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domenica 19 maggio 2013

Giuliano Pisapia ai funerali di Daniele Carella

Giuliano Pisapia ai funerali di Daniele Carella: operazione "simpatia" e ripiegamento


Avrete visto, quasi sicuramente, qualche servizio in tv o su internet, riguardo i funerali di Daniele Carella [13 maggio 2013]. Si è deciso, per i funerali delle tre vittime dell'assassino africano Kabobo, per il lutto cittadino, ma anche per la forma privata, in modo da farli separatamente. Da qui il sospetto che si sia voluto "annacquare", con la separazione delle tre cerimonie, la rabbia latente di molti.

Comunque sia, ai tre funerali hanno partecipato varie autorità milanesi e lombarde. Il sindaco Giuliano Pisapia ha partecipato sia a quello di Alessandro Carolè, sia a quello di Carella. In quest'ultimo, ci sono state anche contestazioni (non sappiamo in quello di Carolè). Nei giorni prima, un cugino di Carella, Roberto Testa, era arrivato a consigliare a Pisapia di starsene a distanza dalla cerimonia. Così non è avvenuto.

Da qui, l'inutile (perché innocua) passeggiata tra i presenti del sindaco, così come il successivo giro in macchina dello stesso assieme ad un ragazzino minorenne. Una banale operazione-simpatia, che non avrà risvolti di alcun tipo. Meglio sarebbe stato un giro tra le zone difficili di Milano, con un parente di Carella e qualche altro giovane, a discutere di ordine, servizi e illegalità diffusa.

Ma torniamo al funerale. Nel video che vedrete, ad un certo punto partono contestazioni di diversi presenti contro Pisapia. Qualcuno decide di frenare le contestazioni. In particolare, un ragazzo ventenne si fa avanti. Secondo Il Giornale sarebbe un amico dell'ucciso, un certo Nicolas. Il ragazzo afferma che il sindaco "è presente solo per Daniele, non per altre ragioni". Poi, lo ringrazia "a nome di tutta Milano", chiedendogli che "cose del genere non capitino più" (risposta di Pisapia: "dal male verrà del bene. Insieme ce la facciamo". Bah!? Insieme chi? Insieme con chi?).

[VIDEO] Pisapia al funerale di Daniele Carella: contestazioni e applausi (Francesco Gilioli, La Repubblica, 18 maggio 2013)

[VIDEO] Dopo il funerale di Carella: ''Un giro in macchina col sindaco'' (Francesco Gilioli, La Repubblica, 18 maggio 2013)

Nella nostra lettera agli amici di Daniele Carella [15 maggio 2013], temevamo che il loro lutto avrebbe preso soltanto la forma di una privata commozione. Facendo questo, però, l'uccisione di Daniele e degli altri sarebbe solo un evento casuale (come un temporale passeggero), cosa che non è affatto, essendo il frutto del caos prodotto dalla somma di falsa tolleranza ideologica immigrazionista, cattiva gestione delle forze dell'ordine, contradditorietà delle decisioni di troppi magistrati, incapacità della politica a livello locale e nazionale.

Se Nicolas o altri amici di Daniele pensano che non si debba mostrare rabbia per questo stato di cose, proprio quando il massimo dell'attenzione di tutti è presente, allora si preparino al persistere del caos stesso (se va bene). Indipendentemente dalle colpe possibili di Pisapia, il martirio di Daniele, Alessandro e di Ermanno Masini è il frutto di uno stato di disinteresse rispetto alla società, al popolo italiano e alla Nazione, i cui colpevoli sono la quasi totalità delle autorità pubbliche.

E, per inciso, chi ha dato il diritto a Nicolas di parlare a nome di tutta Milano, quando è evidente che molti milanesi contestano il sindaco o lo stato delle cose (forse, non solo cittadine) più in generale?

Per concludere: verso il 1'40'' del primo video, un signore anziano dice a Pisapia che "Sant'Anna è allo sfascio" (forse si riferisce all'ospedale). Si sente, come risposta: "Non è così". Subito dopo, Pisapia afferma che tutti, amici e parenti dell'ucciso, avrebbero apprezzato la sua presenza, dimostrando a lui affetto e ripetendo il mantra del "bene che nasce dal male" (che è un po' quello del genocidio in atto, oggi, in Europa). Come volevasi dimostrare: ripiegamento dei conoscenti dell'ucciso, da una parte; ripiegamento delle autorità pubbliche, dall'altra. Il sangue versato è solo acqua.

3 commenti:

  1. I funerali disgiunti e in forma privata sono un palese mezzo per annacquare ed eludere i gravissimi problemi. "A parti invertite" come ho scritto, i tre neri avrebbero ricevuto un unico funerale, quale che sia la loro nazionalità (Ghana, Senegal, Nigeria ecc.) e sarebbero accorse le più alte cariche dello Stato.

    I video sono a dir poco imbarazzanti. Pisapia sembra un curato di campagna e le contestazioni sono troppo deboli per un fatto così grave.

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  2. Lif: "Indipendentemente dalle colpe possibili di Pisapia, il martirio di Daniele, Alessandro e di Ermanno Masini è il frutto di uno stato di disinteresse rispetto alla società, al popolo italiano e alla Nazione, i cui colpevoli sono la quasi totalità delle autorità pubbliche."

    Non sarei così selettivo. I colpevoli sono la totalità delle "autorità", ovvero di quelle che io preferisco chiamare "le dirigenze". Nulla conta se si tratta di autorità pubbliche, private, privatissime, religiose, del mondo dell'economia, del mondo della cultura (ehm...), dello spettacolo, dello sport... La divisione, in effetti dovrei scrivere il conflitto, è ormai quanto mai orizzontale: chi sta sopra, non importa a che titolo, in contrapposizione a chi sta sotto, non importa a che titolo. E particolarmente schifose, sì "schifose" è la parola giusta, sono le manovre messe quotidianamente in atto per dividere i sottoposti, quelli che un tempo erano blanditi con l'altisonante e vuota espressione "popolo sovrano" e che oggi vengono variamente schiacciati sotto al tallone di un potere che, finalmente, mostra se stesso per quel che è: un'associazione a delinquere mascherata con ruoli eleganti che non le competono. Stanti le cose come stanno, nessuna dirigenza, di nessun grado, di nessun tipo, è legittimata a rimanere tale. E' importante essere consapevoli e rigettare qualsiasi manovra di quegli espertissimi manipolatori che rientrano tra (nel senso che ho spiegato) le dirigenze. Semplicemente, non vanno ascoltati in nessun caso, sono come dei potentissimi ipnotizzatori e l'atto stesso del sentire le loro "ragioni" è di per sé pericoloso.

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  3. x Aldo:

    alla fine quel "quasi" è più una forma di cortesia rispetto alla verità che non altro, non potendo (forse nessuno) avere la copia stenografata della realtà di quanto avvenuto negli ultimi anni e decenni. E' indubbio, però, che l'autorevolezza delle figure di riferimento dell'ordine politico, civile e culturale italiano sia scemata notevolmente. E senza autorevolezza, prima o poi anche l'autorità crolla. E' un fatto quasi meccanico. Quello che è possibile fare è NON impedire il dispiegarsi di quel meccanismo. Ciò che non ha autorevolezza, ciò che non ha dignità, non ha diritto all'autorità. Deve crollare.

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