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domenica 22 settembre 2013

I bianchi, nuovi poveri e nuovi discriminati: Regno Unito

I bianchi, nuovi poveri e nuovi discriminati: Regno Unito


Per completare il breve excursus sui bianchi come nuovi discriminati, dopo gli USA [15 settembre 2013] e la Francia [17 settembre 2013], veniamo al...

Regno Unito

Ad inizio 2013, il ministro per l'Università, David Willetts, ha affermato che la categoria "studenti bianchi di sesso maschile provenienti dalla classe operaia" va considerata alla pari di una minoranza etnica, in quanto risulta sempre più svantaggiata nel proprio percorso di studi, finendo per avere grosse difficoltà ad accedere all'università. Si tratterebbe, in pratica, di portare avanti una politica di "discriminazione positiva", ma per i figli della maggioranza del Paese. C'è ovviamente una amara ironia in tutto questo, ma passiamo oltre.

Il problema, che Willetts ha minacciato di risolvere anche col blocco della libertà di gestione delle tasse, per le università inadempienti, si situa all'interno di un problema più ampio, dove la categoria maschile, senza connotazioni etniche, sta retrocedendo in termini quantitativi, rispetto alle donne. Nel 2012, gli ingressi maschili all'università sono calati di 22.000 unità, ben quattro volte più delle donne.

In questo calo complessivo, come detto, si staglia il problema dei bianchi, condizionati probabilmente dalla subcultura delle tre F "fighting, football and fucking". Naturalmente, tale subcultura è più un effetto che non la spiegazione del problema, in quanto questo è più il risultato di scelte politiche e di attenzioni maggiori fornite alle minoranze etniche, anche per ragioni geografiche, dato il loro concentrarsi in determinate aree, specialmente a Londra, meglio servite e monitorate dalla politica, dalle associazioni e da programmi di assistenza (Londra, al 2011, era composta al 41% di non-bianchi; il Regno Unito, nell'ormai lontano 2001, al 9%, ma chissà ora). Vediamo allora di dare un'occhiata al rapporto, riguardante l'Inghilterra e non tutto il Regno Unito, pubblicato di recente dall'agenzia governativa per l'educazione OFSTED (Office for Standards in Education, Children's Services and Skills).

Unseen children: access and achievement 20 years on (OFSTED, 20 giugno 2013) [in inglese; nella pagina è possibile scaricare anche il PDF]

Nel corso di soli cinque anni, dal 2007 al 2012, i bianchi hanno visto, nelle scuole di grado inferiore all'università, diminuire ulteriormente il raggiungimento di buoni risultati, in confronto a quanto fatto dalle altre etnie, già in vantaggio per quanto riguarda cinesi e indiani, tanto da venir superati dai bengalesi e raggiunti dagli africani [Fig. 10, pag. 26]. Ciò è appunto il risultato di vent'anni di politiche inclusive (il rapporto parte da considerazioni fatte nel 1993), su cui ci sarebbe comunque da discutere, dato che tali politiche hanno aiutato una parte delle singole minoranze allogene, ma nella restante parte (per alcune minoranze in particolare, come quelle africane, afro-caraibiche, pachistane, ecc.), anche nella sola Londra, è facile un ampio coinvolgimento in episodi criminali e di devianza sociale.

Tornando ai dati, se si considerano invece solo gli studenti provenienti da situazioni disagiate, i bianchi, già ultimi come risultati scolastici, risultano essersi ulteriomente allontanati dalle altre etnie [Fig. 12, pag. 29]. Ora, che ciò abbia molto a che vedere con la dislocazione geografica delle minoranze allogene e degli aiuti a loro forniti è anche facilmente osservabile dal fatto che, per quanto riguarda il raggiungimento di buoni risultati scolastici, Londra è passata, dal 2007 al 2012, dal penultimo al secondo posto nazionale [Fig. 9, pag. 24], così come dalla localizzazione dei migliori e dei peggiori risultati scolastici nell'intero territorio inglese, per gli studenti appartenenti a classi svantaggiate [mappe alle pagine 50 e 51. Si noti, in particolare nella prima, la concentrazione londinese] [Fig. 20, pag. 55].  Tra l'altro, neanche è vero che sia un problema di 3F al maschile, come citato sopra, dato che anche le ragazze bianche provenienti da contesti difficili hanno fortissime difficoltà scolastiche [Fig. 13, pag. 30].

Le due ragioni principali indicate per tali differenze sono l'atteggiamento dei genitori e il contesto famigliare più in generale e le iniziative di sostegno alle realtà disagiate, in ambito scolastico e soprattutto dal punto di vista degli insegnanti e della qualità dell'insegnamento. Nel secondo caso, ad esempio, i migliori risultati di Londra sono il frutto di iniziative come il London Challenge o il Teach First (con ques'ultimo che, soprattutto negli anni passati, ha visto mobilitare insegnanti motivati per il 50% nella sola area londinese). Ciò ha prodotto delle significative differenze tra zone disagiate e non in riferimento ai successi scolastici, con la zona di Londra, ovviamente, presente tra quelle con i migliori risultati [Fig. 26, pag. 77 - Fig. 27, pag. 78].

Venendo all'ambito famigliare, esso è ritenuto estremamente significativo, tanto che influirebbe tra il 16 e il 21% nel divario del successo tra i ragazzi provenienti da ambienti svantaggiati o meno. Ma, se ciò è vero, ci viene un dubbio. Se i divari tra bianchi delle classi svantaggiate e non-bianchi sono anche frutto della vita in famiglia, allora quanto contano altre disparità venutesi a creare negli anni passati? Nel vecchio blog avevamo riportato alcuni dati aggiornati al 2007 sulle percentuali di occupazione, sui compensi orari, sulla proprietà di abitazioni, sull'occupazione di alloggi sociali. Dati in cui risultava che i bianchi autoctoni stavano retrocedendo sotto tutti gli aspetti [ARCHIVIO 28 giugno 2008] [1]. Socialmente i bianchi retrocedevano (retrocedono?); ciò possiamo ipotizzare abbia e abbia avuto effetti anche in ambito famigliare, nell'educazione dei figli, quindi nei loro successi scolastici, ma le iniziative degli ultimi anni, in ambito scolastico, sono state specialmente indirizzate e hanno avvantaggiato i figli delle minoranze etniche. Da qui, tutta una serie di domande che bisognerebbe farsi...

[1] Il rapporto, di cui si fa lì riferimento, è attualmente rintracciabile al seguente indirizzo: http://www.ippr.org/publication/55/1598/britains-immigrants-an-economic-profile

  • Exclusive: Treat white working-class boys like ethnic minority, Willetts tells universities (Richard Garner, The Independent, 3 gennaio 2013):
Universities will be told they should recruit more white, working-class boys in the wake of figures showing a massive slump in applications from men for courses.

The Universities minister David Willetts wants white, working-class teenage boys put in the same category as students from other disadvantaged communities and ethnic minorities – as groups that should be targeted for recruitment.

The move has the potential to create conflict with Britain's independent schools if universities – as a result – use it to discriminate against middle-class applicants in order to curry favour with the university access watchdog, the Office for Fair Access.

The watchdog "can look at a range of disadvantaged groups – social class and ethnicity, for instance – when it comes to access agreements, so I don't see why they couldn't look at white, working-class boys," Mr Willetts says in an interview with The Independent.

He also warns, in an accompanying article: "There are now more women who enter university each year than there are men who submit a Ucas [university application] form."

The final figures for last autumn's intake show the slump in applications from men last year was 22,000 – and the decrease in the entry rate for men to university was four times higher than that for women.

Mr Willetts called this "the culmination of a decades-old trend in our education system which seems to make it harder for boys and men to face down the obstacles in the way of learning … That is a challenge for all policymakers and all parties."

He added: "I do worry about what looks like increasing under-performance by young men."

Mr Willetts said he plans to advance the question of including white, working-class boys as a target group for recruitment in university access agreements – which universities have to sign to gain permission to charge higher fees –in his forthcoming meeting with Professor Les Ebdon, the director of the access watchdog Offa.

If universities fail to deliver their access agreements, they can be refused permission to charge fees of higher than £6,000 a year – although this sanction has not yet been invoked.

William Richardson, the general secretary of the Headmasters' and Headmistresses' Conference, which represents 250 of Britain's independent schools, said reaction would depend on how universities reacted to "tie-breaks" in admissions – where two candidates have exactly the same qualifications.

"We wouldn't expect middle-class girls' applications to be turned down in favour of working-class boys. Each application should be looked at individually."

Dr Wendy Piatt, director general of the Russell Group, which represents 24 of the country's most selective universities, said: "Universities cannot solve this problem alone.

"The root causes of the under-representation of students from disadvantaged backgrounds are under-achievement at school and poor advice on the best choices of A-level subjects and university degree course."

Many universities would be able to convince the watchdog they had met the requirement to attempt to recruit more white, working-class boys by pointing to summer schools they already run in disadvantaged areas, it was being argued last night.

The latest gender breakdown on applications for university (for 2011) show that girls outnumber boys in medicine and dentistry (10,145 to 7,190), and also in law (19,080 to 13,255). In applying for courses to gain teaching qualifications, they lead by 60,335 to 19, 725.

In terms of this year's A-level results, they massively outperform boys in the creative arts and drama, English, languages and psychology.

The performance of boys – particularly the white working classes – has worried Ofsted, the education standards watchdog, for more than a decade ever since a report it published bluntly said they concentrated more on the three Fs (fighting, football and f***ing) than the three Rs.

In his article, Mr Willetts also reveals there will be a major increase in funding for teaching in universities over the next two years – up from £8bn now to £9.1bn in 2014 – as income from the higher fees begins to roll in.

This will allow them to improve teaching standards and cut back on the size of classes, he says.

In addition, he wants to increase the flexibility for universities to recruit students by removing the rigid cap on over-recruiting students (whereby universities face stiff fines for going above their target number).

Parents will also be targeted in a new drive to convince school leavers they should not be fearful of the new fees structure, he added.

He said they "reportedly understand the details of the student finance system less well than their children – for example, no eligible student has to pay upfront fees".

4 commenti:

  1. le consiglio anche di leggere qui, sempre per "martiri europei":
    http://forum.giovani.it/informazione/114864-ricordare-vittime-violenza-antirazzista.html

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  2. http://mauriziodangelo.blogspot.it/2013/09/pacifici-su-condanna-mirko-viola-e.html
    magari può esserLe utile per l'articolo che andrà a creare.

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  3. x l'anonimo del 1 ottobre:

    vedo che si fa riferimento al vecchio blog su splinder. Ora, riguardo i vecchi articoli sui martiri europei trovi tutto qua:

    http://euroholocaust.iobloggo.com/cat/martiri-europei/352459

    x l'anonimo del 3 ottobre:
    grazie della segnalazione.

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  4. L'srticolo é chiaro e non lascia spazio a dubbi o interpretazioni....qualcosa deve cambiare,altrimenti Regno Unito e Europa in generale saranno travolti

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