare molti immigrati, peraltro irregolarmente, allora fatti come quelli parigini si ripresenteranno sempre. Ma il problema è più ampio, perché la presenza crescente allogena, non solo islamica o araba o africana, non frenata, anzi voluta, anzi sponsorizzata, indica distruzione delle identità autoctone europee. Indica sostituzione di popolazione. Indica (auto)genocidio. E non ha alcuna importanza che alcuni credano che le identità non esistano. Questi "alcuni" non sono "tutti".

Ma questi "alcuni" poi accusano gli identitari europei di razzismo, unica colpa assoluta e non perdonabile, oggigiorno. Masse di arabi e africani, con cittadinanze europee, legati a gruppi terroristici, vanno e vengono liberamente, tra Europa e Africa e Medio Oriente, uccidendo o sterminando. Al contrario, una manciata di utenti italiani del forum Stormfront, senza nulla aver fatto, vengono incarcerati, per il solo fatto di aver indicato su internet alcuni responsabili dell'immigrazione selvaggia.

Jean-Marie Le Pen, fondatore del Front National francese, ricorda come per la marcia "repubblicana" prevista per domenica 11 gennaio, abbia visto il rifiuto, di molti organizzatori, della presenza del suo partito, attualmente primo partito in Francia, ossia il rifiuto di una parte percentualmente importante della società e della nazione francese. D'altronde, i cosiddetti liberi pensatori della rivista Charlie Hebdo, come ricorda Jean-Marie, avrebbero volentieri fatto chiudere il FN (e d'altronde non è peregrina la questione sul loro atteggiamento rispetto al cosiddetto "olocausto ebraico" e al revisionismo, perseguitato penalmente proprio in Francia). L'assoluta libertà di parola è quindi, in Francia, una menzogna.

E lo dimostra anche come le parole di Jean-Marie vengano commentati sui mezzi di informazione, anche in Italia, declinate come semplice provocazione, senza riflettere sulla contraddizione derivante dal rifiuto della presenza del FN nella manifestazione prevista a Parigi.

D'altronde, le stragi parigine sono avvenute immediatamente dopo la notizia, rimbalzata su una manciata di giornali italiani da quelli egiziani, in cui si riferisce dello sviluppo di una diplomazia del Front National (composta anche dalla nipotina di Jean-Marie, Marion) nel mondo arabo, legata anche all'accettazione della nascita di uno Stato palestinese. (Il Front National strizza l'occhio al mondo arabo, Raffaello Binelli, Il Giornale, 7 gennaio 2015)

Perché è importante questo dettaglio? Non per "complottismo", ma perché nella storia, perlomeno recente, del FN si riflette una storia identitaria, ossia una storia dove le identità esistono, vengono evidenziate, non vengono nascoste o, peggio, rifiutate. Si è francesi, si è europei; loro sono arabi, sono africani. Cosa ben più onesta di tutta la cagnara che sentiamo e sentiremo ancora per un po', in questi giorni.

"Sottomissione". Ma a cosa? Islamizzazione (anche) come specchio deformato dell'americanizzazione 
 
Gérard Biard (nuovo direttore Charlie Hebdo): "Difendiamo la laicità"

Perché in questi giorni è tutto un "loro (i terroristi) sono francesi, sono europei", quando al massimo sono franco-questo e franco-quello, ma non sono francesi e non sono europei (che è cosa molto diversa). E non lo sono proprio perché sono cresciuti in un panorama dove la presenza culturale ed etnica alloctona/allogena è crescente. La presenza alloctona/allogena... Non la Francia. Non l'Europa. Non la laicità. Non quello che vi pare. Aumentano le moschee. Aumentano coloro che parlano lingue non europee. Ecc. Ma gli stranieri lasceranno, per la loro sola presenza, lasciar vivere i dialetti e le lingue europee? Gli autoctoni mangiano kebab o insipidi spaghetti di soia quotidianamente. Gli arabi o i cinesi mangiano quotidianamente cassoulet? Le librerie sono piene di libri sull'islam. Gli stranieri leggono abitualmente Albert Camus?

Quello che si vede in giro sono africani vestiti come cantanti rap. Arabi che vogliono fare rap. Qualche cinese con strani capelli schiariti. Auricolari nelle orecchie di tutti. I segni più banali della globalizzazione (appunto smartphones, lettori mp3 oppure estetica afro-americana hip-hop) sono presenti, in maniera diffusa, anche tra gli allogeni, in Francia, come altrove. Questi segni vengono visti come incontro di culture. Il rap statunitense sarebbe l'incontro tra cultura francese o italiana e mondo arabo e africano? Come la globalizzazione occidentale non sono le singole culture occidentali, allo stesso modo il ragazzo franco-algerino che fa rap, anche se in francese, non indica incontro di culture, perché le culture crescono nel tempo di molte generazioni, specialmente nel radicamento delle stesse. Negare questo è negare tutto il vissuto che abitualmente viene definito "umano" (concetto problematico a nostro parere, ma passiamo oltre).

Da questo punto di vista, la provocazione di uno scrittore mediocre come Michel Houellebecq, che con il suo ultimo romanzo "Sottomissione" preconizza una Francia morbidamente islamizzata, potrebbe non essere così campata in aria o, almeno, non così inutile. La rivista Marianne critica, tra l'altro, il romanzo proprio su questo punto, ritenendo assurda una simile islamizzazione senza ostacoli e senza opposizione. ("Soumission": les trois erreurs de Houellebecq, Eric Conan, Marianne, 7 gennaio 2015) Non abbiamo ancora letto il romanzo, ma l'idea di base, per quanto se ne dice, e ne dice la stessa rivista citata sopra, ci lascia ipotizzare che, non necessariamente in maniera voluta, Houellebecq non parli (solo) di una possibile islamizzazione, ma in generale di qualunque perdita d'identità, avvenuta morbidamente. Parli, insomma, di quanto si sta già rischiando dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, ossia la colonizzazione culturale imposta/auto-imposta, ossia l'accettazione volontaria e senza patemi particolari dell'americanizzazione.

Ossia, ancora: l'islamizzazione è un pericolo e lo è realmente e lo può anche essere in una declinazione morbida, come detto, ma nel solco di un situazione già grave di pericolo per le identità europee. Il nuovo direttore di Charlie Hebdo, Gérard Biard, sottolinea la necessità di lottare per la laicità. Ma tale espressione, a pensarci bene, è solo una griglia vuota, tra le cui caselle si può inserire qualunque cosa. E' un contenitore vuoto. Lottare per la laicità è come lottare per la democrazia o per la libertà: ma la democrazia di chi? La libertà di cosa? Proprio perché sono contenitori vuoti, sono sfruttabili a piacimento. D'altronde, abbiamo visto in che stato è la libertà di parola in Francia, islam a parte. Per assurdo, servirebbe un nuovo materialismo storico identitario per contrastare simili sovrastrutture deificate. Proprio perché sono contenitori vuoti a informare la realtà sociale e culturale della Francia o di altri Paesi occidentali è possibile l'islamizzazione morbida, così come l'americanizzazione prima (o altro, potenzialmente). L'abitudine al vuoto predispone a questo.

Meno libertà per un mondo più libero, così come più immigrati per un mondo più diverso

Anonimo (su un muro italiano): "Stranieri, non lasciateci vivere soli con gli italiani"
Laurent Joffrin (direttore Libération): "Gli islamisti non hanno colpito gli islamofobi"

L'abitudine al vuoto, d'altronde, ha anche altri risultati. Ad esempio, il degradare dall'indagine razionale al sentire emotivo. Ciò si concretizza in due atteggiamenti opposti apparentemente, dopo le stragi parigine: condanna di tutto ciò che si oppone al quieto vivere, così come rifiuto di voler condannare i veri responsabili.

Il primo atteggiamento è quello dei vari Hollande, Renzi, editoria allineata ai governi occidentali, ecc. E' l'atteggiamento di chi presuppone che il problema sia leggibile come esigue minoranze violente contro il globo. La risposta, per costoro, è la diminuzione delle libertà complessive. Curiosamente, pur essendo il terrorismo islamico visto come un fatto esclusivamente minoritario, l'impatto l'avrà sulle libertà di tutti. Per lo meno di tutti gli europei e gli occidentali.

Il secondo atteggiamento è quello di molta controinformazione. E' l'atteggiamento di chi dubita esista un terrorismo islamico consapevole (e, magari, tanto meno esista un problema immigratorio). Il terrorismo non esisterebbe o sarebbe costituito di burattini degli occidentali o degli Stati non-occidentali loro amici. Allo stesso tempo, si denuncia l'Occidente per le sue guerre e per l'odio che scatena nelle nazioni a maggioranza islamica. Come a dire: gli islamici disprezzano giustamente le democrazie occidentali, ma non gli muoverebbero guerra. Sono gli occidentali ad automuoversi guerra da soli, non bastandogli le proprie guerre dichiarate.

I due atteggiamenti li abbiamo sintetizzati, ma grosso modo si riducono a questo: totalitarismo più o meno morbido da una parte; un curioso etnocentrismo autoaccusatorio dall'altra.

I due atteggiamenti si incontrano nel mezzo, quando considerano il punto di vista identitario come un problema. Nel primo caso, la difesa identitaria causerebbe l'ostilità allogena. Nel secondo caso, la difesa identitaria supporterebbe, direttamente o indirettamente, le guerre occidentali.

Tanto per dire: nella manifestazione parigina contro il terrorismo islamista dell'11 gennaio, ci saranno tutti coloro che hanno sostenuto le guerre in Libia, in Siria, in Iraq e che sostengono acriticamente Israele, mentre non ci sarà il Front National, che su quelle questioni ha posizioni opposte. Coloro che saranno alla manifestazione, sono anche coloro che sostengono o tollerano l'immigrazione di massa.

Sui dubbi nei fatti di Parigi: ma, perché? Come veste un terrorista islamico?

La cosa curiosa è che, almeno per quanto riguarda le stragi parigine, le eventuali stranezze riscontrate nello svolgimento di questi eventi, sono mediatizzate fortemente sia dalla controinformazione di qualunque colore, sia dall'informazione di regime. Il fatto è che molta controinformazione tenda però ad insistere su aspetti opinabili, se non ridicoli, oppure molto problematici.

Un esempio: l'abbigliamento dei due autori della strage nella redazione di Charlie Hebdo, che secondo alcuni non sarebbe in linea con quello dei gruppi islamisti. Poi, cercando immagini e video su internet si vede che non ci sono particolari differenze, neanche per l'uso di banali scarpe sportive.

Un altro esempio: i due fratelli algerini Kouachi stragisti avrebbero dovuto, secondo l'uso di certo terrorismo islamico, non solo uccidere, ma anche distruggere tutto. E la conta delle pallottole? Sparacchiare a sedie e block-notes, per poi ritrovarsi, all'uscita, senza munizioni? Oppure portare appresso una pesante tanica di benzina, comodissima avendo in braccio un mitra, ed essendo solo in due? O, in alternativa, una bottiglietta di alcol etilico e dar fuoco ad una armadio, sperando che il sistema anti-incendio non funzioni? Avrebbero potuto avere dell'esplosivo, certo, ma anche no. Non sappiamo mica come si siano organizzati e con quali mezzi pregressi.

Terzo esempio: ma chi gli ha detto che quel giorno ci sarebbe stata la riunione di redazione? I servizi segreti francesi che li manovrerebbero? E perché non qualche interno? Ma in questo caso... Pensateci...

Quarto esempio: possibile che dei terroristi girino con i documenti d'identità in tasca, perdendoseli inoltre? Sì strano, così strano che durante l'assedio all'Hyper Cacher, il terzo uomo, l'africano Amedy Coulibaly, telefona ad una televisione per farsi intervistare. Ossia, siamo sicuri che mascherare l'identità fosse una preoccupazione importante e non, caso mai, limitata solo entro certi limiti (la maschera durante l'assalto), che non possiamo conoscere, almeno al momento? Fermo restando tutto quel che si può dire sulla loro preparazione militare?

Quinto esempio: stavolta, ci sono diversi testimoni, ancora vivi, che li hanno visti in azione. Difficile, come in altri casi, dubitare di chi siano. Allo stesso tempo, non si tratta di terroristi isolati, ma di più persone. Tutti fasulli o tutti burattini? Ecc. Ecc.

Come mosche sulla merda

Ora la questione su questo atteggiamento di dubbio sulle stragi islamiste è complessa, perché, allo stesso tempo, è necessario che esistano tali dubbi (data la natura neo-totalitaria dell'Occidente attuale), se esistono elementi da investigare, ma sarebbe anche giusto dubitare in senso contrario. Giorni fa, su Comedonchisciotte, scrivevamo che molti islamici si sono fiondati sul mondo post-11/9 come moschee sulla merda. Invece che diffidare di quello spettacolo pericoloso, ne sono usciti stregati, andando ad ingrossare, sempre più nel tempo, gli ambienti fondamentalisti e terroristici.

Certa controinformazione, invece, specie se con radici progressiste, tende, come abbiamo detto, allo stesso tempo, a dubitare che esista un terrorismo islamico "libero", non burattino dell'Occidente, e allo stesso tempo denunci l'Occidente per quanto fa o farebbe agli islamici. La questione è complessa, perché l'infiltrazione in gruppi terroristici, in Occidente, nel passato, è avvenuta, così come potrebbe essere avvenuta la loro deviazione, in funzione di ciò. Ciò non significa che avvenga ancora, specie in aree non-occidentali.

Pensare che l'Occidente finanzi, guidi o infiltri il terrorismo islamico e pensare che i Regimi retrogradi arabi, alleati dell'Occidente, finanzino e guidino il terrorismo islamico sono cose molto diverse tra loro. Anzi, potenzialmente opposte. Potenzialmente opposte, persino se entrambe vere attualmente.

Al di là di questa questione, c'è quella relativa a chi costituisce la base di questi movimenti islamisti. Partiamo intanto da un fatto che non può essere non considerato, ossia che l'islamismo fondamentalista, nelle sue componenti del wahabismo e dei Fratelli Musulmani, esiste dal 1700 e dagli anni '20 del secondo scorso. Ossia precede l'attuale ordine mondiale. Precede il dominio statunitense globale. Precede i neo-con di Washington. Stupisce che ci si dimentichi sempre di questo. Ossia che esista qualcosa, ben radicato, anche nel tempo, che è ben diverso dall'Occidente nelle sue diverse declinazioni, che è ben diverso dal mondo arabo laico sempre più residuale o da altre realtà mondiali.

La narrativa di certa controinformazione, invece, continua con la storia dell'Afghanistan degli anni '80 o con l'11/9 e schiaccia tutto su questo. Ripetiamo, se dubbi ci sono, bene. Ma nel caso, ad esempio, di Parigi, quali sarebbero questi dubbi importanti? Non stiamo parlando di una terza torre che si suicida per solidarietà con le altre due torri (come a New York l'11/09) o di un grosso aereo passeggeri che piomba ad una velocità tale, radendo il suolo, da sembrare uno striminzito missile (come per il Pentagono, sempre l'11/09).

Anche nel caso degli attentati a Londra o Madrid, che elementi sono emersi, a parte il fatto che nessun vicino di casa degli attentatori si fosse mai accorto di nulla?

Il dubbio che rimane a noi è, invece, uno solo: a posteriori sui mezzi di informazione, che poi significa a priori nella realtà dei servizi segreti, si dice sempre che i vari attentatori e terroristi fossero conosciuti; che ci fosse una qualche sorta di allarme nelle settimane o nei giorni precedenti. Informazione o allarme risoltisi negli attentati. Il dubbio, in pratica, è che li abbiano lasciati fare. Ma è un dubbio ed è bene che rimanga un dubbio.

Perché solo in questo modo si può dubitare di entrambi, servizi segreti e Governi occidentali, da una parte, e islamisti dall'altra.

2 commenti:

  1. Bentornato Lif. Ci voleva la strage di Parigi per farti tornare a scrivere? Quello che avevo da scrivere su questa sporca faccenda l'ho fatto in due post, che avrai già visto.
    Esiste un punto del tuo lungo pezzo che vorrei riprendere: quello del laicismo come "contenitore vuoto". E' evidente che se i valori (o prinicipi, o criteri, o come vogliamo chiamarli) sono quelli di Charlie Hebdo, il pensiero forte dell'islamismo radicale ha qualche ragione per riuscire a "sottomettere" e ad ottenere seguaci. La "tabula rasa" viene sempre riempita prima o poi. La Russia e la sua ortodossia cristiana ha qualche punto di vantaggio in più per far fronte a questo fenomeno.

    Poi, certamente c'è la faccenda del "cui prodest". E abbiamo visto le maschere di cera della Ue muoversi all'unisono per attivare "leggi speciali" (ovvero liberticide per i cittadini), a fronte di un fenomeno dei quali sono totalmente corresponsabili. un saluto

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  2. Ciao Nessie. Sì, ci voleva Parigi e tutto quel che ne sta seguendo. Semplicemente, per quanto mi riguarda, le cose ormai sono chiare da molto tempo e mi sembra di ripetermi. Preferisco, come forse avrai capito, pubblicare molto meno, ma un po' più articolato.

    Sul fatto, poi, del "contenitore vuoto", quella è più una provocazione verso una certa area culturale (a grandi linee sinistra e liberali). In realtà, l'Occidente contemporaneo non lo è propriamente, essendo il palesarsi dell'artificialità come orizzonte totale. Ma non è questo il momento di parlarne. Un saluto anche a te.

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