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domenica 16 giugno 2013

Lettera alla Lega Nord

Lettera alla Lega Nord: sul caso della consigliera Dolores Valandro e su Kashetu Kyenge


  • Il seguente messaggio è stato inoltrato per email sia alla Lega Nord che alla Lega Nord Veneto. Qualora rispondano alla stessa, pubblicheremo la risposta. In ogni caso, questo messaggio ci serve anche per pubblicare alcune considerazioni rispetto a certe dichiarazioni della Kyenge, prescindendo dalla stessa Lega Nord.

Brevi considerazioni su Dolores Valandro e Kashetu Kyenge e sulle trappole della comunicazione

Egregi responsabili della Lega Nord e della Lega Nord Veneto,
sono Lif, autore di Euro-Holocaust (http://euroholocaust.blogspot.it/), piccolo blog di controinformazione identitaria nazionale. Scrivo le seguenti righe in seguito alla solita piccola tempesta mediatica che investe un vostro esponente politico. Mi riferisco alla infelice frase di Dolores Valandro sullo stupro ai danni del ministro Kashetu Kyenge, detta "Cécile". Inutile rimarcare quanto già abbondantemente rimarcato dai mezzi d'informazione. Ciò che è sbagliato è sbagliato.

Ma, nonostante questo, vi invito a ragionare su due punti, tra loro collegati: il primo punto riguarda proprio la questione comunicativa. Premetto che non intendo specificarvi se sono o non sono un militante o un elettore leghista, perché ritengo che questo sia solo un dettaglio. La Lega, infatti, rimane, nonostante tutto, ancora il più grande partito in Italia definibile come identitario. Perciò le sue vicissitudini, in senso lato, possono interessare qualunque identitario italiano, leghista o non leghista, padanista o non padanista. Premesso ciò, torniamo alla questione comunicativa.

Rimango sempre stupito dalla forma che assume la comunicazione politica in Italia, cui la Lega Nord non rappresenta una eccezione, dove, se da un lato abbiamo partiti e movimenti politici di limitato coraggio (non entro nel dettaglio, ma basti vedere le non-scelte politiche degli ultimi anni, specie in campo economico e specie nei rapporti subalterni con l'Unione Europea), dall'altro abbiamo, in molti gruppi, una pletora di dichiarazioni e uscite estemporanee, che lasciano sospettare persino una mancanza di accordo di base sulla visione di fondo delle cose e sulla maniera di incidere nella realtà.

Rimanendo alla questione dell'immigrazione e delle identità etno-culturali, quello che voglio dire è che è quasi inutile scandalizzarsi delle parole della Valandro, così come, in altre occasioni, di quelle di Mario Borghezio o altri, se non si riconosce, dal punto di vista comunicativo del partito, la diversa sensibilità proprio di soggetti come Borghezio, Valandro o altri. Cioè, se non si riconosce che quel linguaggio è semmai frutto di una incapacità complessiva, sia partitica, sia più generale della società italiana attuale, di dar conto degli avvenimenti in corso e, soprattutto, dei possibili e probabili pericoli all'orizzonte.

Nel guardare il panorama degli esponenti leghisti, andiamo da una minoranza in cui gli accenti anti-immigrazione sono fortemente presenti, anche in maniera scomposta e disordinata, ad altri (molti di più?) dove simili accenti sono deboli o assenti o persino impensabili, nonostante la natura identitaria della Lega Nord. Tutto ciò non può essere derubricato solo come varietà delle personalità dei differenti esponenti leghisti o risultato dei loro differenti impegni, col rischio di dissimulare una mancanza di condivisione dei valori fondamentali.

E veniamo al secondo punto, più importante, ossia quello della questione immigratoria (ossia di alcuni valori fondamentali). Un partito identitario dovrebbe agire e comunicare nell'ottica degli interessi, in senso lato, del proprio popolo. Ogni analisi, dichiarazione e azione dovrebbe riguardare ciò. Persino il rimediare ad un errore (ad esempio: una frase infelice) dovrebbe condividere tale impostazione necessaria.

Mi chiedo, pertanto, perché, dal punto di vista comunicativo, la frase della Valandro abbia prodotto solo l'espulsione della stessa (che non discuto) e una richiesta di scuse. Entrambe le cose denotano il piegarsi alla logica altrui. Ripeto: non discuto l'espulsione, né le scuse, ma la mancanza di una contemporanea presa di posizione identitaria, a contrasto delle posizioni multietniciste e vittimistiche di chi ha attaccato la Valandro.

Per chiarirsi: come sapete, Dolores Valandro ha scritto quel che ha scritto a commento della notizia dell'ennesima tentata violenza sessuale, da parte di un africano, a Genova, il 12 giugno, di due ragazze. Come sapete, gli allogeni rappresentano oltre il 30% degli autori delle violenze sulle donne per strada, pur rappresentando il 7% della popolazione nazionale.

Statistiche, nonostante tentativi di limitarne la gravità percepita, inquietanti e non abbastanza mediatizzate (si veda, al confronto, il fenomeno del femminicidio, su cui ci sarebbe da discutere).

Ad inizio mese, Kashetu Kyenge aveva espresso comprensione per la "rabbia degli immigrati", non considerati italiani da molti, affermando di immedesimarsi in loro. Ricordiamo che settimane prima c'era stata la strage milanese causata dal ghanese Mada Kabobo, ma anche la dichiarazione della stessa Kyenge di essere italo-congolese e di non voler recidere le proprie radici.

Questo reticolo di dichiarazioni e avvenimenti tragici mostrano l'immagine non di una società "meticcia", come in altra dichiarazione afferma sempre la Kyenge (in maniera presuntuosa, da parvenue della società italiana), ma, ovviamente, il contrario, ossia il crescere bubbonico di un contraddittorio e violento venir meno dell'ordine sociale e dell'identità autoctona, sommati a molteplici e contrastanti interessi, lobbistici o etnici o economici.

La Lega, pur avendo mostrato qualche iniziativa dopo la strage milanese, non sempre risponde a tono a numerose altre dichiarazioni e prese di posizione pubbliche dei vari alfieri del multietnicismo, in maniera da evidenziare contraddizioni e punti deboli di questi ultimi. Ad esempio, la citata "rabbia degli immigrati" di cui ha parlato la Kyenge è una evidente provocazione nei confronti dell'Italia autoctona. E', in una maniera non gridata, una minaccia.

La Kyenge, dopo le parole della Valandro, ha affermato di essere contraria a forme di linguaggio violento. Ma la sua affermazione sulla "rabbia degli immigrati" lascia intuire, alla luce della reale violenza allogena, specie dei fatti dello scorso maggio, una giustificazione per quest'ultima forma di violenza. Non intendo dire, ovviamente, che Kyenge spinga alcuno a fare alcunché, ma, dal punto di vista comunicativo, lei usa la "rabbia" e (senza citarla espressamente, ma bisognerebbe essere sciocchi a non intuirlo) la reale violenza fisica per disarmare l'indignazione solo verbalmente espressa di chi ha posizioni non-multietniciste e non-immigrazioniste. Una sorta, quindi, di vergognoso ricatto morale.

La Lega finisce per lasciare l'incombenza della comunicazione anti-immigrazionista ai mal di pancia estemporanei di alcuni militanti ed eletti, senza costruire un discorso coerente e persistentemente duro riguardo le mille menzogne del multietnicismo, dagli "immigrati come ricchezza" al "rilancio dell'Italia grazie agli stranieri", e senza sfruttare dati e fatti esistenti e ben conosciuti, che possano mettere in dubbio quelle menzogne.

Il consigliere veneto Federico Caner ha affermato che la frase della Valandro rischia di vanificare il lavoro della Lega. Ma, semmai, dovrebbe essere la Lega stessa a precedere, dal punto di vista comunicativo, sia uscite disgraziate come quella della Valandro, sia, soprattutto, le mille affermazioni ideologiche di personaggi come Kashetu Kyenge, Laura Boldrini, Andrea Riccardi e chi più ne ha più ne metta.

E' comunicazione, non azione politica. Si può capire che l'azione politica debba venire a patti con chi ha altre posizioni, ma la comunicazione no. Essa è più libera, fluida in senso positivo. Il suo referente non è l'altro politico, ma la gente comune, la propria comunità, la propria nazione. Perché andare dietro alle posizioni dei multietnicisti, invece che preoccuparsi (e per tempo) di comunicare il giusto ai propri concittadini?

Terminando qui e scusandomi della lunghezza della presente, vi auguro un buon lavoro e vi saluto,

Lif di euro-holocaust

5 commenti:

  1. Intanto Luca Zaia, presidente leghista della Regione Veneto, ripete a memoria le classiche baggianate degli alfieri della mondializzazione.

    Sollevo il tema dei bambini che sono nati qui e vanno a scuola qui – ha detto – sui quali un ragionamento al di la’ dello ius soli debba essere fatto anche perche’ spesso parlano il dialetto quasi meglio di me. Sono bambini che in molti casi hanno identita’ veneta e non quella del Paese d’origine della loro famiglia, cosa che e’ accaduta spesso ai nostri emigranti”.

    Fonte: ImolaOggi del 17/06/2013

    Roblif

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  2. Uscite come quelle di Zaia servono soltanto a rendere un partito come la Lega inutile, non a far maturare il dibattito sull'immigrazione, che non dovrebbe prescindere dalla propria identità e ad essa dovrebbe dare il posto centrale tra le principali preoccupazioni.

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  3. Cittadinanza. Maroni: "Ius soli? Pronto a discutere, no tabù"

    "Dibattito anche su posizioni un po' ortodosse"

    Milano, 19 giugno 2013 - "Sui temi sono pronto a discutere di tutto, anche di chi ha posizioni che appaiono un po' eterodosse rispetto alla posizione tradizionale della Lega".

    Il leader della Lega e presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, commenta così le aperture del governatore veneto Luca Zaia sullo ius soli.

    "E' giusto che ci sia un dibattito. Per quanto mi riguarda non ci sono tabù. Quello che non accetto sono le polemiche e gli attacchi personali".


    Fonte: http://www.stranieriinitalia.it/attualita-cittadinanza._maroni_ius_soli_pronto_a_discutere_no_tabu_17351.html


    "Non ci sono tabù", che è un altro modo per dire "non abbiamo un punto fermo sulla questione". Curiosamente sono proprio le forze politico-culturali favorevoli al processo della mondializzazione ad avere i loro "tabù" strenuamente difesi, mentre chi occupa ruoli istituzionali e si dichiara formalmente identitario soffre di sbandamenti a capogiri, a quanto pare. Bene, ora sappiamo che il segretario federale della Lega Nord e il presidente leghista della Regione in cui la Lega ha il maggior peso specifico (scusate se è poco!) non hanno una posizione chiara e netta sullo ius soli.

    Roblif

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    1. Per fortuna io, ex elettore della lega, ho maturato da tempo un punto fermo su quel partito guidato da traditori (esattamente alla pari di tutti gli altri, visto che in tanti anni ho provato un po' tutte le ricette della politica, dai più moderati ai più estremisti, destra-sinistra-centro e sfumature cromatiche varie, trovando sempre lo stesso sapore: merda marcia). I dirigenti -- ottime capacità per pessime intenzioni. E' un assioma, non serve dimostrarlo (anche se si può farlo con facilità).

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  4. "Non ci sono tabù", che è un altro modo per dire "non abbiamo un punto fermo sulla questione". Curiosamente sono proprio le forze politico-culturali favorevoli al processo della mondializzazione ad avere i loro "tabù" strenuamente difesi, mentre chi occupa ruoli istituzionali e si dichiara formalmente identitario soffre di sbandamenti a capogiri, a quanto pare.: ecco la ragione di questa lettera alla Lega.

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