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martedì 18 giugno 2013

Figli perduti d'Europa: Giuliano Delnevo, detto "Ibrahim"

Figli perduti d'Europa: Giuliano Delnevo, detto "Ibrahim"

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Nessuno pianga per il 24enne genovese Giuliano Delnevo, detto "Ibrahim", morto (non c'è ancora l'ufficialità) nei giorni scorsi in Siria, tra le fila dei terroristi sunniti anti-Assad.

Il giovane, convertitosi all'islam sunnita circa quattro anni fa, si era ormai avvicinato alla galassia terroristica, in particolare ai fondamentalisti ceceni, attivi nel confine tra Turchia e Siria.

Come italiani, chiediamo scusa al popolo siriano per le possibili sofferenze che un nostro connazionale confuso può aver causato, dopo la sua disgraziata scelta.

  • Siria, quel ragazzo italiano morto combattendo nel nome di Allah (Gian Marco Chiocci + Gian Micalessin, Il Giornale, 18 giugno 2013):
È morto in Siria combattendo contro il governo di Bashar Assad, ma non era siriano. E neppure arabo. Era di Genova, aveva in tasca un passaporto italiano ed era cresciuto in una famiglia che non aveva alcun legame con l'islam.

La storia del convertito Giuliano D., confermata a il Giornale da diverse fonti dell'intelligence e del ministero dell'Interno, è la tragica storia di un ventenne genovese innamoratosi dell'islam ed inghiottito dal richiamo del fondamentalismo e della guerra santa. Di lui pochi vogliono parlare. Anche perché subito dopo il primo viaggio al confine turco realizzato più di un anno fa, e già allora puntualmente segnalato ai nostri servizi segreti, sarebbe entrato in contatto con un gruppo di volontari ceceni. Proprio quell'incontro lo avrebbe portato ad unirsi ad uno dei gruppi più estremisti impegnati sul fronte della guerra civile siriana. Sulla sua fine non esistono per ora conferme ufficiali, ma diverse fonti istituzionali e d'intelligence interpellate da il Giornale concordano confidenzialmente sull'esito tragico della sua avventura. E comunque la presenza in Siria di un giovane genovese impegnato a combattere tra le fila dei ribelli viene confermata anche da Hamza Roberto Piccardo, il dirigente dell'Ucoi (Unione comunità islamiche) che oltre ad essere pure lui un convertito è anche di origini liguri. «Ho chiesto ai miei contatti e risulta effettivamente che uno di Genova si trovi in questo periodo in Siria, ma non sappiamo cosa gli sia successo» racconta dopo 24 ore di verifiche Piccardo. E quando il Giornale gli chiede se fosse veramente lì a combattere si mette a ridere. «Pensate ci sia andato in vacanza?».

La notizia - arrivata a il Giornale venerdì sera nel corso di un incontro non ufficiale con un alto esponente istituzionale - non viene confermata dalla Farnesina. I funzionari del nostro ministero degli Esteri interpellati sia domenica sia lunedì ripetono di non poter verificarla.

La tragica morte di Giuliano D. ci ricorda non solo quanto sia vicino a noi il conflitto siriano, ma anche i rischi che l'attrazione fatale esercitata sui musulmani residenti nel nostro paese ce li restituisca trasformati in combattenti fanatici, capaci non solo di adoperare armi ed esplosivi, ma pronti anche a minare la sicurezza interna del nostro paese. È già successo ai tempi della guerra di Bosnia quando dalla moschea di Milano partivano i volontari decisi ad aggregarsi alla Brigata internazionale jihadista in lotta con i serbi. Dai campi di battaglia bosniaci tornarono molti dei militanti che avrebbero trasformato la moschea di viale Jenner in uno dei capisaldi europei di Al Qaida.

Oggi, oltre a Giuliano D., sono passati per i campi di battaglia siriana, secondo fonti de il Giornale, almeno altri 20 jihadisti tenuti sotto stretto controllo dai nostri servizi segreti. A differenza del caduto genovese sono in gran parte immigrati di fede islamica arrivati in Italia da paesi arabi e del Maghreb, ma tutti avrebbero all'attivo almeno una trasferta a fianco dei ribelli anti Assad. La pericolosità di questa ventina di reduci jihadisti va considerata anche all'interno di un contesto europeo dai numeri assai più elevati ed assai più inquietanti. Secondo Gilles de Kerchove, responsabile delle politiche anti terrorismo dell'Unione europea, gli europei che hanno combattuto in Siria sono circa 500. Stando ad un rapporto del King's College di Londra i reduci originari di 14 paesi europei sono invece oltre 600 e rappresentano tra il 7 e l'11 per cento di una legione straniera islamica che conta dai 2000 ai 5mila volontari. Il contingente più elevato risulta quello britannico con effettivi che variano fra i 38 e i 134 combattenti. Subito dopo arrivano il Belgio, la Francia e l'Olanda con 107, 92 e 84 volontari nei momenti di massimo affollamento.

6 commenti:

  1. ROMA - Sarebbero 45-50 le persone partite dall'Italia per combattere con i ribelli in Siria. Lo riferiscono all'Ansa esponenti della Comunità del Mondo arabo in Italia: gli "italiani" si troverebbero soprattutto nel Nord della Siria e tra questi ci sarebbe anche una donna. La notizia, confermata anche da fonti siriane nel nostro Paese, arriva dopo quella dell'uccisione in Siria di Giuliano Ibrahim Delnevo, un giovane genovese che si era convertito all'Islam e aveva scelto di unirsi alle forze che si oppongono al regime di Bashar Al Assad.

    Secondo una fonte del governo di Damasco, diverse centinaia di occidentali hanno combattuto al fianco dei ribelli e sono attualmente nelle mani delle forze di sicurezza siriane. La vicenda di Delnevo "non è un caso isolato", spiega la fonte. "Ci sono circa 300 occidentali in mano siriana", prosegue, "gli italiani sono sei o sette, secondo le mie informazioni", tutti "cittadini italiani convertiti all'Islam".


    Fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/18/news/siria_45_italiani_con_i_ribelli-61372535/

    Roblif

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  2. Un'intervista breve rilasciata dal padre, che si dice orgoglioso del figlio perché sarebbe morto mentre cercava di aiutare un amico:

    http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/06/19/news/mio_figlio_morto_da_eroe_e_oggi_sono_orgoglioso_di_lui-61400619/?ref=fbpr

    Estrapolo dall'intervista le ultime 3 domande e risposte, le uniche che mi sembrano degne di qualche attenzione:

    Perché Giuliano si è convertito?
    "In Italia ha avuto poche chance, non aveva voglia di studiare, fallì in un concorso per carpentiere. Forse con l'opportunità giusta non si sarebbe trovato su una strada senza ritorno".

    Suo figlio come ha conosciuto l'Islam?
    "Era a Ancona per un lavoretto e ha incontrato degli immigrati musulmani, è diventato amico loro e poi si è convertito. Era molto rispettoso dei principi del Corano".

    Suo figlio si era sposato con una marocchina?
    "Sì, l'aveva conosciuta via Internet, e si erano sposati in Marocco, io avevo passato lunghi periodi con loro".


    Roblif

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  3. Bah! Riguardo il genovese, leggendo quell'intervista, perché ho l'impressione che gli mancasse una figura paterna degna di questo nome?

    Comunque sia, di "parenti di Mohammed Merah" in Italia non penso proprio che ne abbiamo bisogno.

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  4. Prima di perdere il figlio, era già il padre ad essere perso.

    Roblif

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  5. Martellando il metallo tenero (un cervello debole) e caldo (di giovane età) con un adeguato numero di colpi anche non troppo energici si riesce a plasmarlo facilmente. Se ne ricordino, i genitori dalle gonadi facili e dall'impegno precario: se abdicano al proprio ruolo e lasciano AD ALTRI il compito di formare le menti dei figli finiscono per perderli, se va bene, o a ritrovarseli nemici in casa. Del resto, chi è causa del suo mal pianga se stesso, no?

    P.S. Chi non se la sente di figliare, in definitiva non è costretto. Ma forse anche costoro hanno un cervellino morbido morbido e sono molto sensibili alla propaganda con la quale le dirigenze amano imbottirci da mane a sera (guardare con critica attenzione qualche cosiddetta fiction per rendersi conto di cosa intendo).

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  6. estraggo un punto di Aldo

    "...la propaganda con la quale le dirigenze amano imbottirci da mane a sera (guardare con critica attenzione qualche cosiddetta fiction per rendersi conto di cosa intendo)."

    certamente, oltre alle propagande vere e proprie e ai brainwashing, o a quelli delle scuole coraniche in odore di terrorismo,
    proprio le fiction presentano tutto un armamentario NWO...ne sono il veicolo suadente, per mostrare quanto sia bella la "nuova civiltà" realizzata.

    A volte penseresti che lo sceneggiatore sia Napolitano, non è così:-)...è che alle spalle hanno gli stessi diktat da far passare: per es. gaiezza, multikulti, "integrazione", "culture" ed usi altrui parificati ai nostri, tutte le religioni sullo stesso piano, occidentali mostrati sempre passivi e cedevoli, imposizione del mito non Rousseauiano del 'buon selvaggio'-sempre-e-comunque riveduto e aggiornato, concetti forzati e irreali, ma portati al limite programmatico, poi calati in un fittizio ed inesistente clima facile ed accettevole verso tutte queste novità imposte, per plasmare il pubblico (sempre pagante) in base ai nuovi modelli.

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