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mercoledì 15 maggio 2013

Lettera agli amici di Daniele Carella

Lettera agli amici di Daniele Carella


Ho letto sul Corriere della Sera il messaggio che avete inviato al sindaco di Milano, Pisapia, in cui gli chiedete di cambiare il nome della vostra (e di Daniele) via, da Arturo Graf a Daniele Carella, per ricordare l'assurda morte del vostro amico.

Vorrei anch'io (molto umilmente, non conoscendo voi, né il vostro amico, né il vostro quartiere) che ciò avvenga, ma devo anche consigliarvi di non sperarvi troppo. Non per quello che si possa pensare o meno di Giuliano Pisapia, che comunque conta, ma perché certe cose avvengano è necessario che trovino un appoggio tra "coloro che decidono". E "coloro che decidono" sono a disagio rispetto alla strage compiuta da "Madman" Kabobo. Lo sono perché, nonostante le chiacchiere e le valutazioni ideologiche di benpensanti e clerici del "politicamente corretto", sanno che la situazione verificatasi sabato 11 maggio era, in realtà, annunciata. Dedicare la via a Daniele significherebbe una confessione di inadeguatezza troppo marcata per costoro. "Coloro che decidono" sono gli stessi che hanno causato la crisi economica che ha investito il nostro Paese e, pur causando tutto ciò (comprese centinaia di morti e decine di migliaia di fallimenti, ancora e ancora anche in questi giorni), non si sono flagellati, né hanno chiesto scusa. Pensate che rispetto ad una singola morte, quella di Daniele, da loro liquidata come "inspiegabile", ci possa essere, foss'anche d'accordo Pisapia, quella confessione che dicevo, con tanto di dedica cittadina?

Ma poniamo che si decida di farlo. Con quale cerimoniale? Con quali parole, la dedica? Considerando che molti, troppi parlano di "assurdità" per quanto avvenuto, su che basi dedicare qualcosa ad un morto? Che genere di testimonianza una morte può dare se questa morte viene dipinta come "inspiegabile"?

Voi stessi, nel vostro messaggio a Pisapia, dite questo, senza rendervi conto che l'assenza di significato rende la morte del vostro amico come quelle dei morti in un incidente aereo o sotto una valanga. Un caso sfortunato, nient'altro. Ma non si dedica una via ad un caso sfortunato... se non per nascondere qualcosa.

E cosa potrebbero nascondere? Vi cito quanto ho scritto in un testo che ho dedicato ad Ermanno Masini, uno degli altri uccisi dal clandestino ghanese:

Ma c'è un aspetto curioso, che non è stato rilevato: assodato che l'idea dell'appello non può essere dello stesso Kabobo, chi lo ha spinto ad appellarsi non ha provveduto poi a nutrirlo? L'appello sì, il tozzo di pane no? Capite? E guardate che questo vale come metafora di tutta l'onda caotica immigrazionista. L'immigrazione di massa in Europa e in Italia è precisamente questo: la legge sotto delirio ideologico sì, ma le condizioni materiali (sempre più difficili anche per gli autoctoni) a chi importano? I limiti a chi importano?

Come ho detto, la strage dell'11 maggio era annunciata. Tutti i fiumi di parole sull'accoglienza e la diversità sono menzogne inutili. Lo sono perché non esiste alcun progetto, in Europa, ma, peggio, in Italia, su cosa fare rispetto ai possibili numeri dei potenziali immigrati e dei reali clandestini, sul perché lasciarli entrare, su cosa fare rispetto alle esigenze delle nostre popolazioni autoctone e su come gestire materialmente (cibo, casa, lavoro, territorio, servizi, risorse, ecc.) il tutto. Chi parla di accoglienza, di "fratelli migranti", di incontro tra culture, ecc., parla di menzogne, perché non parla di limiti e, dopo non aver preso in considerazione questi, neanche ha il coraggio di rilevare seriamente la crescita, in tutta Europa, di ghetti e di zone in cui dominano leggi non scritte non europee. Zone in cui gli europei sono minoranza e tendono ad emigrare (Inghilterra, Francia, Olanda...); zone in cui non si vive più all'europea (Inghilterra, Francia, Olanda, Belgio, Svezia...); zone e nazioni in cui la violenza degli stranieri, poco importa se di prima o successiva generazione, è ben superiore a quella degli autoctoni.

In Italia, un crimine su tre è commesso da stranieri, pur essendo questi il 6 o 7% della popolazione. In Francia, gli africani hanno una propensione al crimine 4 volte superiore rispetto ai veri francesi. In Germania, quasi un crimine su quattro è commesso da turchi, nonostante essi siano il 5% della popolazione. In Inghilterra, il 67% dei crimini a mano armata e il 32% delle violenze sessuali sono compiuti da africani. In Belgio, il 20% dei crimini è opera di stranieri. Ad Oslo, praticamente tutte le violenze sessuali sono opera di stranieri. Ecc., ecc.

Tutti dati che circolano e che sono facilmente rintracciabili, volendo cercare, per poi aprire gli occhi. Non esiste, inoltre, alcun dato o elemento che faccia ritenere che le cose possano migliorare in futuro. Senza l'imposizione di limiti, si accoglie all'infinito e i risultati sono quelli che vediamo: distruzione etno-culturale delle popolazioni europee, ossia genocidio, e violenza sempre più diffusa, come nella strage in cui sono morti Daniele, Alessandro ed Ermanno.

Voi dite di voler parlare con "Madman" Kabobo. A che pro? Pensate che riuscirà a dire qualcosa di sensato, oltre ad incolpare "voci cattive" o dire "io volere mangiare"? Non perdete tempo con chi è egli stesso morto e piuttosto guardatevi realmente attorno. Nella vostra lettera a Pisapia parlate della vostra realtà, la via, il cortile. Ecco, io vi invito, invece, ad uscire dal cortile e dalla via ed a guardare oltre, a tutta l'Italia e all'Europa e a quello che sta avvenendo, nel silenzio o nell'indifferenza di troppi. Non cercate targhe sui muri, ma piuttosto ricercate le vere ragioni (che non dipendono solo dall'immigrazione, ovviamente) di ciò che sta rovinando piano piano la vita di sempre più italiani ed europei.

Ad un certo punto dite che voi avete perso un amico, ma l'Italia, con la morte di Daniele, ha perso un cittadino. Ottimo! Ma siate anche voi cittadini! Non accontentatevi di una via e di un ricordo, che nessuno vi contesta. Pretendete, però, che la verità emerga.

Non so se questa lettera voi la leggerete effettivamente, né so come reagireste ad essa. Ma mi auguro, da cittadino italiano, che certe tragedie non rimangano nell'alveo del ricordo dei conoscenti più intimi, ma divengano motivo di reale e severo confronto di idee, affinché, successivamente, si passi a migliorare, stavoltà sì, la società. Cosa che non sta avvenendo, perché si sta lasciando campo libero a chi preferisce il proprio ombelico ideologico, piuttosto che il bene della Nazione e dell'Europa.

Un saluto,

Lif del blog euro-holocaust.blogspot.it

Riferimento:

Gli amici di Daniele Carella: il sindaco gli dedichi la «sua» strada (Corriere della Sera, 14 maggio 2013)

6 commenti:

  1. Telepatia? L'ho appena pubblicata anch'io sui moduli dei commenti. Me l'hanno recapitata questa mattina. Una disgustosa melensaggine all'insegna dell'ipocrisia e della falsità. Insomma, una vera Pisapippa.

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  2. Visita di solidarietà ?!

    (ANSA) - MILANO, 15 MAG - Mada Kabobo, il 31enne arrestato sabato mattina per aver aggredito a picconate alcuni passanti in zona Niguarda a Milano uccidendone tre, a quanto si apprende, ha ricevuto la visita di un diplomatico ghanese. Sulla visita e' trapelato ben poco ma non e' escluso che il funzionario si sia impegnato a trovare un interprete che parli il dialetto di Kabobo. Il ghanese infatti si esprime solo con la lingua della sua zona di origine e conosce solo poche, stentate parole in inglese.

    Roblif

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  3. x Nessie: purtroppo temo che più che ipocrisia e falsità sia ripiegamento.

    x Roblif: potrebbe anche avere un senso. Peccato che il diplomatico dubito abbia portato con sé una richiesta per riprendersi in patria l'assassino.

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  4. No Lif. La gestione amministrativa di Pisapia a Milano è fortemente ideologica e ideologizzata. Lui infatti proviene dal Sel di Vendola. I milanesi che conosco io dicono che se la Moratti stava con le porte dischiuse, Pisapia si vanta di spalancarle. Ti assicuro che c'è una pericolosa escalation anche con altre etnie (rom, cinesi ecc.). Altro che ripiegamento!

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  5. x Nessie

    Ci siamo fraintesi. Non mi riferisco all'amministrazione di Pisapia, ma al senso della lettera degli amici di Carella. Il ripiegamento, temo, è il loro. Ho letto però che altri conoscenti dello stesso Daniele non sembrano essere d'accordo con la stessa. Ne parlerò.

    Lif non-loggato

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  6. Lif, adesso vedremo le esequie. Mi ci gioco non so cosa che cercheranno di dividere le funzioni dei poveri estinti colpiti e caduti nello stesso giorno, dalla stessa mano. Vedrai che faranno funzioni differenziate, per paura delle "dimostrazioni" e "strumentalizzazioni" (parola cara a Pisapia).

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