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martedì 11 giugno 2013

A proposito della conferenza dirittumanista "State of the Union" e di un documento dell'ONU di 13 anni fa

A proposito della conferenza dirittumanista "State of the Union" e di un documento dell'ONU di 13 anni fa: il genocidio europeo come risultante di determinati stili di vita, assenza di efficaci politiche di natalità e mancata riorganizzazione delle società europee dal punto di vista formativo-lavorativo


Il mese scorso si è tenuta a Firenze l'annuale conferenza "State of the Union", promossa dall'Istituto Universitario Europeo, istituto di ricerca e formazione finanziato dall'Unione Europea. Alla conferenza hanno partecipato politici, docenti universitari e giornalisti allo scopo di discutere della questione della "cittadinanza" nell'Unione Europea, sia dal punto di vista dell'integrazione tra Stati e popoli europei, sia in riferimento alle masse allogene immigrate. (Lo Stato dell’Unione: diritti umani e migrazione per l’Europa di domani, Quattrogatti.info, Il Fatto Quotidiano, 18 maggio 2013)

The State of the Union 2013

Programma (si vedano le sessioni C e D, più quella pomeridiana, tutte riguardanti questioni attinenti l'immigrazione. Tra i partecipanti, Cecilia Malmström, Tariq Ramadan, Giuliano Amato, Kashetu Kyenge e, nel finale, Laura Boldrini) [in PDF]

Come sempre, tali occasioni pubbliche presentano i soliti nomi, come sempre concordanti sulla questione dei diritti umani e dell'accoglienza indiscriminata, come sempre mai coadiuvata da analisi sui limiti socio-economici di tale accoglienza. E, come sempre, l'essere cittadino europeo non viene discusso nell'ambito dei veri cittadini europei, ma collegato alla presenza di stranieri immigrati, come se i diritti degli europei dovessero essere tali sempre e solo in funzione della presenza degli stranieri e non (eventualmente) della propria storia e identità. Come se essere europeo dipendesse dall'immigrazione extra-europea.

La conferenza "State of the Union" dimostra, mai ce ne fosse ancora bisogno, di come il discorso pubblico sull'immigrazione venga sviluppato senza coloro che dubitano dell'ideologia immigrazionista e senza discutere le mille contraddizioni che l'immigrazione di massa produce, sia per ciò che concerne la questione "integrazione" (con le sempre più numerose violenze e rivolte allogene, proprio in quei Paesi dove gli stranieri sono maggiormente assistiti e da più anni presenti), sia per quanto riguarda il proiettarsi verso il futuro, con l'assenza di progetti volti alla natalità autoctona, alla difesa del lavoro (conta solo il sostegno alla crescita, che peraltro neanche c'è a livello continentale, come in molti singoli Paesi, oppure bisogna anche valutare la qualità del lavoro, anche dal punto di vista degli stipendi e del costo della vita? Si veda la questione dei working poors), ma anche la questione dell'identità europea e della sua difesa (tenendo presente le culture e non l'ideologia dominante europeista).

  • Un documento dell'ONU di 13 anni fa

Nel 2000, il Dipartimento degli affari socio-economici dell'ONU pubblica un rapporto riguardante non semplicemente le prospettive demografiche di alcune nazioni sviluppate, tra cui l'Italia, ma l'idea della "migrazione di rimpiazzamento" come mezzo per rimediare alla bassa natalità. "Migrazione di rimpiazzamento" significa, ovviamente, genocidio.

Si giudica come inevitabile il declino demografico, senza discutere se ciò sia realmente un male, specie di fronte a due fenomeni, apparentemente opposti, ossia l'aumento dello sviluppo tecnologico, da un lato, e l'assottigliarsi delle risorse naturali, dall'altro. Si considera, inoltre, la possibilità eventuale di una crescita della natalità come insufficiente a ritrovare livelli sufficienti, secondo, ovviamente, i parametri fallimentari degli ultimi decenni per ciò che concerne il nesso lavoro-tasse-pensioni (e, altrettanto ovviamente, senza riferimento ai citati sviluppo tecnologico e risorse naturali).

Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations?

Press Release (17 marzo 2000)

Ad esempio, per l'Italia si prospetta la necessità di circa 6500 immigrati annuali per milione di abitanti, ossia circa 370.000 immigrati all'anno, che è grosso modo quanto realmente essi sono cresciuti annualmente (dal 1.300.000 all'inizio dello scorso decennio ai 4.600.000 degli ultimi anni), fermo restando il discorso sugli irregolari (discorso problematico, di difficile valutazione e risoluzione, stanti le attuali generazioni di magistrati e vertici delle forze dell'ordine e di politici, incapaci di controllare e proteggere il territorio italiano, in senso generale).

Al di là dell'Italia, si fa presente, nel rapporto, che i nuovi immigrati sono necessari molto più per impedire l'invecchiamento della popolazione che per contrastare il declino demografico. Il concetto, che per alcuni può apparire sensato (le famose "pensioni pagate dagli stranieri"), è in realtà una ulteriore assurdità logica, dato che innesca la rincorsa all'abbassamento dell'età media, possibile solo in due modi: quello delle società tradizionali, con molti figli per famiglia (e magari tante morti tra la popolazione adulta); oppure con l'aumento indiscriminato di stranieri, senza considerazione per l'invecchiamento di questi ultimi e senza considerazione per la tenuta sociale complessiva, per le risorse disponibili, ecc. Soprattutto, senza considerazione per l'aumento della popolazione nazionale totale.

La popolazione cresce e cresce l'impoverimento della stessa (le cose sono due: o gli immigrati portano sfiga oppure i conti, chi governa l'Italia, ma non solo l'Italia, non li sa fare).

  • Oggi

Dall'apparire di quel documento dell'ONU, nulla è stato fatto dall'Unione Europea e dalle nazioni interessate dallo stesso rapporto, Italia compresa, per la propria popolazione autoctona. Si è scelta la strada della crescita caotica, spesso foraggiata da miliardi di euro buttati in programmi di assistenza o in associazioni di volontariato, per rimpinzare il sogno multietnicista della pseudo-Europa accogliente e multicolorata (che poi tende sempre al marrone). In questi 13 anni, si sarebbe potuto frenare l'immigrazione di massa, accogliendo soltanto i rifugiati politici autentici, riorganizzando il lavoro in senso continentale, per ovviare alle crisi periodiche di alcune aree europee, valutando l'impatto dell'aumento o della diminuzione della popolazione in rapporto alla capacità di assorbimento del mondo del lavoro e alle spese sociali sostenibili dalle varie nazioni europee.

Si veda il seguente grafico:

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I dati riportati sono impressionanti: indicano che nell'Unione Europea un cittadino ogni dieci non sta trovando prospettive per il futuro e ben un giovane ogni quattro. Ora, in particolare tra questi ultimi, è possibile che una parte di essi siano allogeni, ma lo siano o non lo siano, queste percentuali mostrano l'assenza dell'Unione stessa. L'Unione Europea (la pseudo-Europa, la falsa Europa) non organizza alcunché. Lancia solo perle contraffate di presunti diritti umani di minoranze etniche e sessuali, di decisioni contrarie alle economie locali europee, di politiche dal fiato corto di sostegno alle decisioni NATO o USA o ONU.

Il fatto che, escludendo i paesi germanofoni e l'Olanda, tutte le nazioni europee vedano percentuali di giovani sotto i 25 anni disoccupati dal 20% in su non è un fatto "normale". E' la dimostrazione che l'Unione Europea non ha perseguito alcuna politica per il futuro della gioventù europea, ossia per il proprio futuro.

Che quelle percentuali possano riguardare anche giovani allogeni non cambia di molto la questione. Significa, semmai, che in tutti questi anni, si è lasciato crescere sacche sempre più ampie di comunità straniere, senza che le nazioni europee avessero modo, per mezzi e organizzazione, di sostenerne la presenza. Si è lasciato e si lascia spazio solo alla retorica dirittumanista e multietnicista. Solo spazio alla chiacchiera. Spazio tolto, ovviamente, alla crescita delle proprie popolazioni.

E' da circa un decennio che la denuncia contro l'immigrazione massificata è presente in maniera un po' costante, anche se non in maniera pervasiva (almeno a livello politico) quanto servirebbe. Una parte consistente delle élites dominanti, non solo politiche, non ha voluto ascoltare realmente, concretamente, tale denuncia, lasciando crescere quelle masse allogene, nel mentre, ancora più grave, che crescevano i motivi che avrebbero condotto alla crisi economica attuale, con le prospettive negative non ancora diradate (né diradabili ipoteticamente).

Si è lasciato crescere la delocalizzazione extra-europea e il sistema incoerente del debito e del credito tra aree (contrapposte) europee, i cui effetti nefasti li vediamo nell'attuale crisi economica, con nazioni stritolate da debiti non frenati da una Unione Europea mai vigile e depredate delle proprie aziende. Tale pseudo-Europa, però, pretende l'accoglienza e lo fa, tanto per non cambiare, senza proporre limiti, come nel caso di conferenze inutili come "State of the Union", dove boriosamente si parla di accettare come "verità" la vulgata idiota dell'accoglienza indiscriminata. (Migrazione e integrazione: che cosa ci chiede l’Europa?, Quattrogatti.info, Il Fatto Quotidiano, 21 maggio 2013) Come la Germania poteva prestare denaro alla Grecia all'infinito, senza alcun controllo e con i risultati che sappiamo, così l'Unione Europea vuole l'accoglienza indiscriminata di stranieri, con i risultati che incominciano a vedersi da alcuni anni (Francia, Regno Unito, Italia, Olanda, Norvegia, Svezia...). Il meccanismo è lo stesso.

L'Unione Europea e probabilmente l'Occidente in generale hanno scelto il genocidio e il (contradditorio) liberismo economico come mezzi per un loro sogno recondito, ossia la mutevole e infinita possibilità delle forme e delle esperienze, senza la presenza di limiti e confini. Ciò che in natura era ed è ovvio, così come nell'esperienza delle società e culture umane, ossia la molteplicità, nell'attuale Occidente è divenuto frenesia e compulsione della moltiplicazione e dell'accettazione di stili di vita anche contradditori e confliggenti tra loro, in prospettiva anche tragicamente. Con i risultati dell'impoverimento economico e dell'annientamento delle identità etno-culturali. Hanno scimmiottato la vita e il risultato che hanno prodotto è grottesco e mortifero: in Grecia i ragazzini muoiono di fame; in Italia, in una manciata di anni i suicidi per ragioni economiche sono aumentati del 40%; ecc. Alle scimmie non resta che gridare "al lupo! al lupo!" o al "pericolo fascista" per distogliere l'attenzione. Nel mentre, presto verranno circondate dalle fiamme.

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