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domenica 12 maggio 2013

Dopo la strage del ghanese clandestino Mada Adam Kabobo

Dopo la strage del ghanese clandestino Mada Adam Kabobo: alcuni cittadini milanesi contestano... la Lega


Era inevitabile che, dopo i gravi fatti di ieri [11 maggio 2013], un qualche tipo di minima reazione politica ci sarebbe stata. La Lega, ad esempio, ha creato un piccolo presidio in piazza Belloveso, nel quartiere Niguarda, teatro della strage. Un pugno di cittadini, però, non ha gradito la cosa, contestando Mario Borghezio e gli altri leghisti presenti sul posto. Alcuni video documentano la cosa:

Niguarda, contestato il presidio della Lega (Gianni Santucci, Corriere della Sera, 12 maggio 2013)

Oppure l'omonimo più breve, che è quasi la continuazione del precedente:

Niguarda, contestato il presidio della Lega (La Repubblica, 12 maggio 2013)

Alcuni punti interessanti:

  • nel primo video, il signor con gli occhiali e il giubbetto chiaro afferma che Borghezio, se avesse incrociato il povero Alessandro Carolè solo un paio di giorni fa, gli avrebbe sputato in faccia. Perché? Carolè era un multietnicista? Era uno di centrosinistra o di sinistra? Era cosa?
  • nel secondo video, la signora bionda con camicia rosa afferma che i leghisti non possono parlare al "suo posto" e, assieme al signore che dicevamo prima, rimarca il fatto che loro due, a differenza dei leghisti accorsi sul posto, abitano nel quartiere. Anzi, hanno lì la residenza.

Si tratta di interessanti testimonianze, in cui, al di là della banale contrapposizione, neanche ideologica, quanto meramente tribal-politicoide, emerge, da parte dei cittadini opposti ai leghisti, la volontà di far pesare il loro radicamento nel quartiere.

Perché è interessante? Perché dimostra la loro sostanziale incapacità di analisi autentica del reale. Detto più ferocemente: che se ne fanno, adesso, Carolè e gli altri feriti dell'appartenenza al quartiere e del fatto che prima "non era mai accaduto nulla"? E' curioso che si voglia far pesare la residenza nel quartiere, quando è proprio il totale non radicamento dello straniero clandestino Mada Adam Kabobo l'elemento fondamentale da cui è scaturita la strage.

Questa schizofrenia, nell'analisi del reale, da parte di questi cittadini milanesi, è solo foriera di futura incapacità di intervenire sugli eventi e di possibili nuove tragedie. Tra l'altro, è ridicolo il pretendere che chi non abita nel quartiere non possa parlare del quartiere stesso, dato che se c'è una cosa che connota il genocidio in atto contro gli italiani, a causa dell'immigrazione di massa e di certe abitudini contemporanee (aborto, bassa natalità come risultante dell'insicurezza economica e dell'incapacità di prendersi responsabilità, ecc.), è proprio il fatto che chi difende l'immigrazione di massa e certe abitudini moderne lo fa a nome di tutti gli italiani, arrogandosi il diritto di dipingere come dovrebbe essere, oggi e domani, la società italiana, intesa come semplice accumulo di presenze di varia origine e non come frutto delle generazioni autoctone precedenti.

Quella mostrata da questi cittadini milanesi è, quindi, solo una cattiva coscienza, che non guarda al di là delle miserabili certezze tribal-politicoidi e ideologiche in cui sono vissuti in tutti questi anni. E' solo il negare la realtà e, soprattutto, nascondere i possibili e pericolosi esiti futuri della stessa.

Quindi, tornando a Carolè, se anche questi fosse stato "amico degli immigrati" o di sinistra (ma poi, era così o il signore nel video si sta solo arrogando il diritto di parlare della vita di un ucciso?), che importanza dovrebbe avere rispetto alla realtà più generale, di cui la morte del milanese Carolè è semmai conferma e non smentita?

A questi cittadini milanesi va detta solo una cosa: il vostro preteso radicamento non conta alcunché. E non conta perché è la realtà globalizzata e multietnicista, in una parola GENOCIDA, a non farla contare. Quindi, o vi opponete alla realtà genocida oppure tornate alle vostre miserabili occupazioni, qualunque esse siano, senza scendere in piazza contro altri e lasciando ad altri il diritto di porre un qualche tipo di freno.

4 commenti:

  1. Bravo come sempre, Lif. Il TG (1 e 2) ha mostrato negli abitanti del Niguarda, degli emeriti conigli spaventatissimi, i quali sembravano più preoccupati di dimostrare che "in questo rione non è mai successo niente di simile, era un rione tranquillo" che di voler presidiare alla SICUREZZA DEL RIONE a cui tutti gli abitanti hanno diritto. Non c'è spazio per voler difendere "il buon nome del rione", ma per cercare di far qualcosa contro questa realtà che giustamente chiami GENOCIDA. POrgo la mia solidarietà a Borghezio. L'avrà fatto pro domo sua, ma almeno qualcosa ha fatto. Gli altri indottrinati invece, remano contro se stessi.

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  2. Ti ringrazio Nessie. Sì, alcuni abitanti, ma non tutti e molto dipende dagli orari e dai luoghi precisi che uno frequenta. Ricordo un signore che per altra realtà disse: "io la sera non esco, quindi non vedo nulla di strano".

    Come era quel passaggio evangelico, in cui si dice di non farsi trovare impreparati dal ladro notturno?

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  3. Non ricordo il versetto evangelico che citi. Ho visto i filmati (Corriere e Repubblica). Tieni presente che entrambe le corazzate ammiraglie hanno interesse a mostrare un volto di Milano che è marginale rispetto al comun sentire.Con ciò non voglio dire che dei coglioni simili non ne esistano, ma è evidente che se ci fosse stato chi diceva ad esempio: "rimpatriamo i clandestini e niente IUS SOLI", non ne avrebbero dato notizia.

    A MI si stima che ci siano oltre 50.000 clandestini. Eppure la cronista di Repubblica che ha intervistato Salvini della Lega, era più preoccupata delle improbabili reazioni violente degli autoctoni che di tutti i misfatti e crimini degli allogen fin qui commessi:

    http://video.repubblica.it/edizione/milano/salvini-cancellare-il-reato-di-clandestinita-e-demenziale/128076/126577?auto

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  4. x Nessie: concordo che l'intenzione di molti mezzi di informazione sia quella che tu descrivi. Lo dimostra la preoccupazione fortemente gridata, da alcuni mesi in qua, per un fantasioso riemergere nazi-fascista, piuttosto che per la realtà nuda e cruda, ben più pericolosa di quanto si voglia ammettere sugli stessi media (somma di crisi economica e frammentazione sociale e nazionale, di cui l'immigrazione massificata, regolare o no, poco importa, ne costituisce uno degli elementi).

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