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mercoledì 22 maggio 2013

Martiri europei: Dominique Venner

Martiri europei: Dominique Venner

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La morte dello storico e scrittore identitario francese Dominique Venner sta facendo discutere molto. Il suo suicidio, avvenuto ieri nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, viene presentato come dovuto alla questione "omosessualista", ma basta leggere le righe di commiato, da lui lasciate, per capire che tale questione si lega ad un questione ben più ampia, ossia il genocidio in atto in Europa, ad opera di una potente minoranza (le cui coordinate culturali e antropologiche vanno ricercate tra liberalismo, progressismo, massonerie e dirittumanismo), nell'indifferenza dei più, compresa l'ancora potente Chiesa Cattolica, non particolarmente preoccupata rispetto al tema della natalità autoctona e del rimpiazzo etnico (genocidio), quanto semmai dal florido business delle ONG e delle associazioni di volontariato (spesso pagato), col dubbio che la stessa Chiesa sia ormai rintracciabile in quelle coordinate, che non altrove.

Ed è, probabilmente, questa la ragione del suicidio di Venner nella più famosa cattedrale parigina, ossia il silenzio, spesso, e la timidezza, sempre, delle gerarchie cattoliche e del Vaticano, anche solo nei riguardi di un tema che dovrebbe essere di immediato interesse e di immediata reazione da parte degli stessi, in termini chiari, forti, decisi e possibilmente coraggiosi. Si sa, la Chiesa Cattolica in Francia non gode di un seguito paragonabile ad altre nazioni, ma le manifestazioni degli ultimi mesi contro matrimonio e, soprattutto, adozione "omosessualisti" sono un segnale importante. Cavalcando ciò, avrebbe potuto, se voluto, bloccare la Francia, non lasciando solo associazioni e singoli individui sfilare per le strade, ma portando avanti coordinate azioni di sciopero in ogni ambito della vita sociale e lavorativa.

Il futuro che dirà? La Chiesa Cattolica vorrà convivere con l'espandersi dell'ideologica adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, ad esempio e non solo in Francia? O deciderà che alcuni limiti vanno fissati, realmente e non solo per principio, magari durante una predica nella chiesetta di cemento del quartiere? Perché se un tema così "immediato" come questo non scuote in maniera decisa le gerarchie cattoliche, temi più complessi e di ampia portata, come il genocidio, il dominio tecnocratico e capitalistico sul mondo, la predazione della Natura, ecc., che possibilità avranno di venir affrontati dalle stesse gerarchie? Sfugge che non si cambia il mondo dando solo la pagnotta al povero, né lo si "salva"?

Il gesto tragico di Venner viene dipinto e commentato da molti nei modi più diversi, con oscillazioni estreme che vanno dal rispetto alla derisione e all'incitamento che ciò avvenga ancora, sino alla solita attivista dell'organizzazione Femen che, topless d'ordinanza, ha inscenato un finto suicidio nella stessa Notre Dame, dileggiando sia Venner che la stessa cattedrale. Quest'ultimo gesto, in particolare, finisce per sottolineare, per assurdo, il sacrificio di Venner, piuttosto che infangarlo, proprio per la mancanza di sensibilità nei confronti del luogo e dei possibili astanti da parte dell'organizzazione Femen. E' come se venisse detto: vedete, questo è ciò che viene fatto oggi a tutto ciò che è sacro.

Intendiamoci, Venner non era cattolico praticante, né probabilmente credente. Ma è indubbio che certe questioni fondamentali possano far convergere ambienti differenti, anche in maniera non esplicitata, come il suicidio di un probabile ateo in una cattedrale. E non si creda che tale gesto sia semplice debolezza di un vecchio. I suicidi clamorosi, per quanto sbagliati nel loro togliere persone motivate dall'orizzonte dell'esistenza, sono anche dichiarazioni violente, bagnate e battezzate dal sangue.

Un suicidio non dovuto a ragioni totalmente personali, ma inquadrabile in una questione nazionale o religiosa o altro, è sacrificio propriamente detto (Jan Palach, Mohamed Bouazizi, quanti altri?). E' sangue che chiama sangue. E' sangue che produce eventi. Da questo punto di vista, coloro che stanno allegramente e gaiamente invitando gli "altri Venner" a compiere lo stesso gesto, non stanno facendo altro, non consci, che rispondere a quel richiamo.

P.S. (non collegato): sembra che a Genova sia morto un certo Andrea Gallo...

Blog di Dominique Venner

  • Perché mi do la morte (Dominique Venner, via NoReporter, 22 maggio 2013):
Sono sano di spirito e di corpo e s ono innamorato di mia moglie e dei miei figli.
Amo la vita e non attendo nulla nell'al di là, se non il perpetrarsi della mia razza e del mio spirito.
Cionondimeno, al crepuscolo di questa vita, di fronte agli immensi pericoli per la mia patria francese ed europea, sento il dovere di agire finché ne ho la forza; ritengo necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci sopraffà.
Offro quel che rimane della mia vita nell'intenzione di una protesta e di una fondazione.

Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale Notre Dame de Paris che rispetto ed ammiro, che fu edificata dal genio dei miei antenati su dei luoghi di culto più antichi che richiamano le nostre origini immemoriali.
Quando tanti uomini vivono da schiavi, il mio gesto incarna un'etica della volontà.
Mi do la morte al fine di risvegliare le coscienze addormentate. Insorgo contro la fatalità. Insorgo contro i veleni dell'anima e contro gli invadenti desideri individuali che distruggono i nostri ancoraggi identitari e in particolare la famiglia, nucleo intimo della nostra civiltà plurimillenara.
Così come difendo l'identità di tutti i popoli presso di loro, insorgo contro il crimine consumato nel rimpiazzo della nostra popolazione.

Essendo impossibile liberare il discorso dominante dalle sue ambiguità tossiche, appartiene agli Europei di trarre le conseguenze.
Non possedendo noi una religione identitaria cui ancorarci, abbiamo in condivisone, fin da Omero, una nostra propria memoria, deposito di tutti i valori sui quali rifondare la nostra futura rinascita in rottura con la metafisica dell'illimitato, sorgente nefasta di tutte le derive moderne.
Domando anticipatamente perdono a tutti coloro che la mia morte farà soffrrie, innanzitutto a mia moglie, ai miei figli e ai miei nipoti, così come ai miei amici fedeli.
Ma, una volta svanito lo choc del dolore, non dubito che gli uni e gli altri comprenderanno il senso del mio gesto e che trascenderanno la loro pena nella fierezza.
Spero che si organizzino per durare. Troveranno nei miei scritti recenti la prefigurazione e la spiegazione del mio gesto.

4 commenti:

  1. Non mescoliamo i martiri di un certo spessore politico-culturale, i veri e coerenti identitari come Venner, con un prete rosso la cui ultima provocazione era auspicare un papa omosessuale che si affaccia al balcone a fare outing. Gran bel pezzo Lif, molto bravo come sempre.

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  2. A Londra ce n'è un'altra. Decapitato un soldato con un machete:

    http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/mondo/2013/05/22/Londra-aggressore-mani-insanguinate_8750152.html

    Un altro efferato crimine multikulti.

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  3. Domani, nella scuola ove lavoro, affiggerò il commiato di Venner. E poco importa che fino ad oggi neppure sapessi chi era - quel che conta son le parole del testo che ha lasciato.

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  4. x Aldo

    il commiato affisso come è stato accolto?

    x Nessie

    Solo una piccola provocazione, per un santino supermediatizzato.

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