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domenica 23 marzo 2014

Due incontri a cui Enrico Letta non partecipò

Due incontri a cui Enrico Letta non partecipò: Giorgio Napolitano e Christopher Prentice


Si tratta di fatti conosciuti, ma forse è bene ritornarci un attimo su, ossia due incontri, tra l'inizio del 2013 e l'inizio del 2014, a cui Enrico Letta non partecipò, uno dei quali con effetti per lui importanti. Fatti conosciuti, ma, come al solito, non abbastanza assimilati dall'opinione pubblica nazionale.

Giorgio Napolitano (e Matteo Renzi)

Il 10 febbraio 2014, Giorgio Napolitano invita a cena al Quirinale, in maniera non ufficiale, tanto da lasciar perplessi più d'uno all'interno del Palazzo, l'allora premier Enrico Letta e l'allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, fresco di conquista del PD. Per ragioni non chiare, Letta decide di non andare (sbagliando, come vedremo). All'incontro rimangono quindi in tre, Napolitano, sua moglie Clio e Renzi, il quale dice chiaro e tondo che nessuno nel partito segue Letta, oltre al fatto che l'operato di questi rischia di affossare il PD alle Europee di maggio 2014. Pertanto serve un cambio di marcia. Il resto è cosa nota: Letta salta e Re Giorgio incorona come successore Renzi. E' così che va avanti la politica in Italia: a cene di tre persone, non elette direttamente dagli italiani... (nell'articolo che segnaliamo non si cita l'invito a Letta, ma il libro a cui fa riferimento lo stesso, ossia "La volta buona" di Mario Lavia, Angela Mauro, Alessandro De Angelis ed Ettore Colombo, lo fa. Matteo Renzi e Giorgio Napolitano, la cena in cui decisero di far fuori Letta, Libero, 18 marzo 2014) Ricordiamo anche che la cena venne decisa per la sera del 10 febbraio, perché, a detta di molti, la mattina dello stesso giorno esplose come un caso l'anticipazione del libro di Alan Friedman, "Ammazziamo il Gattopardo", dedicato al piano per silurare il legittimo (elettoralmente parlando) Governo Berlusconi e imporre il Governo Monti. Napolitano, in pratica, avrebbe visto nel libro di Friedman un avvertimento da settori d'Oltreoceano, decidendosi per il cambio di guardia. (Staffetta Letta-Renzi, la mano degli Stati Uniti e l'ombra di Prodi, Libero, 18 febbraio 2014) Non è un caso che l'ambasciatore statunitense a Roma, John Phillips, parlasse già da gennaio di Renzi come del futuro premier.

Christopher Prentice (e Beppe Grillo)

Venerdì sera, 21 marzo, va in onda una gustosa intervista di Enrico Mentana a Beppe Grillo, su La7 [VIDEO]. Il punto più interessante, notato da molti, ovviamente, ma, tanto per cambiare, non abbastanza indagato, è quando Grillo afferma che esisteva un piano per impedire a Pier Luigi Bersani di diventare Presidente del Consiglio, in modo da mettervi Enrico Letta al suo posto. Subito dopo le elezioni politiche del 2013, Grillo viene invitato all'ambasciata britannica a Roma, tra fine febbraio e primi di marzo dello stesso anno, ossia nei giorni successivi l'aver ricevuto i complimenti dell'ambasciatore Christopher Prentice nella trasmissione Ballarò del 26 febbraio [VIDEO] (nelle stesse settimane ricevette i complimenti dell'allora ambasciatore statunitense David H. Thorne). Grillo afferma che all'incontro avrebbe dovuto partecipare anche Enrico Letta, già presente in ambasciata per precedenti impegni. Perché Letta? Secondo Grillo è perché era già deciso che Bersani non sarebbe stato messo in grado di formare un governo, lasciando campo libero a Letta, ossia ad un non-leader non eletto dal popolo, continuatore delle politiche iniziate dal precedente Mario Monti, anch'esso non-leader non eletto. Comunque sia, l'Ambasciata britannica smentisce subito l'organizzazione di un incontro a tre tra Prentice, Grillo e Letta. In contemporanea, Letta, su Twitter, smentisce anch'egli, ma la sua smentita smentisce soprattutto quella di parte britannica, perché afferma di aver declinato l'invito di Prentice ad incontrare Grillo. Perciò, un incontro voluto dai britannici, per quanto estemporaneo, con Grillo e Letta venne organizzato, ma furono gli italiani a farlo saltare. (Grillo, complotto contro Bersani. Letta: "Farneticazioni", RaiNews, 21 marzo 2014)

7 commenti:

  1. Resta da capire un altro enigma: perché Grillo si decide a parlarne proprio ora alla vigilia delle Europee? e perché anche lui che fa parte della cosiddetta opposizione, viene invitato dal fatidico ambasciatore britannico? A far cosa? A prendere dritte su come si organizza l'opposizione?

    Riepiloghiamo: prima salta Berlusconi, poi Bersani, poi Letta...
    tutto questo ci dà la misura di un paese a sovranità limitatissima.

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  2. Che Grillo venisse o possa venir invitato da rappresentanti di altre nazioni a me non colpisce particolarmente. Mi colpiscono, appunto, certi particolari. Su Grillo che ne parla adesso? Mmh, sì, è curioso, anche perché non si presenta come uno che le manda a dire, ma dall'episodio è passato già un anno. A meno che non ne abbia già accennato in precedenza. Chissà?

    In ogni caso, penso che su Grillo e il grillismo molto dirà il loro effettivo atteggiamento rispetto alla galassia anti-europeista italiana e soprattutto europea, ossia se continueranno a smarcarsi o vorranno avvicinarvisi in qualche maniera (penso alle europee di maggio ovviamente). Anche perché la sovranità in Italia non è limitatissima, ma ormai assente. Hanno poco da fare gli schizzinosi, tanto più che loro sono gli ultimi arrivati e non particolarmente brillanti.

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  3. Pienamente d'accordo, Lif. Ieri (24) alle 21, 06, ho scritto un commento su quella cloaca aperta di suo blog.

    Ecco il testo:

    Grillo si nasconde dietro al suo "Nénéismo" (né di destra né di sinistra).
    In realtà teme di perdere i voti (e la sua identità) a sinistra. A quella
    sinistra su cui finora si è appiattito (matrimoni gay, giustizialismo
    forcaiolo, ius soli ed immigrazione).
    La Le Pen fa male a sollecitarlo ad unirsi, dato che il comico genovese
    non è nemmeno degno di lustrarle le scarpe. Quando si recita la solita
    canzoncina del né...né...(ricordate: né con lo stato né con le BR?), è segno
    evidente di sinistra. ".

    Il commento è stato abilitato e in esposizione per un po', poi lo hanno bannato. Lascio a te la facoltà di supporre il perchè.

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  4. Be', non sei stata tenere con Grillo. Eh! Eh!

    Comunque, in realtà il "nénéismo" è anche quello della stessa Marine Le Pen, solo che con lei e il suo partito vediamo un chiaro percorso, anche perché dietro c'è una storia politica lunga e complessa. Nel grillismo invece troppi sbandamenti. Sto apprezzando il loro integralismo interno, con le continue cacciate di quelli che alla fine sono probabilmente solo dei piddini-inconsci, ma dove vogliano arrivare rimane confuso, nonostante un dichiarato smarcarsi dalle logiche partitiche italiane. Peccato.

    Di una cosa sono comunque certo. Non so se conosci, tanto per dire, il sito Identità. L'anno scorso dissero che bisognava turarsi il naso e votare i meno peggio, ma più elettoralmente forti, lasciando intendere PDL. Ecco, trovo che sia sbagliato. Ora il meno peggio dovrebbe essere sempre il più simile alle proprie idee e principi fondamentali, senza preoccuparsi delle dimensioni elettorali. Altrimenti, si ingrassa solo il sistema attuale. Il resto se deve venire verrà.

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  5. Il Nénéismo della Le Pen serve a spostare a destra voti di sinistra. Pertanto è un espediente tattico. Lei fa benissimo a far capire alle classi sociali un tempo di sinistra, che con l'euro non avranno più industrie né lavoro. Fa benissimo a far capire ai ceti medi che verranno asfaltati dalle tasse, che il problema degli alloggi e dei rioni degradati dall'immigrazione riguardano tutti i francesi, quale che sia la loro provenienza politica. Diversa cosa è Grillo . E del resto poi non è nemmeno vero che fanno i duri e puri e che non si alleano con nessuno, visto che con Crocetta in Sicilia si sono alleati eccome. Visto che il suo sindaco PIzzarotti di Parma (ora in odore di eresia), ha fatto provvedimenti pro rom.
    Il sito Identità ogni tanto lo leggo. Ma il suo consiglio sul PdL per me è irricevibile.

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  6. http://mauriziodangelo.blogspot.it/2014/03/al-via-raccolta-firme-referendum.html

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  7. x Nessie

    Sembra che anche di recente Marine Le Pen abbia riproposto il suo "né destra né sinistra", aggiungendo "solo patriota". Io penso, anche perché mi ci riconosco, più che un espediente sia proprio un pensare alternativo, dove ciò che conta non è l'elemento ideologico, con tutto il suo portato storico, specie novecentesco, quanto semplicemente la volontà politica di muoversi in maniera identitaria. Non socialista o liberista o conservatore o fascista o comunista o altro, ma etno-culturalmente francese o italiano o svizzero o russo, ecc.

    Da questo punto di vista, Grillo non è assolutamente paragonabile, ovviamente.

    x MDA: ti ringrazio della segnalazione, da cui poi ho tratto spunto. Un saluto.

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