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sabato 20 luglio 2013

Martiri europei: Beatrice Papetti

Martiri europei: Beatrice Papetti

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La quindicenne Beatrice Papetti è stata investita la sera del 10 luglio scorso a Gorgonzola, per poi morire, per le ferite riportate, poco dopo in ospedale. Dopo ben una settimana, quando le forze dell'ordine avevano iniziato il controllo di tutte le auto simili alla descrizione, fornita dal cugino della ragazza, testimone dell'accaduto, ecco consegnarsi ai carabinieri il marocchino El Habib Gabardi.

Il marocchino ha affermato di essersi confidato con un religioso islamico, affermando anche di essere un buon maomettano, ma non fugando il dubbio sull'attesa di ben sette giorni (quante tracce di alcol o droga possono sparire dal corpo in così tanti giorni?), così come sulla motivazione (lo stesso padre di Beatrice sospetta che la ragione sia solo la "terra bruciata" fattaglia attorno dalle forze dell'ordine). Così come non ha fugato i dubbi sull'incidente in sé, dato che lascia perplessi che non si sia accorto di alcunché quella sera, considerando anche che la ragazza non era sola.

Potremmo anche ricordare che i nordafricani in Italia hanno tendenza doppia, rispetto agli italiani, ad essere protagonisti/causa di incidenti stradali [2 ottobre 2012], ma nel caso specifico ci interessa sottolineare qualcos'altro. Come sapete, il gip di Milano, Alessandro Santangelo, ha accolto la richiesta degli arresti domiciliari (anche perché l'omissione di soccorso non prevede misure cautelari?!), avanzata dall'avvocato difensore Giovanni Marchese, il quale ha affermato che il marocchino non sarebbe un pirata della strada.

Ora, anche senza il dubbio citato sui sette giorni di attesa, l'auto del nordafricano non aveva passato la revisione, per cui avrebbe dovuto circolare solo per gli obblighi di legge. E di certo non quella sera, per ragioni evidenti d'orario. Ora, che l'avvocato Marchese e il giudice Santangelo fantastichino come vogliono è evidente, ma che Gabardi El Habib non sia un pirata della strada è una panzana.

Gabardi El Habib, al contrario, è un pirata della strada e l'avvocato Giovanni Marchese e, soprattutto, il giudice Alessandro Santangelo hanno stravolto la realtà delle cose. Così come possiamo fare a meno di allogeni assassini come Gabardi El Habib, possiamo e dobbiamo fare a meno di "compatrioti" come Marchese e Santangelo. Soprattutto dobbiamo imparare a... prescindere rispetto a quanto "compatrioti" simili pensano o provvedono.

  • Si consegna il pirata della strada: «Ho chiesto consiglio all'imam» (Corriere della Sera, ed. di Milano, 17 luglio 2013):

Preso dal rimorso, ha chiesto consiglio all'imam della sua moschea. Ed è stato anche grazie ai consigli ricevuti dal religioso che El Habib Gabardi, marocchino, 39 anni, operaio e ambulante, oltre che buon musulmano, ha deciso di costituirsi per l'investimento mortale di Beatrice Papetti, di 16 anni. Secondo quanto si è appreso, infatti, l'uomo si è confidato durante il Ramadan ed è stato convinto a costituirsi. La decisione è arrivata sette giorni dopo l'investimento di «Bea». L'uomo si era già preoccupato di mettersi al riparo e aveva nascosto l'auto con i segni dell'incidente - un Peugeot Ranch blu metallizzato - nel garage di un amico, perché nessuno potesse vederla, notarla, o ricollegarla a lui. 

IL PADRE - «Non voglio sentir parlare di scuse, né di rimorsi di coscienza, voglio sia fatta giustizia, non voglio che accadano più tragedie così, o almeno che si tenti di non farle accadere più», ha detto Nerio Papetti, il padre di Beatrice. Papetti, che è un autista volontario della Croce Rossa ed è stato uno dei primi ad arrivare sul luogo dell'incidente dove è morta la figlia, ha detto anche di non credere ai motivi che hanno spinto il marocchino a consegnarsi ai carabinieri: «La storia del rimorso mi lascia molte perplessità. Dopo una settimana che era fuggito? Dopo aver nascosto l'auto e la tessera del telefono? No, non credo al rimorso: io credo che il cerchio si era ristretto attorno a lui e non aveva alcuna possibilità di sfuggire». Nerio Papetti mercoledì mattina era di turno sull'ambulanza («continuerò a fare quello che ho sempre fatto: soccorrere la gente»), mentre la mamma di Beatrice, Roberta, era a casa con la figlia più piccola e non ha voluto commentare l'arresto. «Scusatemi ma non riesco ancora a parlare», ha detto al telefono con un filo di voce.

LA CONFESSIONE - Durante la conferenza stampa tenutasi a Milano mercoledì mattina, il Capitano dei carabinieri di Cassano D'Adda Camillo Di Bernardo, che ha coordinato le indagini in seguito alla morte della ragazza, ha raccontato che il marocchino, al momento dello schianto, stava tornando a casa. L'uomo aveva intuito che il cerchio si stava stringendo intorno a lui e mercoledì verso le 23, dopo essersi consultato con il suo legale, si è costituito in caserma. A spingerlo alla confessione sono stati il rimorso e la paura di essere scoperto.

REVISIONE NON FATTA - L'uomo, separato e con un figlio di 7 anni, è scappato dopo aver investito la ragazza a bordo di una Peugeot Ranch blu metallizzato, probabilmente anche perché il veicolo non era a norma, non essendo stato sottoposto alla revisione periodica. I detriti trovati sul luogo si sono rivelati perfettamente compatibili con l'auto e con i pezzi mancanti di questa. I rilievi sull'auto hanno permesso di rilevare danni alla parte anteriore destra del veicolo, al parabrezza, al paraurti anteriore e la mancanza dello specchietto destro.

«NON L'HO VISTA» - «Non mi sono accorto della ragazza, ho sentito un urto ma non mi sono reso conto di aver investito una persona» ha dichiara to Gabardi El Habib ai militari. «Ho letto il giorno dopo sui giornali cosa era successo e ho capito di essere stato io» conclude l'uomo. Il 39enne ha portato la sua auto, la sera seguente, in un deposito privato a pagamento in via Frigia a Milano. Ora il veicolo è stato sequestrato dai carabinieri, che stanno effettuando dei rilievi per capire anche a che velocità andava. L'uomo è stato arrestato per omicidio colposo e omissione di soccorso e si trova ora in carcere a disposizione del magistrato.

  • Domiciliari al pirata della strada Il padre di Bea: «Uccisa due volte» (Corriere della Sera, ed. di Milano, 19 luglio 2013):

Gabardi El Habib, il pirata della strada che il 10 luglio ha travolto e ucciso a Gorgonzola la 16enne Beatrice Papetti, venerdì, è stato scarcerato.

IL PADRE DI BEA - Dura la reazione del padre di Beatrice, Nerio Papetti: «Le leggi italiane hanno ucciso mia figlia per la seconda volta», ha esternato il volontario alla guida dell'ambulanza, il primo a soccorrere la figlia travolta dall'auto. Papetti ha inoltre definito «assolutamente inaccettabile» la decisione del giudice di rimettere il libertà Babardi El Habib.

LA SCARCERAZIONE - A disporre gli arresti domiciliari è stato il gip di Milano. Il 39enne, operaio e ambulante, separato, con un figlio di 7 anni, risiede a Roncello, in Brianza. Dopo l'arresto il pm di Milano, Laura Pedio, titolare delle indagini condotte dai carabinieri, aveva chiesto il carcere come misura cautelare per il marocchino, mentre la difesa, con l'avvocato Giovanni Marchese, aveva chiesto i domiciliari, spiegando anche che l'uomo «non è un pirata della strada». Il gip di Milano, Alessandro Santangelo, dopo l'interrogatorio di garanzia di giovedì nel quale l'uomo ha risposto alle domande, ha deciso per gli arresti domiciliari, perché, da quanto si è saputo, è una misura idonea a garantire le esigenze cautelari: principalmente il pericolo di reiterazione del reato e poi quelli di fuga e di inquinamento probatorio. L'uomo, infatti, è accusato di omicidio ma nella forma colposa e c'è da dire anche che l'altro reato contestato, l'omissione di soccorso, non prevede la misura cautelare.

COSTITUITO - Una settimana dopo l'investimento, l'uomo si era costituito ai carabinieri ed era stato portato in carcere. Aveva detto di essersi confidato, durante il Ramadan, con l'imam della moschea che frequenta abitualmente: il religioso l'aveva invitato a costituirsi. In precedenza l'uomo si era preoccupato di mettersi al riparo e aveva nascosto l'auto con i segni dell'incidente - una Peugeot Ranch blu metallizzato - nel garage di un amico, perché nessuno potesse vederla, notarla, o ricollegarla a lui. Il cerchio degli inquirenti si stava comunque stringendo: colore e modello dell'auto erano stati già individuati ed era questione di giorni prima che l'uomo fosse comunque rintracciato. [...]

1 commento:

  1. Fossi il padre, replicherei l'azione del padre/Alberto Sordi nel film "Un borghese piccolo, piccolo"!

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