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martedì 2 aprile 2013

Il mescolazionista Mélenchon

Il mescolazionista Mélenchon: una nota sulle sue dichiarazioni razziste



L'intervista a Jean-Luc Mélenchon, del francese Parti de Gauche, in cui afferma di non voler vivere laddove vi fossero solo individui bianchi e dagli occhi azzurri, è abbastanza conosciuta. Mélenchon rilascia tale intervista (video) il 18 febbraio 2013 alla radio marocchina Hit Radio (rilanciata poi dal 23 marzo su Youtube. Si vedano soprattutto i primi due minuti circa), relativamente ad un incontro presso la sede di Rabat dell'Istituto universitario per il management (più brevemente HEM Rabat), tenutosi il 15 dello stesso mese. L'incontro aveva come tema l'innocuo "L'ecosocialismo per reinventare la politica", che, in ambiente di futuri manager e amministratori, avrà avuto, immaginiamo, un interesse vivido.

Nell'intervista, dicevamo, riporta la famosa frase, preceduta dai suoi ricordi personali nella Tangeri di qualche decennio fa, che gli avrebbe permesso di amare la società "mescolata". E' una specie di crescendo, dove il razzismo di Mélenchon conduce al globalismo come provincialismo di ritorno. Il progressista Mélenchon, che peraltro non si lamenta dei visi (per lo più omogeneamente) più scuri dei marocchini, afferma che, una volta lasciato il Marocco con i genitori, si sarebbe ritrovato in piccoli centri abitati della Normandia, tra persone che non parlavano altra lingua che la propria e che tendevano a bere parecchio. Da qui una ridicola, chirurgica selezione di cosa salvare, per cui il Marocco sembrerebbe essere solo le città di grosse dimensioni sul mare, mentre la Francia di campagna è ignoranza e arretratezza. Il confronto tra Casablanca (città sui 4 milioni di abitanti) e Clermont-Ferrand (142.000 abitanti) è fin troppo smaccatamente ridicolo. Come voler confrontare New York e Cuneo o Berlino e Varese. Ma forse, bisognerebbe confrontare una grande città occidentale, specie europea, con una qualche cittadina (nord)africana, con la differenza che la qualità della vita e, spessissimo, anche la storia culturale difficilmente deporranno per quest'ultima. Compreso un eventuale confronto che venisse fatto con Cuneo, Varese o Clermont-Ferrand.

Mélenchon, però, sbaglia anche in un altro senso. Non può e non deve esistere solo la "grande città (magari sul mare), piena di gente di varia origine". Perché esista la diversità, devono esistere anche i centri più o meno piccoli, più o meno chiusi, ma la cui alterità, e quindi ricchezza, è data proprio dall'essere "distante" dal centro. Una identità deve essere anche "distanza". Chissà, perciò, a quale "ecosocialismo" si sarà riferito Mélenchon nell'incontro marocchino. Che "ecologia" e che "socialismo" si possono avere senza diversità e senza popolo/i?

Fermo restando che le parole di Mélenchon potrebbero essere, semplicemente, il prodotto di una qualche tara...

Conférence 15 Février M JL Mélanchon

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