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giovedì 12 settembre 2013

Qatar in Francia

Qatar in Francia: Tariq Ramadan e fondo per le periferie


Velocissime segnalazioni (dall'interessantissimo blog Qatarbook o Qatar - L'assolutismo del XXI secolo), per ricordare un paio di cose.

  • Il predicatore Tariq Ramadan è l’emissario del Qatar in Francia (Lilia Ben Rejeb, Tunisie Secret via Qatarbook, 16 / 29 aprile 2013):
In diretta dal Salon du Livre, France Culture ha organizzato il 15 aprile 2013 un dibattito tra Mohamed-Ali Adraoui, ricercatore presso l’IEP di Parigi, e Nicolas Beau, giornalista e co-autore di “The Ugly Qatar. Questo emirato che ci vuole bene”, che sarà pubblicato da Fayard a maggio. Questa trasmissione alquanto critica sulle azioni del Qatar è stata intitolata “On the road… il Qatar in Francia.” Si poteva anche ascoltare questo sul link di France Culture, ma è stata tolta! Ecco un pezzo scelto dell’intervento di Nicolas Beau che Tunisie-Secret ha potuto trascrivere prima della rimozione del link… per ragion di stato! 
Abbiamo questa parola saggia che è soft power (probabilmente riferendosi allo zelota del Qatar in Francia, il Fratello musulmano Nabil al-Nasri). Vale a dire che la strategia del Qatar sarebbe dolce, semplicemente tra quegli intellettuali, accademici, che effettivamente numerosi sono stati invitati in Qatar, in seminari in cui non accade nulla, sotto un sole cocente. E’ vero che ci hanno provato con lo sport, la famosa diplomazia dello sport…
L’UOIF, l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia e FNMF, Federazione Nazionale dei musulmani in Francia, la seconda federazione più grande, il cui leader Bishari ha avuto per il suo Centro di Studi Islamici di Lilla, 200.000 euro dal Qatar… Quando Bishari chiama l’ambasciatore del Qatar, lo segue e gli organizza l’assegnazione del premio della diversità allo sfortunato che crede che poi troverà lavoro in Qatar…
Un altro importante fattore di influenza è come il Qatar ha attratto Tariq Ramadan, di cui sappiamo oggi il ruolo di predicatore messianico nelle periferie francesi, a propagare un islam molto conservatore. Tariq Ramadan oggi s’è recato… a Doha, dove ha una fondazione sovvenzionata, e potrebbe avere una poltrona a Oxford, in Inghilterra, grazie ai fondi del Qatar. Tariq Ramadan è molto seguito dalle personalità della comunità musulmana in Francia, ed oggi è assolutamente un emissario del Qatar.
Tra gli elettori francesi, e ora al governo, si inizia a preoccuparsi della diffusione wahhabita influenzata dal Qatar, soprattutto quando si scopre che attraverso i canali umanitari, il Qatar ha finanziato molte associazioni in Niger e Mali. In Mali abbiamo inviato 4.000 uomini a combattere contro i jihadisti e sappiamo che il Qatar li sostiene finanziariamente… Vi è una rivelazione in questo libro di cui voglio parlare, la doppiezza del Qatar verso la Libia. La Banca Mondiale ha cercato i fondi dei Gheddafi all’estero e ha trovato la modica cifra di 150 miliardi di dollari nelle banche di 32 Paesi. Di questo importo, 50 miliardi erano in Qatar!

L’investimento iniziale era di 50.000.000 di euro ( http://www.atlantico.fr/decryptage/arnaud-montebourg-va-t-reussir-hold-50-millions-euros-promis-qatar-pour-financer-projets-entreprises-en-banlieue-leila-leghmara-485687.html ). La somma di 100.000.000 di euro è stata poi discussa ( http://www.bfmtv.com/international/qatar-banlieue-c-est-normal-qu-ils-acceptent-cet-argent-343096.html ). Ma in ultima analisi il Qatar investirà un miliardo nelle periferie povere francesi. L’informazione è stata confermata su I-TV, da Fleur Pellerin, ministro delle PMI, l’innovazione e l’economia digitale ( http://www.itele.fr/ ).
Il ministro della Ripresa produttiva, Arnaud Montebourg, ha approvato la scorsa settimana la creazione di questo fondo del Qatar per i quartieri svantaggiati ( http://www.lemonde.fr/societe/article/2012/09/24/le-fonds-du-qatar-pour-les-banlieues-aurait-ete-accepte_1764333_3224.html ). Ma a differenza del progetto originale, sarà esteso a tutte le “aree povere francesi”, rurali e urbane. Per un certo tempo, Arnaud Montebourg aveva suggerito che i fondi non finissero alle periferie, ma alle PMI francesi. Inoltre, lo Stato avrà una quota del capitale del fondo, per garantire un minimo di controllo. Resta da vedere quanto sarà questa partecipazione. Secondo il Vicepresidente della Aneld, citato da Atlantico, i fondi saranno diviso 50/50 tra il Qatar e la Francia ( http://www.atlantico.fr/decryptage/arnaud-montebourg-renonce-hold-50-millions-euros-promis-qatar-aux-banlieues-et-double-mise-leila-leghmara-491420.html ). A sua volta, il comunicato dice che il governo francese sarà in minoranza.
La creazione di questo fondo d’investimento è stata annunciata alla fine del 2011 dall’ambasciatore dell’emirato a Parigi, dopo una visita nei ricchi Stati del Golfo Persico dei rappresentanti dell’Aneld (Associazione Nazionale degli enti locali eletti per la diversità). L’iniziativa è stata rinviata prima delle elezioni in Francia, al fine di evitarne la strumentalizzazione politica. Ha soprattutto suscitato le proteste dalla destra estrema, che teme l’”islamizzazione” delle periferie. “Lasciate che un Paese straniero scelga i suoi investimenti in base alla religione“, ha ironizzato anche la presidente del Fronte nazionale, Marine Le Pen.
I difensori dei fondi si sentono “contenuti ma vigili” dopo l’annuncio di Arnaud Montebourg. Per il momento nessuna scadenza è stata impostata. “Nessun calendario è stato impostato, si rammarica il Vicepresidente della Aneld. Ho chiarito al ministro che c’è un’aspettativa molto alta, è urgente istituire questo fondo, e non si può non fissare una data.”

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