eh cookies

martedì 16 luglio 2013

2000-2013 - Il regalo di Bush e (soprattutto) Obama ai cittadini statunitensi

2000-2013 - Il regalo di Bush e (soprattutto) Obama ai cittadini statunitensi: tutti i nuovi posti di lavoro agli immigrati


L'abbiamo detto e ripetuto varie volte, sia relativamente alla realtà italiana, sia di altre nazioni occidentali, ossia che il multietnicismo non è solo una ideologia disastrosa in sé, se presa come reale convinzione dell'esistenza di una informe umanità globale, spalmabile, questa, ovunque senza patemi particolari, nella convinzione idiota che esistano i "diritti umani" e non i popoli, ossia le nature etno-culturali, cresciute in secoli di scelte, avvenimenti e radicamenti.

Ma il multietnicismo è disastroso anche per altre ragioni, in quanto con la retorica ricattatoria dell'accoglienza, peraltro illogicamente illimitata, si maschera, a pensar bene, l'incapacità, governativa e politica, di far coesistere tale accoglienza illimitata con le variazioni, anche brutali, dell'economia e delle risorse disponibili, rispetto ai bisogni dei cittadini autoctoni; ma, a pensar male, si maschera la volontà capitalistica attuale di liberarsi dell'incombenza di dover garantire sia lavoro che salari dignitosi ai propri concittadini, con la complicità governativa e politica, ovviamente. In questo secondo caso, tale illimitata libertà capitalistica trova un nuovo terreno fertile, senza dover delocalizzare, proprio nell'altrettanto illimitata accoglienza degli stranieri (dove "accoglienza" è chiaramente termine quanto mai ipocrita).

Avevamo, tempo fa, segnalato un po' di dichiarazioni dal punto vista delle minoranze negli USA, risalenti agli anni Novanta e più indietro nel tempo, compresa quella della vedova di Martin Luther King, in cui si mostrava preoccupazione per l'immigrazione lasciata crescere senza freno [14 aprile 2013]. Sia queste dichiarazioni, che quelle più numerose provenienti dai bianchi, sono state lasciate cadere nel vuoto (allora come oggi). Come sapete, attualmente Barack Obama porterà avanti la regolarizzazione di 11 milioni di stranieri irregolari, facendo leva sia sulla retorica che sono lavoratori che servono, sia che sono persone ormai in qualche maniera radicate nel territorio statunitense. La retorica del "tanto ormai stanno qua" dovrebbe lasciar molto diffidenti, anche per le prospettive future, ossia che ciò possa invogliare altri stranieri a provare la sorte.

Ma, rimanendo all'immediato passato e alla questione del lavoro, vediamo quali effetti ha avuto negli USA la nuova ondata di arrivi allogeni, considerando il periodo delle rispettive due presidenze di George W. Bush e di Barack Obama. E' utile il testo seguente: Immigrant gains and native losses in the job market, 2000 to 2013 (Steven A. Camarota / Karen Zeigler, Center for immigration studies, luglio 2013) [versione PDF, con collegamenti tra le note]

Vediamo alcuni dati lì riportati:

  • nel periodo 2000-2013, se consideriamo che gli autoctoni (di qualunque appartenenza etnica) hanno rappresentato il 65% della nuova potenziale forza lavoro, mentre gli immigrati il restante 35%, risulterà che questi ultimi hanno però avuto il 100% dei nuovi posti di lavoro [si veda la Figura 1].
  • sempre nel periodo 2000-2013, se gli autoctoni hanno rappresentato un incremento, sulla forza lavoro totale, di 16,4 milioni, mentre gli immigrati 8,8 milioni, risulta però che mentre questi ultimi hanno guadagnato 5,3 milioni di posti di lavoro, gli autoctoni ne hanno perso 1,3 milioni [Figura 2].
  • se si considerano i vari anni, dal 2000 al 2013, si noterà come nella gran parte di essi il saldo perdita-guadagno di posti di lavoro sia stato favorevole per lo più agli immigrati, ma dal 2008, anno del primo insediamento di Barack Obama, ciò abbia avuto un incremento ancor più significativo [Figura 3].
  • se si considerano i gradi di istruzione, si noterà, per semplificare, che mentre gli autoctoni laureati hanno perso meno del 5% dei posti di lavoro, i cittadini meno istruiti hanno perso circa il 14% (a tutto favore, chiaramente, di stranieri, spesso altrettanto o persino meno istruiti) [Figura 8 e Tavola 4].
  • se si considerano le etnie, i bianchi hanno perso il 7% dei posti di lavoro, gli "ispanici" il 9%, mentre gli afro-americani il 10%, tutti con una maggiore flessione dal 2008 di Barack Obama (e tutti, anche in questo caso, a vantaggio degli immigrati) [Figura 9 e Tavola 7].

Tra i testi citati, c'è anche lo studio di Christopher L. Smith, della Federal Reserve, il quale afferma che c'è chiara correlazione tra la diminuzione dell'occupazione per i giovani statunitensi e l'aumento degli immigrati, essendo questi diretti concorrenti, nel mercato lavorativo, dei primi. (The impact of low-skilled immigration on the youth labor market, Christopher L. Smith, Journal of Labor Economics Vol. 30, No. 1 (January 2012), pp. 55-89 [questa è l'edizione a pagamento aggiornata]) [si può visionare anche l'edizione del 2009 gratuita, dal sito della Federal Reserve]

Questo è doppiamente interessante, in quanto molti giovani tendono ad indebitarsi per portare avanti gli studi universitari. (Studenti U.S.A. sul lastrico, debiti oltre 1100 miliardi di dollari!, Medo, Vita nel Petrolitico, 27 giugno 2013)

Ora, immaginate il sommarsi e il crescere rispettivo di indebitamento e di concorrenza alloctona. Qualcuno potrebbe dire: "ma perché continuare a studiare?". Per sperare (senza assoluta certezza) di togliersi dalla concorrenza alloctona e dal rischio di lavori poco tutelati e pagati. Ma, continuando a studiare, ci si mette nelle mani delle banche, nel mentre che la politica e il Governo di Washington lasciano entrare sempre più concorrenti stranieri nel mercato del lavoro e le aziende, almeno quelle che non delocalizzano, non stanno propriamente puntando a salari più alti per i propri dipendenti. Proprio un bel futuro attende gli statunitensi. E parliamo della più grande potenza mondiale!

1 commento:

  1. Idem come sopra, in occidente: http://diavolineri.net/ospitalieri/dal-2000-al-2013-posti-di-lavoro-creati-solo-per-immigrati/

    RispondiElimina