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domenica 21 luglio 2013

Nuovo caso di pirata della strada che non viene trattato come tale

Nuovo caso di pirata della strada che non viene trattato come tale: l'albanese nel varesotto


Dopo la vergognosa vicenda dei domiciliari dati al marocchino assassino di Beatrice Papetti [20 luglio 2013], ecco un nuovo caso. Lo scorso mercoledì 17, a Brebbia, nel varesotto, un albanese (il cui nome non viene riportato dai quotidiani) ha investito, come nel caso di Beatrice, un minore di 14 anni, che percorreva la strada in bicicletta.

L'albanese è poi fuggito a tutta velocità, secondo le testimonianze, compresa quella di un vigile urbano. Non solo, ma ha anche poi nascosto l'auto, lavandola del sangue del ragazzino (che per fortuna non è in pericolo di vita), per allontanarsi dalla zona sull'auto di un conoscente.

L'albanese era già conosciuto dalle forze dell'ordine in quanto era già stato beccato a gennaio con patente non valida, perché conseguita in Albania e mai convertita in quella italiana. Da allora, l'albanese non ha provveduto a farlo, lasciando anzi che l'assicurazione dell'auto scadesse.

Ora l'uomo si dice sconvolto da quanto avvenuto e si giustifica con la solita manfrina del non essersi accorto di quel che succedeva, mentre il suo legale, Alberto Zanzi, afferma essere depresso. Il giudice di Varese, Stefano Sala, seguendo quanto richiesto dal pm Massimo Baraldo, ha provveduto a concedere i domiciliari... probabilmente per premiarlo della positiva azione di demolizione del quieto vivere nazionale, che vede politici parassiti e corrotti, magistrati cialtroni, mafiosi assassini e stranieri criminali tutti insieme appassionatamente uniti nella distruzione della nostra Nazione. Fino a quando?

  • Il pirata di Brebbia si stava allontanando (S. Car., La Provincia di Varese, 19 luglio 2013):

«Non l’ho visto», così si sarebbe giustificato davanti ai carabinieri l’albanese di 23 anni arrestato l’altro ieri per essere fuggito dopo aver travolto e ferito gravemente un ragazzino di 14 anni. 

L’albanese non ha la patente (o meglio ne ha una conseguita in Albania che in Italia non è valida) ed era già stato fermato e denunciato per questo lo scorso gennaio. Quando i militari di Besozzo l’hanno rintracciato e fermato il giovane era in fuga: era a bordo dell’Alfa Romeo di un amico e stava per prendere il largo sperando di farla franca.

La Ford Focus grigia comprata tre mesi fa da una donna italiana (totalmente estranea alla vicenda) era già stata nascosta in garage e lavata del sangue che il piccolo Alberto aveva lasciato sul parabrezza e sul cofano mentre veniva travolto e scaraventato sull’asfalto. Il pubblico ministero Massimo Baraldo, analizzati questi dati, ha chiesto la convalida del fermo: l’albanese comparirà questa mattina davanti al gip Stefano Sala.

Forse racconterà anche al giudice per le indagini preliminari di non essersi accorto di aver investito il piccolo ciclista che, uscito da casa pochi minuti prima, pedalava spensierato lungo la provinciale 32 diretto all’oratorio.

Un’occhiata alle fotografie della Focus protagonista dell’investimento basteranno a smontare questa ipotesi: la dinamica con il passare delle ore si sta chiarendo. Il ragazzino non stava attraversando la strada: la Focus l’avrebbe urtato con lo specchietto laterale caricandolo direttamente sul cofano, facendogli sbattere la testa contro il parabrezza e poi sbalzandolo via. Impossibile non accorgersi di quanto stava succedendo.

Tra l’altro sono in corso accertamenti anche sulla velocità di percorrenza della Ford: l’auto viaggiava almeno a 30 chilometri orari oltre il limite consentito in quel tratto di strada.

Infine la macchina risultava assicurata in prima battuta: ma la polizza era vecchia; l’albanese ha lasciato scadere la copertura stipulata dall’ex proprietaria dell’auto senza mai rinnovarla. Ad oggi al pirata vengono contestati i reati di omissione di soccorso, lesioni gravissime e guida senza patente. Tra l’altro la precedente denuncia impedirà al giovane di negare di essere al corrente della non validità della sua patente albanese. Il pubblico ministero ha già chiesto gli arresti domiciliari.

Alberto, intanto, è stato sottoposto a un delicato intervento di riduzione dell’ematoma subdurale. È ricoverato nel reparto di terapia intensiva del Circolo di Varese: la prognosi resta strettamente riservata e le condizioni sono serie ma stabili.

  • "Perdonami, Alberto" (Veronica Deriu, La Prealpina, 20 luglio 2013):

«Mi pento per quello che è successo. E chiedo perdono. Sono distrutto, ditemi come sta il ragazzo».
Provato, costernato. L’albanese di 22 anni, che mercoledì 17 luglio ha travolto con l’auto un quattordicenne in bicicletta senza fermarsi a soccorrerlo, è stato interrogato in carcere dal giudice Stefano Sala che doveva decidere sulla convalida dell’arresto. Assistito dall’avvocato penalista Alberto Zanzi, l’indagato con le accuse di lesioni colpose gravi, omissione di soccorso stradale e guida senza patente (non ha convertito quella albanese, un’inadempienza che già a gennaio emerse durante un controllo tanto che il documento gli fu ritirato), ha dunque scelto di rispondere, mostrandosi pentito. E spiegando, sulla dinamica dell’incidente, che quel giorno ha perso la testa, non ha capito più nulla dopo aver urtato la bicicletta. Ma, ha aggiunto davanti al giudice, non voleva scappare dopo essere rientrato a casa e aver lasciato l’auto in garage.
Così sabato 20 luglio al ragazzo sono stati concessi gli arresti domiciliari e lo stesso ha pouto lasciare la cella dei Miogni dov'è rimasto detenuto per tre giorni.
Intanto il quattordicenne investito resta in prognosi riservata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Circolo: le condizioni sono serie ma stabili dopo il doppio intervento effettuato mercoledì sera. Il quattordicenne ha infatti subìto un intervento neurochirurgico per ridurre l’ematoma intracranico mentre i chirurghi hanno dovuto anche intervenire per asportare un versamento polmonare. I genitori, che non si staccano mai dal capezzale del ragazzino, sono sostenuti da tutta la bella famiglia e la comunità. In centinaia, a Brebbia e non solo, pregano perché Alberto si ristabilisca e torni alla sua vita e alle passioni, come suonare la chitarra con il suo gruppo.
[...]
Un paese in cui, in questi giorni, sta montando la rabbia nei confronti dell’investitore. Il quale, dopo aver travolto la bicicletta del ragazzino sulla Provinciale 32, invece di fermarsi a soccorrerlo ha continuato la sua corsa. Decisivo, per incastrarlo, è stato lo spirito d’osservazione di un vigile urbano di Travedona Monate, Roberto Molla, che ha incrociato quella Ford Focus che sfrecciava a tutta velocità in mezzo al traffico, lanciandosi in sorpassi azzardati, con il parabrezza sfondato. Molla ha quindi memorizzato il numero di targa della vettura e quando, poche centinaia di metri dopo, s’è imbattuto nell’incidente ha riferito tutto ai carabinieri.
I quali, nel giro di un paio d’ore, sono riusciti a rintracciare a casa l’albanese che, dopo aver lavato la macchina ricercata (che peraltro era priva di assicurazione), stava per uscire con un amico.

7 commenti:

  1. ...fino a quando qualche gruppo di esasperati dagli animi caldi comincerà a pensare di NON lasciare che a occuparsi di sistemare le cose siano polizia e magistrati. Quando accadrà, sarà probabilmente in qualche città del Sud, o della Sardegna, o del Trentino, o della Valle d'Aosta... insomma, in qualcuno di quei posti in cui ancora la coesione sociale non è stata totalmente distrutta da ripetute "iniezioni di alterità". Sono Piemontese, so cosa dico: qui da noi le cose han cominciato a degenerare con la prima ondata di alloctoni (provenienti da altre aree d'Italia) negli anni del "boom" economico; ora le cose peggiorano ulteriormente con l'invasione da FUORI d'Italia. A causa di questi bei "regali" che le dirigenze che si sono susseguite nei decenni hanno pensato bene di imporci, la piemontesità non esiste più. L'esperimento è riuscito: una comunità è stata completamente "addomesticata" frammentandola oltre ogni limite sopportabile, eliminandone ogni forma di coesione e riconoscibilità culturale, eliminando ogni possibilità di reazione a qualsivoglia sopruso quelle stesse dirigenze o altre della stessa caratura vorranno imporre. E poi mi tocca sentire Napolitano affermare che mai sarà lasciato spazio alla violenza... perché, questa cosa è stata? questa cosa è?

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  2. Aldo, quello che dici, riguardo il boom economico, è stata la via italiana ai mutamenti sociali e identitari avutisi in Gran Bretagna con la Rivoluzione Industriale, con le masse un tempo contadine o artigiane immigrate nelle zone cittadine e industriali. In Italia, forse uno dei pochi a rivoltarsi a questo disastro è stato Pasolini, ma in un'ottica non pienamente non-classista, quindi non abbastanza identitaria. Fuori dall'Italia, chi invece? Non saprei.

    Purtroppo a sinistra, in tutta Europa, si era troppo classisti, mentre a destra si era troppo élitari. In entrambi i casi non si è capito o non si è voluto capire.

    E poi si stupiscono se vince il capitale, ossia quel particolare "olio" che lubrifica la grande macchina mondiale.

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  3. La polizia che ormai non serve più a nulla, arriva solo a velocità della luce, quando la gente esasperata vuole linciare questi criminali. Non funziona un accidenti di niente, ma chissà come mai, non c'è una volta che lascino alla gente la possibilità di farsi giustizia. In quel caso la polizia arriva come una saetta. Coi Kabobo e il suo piccone in mano, invece, gli sbirri dormono.

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  4. Kabobo... sparito dalla circolazione. Non una parola. Zitti. Parlarne potrebbe turbare l'iter delle leggi sullo ius soli o comunque sull'immigrazione facile. Come nel caso delle due assassine quindicenni di Udine, scomparse dagli organi di (in)formazione credo per non turbare la promulgazione di leggi sul "femminicidio", la propaganda omissiva è all'opera.

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  5. x Nessie

    L'ho notato anch'io, anche se potrebbe essere che la gente, dopo tutto, si frena ancora. Ma per quanto?

    x Aldo

    Entro certi limiti è normale. L'importante è che certi episodi riemergano all'uopo. E di occasioni non ne mancano purtroppo, né, temo, mancheranno.

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    1. "Normale" è una parola piuttosto poliedrica. Per valutare la "normalità" della scomparsa delle notizie che ho citato, compariamola con la "normalità" della persistenza di "notizie" tipo i morbosi aggiornamenti sul caso Fanzone, o su quello Pipitone, o su quello... scegli tu, che ce ne sono in abbondanza. Per me non c'è niente di normale, mentre c'è molta strumentalità dietro a quelle che non sono altro che SCELTE di chi gestisce la manipolaz.... pardon, l'informazione.

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  6. Aldo, il punto è che certi fatti sono predisposti per persistere nelle cronache per molto tempo, come, per citare quelli della Franzone o della Pipitone, quelli che riguardano omicidi, che spesso sono variamente interpretabili sui colpevoli e sulle motivazioni, oppure le scomparse di persone, specie minori, finché rimangono scomparse.

    Il caso di Kabobo o delle due giovani assassine invece non hanno misteri per quanto riguarda i colpevoli ed eventuali motivazioni aberranti. In questi due casi, tocca a noi renderli motivo ulteriore di dibattito, nel primo caso riguardo il caos multietnicista e l'immigrazione di massa, nel secondo riguardo l'individualismo spinto (e magari anche in polemica con la costruzione artificiosa del "femminicidio").

    Tornando alla mediatizzazione di casi come quelli che citi tu, il problema non è la persistenza, perché essa è in realtà il risultato di una forma di comunicazione che preferisce il caso morboso, possibilmente innocuo, rispetto alla messa in discussione del reale. La scomparsa della Pipitone non mette in discussione alcunché, almeno per quel che ne sappiamo. Già più problematico l'omicidio compiuto dalla Franzone (specie in tempi di "femminicidio").

    Il persistere nei media sostituisce la presentazione di casi sempre nuovi, che non sempre sono disponibili. La persistenza è una soluzione semplice, laddove il morboso è un companatico economico per diete povere. I casi potrebbero persino non persistere per mesi e mesi o anni, ma rimarrebbe la povertà intriseca di questi e delle chiacchiere attorno a loro.

    Sarò più esplicito: bisogna intendersi su cos'è manipolazione. Si potrebbe dire che è manipolazione della realtà quella dei casi Franzone o Pipitone, che tolgono spazio ad altro. Ma da un certo punto di vista non lo è, in quanto a nessuno importa realmente qualcosa di questi casi. Questi casi sono semmai "ingozzamento di animali". La manipolazione invece l'abbiamo con l'UE, la crisi economica, la Siria, la Libia, l'immigrazione, l'omosessualità, Obama-santo-subito, ecc., dove c'è realmente un lavoro di taglia-e-cuci della realtà, come nella famosa foto Stalin-Trotsky. Questo è un qualcosa di "attivo", mentre negli altri casi abbiamo a che fare con un fenomeno comunque "utile" per certi, ma "passivo", forse persino ingenuo.

    Altrove e per altra questione sono stato criticato per l'aver sottolineato il potere dell'ingenuità. Ecco, insisto: diffidate degli ingenui!

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