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mercoledì 26 giugno 2013

Ignazio Marino lascia il centro storico di Roma agli (immigrati) abusivi?

Ignazio Marino lascia il centro storico di Roma agli (immigrati) abusivi? Su un punto del nuovo progetto di decoro del centro storico romano

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Il nuovo sindaco di Roma, Ignazio Marino [foto sopra, con venditore abusivo annesso], avrebbe intenzione di dare il via ad un nuovo piano di decoro per la zona capitolina di Piazza di Spagna. Tra i punti rimarcati, ce n'è uno estremamente negativo, ossia l'intenzione di integrare le masse di venditori abusivi stranieri, trovando loro una occupazione regolare nella riqualificazione della stessa zona cittadina.

Perché si tratta di una idea deleteria?
  • significa negare l'inutilità dei commerci o, meglio, spacci di questi venditori abusivi, per lo più stranieri. Vendere carabattole, borse e scarpe contraffatte, ombrelli di pessima qualità, bibite conservate in maniera dubbia, ecc., il tutto di provenienza opinabile, non è di utilità pubblica, ma tutto il contrario.
  • negare tale inutilità è un modo per nascondere la verità su quegli immigrati, ossia la loro stessa, personale, inutile permanenza nella città. Vendere robaccia e farlo ripetutamente, per giorni e mesi e anni, non significa avere un posto, inteso come lavoro e come senso, ma solo riproporre e amplificare il disordine sociale.
  • tale idea è piegarsi ad un fenomeno imposto esternamente e forzatamente alla zona o alle zone di azione degli abusivi. La vendita abusiva prescinde dai negozi regolari presenti nelle zone stesse, come è facilmente verificabile in qualunque città italiana. Gli abusivi vendono ombrelli vicino a negozi che già vendono ombrelli (di qualità migliore); vendo acqua e altre bibite vicino a chioschi e bar (che conservano acqua e bibite meglio); vendono borse e scarpe taroccati vicino a negozi di scarpe o articoli femminili (che vendono prodotti originali); ecc. Oppure, vendono prodotti non in linea col carattere storico di certi quartieri, tipo giocattoli di dubbia provenienza e fattura tra statue e fontane rinascimentali o caldarroste nelle vie eleganti.
  • trattandosi di un fenomeno imposto esternamente, il togliere quegli abusivi da quel commercio non significa eliminare lo stesso commercio. Uno, perché è da valutare se dietro gli abusivi ci sia un racket (con tutto quel che ne può conseguire). Due, perché, se pur non ci fosse un racket, toglierli produrrebbe un vuoto commerciale, in quanto danneggerebbe tutta una serie di produttori e distributori, i quali vorrebbero rientrare in gioco in qualche maniera. Perciò, servirebbe un piano integrato in tutto il territorio comunale (e forse oltre), con un forte contrasto di quella modalità di commercio, partendo dal produttore (magari cinese, con fabbrica in Italia o in Cina) al venditore (spesso pachistano o bengalese o subsahariano o nordafricano).
  • tale idea rischia di essere un semaforo verde nei confronti dell'immigrazione irregolare. Integrare quelle masse di venditori abusivi è un modo per dire che un posto disponibile lo si trova comunque. Il potenziale immigrato potrebbe pensare che tanto vale rischiare, ché qualche politico o associazione troverà comunque il modo di piazzarlo. Basta insistere. Tutto il contrario di una idea ordinata di gestione della cosa pubblica, con una visione di lungo periodo, rispettosa dei cittadini.
  • l'idea di integrare questi individui nasce solo dalla loro persistente presenza in un dato luogo. Ciò non cambia, come già detto, la natura inutile della loro stessa presenza. Ma la loro presenza e, peggio ancora, l'idea di integrarli nel tessuto commerciale e sociale cittadino, per di più nei centri storici più belli, oltre che trasformarsi in mezzo d'attrazione per ulteriori e nuovi immigrati e abusivi, rischia di trasformarsi in smacco per gli autoctoni, in particolare delle periferie. Immaginatevi ora il risultato: il bengalese Ahmed, o chi per lui, che, da cinque anni in Italia e vendendo abusivamente fiori o ombrelli, trova lavoro in un negozio (già esistente o creato apposta) del centro di Roma, mentre Simone, o chi per lui, cinquantenne operaio della periferia cittadina, senza lavoro da più di un anno, sta nel suo quartiere aspettando un assegno di disoccupazione che tarda da sei mesi (certo, ci sarebbe una "soluzione": gli italiani che fanno concorrenza agli immigrati venditori abusivi e lavoratori irregolari. E' questo che si vuole?).

In ogni caso, profilandosi così le cose, "integrazione" è termine che prospetta scenari almeno un po' contradditori. Basti pensare al fatto che altrove, ossia nella zona romana di Trastevere, i commercianti arrivano ad abbassare le serrande, per protesta contro gli abusivi.

A proposito: notate anche voi che il termine "integrazione" ha un suono meccanico e sgradevole, quasi sinistro?

Video con dichiarazione del sindaco Ignazio Marino (Corriere della Sera, 25 giugno 2013)

Video con dichiarazione di Giovanni Battistoni, presidente dell'Associazione Via Condotti, via della moda adiacente a Piazza di Spagna. Dichiarazione molto perplessa rispetto al progetto del sindaco (Il Messaggero, 26 giugno 2013)

P.S.: dando un'occhiata al curriculum vitae di Ignazio Marino, c'è da chiedersi perché, con quelle competenze ed esperienze, voglia poi fare il politico. E' come gettare perle ai porci (e senza entrare nel merito delle sue idee, spesso non condivisibili).

  • Marino ai commercianti di piazza di Spagna «Piano per il decoro integrando gli abusivi» (Luca Zanini, Corriere della Sera, ed. di Roma, 25 giugno 2013):
I commercianti chiamano, il sindaco risponde. Non sono passate 48 ore dalla denuncia del Corriere della Sera e dall'appello dell'Associazione piazza di Spagna affinché il primo cittadino si recasse a constatare di persona degrado e abusi che deturpano l'area, che ecco Ignazio Marino fendere la folla ai piedi della scalinata di Trinità de' Monti a bordo della sua bicicletta, seguito da una pattuglia di vigili a pedali ( http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/13_giugno_23/notti-alcoliche-piazza-spagna-2221810354905.shtml ). Il primo cittadino ha dovuto anche scampanellare per far scansare dalla sua traiettoria alcuni venditori irregolari. Per ora la visita è arrivata in pieno giorno, anche se la denuncia riguardava soprattutto le notti alcoliche tra birre, vetri rotti e camion bar, animate anche da ambulanti abusivi. 

ALLE SPALLE DI IGNAZIO - E in piazza di Spagna Marino ha incontrato gli operatori commerciali della zona mentre, alla luce del sole, vari extracomunitari proponevano ai turisti bibite, fiori, ombrellini, fotografati alla sue spalle come documenta il servizio di Corriere.it. A sorpresa, però, il sindaco non ha promesso di far sloggiare gli ambulanti: piuttosto, ha detto, vanno integrati in un progetto di decoro che dia loro lavoro.

GLI SCHEDATI DEL 2011 - Marino sorprende con un atteggiamento diametralmente opposto a quello della precedente giunta Alemanno, che nel 2011 mandò i vigili ad effettuare periodici blitz nel Tridente contro gli extracomunitari ed arrivò a «marchiare con braccialetti identificativi gli abusivi, sollevando polemiche a non finire èper l'inedita schedatura degli immigrati dediti a attività di strada per sbarcare il lunario ( http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_maggio_25/braccialetti-a-immigrati-ambulanti-abusivi-brogi-190725214347.shtml ). Secondo il nuovo sindaco invece, gli extracomunitari possono essere integrati «con una proposta che parta dalla legalità».

TUTELARE GLI AMBULANTI - Il sindaco ha attraversato tutta la piazza, suonando il suo campanello tra i venditori ambulanti di ombrellini e souvenir. Poi Marino ha chiesto alla vicepresidente dell'Associazione Commercianti di Piazza di Spagna e Trinità dei Monti, Chiara Bedini, di preparare una proposta per migliorare il decoro urbano in questa zona della Capitale integrando gli extracomunitari ambulanti. «Abbiamo chiesto alla vicepresidente Bedini - ha detto - di presentarci un progetto che ci aiuti a migliorare il decoro urbano di questa parte della città. All'interno di questo progetto sarei molto felice se potessero essere introdotti dei parametri che permettano agli extracomunitari che vendono fiori e ombrelli quando piove di avere un'occupazione».

PRESI ALLA SPROVVISTA - Bedini, proprietaria del ristorante - sala da tè «Babington's» in piazza di Spagna, avrebbe giudicato la proposta - a detta del primo cittadino - «interessante», promettendo che l'Associazione che rappresenta molti proprietari di locali importanti nella zona l'avrebbe studiata. Ma in realtà gli operatori della zona sarebbero rimasti non solo sorpresi, ma spiazzati, presi alla sprovvista dal blitz del sindaco. Marino ha quindi sottolineato: «Credo che la strada migliore sia quella di integrare chi in questo momento ha un lavoro precario o non ha un posto di lavoro migliorando allo stesso tempo il decoro urbano di questa zona stupenda della nostra città». La proposta che il sindaco attende dagli operatori commerciali dovrà «avere come parametri legalità, decoro urbano, e se possibile integrazione», e comunque escluderà l'occupazione selvaggia di suolo pubblico.

  • Trastevere abbassa le serrande - Residenti e negozianti: stop abusivi (Gabriele Isman, La Repubblica, ed. di Roma, 24 giugno 2013):
Abitanti e negozianti di Trastevere uniti nella protesta: stamattina per la prima volta le serrande di 40 attività  artigianato di vetro, cuoio, legno, abbigliamento giovanile e oggettistica  resteranno abbassate per chiedere al sindaco Marino di intervenire contro l’abusivismo del quartiere. 

«Nei giorni scorsi  spiega Dina Nascetti, portavoce del Comitato Vivere Trastevere  abbiamo mandato una lettera protocollata in Campidoglio per raccontare dettagliatamente in caso ambulanti». Alla protesta di oggi non parteciperanno le attività di ristorazione che pure hanno sottoscritto il documento dei giorni scorsi con 151 firme per lanciare un grido d’allarme di tutte le realtà del quartiere contro l’abusivismo, piaga numero uno per chi vive e lavora a Trastevere. «Gli esercenti e i negozianti  prosegue Nascetti  pagano affitti importanti e tasse ma si ritrovano, come noi, le strade invase da ambulanti dal mattino fino alle 2 di notte. E anche i ristoratori hanno grossi problemi perché le vie qui sono strette».

L’elenco delle strade che oggi aderiranno all’inedita protesta è lungo e comprende via della Lungaretta, piazza Santa Maria in Trastevere, vicolo del Cinque, piazza Trilussa, piazza della Malva: luoghi dove, come dice Nascetti, «i vigili vengono soltanto se urliamo». Intanto però qualcosa si muove già: «Gli itineranti che vendono bigiotteria  conclude la portavoce   si sono divisi in cinque società e hanno perso i ricorsi al Tar contro l’ordinanza di Alemanno che, su nostra pressione, vietava loro di stare nel nostro municipio. Due delle società hanno già perso anche il ricorso al Consiglio di Stato».

  • Trastevere, residenti e negozianti "Stop alle bancarelle abusive" (Sara Vicarelli, La Repubblica, ed. di Roma, 24 giugno 2013):
Proteste a Trastevere contro l'abusivismo. Residenti e negozianti uniti per manifestare contro i venditori ambulanti che tappezzano le vie del quartiere con bancarelle e tappeti stesi a terra. Lunedì mattina 40 attività hanno abbassato le serrande per lanciare un segnale al sindaco Marino: "Basta venditori ambulanti". Passando per le stradine interne del quartiere, tra via della Lungaretta, vicolo del Cinque, via del Moro e via della Scala, si può leggere in un cartellone bianco, affisso alla vetrina di molti negozi, "chiuso per protesta".

Gli esercenti non ce la fanno più, esasperati dalle bancarelle che invadono le vie e che non permettono loro di commerciare liberamente. La "piccola Capri", così viene chiamata via della Lungaretta e dintorni dai residenti. Un'oasi, che però viene deturpata ogni giorno di più da degrado e abusivismo.

"Il mio negozio nemmeno si vede - dichiara Debora Cecchini, che vende bigiotteria in via della Lungaretta, 79 -, questa è la strada più importante della zona e viene rovinata dai tanti venditori che espongono tappeti in terra pieni di cianfrusaie".

Anche Zuliani Roberto che ha un'attività nella stessa via reclama: "Ho un tipo di clientela che non è da bancarella. La presenza di queste persone, danneggia me e il mio
lavoro". E ancora: "Chiediamo al neo sindaco di trovare al più presto una soluzione, il quartiere sta diventando più affollato di Porta Portese".

Conclude Dina Nascetti, portavoce del Comitato Vivere Trastevere: "Abbiamo mandato una lettera protocollata in Campidoglio. Non vogliamo passare per il municipio, vogliamo risposte direttamente dal sindaco".

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