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domenica 5 maggio 2013

L'attentato a Palazzo Chigi di Luigi Preiti e due domande

L'attentato a Palazzo Chigi di Luigi Preiti e due domande: ecologia di sangue della crisi


Dalla seconda elezione di Giorgio Napolitano alla carica di Presidente della Repubblica, molte cose sono avvenute, nessuna delle quali positiva per il popolo italiano: la distruzione delle intercettazioni tra Napolitano e Nicola Mancino sulla trattativa Stato-Mafia, avvenuta due soli giorni dopo la rielezione (e si ringraziano il gip di Palermo Riccardo Ricciardi e i componenti della Corte Costituzionale, che hanno permesso ciò: abbiamo sempre bisogno, come cittadini italiani, di autorità che distruggano prove e cancellino tracce di verità!); quindi, il Governo di Unità Nazionale PDL-PD-Scelta Civica montiana (non richiesto né desiderato dai cittadini italiani, ma, potete giurarci, già preventivato quando si è portata avanti la precedente e breve fase bipartisan dei "dieci saggi") e guidato da Enrico Letta (governo già ribattezzato da alcuni "il Lettamaio". E scusate il francesismo); una scelta di ministri che porterà solo avanti l'agenda occidentalista attuale, ossia globalismo economico e dirittumanismo sociale e culturale (compresa Cécile Kyenge, che afferma di essere italo-congolese, ma naturalmente porta avanti solo le istanze allogene, in una Italia ed Europa che vedono i cittadini autoctoni sempre più impoveriti e disoccupati; oppure, compreso il dirottamento della pdellina Michaela Biancofiore ad altro incarico, rispetto all'iniziale sottosegretariato alle Pari Opportunità, su pressioni della lobby omosessualista); in ultimo, una opposizione confusa, frammentata e con poche idee (in particolare, il non essere opposizione, economica e culturale, all'attuale Unione Europea genocida, con argomenti che sarebbero, tra l'altro, facilmente rintracciabili con un po' di ricerca e studio).

  • Luigi Preiti

L'attentato del 28 aprile scorso, proprio nelle ore in cui i ministri del Lettamaio (riscusate il francesismo) giuravano fedeltà (non sappiamo più bene a cosa), si situa nel mezzo di questo caos voluto. Sapete tutto: il calabrese di Rosarno, Luigi Preiti (provocazione: così qualcuno la finirà di dire che in Italia si ribellano solo gli africani a Rosarno. Gli italiani sanno organizzare proteste più clamorose), dopo una attività imprenditoriale in Piemonte, fallita a causa della crisi, torna in Calabria, lavoricchiando saltuariamente, ma senza prospettive per il futuro. La condizione di neo-indigenza lo spinge alla febbre del gioco, nuovo morbo che le autorità nazionali hanno inoculato nella società italiana [14 novembre 2012]. Preiti, conosciuto come buon lavoratore e persona calma, secondo diverse testimonianze, decide, come sfogo per la sua condizione, di colpire/uccidere qualche politico italiano, andando sino a Roma, armato di pistola. Ecc., ecc. Questa è la versione neutra, senza fronzoli e ipotesi di complotto.

Sono ormai passati diversi giorni, ma il clamore del ferimento grave di alcuni carabinieri, lì, quel giorno, di fronte a Palazzo Chigi, da parte di Preiti, non è ancora terminato, venendo nutrito da spettri più o meno sbandierati convintamente o solo temuti di rivolte od omicidi mirati di politici. Le discussioni politiche, nei mezzi di informazione e comunicazione, sono sempre più screziate di ipotetici bagni di sangue.

Nel caso di Preiti, si è speso un po' di tempo a fantasticare complotti confliggenti, con, da un parte, Preiti al soldo della criminalità calabrese, in trasferta assassina a Roma (senza ipotesi sul perché, ma ci sono i dubbi sulla pistola con matricola abrasa e il cellulare "anonimo"), contro, dall'altra, Preiti al soldo dello Stato, col compito di creare le condizioni per giustificare aumenti di scorte e vigilanza e, in seconda battuta, repressioni delle libertà (avete presente la domanda, fatta da altri, sul perché nessun carabiniere abbia sparato contro Preiti?). Molto più semplicemente e probabilmente, Preiti è ciò che abbiamo detto più sopra, un italiano che, di fronte al potere politico attuale, in tempi di crisi, almeno intuitivamente, riconosce le colpe del primo rispetto alla seconda. Che riconosce l'esistenza di una colpa.

  • Il messaggio dei potenti: "Non sconfinate dalle vostre tragedie"

In altra occasione [8 aprile 2013], abbiamo contestato che si debba parlare di "poveri" e di "guerra tra poveri". Si deve parlare, nel caso dell'attuale indigenza di molti italiani, di defraudamento. Gli italiani sono defraudati del loro presente e, forse, futuro a causa di scelte operate (importa relativamente se con consapevolezza o meno) da un paio di generazioni di politici italiani ed europei, con complicità assortite di giornalisti, economisti, ecc. [26 marzo 2013] A meno di sorprese sui suoi scopi reali, quindi, Preiti è solo un italiano che ha subito, prima, e sentito, poi, l'ingiustizia della fase storica attuale, rispondendo in altra maniera rispetto ai ben più numerosi casi di suicidio degli ultimi anni e mesi e settimane.

Le ipotesi di complotto, però, hanno, specie se di provenienza istituzionale o dal giornalismo di sistema, lo scopo di intorbidire le acque, ossia rendere la figura di Preiti sulfurea. Non più un dramma individuale divenuto tragico, ma solo follia omicida. Il messaggio è (sempre prescindendo da complotti): "non vorrette mica imitare un povero pazzo, macchiatosi di un tentato assassinio?" Si aggiungono al tutto le biografie dei carabinieri feriti, specie il più grave, Giuseppe Giangrande, di cui viene sfruttata mediaticamente per giorni la figlia Martina. Quest'ultima è una comune ragazza italiana, senza, da quello che si è potuto intuire dalle sue parole, una particolare visione complessiva della realtà italiana e della tragedia nazionale in corso. Il desiderio (ripetuto), della giovane donna, di una riflessione di tutti è solo una conclusione chiusa in se stessa, non avendo mostrato altro se non il normale timore per la vita del padre. Non avendo mostrato una particolare coscienza politica o culturale, anche solo un accenno, quel "riflettere tutti" è un vicolo cieco. D'altronde, l'accenno al non perdonare, ai progetti personali futuri e all'affetto mostratogli da questo o quel personaggio pubblico, mostrano un ritratto di giovane donna, poco più che ventenne, colpita dalla recente morta della madre e, ora, da questo avvenimento. Ha senso prenderlo ad esempio? Ovviamente no. Bisogna portargli rispetto, ma sul resto della società non ha alcunché da dire (e nessuno pretende che lo debba avere, intendiamoci).

Farla diventare un esempio da imitare, però, è lasciar filtrare il messaggio che gli italiani "giusti", diciamo così, siano quelli che vivono della propria vicenda privata, senza sconfinare. Altro esempio sono i suicidi. Il suicida chiude in sé, senza sconfinare, la propria tragedia. Diventa motivo di articoli e dibattiti (di recente è arrivata la conferma che i numeri dei suicidi sono aumentati per la crisi), ma non viene dipinto negativamente, perché, se anche dovesse indicare responsabilità altrui, non incide su altri.

Il messaggio di chi detiene il potere o ne è servo/complice/corresponsabile è: "per quanto siamo noi la causa di milioni di tragedie individuali, il potere è nostro e lo useremo ancora secondo i nostri voleri. Non azzardatevi a oltrepassare i limiti della vostra quotidiana individualità".

Forse è anche per questo che si tenda a creare una sorta di opposizione tra Preiti e potenziali altri Preiti, da una parte, e i carabinieri feriti, dall'altra. Una sorta di ricatto morale, insomma, in cui l'unico gradimento mostrato è per chi è semplice vittima (e la vittima è, se rimane tale, borghese o in divisa, sempre e solo chiusa in se stessa). Ad esempio, in una manifestazione a Torino per il primo maggio, un gruppo di autonomi ha sfilato con un manifesto in cui venivano riportati i volti di Luigi Preiti e dei recenti suicidi marchigiani, Romeo Dionisi, Annamaria Sopranzi e Giuseppe Sopranzi, più alcuni volti dipinti di nero, come mille altre vittime sconosciute. Sotto questi volti, la scritta "La crisi uccide!". A noi pare una semplice constatazione, non l'esaltazione dell'omicidio. Per il quotidiano Il Giornale, invece, tale manifesto era l'esaltazione del solo Preiti e della sua azione solitaria. Eppure, lo stesso quotidiano ha sempre riportato i vari casi di suicidio con preoccupazione e in più occasioni si sono denunciati i rischi sociali della crisi. Che vuol dire "rischio sociale"? Non si penserà che possa essere solo "suicidio"?! Non si penserà, realmente, che, ipoteticamente, non si sconfini dal darsi solo la morte, di fronte all'insensatezza politico-economico-culturale delle autorità?!

  • Ecologia di sangue della crisi

L'atto compiuto da Preiti, quindi, al di là di teorie di complotto varie, è uno sconfinamento dall'ordinario. E' il cittadino che non si chiude in sé, ma oltrepassa la sua individualità, certo, colpendo poi all'impazzata, senza criterio o, perlomeno, non secondo il criterio iniziale (colpisce lo "scudo" del politico, non il politico stesso).

Il potere dominante comprende questo e ne ha paura. Chi detiene il potere desidera fare il bello e il cattivo tempo, in totale libertà: avendo prodotto la crisi, vuole anche essere il salvatore, che porterebbe a meglio rimarcare la distanza tra sé e il resto della società civile. Che confermerebbe il dominio della Casta (ma un parassita può essere altro che parassita?).

Ma in ciò, c'è la colpa decisiva di noi italiani, che, se votiamo, continuiamo a votare per i vecchi nomi, intesi come persone e come partiti, ma anche come concetti e retoriche.

Intendiamoci, le cose sono complicate: vari articoli e varie analisi segnalano che la retorica dell'austerità (specie legata alla questione del debito pubblico), a livello internazionale, potrebbe venir abbandonata a breve. Non crediamo che, negli anni passati, essa sia stata sposata per un semplice errore di calcolo, ma è probabile ci fossero anche altri ragionamenti, più oscuri. Così come non crediamo che l'abbandono dell'austerità, se ci sarà, avverrà per semplice riconoscimento di un errore economico-matematico, ma perché i detentori del potere hanno ravvisato che, più o meno ampiamente nelle varie realtà nazionali e più o meno episodicamente, si creano fenomeni e condizioni che mettono a repentaglio quello stesso potere. Un semplice calcolo d'interesse personale, che non viene mai sbagliato.

E veniamo al punto: al momento, non sappiamo se l'austerità verrà abbandonata effettivamente, né sappiamo che avverrà, qualora lo si facesse, ossia che scelte verranno portate avanti. Da chi ha sbagliato per decenni, possiamo attenderci miracoli? Ma se la situazione non si risolvesse, neanche in tempi medio-lunghi, un probabile risultato avverrebbe: sparirebbero i più "deboli" e rimarrebbero i più "forti". Questi "deboli" e "forti" di cui stiamo parlando sono i cittadini comuni, non categorie di altro genere, che non ci interessano. Chiediamo scusa per la brutalità del concetto, ma non nascondiamoci che, dopo centinaia di suicidi ed emigrazioni in Svizzera, Austria o altrove, non rimangano quelli che non vogliono/riescono ad abbassare la testa. Certo, rimarrebbero anche quelli che riescono, semplicemente, a sfangarla economicamente, ma sempre in una società problematica. Rimarrebbero, insomma, i più induriti, i più coriacei.

Ora, dopo questa brutale scrematura, i detentori del potere, a meno di miracoli socio-economici, si troverebbero di fronte una generazione antropologicamente nuova, ma cresciuta anche nel ricordo di quanto avvenuto nei decenni e anni passati, ossia cresciuta nel rancore, se non nell'odio o nel disprezzo. Immaginiamo che abbiate già capito, perciò, a meno che non si scoprano complotti dietro la vicenda di Luigi Preiti, quest'ultimo potrebbe essere l'alfiere di una nuova epoca. Il primo di una nuova generazione che non ha da perdere alcunché.

  • La domanda

Perché tutto questo interesse mediatico nei confronti dei carabinieri feriti? Da quando in qua l'ordinaria vita di un carabiniere, ferito nell'esercizio delle sue funzioni, interessa così tanto i mezzi di informazione? In mille altri casi (e tranne quelli più eclatanti, come le stragi di Capaci e via D'Amelio) ciò non avviene, anche quando il carabiniere viene ucciso. Tra l'altro, in altri decenni, di fronte a ferimenti e uccisioni di colleghi, lo Stato provvedeva ad aumentare gli stipendi. Stavolta, sembra non sia avvenuto. Perciò, medita carabiniere o tutore dell'ordine e ricordati che, prima che carabiniere o poliziotto o altro, sei un cittadino. Prima che carabiniere o poliziotto o altro, sei un italiano. L'ordine per l'ordine non è ordine. L'ordine lo si fa rispettare facendo il bene del poprio popolo, non inseguendo ideologie europeiste, dirittumaniste o altro. Ne sei consapevole, carabiniere o poliziotto o altro?

  • Una seconda domanda

Sfugge a qualcuno che, nei mezzi di comunicazione e di informazione e nell'ambito politico o in quello della magistratura o altrove, non viene posto il problema di chi debba pagare per la crisi e le centinaia di suicidi e i milioni di storie di disperazione e di fallimento imprenditoriale e personale? Sfugge a qualcuno che si tenta di far passare la storia socio-economica italiana degli ultimi due decenni come se fosse un semplice incidente, risolvibile con qualche deputato o senatore non rieletto e qualche pensione di politico appena ridotta? Sfugge a qualcuno che i carnefici non vengono rappresentati come tali e, cosa più grave, non vengono giudicati da alcun tribunale come tali?

2 commenti:

  1. Lif, mi hai colpito. Questa volta hai superato te stesso. So che la mia opinione vale poco, ma ci tenevo a esprimerla comunque. Conserverò quest'articolo e cercherò di farlo leggere ad altri.

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  2. Aldo, ti ringrazio dei complimenti. Un saluto.

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