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domenica 13 ottobre 2013

[Segnalazione cinematografica] Agathe Cléry (di Étienne Chatiliez)

[Segnalazione cinematografica] Agathe Cléry (di Étienne Chatiliez)

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Commedia musicale francese del 2008, tratto da una idea dell'ebrea parigina Yolande Zauberman [1], con morale "meticcia" esibita. La protagonista (il cui nome suona un po' come "bianca e chiara") viene colpita dalla malattia di Addison o, meglio, da una sua fantasiosa versione. La malattia originaria, che riduce drasticamente gli ormoni corticosurrenali, ha effetti, per lo più definitivi, come iper-affaticamento, depressione, forte perdita di peso sino all'anoressia, turbe psichiche e iperpigmentazione cutanea, ossia forte inscurimento della pelle.

Diverso quanto avviene nel film, dove la protagonista Agathe, dipinta in maniera rozza come "razzista", avrà solo un leggero e passeggero affaticamento e una iperpigmentazione, anch'essa momentanea. Questo breve periodo con la pelle scura porterà Agathe a ridefinire la propria vita [2], secondo le più ovvie e banali linee di qualunque film a tesi, che in questo caso significa diventare "tollerante" e sposare un africano.

Il film, che prova a nascondere la propria pochezza narrativa e l'incapacità di delineare psicologie profonde e interessanti con continui momenti musicali (praticamente ogni 10 minuti c'è un intermezzo, inevitabilmente artisticamente piatto), parte da un momento iniziale in cui, come dicevamo, la protagonista viene definita razzista e fortemente competitiva. Ciò in realtà viene effettuato per lo più grazie alle opinioni di alcuni dipendenti dell'azienda di Agathe, tutti particolarmente antipatici e senza che nel corso del film le cose migliorino troppo. Alla fine, il razzismo di Agathe è più dichiarato da altri che mostrato da lei stessa, non bastando due brevi battute a farne chissà che mostro politicamente scorretto.

Non manca naturalmente l'ipocrisia politicamente corretta, dato che in uno dei balletti, in cui i dipendenti affermano quanto la "capa" non sopporti questa o quella etnia o nazionalità straniera, si confrontino queste col Belgio, citato ironicamente, ma viene il dubbio anche con una punta di disprezzo (ossia, la "capa" razzista non può che sopportare il grigio Belgio. C'è sempre qualche dove o chi denigrabile senza troppi patemi).

Tutto questo condito, manco a dirlo, da banalità come "ormai la società è meticcia, abituatici", medici e infermieri tutti di pelle scura come neanche nei telefilm e film statunitensi, "razzisti" o supposti tali che finiscono inevitabilmente male e naturalmente finale con felice famiglia meticcia (che poi significa marrone, perché il meticciamento ha un unico colore. Alla faccia delle diversità) [3].

[1] L'ultimo lavoro della Zauberman, del 2011, è il documentario ambientato in Israele "Faresti sesso con un arabo?", dove la domanda del titolo ne è il filo conduttore. Ma lì è ancora solo una domanda provocatoria, non il centro di un filmetto di propaganda.
[2] Da notare che la protagonista, col diventare scura, e tranne il breve momento iniziale di una leggera abbronzatura, non diventa più bella. Più probabile il contrario, anche se molti non vorranno ammetterlo (per come vanno i tempi, ora come ora). La questione non viene posta esplicitamente nel film, ma è desumibile da come viene abbigliata la protagonista nei due diversi momenti del film, dove si cerca di mostrare il periodo "nero" come più spigliato e (siamo ironici) luminoso.
[3] Tra l'altro, pur se ambientata a Parigi, di francese, in questa commedia, c'è poco e nulla. Se non ci fosse qualche riferimento alla Normandia potrebbe benissimo essere ambientata in qualunque altra nazione, dall'Australia al Sud Africa all'Argentina. Sarà anche per questo che persino alcuni personaggi pubblici, come Alain Delon, stanno mostrando sempre più simpatia per il Front National?

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