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lunedì 6 maggio 2013

Martiri europei: Ilaria Leone

Martiri europei: Ilaria Leone

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La 19enne livornese Ilaria Leone viene uccisa il 1 maggio scorso, dopo un tentativo di violenza carnale. Il probabile assassino (perché molti indizi portano a lui) sarebbe lo spacciatore senegalese Ablaye Ndoye [foto sotto, a dx], di 34 anni.

La morte della povera Ilaria, se confermata nei termini diffusi dai mass media, è significativa per due ragioni: una prima ragione è l'abitudine malsana di molti giovani, anche di buona famiglia ed essi stessi sostanzialmente di buona indole, ad accompagnarsi o frequentare, anche saltuariamente, personaggi ambigui e di dubbio valore, autoctoni o stranieri (Ilaria conosceva Ndoye e l'aveva incontrato, col gruppo di amici, in qualche occasione in precedenza). Frequentare spacciatori africani, sul cui passato e presente non c'è da giurarci, non è una scelta intelligente a prescindere. Frequentare soggetti "sfuggenti", perché divertenti o curiosi o diversi o chissà che altro, è... molto cinematografico e televisivo, ma poco furbo.

Una seconda ragione, che cade all'uopo in questi giorni, è la questione dell'espulsione degli stranieri irregolari e clandestini. Come sapete, il ministro italo-congolese Cècile Kyenge [foto sotto, a sx], ha affermato che andrebbe eliminato il reato di clandestinità in Italia. Che è come dire porte aperte a chiunque.

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E' uno dei tratti caratteristici dell'ideologia multietnicista quello del rifiutare limiti o del non proporre dati spartiacque. Non esiste, mai, un tetto all'immigrazione, alla capacità di recepimento di masse allogene, e così via. Sembra che le leggi della fisica, le risorse nazionali e la pazienza degli autoctoni siano infinite e infinitamente manipolabili a piacimento di questi ubriachi della pseudo-società multietnica.

Le parole dell'italo-congolese Kyenge sono di ieri. E sempre di ieri sono le parole dei famigliari di Ilaria, i quali affermano che la morte della ragazza è causata dalla non applicazione della legge sull'espulsione degli stranieri irregolari. Ndoye, infatti, era ben conosciuto alle forze dell'ordine e, più volte in passato, gli era stato intimato di lasciare il territorio nazionale.

Questa contemporaneità di opposti punti di vista, bagnati dal sangue della giovane Ilaria, danno il senso della follia ideologica in corso. Sulla pelle dei nostri concittadini.

  • Livorno, la famiglia: “L’omicidio di Ilaria evitabile con l’espulsione degli irregolari” (Il Fatto Quotidiano, 5 maggio 2013):
Ilaria Leoni, la 19enne trovata uccisa in un uliveto nel livornese, prima di morire ha subito un tentativo di violenza sessuale. A rivelarlo l’autopsia eseguita sul corpo della ragazza che ha evidenziato tracce di un tentativo di penetrazione. I residui biologici, secondo quanto emerso fin’ora tracce di sperma, sono al vaglio del Ris. La famiglia della giovane uccisa ha espresso il proprio rancore per la morte della ragazza attraverso i propri legali. “L’omicidio di Ilaria era evitabile”, perchè “generato dalla malata ed inapplicata procedura riguardate l’espulsione degli irregolari”, hanno dichiarato i familiari della ragazza.  ”Pur ringraziando tutte le Autorità che con celerità, serietà e competenza si stanno occupando del caso si chiede con forza e determinazione al ministro dell’Interno, al Questore e Prefetto di Livorno, di conoscere le reali ragioni per le quali non si è data effettività ai decreti di espulsione”. In una nota firmata dagli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza, la famiglia ha poi sottolineato che “Ilaria, contrariamente ad alcune descrizioni distorte, era generosa, vera, solare e lavoratrice, come tutta la famiglia di appartenenza, una giovane, che crescendo viveva con curiosità le sue esperienze, come succede a migliaia e migliaia di ragazzi italiani”. “Amareggia e sconvolge, invece, i familiari, il fatto che – prosegue la nota – il presunto omicida sia uno spacciatore, noto alle forze dell’ordine, violento, perché con precedenti penali specifici, per reati commessi anche nella piccola comunità toscana, irregolare in quanto destinatario nel tempo di plurimi decreti di espulsione, ancora una volta mai eseguiti, che gli hanno permesso di delinquere, sotto gli occhi di tutti, nonostante il suo status”.

Ilaria non è morta strangolata, come sembrava dalle prime ricostruzioni, bensì soffocata dal suo stesso sangue dopo un violento pestaggio. Sul corpo della ragazza sono stati infatti riscontrati anche numerosi segni che fanno ipotizzare un’azione violenta ripetuta e prolungata. La 19enne è stata colpita molte volte a mani nude alla testa e al collo. Nel resto del corpo non ci sono particolari segni di violenza, fatta eccezione per qualche livido sulle gambe. La dinamica è ancora da chiarire, ma le lesioni rilevate sulla schiena della vittima indicherebbero che dopo aver subito l’aggressione, presumibilmente in un punto più in alto del pendio rispetto a dove poi il corpo è stato ritrovato, la ragazza era ancora viva e che quindi potrebbe poi essere stata trascinata giù, già in stato di incoscienza, da una sola persona, escludendo la possibilità di complici.

Ablaye Ndoye, il senegalese di 34 anni fermato dai carabinieri, “è stato ancora interrogato ma ha continuato a non ammettere la colpa“, ha riferito il procuratore di Livorno Francesco De Leo ( http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/03/omicidio-livorno-giovane-senegalese-sotto-interrogatorio/581993/ ). L’uomo ha smentito  tutte le testimonianze, anche quelle fatte dai suoi connazionali, dicendo di essere stato incastrato. Ma il suo alibi non pare essere fondato. Ndoye ha raccontato di aver dormito in spiaggia la note dell’omicidio, dopo aver cenato in un ristorante della zona dove nessuno lo ha visto. Il fermato ha però ammesso di conoscere Ilaria e di aver fumato hashish con lei e i suoi amici. Smentisce però di aver preso il telefonino della giovane, ritrovato nello zaino del senegalese.

Il pm ha inoltre confermato che tra gli elementi che hanno portato all’individuazione del 34enne c’è anche la denuncia fatta da un connazionale del fermato: l’uomo si è rivolto ai carabinieri dopo che Ablaye Ndoye gli avrebbe chiesto di cancellare la memoria del telefonino della vittima. “Sembra che il fermato – ha aggiunto De Leo – non fosse gradito alla comunità che lo ospitava, ma che venisse tollerato per il loro senso del dovere”.

6 commenti:

  1. Era un delinquente. Spacciava e dicono fosse anche violento. Clandestino o no, il suo destino delinquenziale sarebbe stato lo stesso. Lo sbaglio è che nessuna autorità italiana lo abbia riaccompagnato nella sua africa.

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  2. Dirò di più: lo sbaglio è far entrare e circolare, senza verificare PRIMA, chi è e cosa fa, vuole e comporta. Se questo senegalese è effettivamente l'assassino (come pare sia, ma ora c'è anche il dubbio su eventuali complicità), parliamo di qualcuno che si presentò come richiedente asilo. Morale della favola: la richiesta d'asilo non è una parola magica per lasciar passare chicchessia. E non solo perché molte domande d'asilo vengono respinte, ma perché prima e durante la domanda di concessione e soprattutto dopo un eventuale diniego, ci dovrebbe essere un controllo ferreo dei richiedenti. Invece, nulla. Le donne vengono respinte o accettate, ma per il resto nessun controllo. Anche questi sono i risultati

    Comunque, mi sa che su questa storia ci si tornerà.

    A proposito, su Porta a Porta ho visto poco fa la migliore amica di Ilaria. Nell'aspetto mi ha ricordato quel genere di ragazzi che alcuni chiamano "punkettini", che sono una via di mezzo tra punkabbestia molto giovani e più puliti e frequentatori di centri sociali, ossia il genere di persone che capita frequentino spacciatori e clandestini, come se fosse la cosa più ovvia di questo mondo. Facciano pure. L'importante è che poi non piangano...

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  3. Lif,a questa poveretta va tutta la mia umana comprensione, ma credevo che la definizione "martiri d'Europa" qualificasse chi si sforza di lottare e difendere per la nostra sovranità e identità come è avvenuto per Haider, per Pim Fortuyin, come per Milosevic. Chi se la va a cercare mi pare piuttosto una "vittima designata". Detto ciò l'assassino deve essere punito e rimpatriato nelle loro galere, non nelle nostre. Perché dover tenere in galera a nostre spese è perfino troppo poco.
    C'è un'altra cosa. Le nostre autorità non rimpatriano gente allogena che è senza documenti senza considerare che non avere documenti è da considerare un reato in sé.

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  4. No, Nessie. Anche nel vecchio blog, con questa etichetta intendevo quelle morti tragiche, eccellenti o comuni, che denotassero la violenza intriseca del caos multietnicista e globalista. In pratica, martirio non come testimonianza attiva della persona consapevole (in senso cristiano, ad esempio), ma come esempio epocale dell'episodio violento. Da questo punto di vista, persino "chi se la va a cercare" può essere martire (ovviamente, subendo passivamente e inconsapevolmente). Invece, la categoria "martiri italiani" (con al momento il solo nome di Enrico Mattei) rispetta i canoni che dici tu (almeno in senso sovranista), essendo una categoria declinata in senso storico.

    Lif non-loggato

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  5. La ministra congoloide, non paga di voler cancellare i confini nazionali, chiede anche l'affirmative action per garantire posti di lavoro riservati agli immigrati nella pubblica amministrazione. L'affirmative action, traducibile in italiano con il termine "discriminazione positiva", altro non è che una politica discriminatoria applicata già da tempo in USA, Gran Bretagna e Francia a svantaggio dei cittadini autoctoni o etnicamente europei.

    http://www.imolaoggi.it/?p=50138

    Roblif

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  6. x Roblif: a volte mi chiedo tutta questa "ricchezza", nelle terre d'origine di molti stranieri, che poi la si vorrebbe portare qui in Italia, dove stia. O si riduce, se c'è, a petrolio e minerali? Ma la ricchezza derivante dall'intelligenza e dalla cultura? A parte le solite Cina e India e poco altro, ma tutte le altre nazioni che cosa realizzano di così necessario e bello o all'avanguardia o interessante? Che "ricchezze" producono il Congo o il Pakistan?

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