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domenica 14 aprile 2013

Altre (non bianche) opinioni su immigrazione e multiculturalismo

Altre (non bianche) opinioni su immigrazione e multiculturalismo: una lettera, dal passato, della vedova di Martin Luther King e alcune dichiarazioni dell'afro-americano Thomas Sowell e del premio Nobel Vidiadhar S. Naipaul


Nel corso della storia, così come nel panorama dell'attualità, le posizioni non sono sempre nette, indipendentemente dalle singole identità e appartenenze. Anche sull'immigrazione o sul multiculturalismo si possono trovare, nelle nazioni occidentali, tra i non-bianchi, idee e convincimenti che contrastano rispetto alla vulgata irrazionale immigrazionista. Un esempio, non il solo, è la lettera inviata da Coretta Scott King, vedova di Martin Luther King, nel 1991, per conto del Black Leadership Forum e assieme ad altre associazioni di difesa delle minoranze negli USA, e indirizzata al senatore repubblicano dello Utah, Orrin J. Hatch, allo scopo di convincerlo a non portare avanti l'abolizione delle sanzioni per coloro che dovessero assumere immigrati clandestini o irregolari.

Il timore, dei vari gruppi sottoscrittori la lettera, è che tale abolizione avrebbe nuociuto proprio alle minoranze, maggiormente presenti sul mercato del lavoro di basso profilo. Ma, ancora più importante, è l'accusa, da loro fatta, che l'uso della questione della discriminazione sarebbe una scusa per colpire i lavoratori. Ossia, coloro che, al tempo, gridavano alla "discriminazione!" contro coloro che si opponevano a sanatorie indiscriminate, lo facevano o finivano per farlo in favore delle lobbies desiderose di sempre nuovi lavoratori più facilmente ricattabili. Ossia, la discriminazione etnica come scusa per produrre discriminazione di classe, senza eliminare realmente quella etnica. (Lettera al senatore Orrin J. Hatch, via Center for immigration studies, 9 luglio 1991) [in PDF]

Non sarebbe, comunque, la prima volta che appartenenti alle comunità non-bianche affermino la necessità di frenare l'immigrazione o decisioni che la possano favorire in maniera sregolata. L'attivista, di origini messicane, Cesar E. Chavez, pur essendo stato tra coloro che hanno contribuito alla sanatoria del 1986, nel corso degli anni, col suo sindacato UFW, Union Farm Workers, ha anche operato per frenare l'immigrazione clandestina, tanto che, pur non essendo presente fisicamente lui stesso, nel 1973 si arrivò a scontri fisici tra esponenti dell'UFW ed immigrati messicani, nel tentativo di allontanare questi ultimi dagli USA. (Cesar Chavez, Wikipedia) Certo, l'UFW ha sempre affermato e afferma che si debba distinguere tra immigrati clandestini puri e semplici e clandestini "crumiri", per cui la loro opposizione era/è solo verso coloro che sommavano/sommano le due cose, essendo clandestinità e crumiraggio un pericolo per i lavoratori regolari, stranieri o no. Peccato che, senza controllo e freno dell'immigrazione, il loro discorso è claudicante. (Cesar Chavez and UFW: longtime champions of immigration reform, UFW)

Altri esempi, provengono anche dalla comunità afro-americana, come l'ex-schiavo Booker T. Washington, preoccupato, alla fine del XIX secolo, per l'arrivo di sempre nuovi stranieri in territorio USA (si veda, per una panoramica afro-americana, "Cast Down Your Bucket Where You Are" Black Americans on Immigration, Center for immigration studies). Col tempo, la sua posizione si è fatta meno preoccupata. Anche quella del citato Black Leadership Forum non è simile al 1991 della lettera e, in generale, le varie associazioni per le minoranze non sembrano più chiedere un freno, ma tendono più facilmente a pretendere sanatorie o quote assicurate per i propri gruppi di riferimento (la cosiddetta "discriminazione positiva", che altro non sarebbe se non anti-bianca), piuttosto che equilibrio ed equità reali. La diversità come maschera per interessi di altro genere, insomma [come già abbiamo detto in altre occasioni: ARCHIVIO 27/02/2009  e ARCHIVIO 03/04/2009].

E veniamo, quindi, anche alla questione del multiculturalismo (distinguendola dalla multietnicità, che solitamente non viene toccata dagli appartenenti alle etnie non-bianche). Un esempio recentissimo di polemica (segnalato, come quello successivo, su François Desouche), relativo ad esso, viene dall'economista afro-americano Thomas Sowell, della Stanford University. Secondo questi, infatti, il dogma multiculturale è assolutamente irrazionale e dannoso, perché pretende di porre culture diverse su piani paritari, all'interno della stessa Nazione, impedendo, al contempo, che si accettino standard, valori, diritti e doveri uguali per tutti. Giustificando il non adeguamento alla cultura della maggioranza, si riduce anche la possibilità di concorrere adeguatamente dal punto di vista lavorativo o formativo. In questa maniera le minoranze o rimangono indietro, rispetto al resto della società, oppure concorrono alla sua frammentazione in comunità separate (e le due cose possono benissimo essere correlate). Il multiculturalismo finisce per essere una società di caste, con un pizzico di ipocrisia in più, il cui unico risultato concreto è servire gli interessi di alcuni intellettuali o forze politiche, pronti a fomentare e poi sfruttare il risentimento nei confronti della maggioranza, per mostrarsi come paladini degli svantaggiati.

Di solito, quegli intellettuali e politici pro-immigrati e pro-minoranze, accusano coloro che sono contro l'immigrazione di massa o contro il multiculturalismo, di fomentare paure, ma lo stesso vale per loro stessi, in quanto fomentano (venendo all'Europa) i ridicoli spettri del "fascismo eterno" e dell'egoismo sociale-culturale-etnico, dimenticando che esistono limiti, equilibri e prospettive da valutare, partendo prima di tutto dai propri popoli e non da disordinati e pericolosi accumuli continui di nuovi arrivati. Perché l'immigrazione di massa è questo: accumulo forsennato e caotico, né più né meno di altre forme di accumulo, siano esse il consumismo, la produzione di massa, lo "sballo" o altro.

Un altro esempio viene dal premio Nobel per la Letteratura, Vidiadhar S. Naipaul, il quale, pur essendo indiano braminico di origini, ma nato a Trinidad e poi naturalizzato britannico, ha affermato che il multiculturalismo è un vero e proprio racket (in questo ripreso, come abbiamo visto da Sowell), possibile anche a causa del welfare state, che permette a famiglie di immigrati di continuare a far figli, solo per prendere qualche aiuto economico in più dallo Stato. Naipaul contesta anche la mancanza di volontà di integrazione degli stranieri. Scegliere una nazione in cui emigrare, volerne la protezione e i diritti, ma poi non essere disposti ad accettarla culturalmente, pretendendo di vivere come se non si fosse emigrati, è un assurdo.

Ma anche qui, c'è poco da fare senza una limitazione dell'immigrazione e della crescita numerica degli allogeni (bisognerebbe ricordarsi entrambi questi termini della discussione, specie il secondo, non abbastanza citato). Riconoscere i limiti è tutto, in ogni campo della vita o in ogni questione. Anche/specie in quello dell'accoglienza degli altri.

  • When Liberals Sided with U.S. Workers (Bill Chip, Center for immigration studies, marzo 2013):
Congress's frenzied reaction to President Obama's second-term push for "comprehensive immigration reform" (CIR) has revealed a split within the GOP, and within the conservative movement more generally. This split, which is not new, pits businesses that want to maximize access to low-cost foreign labor against "social conservatives" who are uncomfortable with the liberal project to transform American society through mass immigration. The split has been skillfully exploited by Democratic politicians and by mainstream media outlets that have been advancing the notion that CIR is inevitable. 
Not so long ago, this conservative split on immigration policy was matched by a split among liberals or "progressives" on balancing the needs of native-born and foreign-born workers. Indeed, from the earliest days of the Republic, and even before, American reformers who fought against child labor, union-busting, and racial discrimination were also supportive of immigration restrictions that would balance the desire of aliens to relocate to this country with the desire of American workers to earn wages that permitted formation of a family. This created a split on the left, analogous to the longstanding split on the right, between those who viewed immigration restriction as discrimination against foreigners and those who viewed open borders as discrimination against American workers, especially minority workers.
Booker T. Washington, America's pre-eminent civil rights leader in the late 19th century, was unconcerned about accusations of "nativism" when he pleaded with Southern business leaders to look for workers "among the eight millions of Negroes whose habits you know" rather than to "the incoming of those of foreign birth and strange tongue and habits" ( http://www.cis.org/BlackAmericansOnImmigration ). The country's most authentic Mexican-American leader, Cesar Chavez, was unashamed to have his United Farm Workers report undocumented workers to the Immigration and Naturalization Service, and he was joined in protests against the hiring of illegal immigrants by liberal icons such as Ralph Abernathy and Walter Mondale.
This split on the left with respect to immigration policy endured until almost the end of the 20th century. The Immigration Reform and Control Act of 1986, like today's CIR proposals, was packaged as a compromise between those who wanted better enforcement of the immigration laws and those who would not countenance better enforcement without a broad amnesty for the millions of illegal aliens who had exploited our lax enforcement. Shortly after the law was enacted, the amnesty proponents launched a campaign to repeal the employer sanctions on the grounds that they were causing discrimination against legal Hispanic workers. The campaign looked on the road to victory when Sen. Orrin Hatch (R-Utah) announced plans to introduce legislation abolishing employer sanctions, but it came to a screeching halt when a letter arrived on the senator's desk from Coretta Scott King, widow of slain civil rights leader Martin Luther King, Jr.
The letter, dated July 9, 1991, was written by Mrs. King on behalf of the Black Leadership Forum and was co-signed by eight other labor and civil rights leaders, including Jack Otero, president of the Labor Council for Latin American Advancement ( http://cis.org/sites/default/files/king-letter.pdf ). Mrs. King expressed concern that advocates of repeal were using discrimination as a guise "to introduce cheap labor into the U.S. workforce", and offered to report to the senator on "the devastating impact the repeal would have on the economic condition of un- and semi-skilled workers — a disproportionate number of whom are African American and Hispanic." In words that would ring true if written in 2013, she concluded: "With roughly seven million people unemployed, and double that number discouraged from seeking work, the removal of employer sanctions threatens to add additional U.S. workers to the rolls of the unemployed." Although IRCA's employer sanctions were never seriously enforced, thanks to Mrs. King's courageous letter, they were at least not repealed.
Much has changed since 1991. The conservative split on immigration policy is no longer balanced by a split among liberals. Today, liberals (including the AFL-CIO and the Congressional Black Caucus) side almost monolithically with business lobbyists who claim, paradoxically, that even as real wages have stagnated (and in many industries have declined) the United States suffers a severe shortage of both skilled and unskilled workers that can be relieved only by legalizing the illegal workforce, instituting new guestworker programs, and increasing what is already the highest level of legal immigration in U.S. history.
It is never good for the country when either the conservative tendency or the liberal tendency becomes so captive to an ideology that the most natural divisions of interest within their respective coalitions are silenced and suppressed. A social conservative facing the coming armageddon over CIR might well be moved to ask: "Where are the liberals when you need them?"

  • ‘Multiculturalism’ is a racket (Thomas Sowell, Triblive, 16 marzo 2013):
Among the many irrational ideas about racial and ethnic groups that have polarized societies over the centuries and around the world, few have been more irrational and counterproductive than the current dogmas of multiculturalism. 
Intellectuals who imagine that they are helping racial or ethnic groups that lag behind by redefining their lags out of existence with multicultural rhetoric are, in fact, leading them into a blind alley.
Multiculturalism is a tempting quick fix for groups that lag by simply pronouncing their cultures to be equal, or “equally valid,” in some vague and lofty sense. Cultural features are just different, not better or worse, according to this dogma.
Yet the borrowing of particular features from other cultures — such as Arabic numerals that replaced Roman numerals, even in Western cultures that derived from Rome — implies that some features are not simply different but better, including numbers. Some of the most advanced cultures in history have borrowed from other cultures, because no given collection of human beings has created the best answers to all the questions of life.
Nevertheless, since multiculturalists see all cultures as equal or “equally valid,” they see no justification for schools to insist that black children learn standard English, for example. Instead, each group is encouraged to cling to its own culture and to take pride in its own past glories, real or imaginary.
In other words, members of minority groups that lag educationally, economically or otherwise are to continue to behave in the future as they have in the past — and, if they do not get the same outcomes as others, it is society's fault. That is the bottom-line message of multiculturalism.
George Orwell once said that some ideas are so foolish that only an intellectual could believe them. Multiculturalism is one of those ideas. The intelligentsia burst into indignation or outrage at “gaps” or “disparities” in educational, economic or other outcomes and denounce any cultural explanation of these group differences as “blaming the victim.”
There is no question that some races or whole nations have been victimized by others, any more than there is any question that cancers can cause death. But that is very different from saying that deaths can automatically be blamed on cancer. You might think that intellectuals could make that distinction. But many do not.
Yet intellectuals see themselves as friends, allies and defenders of racial minorities, even as they paint them into a corner of cultural stagnation. This allows the intelligentsia to flatter themselves that they are on the side of the angels against the forces of evil that are conspiring to keep minorities down.
When they cannot come up with hard evidence in any particular case to support this theory today, that just proves to the intelligentsia how fiendishly clever and covert these pervasive efforts to hold down minorities are.
Why people with high levels of mental skills and rhetorical talents would tie themselves into knots with such reasoning is a mystery. Perhaps it is just that they cannot give up a social vision that is so flattering to themselves, despite how detrimental it may be to the people they claim to be helping.
Multiculturalism, like the caste system, paints people into the corner where they happened to have been born. But at least the caste system does not claim to benefit those at the bottom.
Multiculturalism not only serves the ego interests of intellectuals, it serves the political interests of elected officials, who have every incentive to promote a sense of victimhood, and even paranoia, among groups whose votes they want, in exchange for both material and psychic support.The multicultural vision of the world also serves the interests of those in the media, who thrive on moral melodramas. So do whole departments of ethnic “studies” in academia and a whole industry of “diversity” consultants, community organizers and miscellaneous other race hustlers.
The biggest losers in all this are those members of racial minorities who allow themselves to be led into the blind alley of resentment and rage, even when there are broad avenues of opportunity available. And we all lose when society is polarized.

  • Multiculturalism a `racket,' says Naipaul (Hasan Suroor, The Hindu, 6 settembre 2004):
V.S. Naipaul, the acerbic Nobel Laureate who famously denounced the British Prime Minister, Tony Blair, as a "cultural vandal," has made a blistering attack on Britain's multiculturalism calling it a "racket."

Sir Vidia, who himself came here as an immigrant from Trinidad but quickly became a pucca sahib — dubbed by bemused fellow-immigrants as "more British than the British" — dismisses the idea of multiculturalism as "absurd" and says that new settlers should do more to integrate with the host society. "What do they call it? Multi-culti... .It's all absurd you know. I think if a man picks himself up and comes to another country he must meet it halfway... He can't say `I want the country, I want the laws and the protection, but I want to live in my own way'. It's wrong. It's become a kind of racket, this multiculturalism. Jobs for the boys," he is quoted as saying in an interview to Tatler magazine to coincide with the publication of his new novel, Magic Seeds.

Sir Vidia's remarks chimed with those of the head of the Commission for Racial Equality, Trevor Phillips, who provoked a row recently when he called for multiculturalism to be "abandoned" saying that it had outlived its purpose. But critics said that such remarks were likely to play into the hands of the anti-immigrant lobby, particularly the xenophobic tabloid press.

`New monster'

Sir Vidia also attacked Britain's welfare state saying it was creating a "new monster". "Today's benefits society, with all the handouts for children, is creating a new monster. You see these children that have been littered only for the money that the benefits bring... It's time to see whether education should be free, even whether it should be compulsory," he said.

More controversially, he accused Saudi Arabia of financing terrorism. "All this comes from Saudi Arabian money. I don't know who we are kidding. Here is this war on terror and it is being subsidised by an ally," he said. In the past, Sir Vidia has caused controversies by attacking Islam which, he said, had had a "calamitous effect" on the world. [...]

7 commenti:

  1. Ascolta, perchè non aggiungi questi link qui a destra?
    http://prometheus.greatnow.com/
    http://resistenzabianca.wordpress.com/
    ciao

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  2. Testo ineccepibile, a meno che uno sia afflitto da gravi forme di pregiudizio.

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  3. http://mauriziodangelo.blogspot.it/2013/04/operazione-bocche-cucite.html

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  4. x l'anonimo del 15 aprile

    il secondo sito lo conoscevo già, ma aspetto che abbia maggiori articoli per capire che taglio effettivamente ha. Qui su Euro-Holocaust inserisco collegamenti solo a siti non troppo ideologici sul tema identitario. Il primo sito è troppo "razzialista" e preferisco tagli informativi differenti, anche perché vedo che ha un approccio "eugenetico" che mi lascia perplesso.

    x l'anomino del 19 aprile

    vedo. Interessante, specie il secondo articolo segnalato.

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  5. Una futura “nuova generazione” di italiani multietnici non vorrà sostenere la “vecchia generazione” con la quale non ha nulla in comune. Né sostenere il debito pubblico contratto prima che loro (o i loro genitori) arrivassero nel paese.

    Cit. Christopher Caldwell, editorialista (bianco) del Financial Times, che questa volta per "puro caso" non è stato citato da NESSUNO dei giornalai italiani.

    Roblif

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  6. Sbaglio o l'articolo di Caldwell è solo per gli abbonati? Avevo sentito di questo editoriale e non posso che essere d'accordo. C'è solo un aspetto da considerare: le pensioni non verranno pagate non perché vogliano o non vogliano, ma perché il sistema è destinato ad implodere per ragioni meramente economico-finanziarie. La presenza allogena è elemento che aggiunge, semmai, ulteriori problemi, dato che le rimesse sono denaro che sparisce dal circuito nazionale (come mi pare Caldwell stesso rileva) e dato che l'economia in nero è ulteriomente cresciuta a causa degli stessi stranieri.

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  7. Sì, è riservato agli abbonati purtroppo. Questa volta tocca fidarsi di chi ha letto l'articolo e lo ha tradotto.

    Roblif

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