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lunedì 8 aprile 2013

La Boldrini e i poveri

La Boldrini e i poveri: una annotazione necessaria, dopo le morti di Civitanova Marche (+ la Fornero che ha perso un'occasione per star zitta...)

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Su Conflitti e Strategie fanno una considerazione interessante. Laura Boldrini, la dirittumanista col naso rifatto, che va a Civitanova Marche a piangere gente per cui lei mai ha lottato, pur essendo marchigiana, afferma che la dignità dovrebbe essere proporziale ai valori che si posseggono e non al denaro. Ora, tralasciamo la questione su cosa siano i "valori" e la "proporzionalità" (concetti meno trasparenti di quanto sembri). Il punto segnalato è che il messaggio, che filtra dal discorso della Boldrini, lascia presumere una pericolosa mutazione antropologica, per cui viene schiacciata la voglia di indipendenza e autentica libertà (in quanto imprenditoriale e non in quanto individuale/individualistica) dei cittadini. Esiste la crisi, esistono i poveri, esistono più o meno sbandierate misure di contenimento. I cittadini sono soggetti passivi, da aiutare nei limiti del possibile.

Il riferimento ai "valori" è, infatti, questo, ossia riferimento ad ipotetici aiuti della società o dello Stato. Non lo Stato come Nazione, in cui ci si possa identificare e che possa organizzare la vita sociale creando prospettive di benessere, non solo materiale, ma lo Stato come assistenza. Il messaggio, che, però, non è solo della Boldrini, ma di molti altri, è che lo Stato deve sostenere i cittadini in difficoltà. Tale punto, apparentemente condivisibile, lo è meno se riflettiamo sull'assenza di progettualità nazionale, così come del suo concretizzarsi nella società, lasciando spazio alle competenze e ai talenti degli italiani nell'imprenditoria, nella ricerca, nelle arti, ecc.

Ormai, troppi si rincorrono nel paternalismo e nell'assistenzialismo (tra l'altro freddi e all'acqua di rose. E non è un caso). L'italiano è un poveraccio (come ormai viene dipinto in ridicoli spettacoli televisivi tedeschi) e la povertà è il panorama quotidiano rappresentato o minacciato. Ma, capite vero?, che tale panorama funziona come cortina fumogena? Capite che è un velo mistificatore, per nascondere la verità?

Che il Movimento 5 Stelle o altri chiedano redditi di cittadinanza o misure simili può andar bene e può essere discusso, ma sarà solo un palliativo, se non viene accompagnato dalla descrizione brutale delle cause della crisi (principalmente l'adesione alla pseudo-Europa, l'UE, con conseguente perdita di sovranità, così come la finanziarizzazione delle economie occidentali), dalla messa sotto accusa di eventuali (probabili e non pochi) responsabili della crisi stessa (dai politici, che ne hanno provocato o accellerato le cause, ai giornalisti, che ne hanno sostenuto le menzogne, ai banchieri e altri personaggi del mondo economico-finanziario, che di tutto questo hanno goduto e in questo hanno mestato) e dalla demolizione dell'attuale assetto socio-economico-politico italiano (e, potendo, non solo).

Nella serata di oggi, una trasmissione televisiva come Porta a Porta (titolo della puntata "La crisi e la politica") ad un certo punto mostra una schermata con su scritto "La vergogna di essere poveri". Povertà, assistenzialismo, richieste d'aiuto, carità, Caritas, ecc., ecc., sono queste le parole della quotidianità italiana? E' questo quello che vivete/volete vivere/lasciate vivere?

O, piuttosto, non bisognerebbe riconoscersi come defraudati di un diritto, riassumibile con l'espressione "sovranità nazionale"? Il diritto cioè di far crescere i frutti della propria terra e di goderne, nel solco di quanto seminato dai nostri padri e madri. Perché lasciarsi dipingere come "poveri" (per finire magari nei ripugnanti confronti delle "guerre tra poveri" [19 gennaio 2012]), e non come italiani, da parassiti che per l'Italia poco hanno fatto e faranno?

P.S.

Riguardo il suicidio di Romeo Dionisi, di sua moglie Annamaria Sopranzi e del fratello di questa, Giuseppe Sopranzi, il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha affermato di essere dispiaciuta per le nuove morti causate dalla crisi e dalle situazioni di disagio derivatene, ma ha ricordato che il Governo Monti sarebbe riuscito a salvaguardare 140.000 esodati. Peccato che Romeo Dionisi fosse un esodato.

  • Le brioches di Mariantonietta (Giuseppe Germinario, Conflitti e Strategie, 7 aprile 2013):
Sono esterrefatto. Ho ascoltato più volte l’intervento di Laura Boldrini, Presidente della Camera, ai funerali dei tre suicidi a Civitanova Marche. Ascoltatelo anche voi e soprattutto interpretatelo (http://www.youtube.com/watch?v=hUqAUwufmqY&NR=1&feature=endscreenhttp://www.youtube.com/watch?v=CMmk6YJwT_E).

Sono stato funzionario sindacale per diversi anni negli anni ’70 nel settore meccanico ed edilizio. Il nocciolo duro del sindacato di allora era costituito dagli operai professionalizzati e dai tecnici i quali fondavano sulla considerazione del lavoro, sulla consapevolezza professionale la legittimità delle battaglie sindacali, anche le più dure e l’orgoglio della rivendicazione di diritti e condizioni di vita e lavoro decenti. Tralascio il resoconto della mia vicenda professionale una volta tornato al lavoro dipendente; vi presterò attenzione una volta giunto alla pensione non per narcisismo, ma per divertimento e per stigmatizzare il rapporto che esiste in tante grandi aziende, spesso e volentieri inversamente proporzionale, tra appartenenza a combriccole e competenza professionale. Il segno, anche se degenerato, che comunque il potere, il conflitto di potere prevale sul cosiddetto merito specie quando si sceglie di sopravvivere negli interstizi del mondo.

Dalla mia attuale postazione di lavoro osservo con sempre maggior frequenza lo stesso atteggiamento e pudore, così come rivelato, dei tre suicidi di Civitanova, anche se smentito da alcuni loro concittadini: il rifiuto della richiesta di assistenza, vissuta come una umiliazione insopportabile, da parte di chi ritiene di essersi guadagnato il diritto a un reddito e a una pensione decente con il proprio lavoro di una vita. Noto altresì la gran “generosità” con la quale vengono elargiti oboli, assistenzialismo e prebende a persone in transito occasionale in questo nostro paese; non ne faccio colpa ai singoli opportunisti di turno. Sono la conseguenza di un welfare ormai del tutto avulso dalla capacità di un paese di produrre ricchezza e attività e di riconoscere il contributo dei propri cittadini alla prosperità e all’indipendenza della comunità nazionale; sono il riverbero dell’umanitarismo e del dirittocittadinario pelosi dell’Unione Europea così lesta a riconoscere uguali diritti di cittadinanza sociale all’universo mondo, così subdola nel delegare però ai singoli stati nazionali, all’interno dei propri confini e con poche possibilità di verifiche efficaci, sempre che ne abbiano l’intenzione, l’erogazione e il controllo delle elargizioni.

Un discorso che riprenderò con dovizia di argomenti quanto prima e senza alcuna venatura di razzismo.

Ad una rivendicazione estrema e disperata di dignità negata, la nostra Maria Antonietta offre simbolicamente la propria brioche: “la misura della dignità di una persona va associata ai valori di cui è portatrice, non alla ricchezza materiale di cui dispone” è la sintesi del suo predicozzo.

Annamaria, Romeo e Giuseppe avranno finalmente compreso, da lassù, di essere vittime delle apparenze della società consumistica e del proprio inganno; si saranno già pentiti della loro scelta irreversibile.

La nostra benefattrice non fa che riproporre al proprio piccolo paese, all’Italietta bisognosa e questuante, il proprio ruolo planetario di assistente e prefica di profughi, spesso al seguito diretto degli artefici del degrado e della distruzione che li producono.

Gli espropriati, i depredati, gli annullati diventano “poveri”; gli interventi auspicati diventano pura e semplice assistenza. Nessuna parola su un patrimonio professionale, imprenditoriale, di competenze costruito in decenni che si sta vaporizzando in pochi mesi; un paese con sempre meno identità, coerenza e amor proprio e uno stato spappolato che si vorrebbe ridotto a una ONG o ad una succursale dell’UNICEF e dell’ONU dei quali si sente, evidentemente, ancora dipendente a pieno titolo.

Una mutazione antropologica mostruosa che rispecchia fedelmente l’evoluzione della sedicente sinistra superstite degli ultimi decenni.

Questi signori e, nella fattispecie, la Signora vivono ormai in una sfera di cristallo; non si accorge nemmeno, quest’ultima, degli insulti compassionevoli che dispensa sin dal suo insediamento alle vittime compassionate; rischia di irretire prematuramente oltre ogni misura i “poveri” e fustigati che ancora plebe non sono.

A fine ‘700, in Francia, non riuscirono a tacitare la sua antenata e sopraggiunsero sei anni terribili.

È probabile che l’attuale rediviva sarà messa a tacere dai suoi stessi mentori prima che contribuisca a determinare con entusiasmo plasticoso definitivamente l’irreparabile.

Ma la Storia, come la gatta frettolosa, fa spesso i figli ciechi, specie quelli più supponenti.

2 commenti:

  1. Un amico che fa il giornalista e che era presente durante gli sbarchi a Lampedusa (di cui la tv faceve servizi su servizi solo quando Maroni era al Viminale, ma ora sta ben zitta) mi ha raccontato che la Boldrini in quei frangenti non voleva che i clandestini venissero fotografati e rompeva le palle ai cronisti. Poi ovviamente lei, la Madonna del Pilar, alloggiava in hotel a 5 stelle.

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  2. Capisco: la Boldrini non vuole che i clandestini vengano chiamati come tale, non vuole che vengano fotografati. Io e molti altri non vogliamo che stiano in Italia. Mi pare che il cerchio si chiuda. Perché la Boldrini non passa dalla nostra parte? ;)

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