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domenica 4 agosto 2013

[Segnalazione cinematografica] Là-bas - Educazione criminale (di Guido Lombardi)

[Segnalazione cinematografica] Là-bas - Educazione criminale (di Guido Lombardi)

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Piccola produzione italiana del 2011 e vincitrice di alcuni premi, Là-bas - Educazione criminale, diretta dal documentarista Guido Lombardi, racconta la vicenda dell'immigrato africano Yussouf, giunto a Castelvolturno per trovare lavoro grazie a suo zio Moses, già radicatosi nel posto da tempo. Quello che il ragazzo non sa è che lo zio è un trafficante di droga. Ciò porterà il giovane ad una drammatica crisi personale.

Girato, come è normale per chi viene dal documentario, senza spettacolarizzazioni, così come senza le ridicolaggini presenti soprattutto nel cinema statunitense o francese, dove il binomio minoranze allogene più criminalità viene dipinto in maniera esagerata, mostrando i protagonisti quasi come supereroi, anche se criminali. Nulla di tutto questo in Là-bas, dove lo sguardo è rivolto solo alle comunità africane, totalmente o quasi separate dagli italiani, e in cui la vita quotidiana non ha alcunché di eroico o affascinante o romantico.

Significativo, nella prima parte del film, un dialogo tra Yussouf e un altro immigrato, Germain. Costui è presente in Italia da sei anni e dal suo arrivo ha solo venduto fazzoletti agli angoli delle strade. Yussouf rimane perplesso da questa confidenza, non capendo il perché. Germain glielo spiega chiaramente: in Italia non c'è lavoro, se non per piccole occupazioni di fortuna. Il resto sono menzogne, che si continua a raccontare per non guardare in faccia la verità.

Sta tutto lì il film, in quella presa di coscienza che Yussouf vivrà poi sulla sua pelle, dopo un periodo di manovalanza nei giri criminali dello zio Moses.

Là-bas è un buon film, di genere drammatico, più che noir o gangsteristico, che dipinge l'immigrazione in Italia, almeno per gli africani, per quello che spesso è, ossia piegarsi, prima, ad un sogno raccontato da altri e, poi, alla realtà totalmente avara di possibilità. Lombardi parteggia per gli immigrati, lo si capisce da quei limitatissimi momenti in cui compaiono gli italiani, quasi sempre e solo camorristi. D'altronde, quando il film è stato presentato alla Mostra di Venezia del 2011, la produzione ha organizzato un finto sbarco di clandestini al Lido, per promuovere il film. Eppure, nel racconto non c'è alcuna delle solite trite banalità presenti in produzioni dedicate agli immigrati o alle minoranze etniche (ad esempio: l'amore non è multietnico e comunque non vince). Non c'è mistificazione buonista. Solo un ritratto, sì brutale, ma onesto della realtà italiana, dal punto di vista di chi continua ad arrivare per quello che è, a pensarne bene, un tragico malinteso.

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