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domenica 6 aprile 2014

Una chiara deriva mafiosa

Una chiara deriva mafiosa: a proposito del voto di scambio


Il 416-ter è la norma, ancora in discussione al Parlamento, che regola le sanzioni contro il voto di scambio tra società civile e politica e mafiosi. Era stata richiesta addirittura da Giovanni Falcone, ma senza che nei decenni successivi divenisse effettivamente parte integrante delle regole della società italiana. Il punto centrale di essa è la possibilità di identificare il voto di scambio in sé, prescindendo dalla "cosa" scambiata, in quanto il voto di scambio non può avere solo la classica mazzetta come "premio", ma qualunque tipo di favore tra i due soggetti dello scambio.

Ora, da oltre un anno tale norma è appunto in discussione, ma l'ultima votazione ha visto un restringimento della stessa, richiesto da molti, specie di Forza Italia, che ha portato all'eliminazione della "messa a disposizione" del politico al mafioso, così come una diminuzione delle pene per chi ha accettato lo scambio col mafioso. Nel primo caso, la punibilità avviene solo se è avvenuto effettivamente lo scambio, di qualunque natura, ma non se il politico ha espresso disponibilità all'ambiente criminoso (si facciano i raffronti con i secessionisti veneti o con gli iscritti al forum Stormfront...); nel secondo caso, le pene sono passate da una forbice di 7-12 anni ad una di 4-10, che con attenuanti, ecc., potrebbero trasformarsi in poco o nulla.

La norma in sé mancava, quindi è formalmente un passo avanti, ma avere una pistola scarica è molto diverso da non averla o da averla con le pallottole contate? Spiace che in troppi abbiano voluto votarla in quest'ultima versione (lasciandosi trascinare dall'urgenza richiamata dalle stesse associazioni, Libera e Gruppo Abele, che avevano richiesto la norma?), ma di certo non stupisce chi abbia spinto verso questa versione, Forza Italia e PD su tutti. Con le attuali élites dominanti, con l'attuale Parlamento, con l'attuale Governo, con l'attuale Presidente della Repubblica [11 luglio 2013] [23 febbraio 2014] [2 aprile 2014], che ci si può attendere, se non mascherate?

  • Voto di scambio: un Parlamento di scambisti del voto (Bruno Tinti, Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2014):

[...] La Camera (tutti d’accordo meno M5S) ha fatto proprie le richieste di B&C [immaginiamo che l'ex-magistrato Tinti intenda Berlusconi & company, ndr] in materia di voto di scambio. Il politico che promette di mettersi a disposizione di un’associazione mafiosa in cambio di voti non è punibile se poi i voti non gli vengono dati. Questi protettori di scambisti dunque hanno stabilito che:

1) Se uno scambista promette ai mafiosi di darsi da fare nel loro interesse è una persona indegna se i mafiosi lo remunerano con il voto; mentre, se gli preferiscono qualcun altro, allora è una brava persona. Il problema quindi non sta nel rappresentante del popolo, un bieco individuo disposto a vendersi; sta nel delinquente che, per ragioni sue, non si fida di lui. Insomma chi va in uno switch club è un pervertito se la donna di qualcun altro gli si concede; ma, se va in bianco, è un morigerato padre di famiglia.

2) Lo scambista mancato che arriva comunque in Parlamento ha una moralità garantita dal fatto di essere stato schifato dai mafiosi: mai più proporrà scambi di sorta poiché il rifiuto lo ha certamente vaccinato. Ora, è vero che le donne più oneste sono le puttane ravvedute (per restare in tema). Ma, secondo quanto prevede il testo elaborato dalla commissione Giustizia della Camera, lo scambista non deve ravvedersi per essere non punibile; è sufficiente che la sua offerta non sia accettata. Insomma, la puttana che si offre ma è rifiutata cessa di essere puttana.

La Commissione si è fatta carico anche di un altro problema che angosciava gli scambisti. Il fatto è che, come avevo suggerito su questo giornale nel dicembre 2012 al tempo della legge Severino, la nuova legge prevede che il voto di scambio sia reato anche se lo scambista lo ripaga non con denaro (caso ovviamente inesistente) ma con qualsiasi tipo di prestazione (la norma parla di “utilità”). Il che rende effettivo il pericolo di essere acchiappati e condannati. La pena prevista va da 7 a 12 anni, tale da assicurare in concreto la prigione. Ma i protettori degli scambisti hanno proposto di modificarla: da 4 a 10. Ragioni di equità? Macché: come tutti sanno, con pene fino a 4 anni non si va in prigione: affidamento in prova al servizio sociale. E siccome le attenuanti generiche non si negano a uno scambista incensurato (sono sempre incensurati, li salva la prescrizione), questo vuol dire che gli si possono ficcare anche 6 anni; meno un terzo per via delle attenuanti, uguale 4: nix galera. Paoletta mia, quanto avevi ragione!

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