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lunedì 25 marzo 2013

Lezione per idioti e giornalisti (spesso coincidenti)

Lezione per idioti e giornalisti (spesso coincidenti): i 60 centesimi del tunisino parcheggiatore abusivo


Il giornalista Andrea Ossino [1] del Messaggero riporta un caso che, a suo giudizio, riguarderebbe lo spreco di denaro pubblico in inutili processi. Questi i fatti per come sono stati riportati: un tunisino, Riadh Chraiet, vive di espedienti a Roma, come il parcheggiatore abusivo o il chiedere l'elemosina. Un ciclista romano decide di non accontentarlo, non volendogli dare gli spiccioli richiesti (i 60 centesimi del titolo). Chraiet gli bercia contro che potrebbe anche ritrovare la bicicletta rotta. Il ciclista lo denuncia e inizia un processo per tentata estorsione.

Secondo il giornalista Ossino, il tutto sarebbe causato dal fatto che il ciclista si è intestardito, non volendo dare i 60 centesimi. Secondo l'avvocato d'ufficio, Angelina Pepe, si tratterebbe di querela strumentale.

A questo mondo, può essere tutto, ma perché un ciclista romano dovrebbe perdere tempo in un processo, piuttosto che occuparsi d'altro, magari godendosi le giornate di sole in sella alla propria bicicletta? Che motivo ci sarebbe?

Ma, a parte questo dubbio a monte, a valle c'è tutto il resto. Perché Ossino nota solo i fantomatici 60 centesimi? La denuncia non è partita per quelli, ma per la minaccia riguardante la bici. Bici più minaccia uguale ben più che quei centesimi. Ossino, invece, lascia filtrare il messaggio che si debba dare i soldi richiesti dai parcheggiatori abusivi, senza troppo discutere, perché in fondo sono solo dei poveracci (ecco l'ambiguità di fondo -voluta?- nell'articolo, sull'essere mendicante o parcheggiatore). Il messaggio di Ossino è che "colpevole" è il romano, perché avrebbe messo in moto una macchina statale, che costerà soldi pubblici.

Su questo Ossino ha ragione: non bisognerebbe sprecare i soldi pubblici, specie per qualche straniero prepotente. Il ciclista romano, alla prima minaccia, avrebbe dovuto agire in altra maniera, senza denunciare o dire alcunché a chiunque. Nel silenzio della città, senza che alcuno avesse modo di accorgersi di alcunché.

In questo modo, avrebbe anche portato ad un altro risultato interessante, ossia un articolo in meno sui quotidiani, perciò qualche spicciolo in meno per i vari Ossino. Sarebbe stato un bel risparmio.

[1] Ossino ha o, meglio, avrebbe un blog aperto a ottobre 2012, ma, di fatto, ancora ai nastri di partenza, difettando di interventi aggiornati. In esso, l'unica cosa, perciò, che spicca è una citazione di Mauro Rostagno: "E' meglio che i giornalisti sbaglino, piuttosto che tacciano". E Ossino l'ha preso un po' troppo alla lettera.

  • Due anni di processo per 60 centesimi gli sprechi della burocrazia giudiziaria (Andrea Ossino, Il Messaggero, 24 marzo 2013):
Anni di processo per sessanta centesimi. Giudici, pubblici ministeri, avvocati, cancellieri, ufficiali giudiziari, tutti impegnati a lavorare intorno a una tentata estorsione che non raggiunge l’euro.
Succede anche questo a piazzale Clodio, dove le udienze si dilatano e la giustizia deve fare i conti con un numero infinito di lentezze. È in corso nelle aule del palazzo di giustizia il processo a Riadh Chraiet, un tunisino di 43 anni, che siede sul banco degli imputati con l'accusa di tentata estorsione. Non c’è criminalità organizzata dietro il suo gesto. Riadh è senza fissa dimora, vive di espedienti, in genere cerca di mantenersi chiedendo l’elemosina, o anche di racimolare qualche soldo come parcheggiatore abusivo di biciclette.

LA STORIA
Era il marzo del 2011 quando il tunisino vede un ciclista accostarsi per parcheggiare vicino via Tuscolana. Come di consueto, gli si avvicina e gli chiede qualche moneta. Una cosa che per le strade di Roma accade mille volte. In questo caso, però, inizia una discussione che finisce con il tunisino che desiste e che dice: «Peggio per te. Magari trovi la bicicletta rotta». La storia, quindi, non finisce lì, perché il padrone della bici decide di rivolgersi ai carabinieri, spiegando quanto è accaduto e denunciando l’episodio. Riadh Chraiet viene identificato e la macchina della giustizia comincia a muoversi. La denuncia viene trasmessa in procura, viene chiesto il rinvio a giudizio e il gip manda il tunisino a processo.

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Il parcheggiatore abusivo si ritrova in aula a doversi difendere dall’accusa di tentata estorsione, anche se quello che chiedeva erano 60 centesimi. Un’elemosina. Il reato in questione, poi, per il Codice penale, è un crimine molto grave e ha tempi di prescrizione lunghi. Così, è facile immaginare, che se il Tribunale dovesse decidere di condannare Riadh, il suo avvocato, nominato d’ufficio perché l’imputato non ha un soldo per pagarselo, porterà la questione in appello e poi in Cassazione. Tutto a spese dello Stato, perché il tunisino è stato ammesso al gratuito patrocinio. L’avvocato Angelina Pepe, nominata per assisterlo, ritiene che «gli atti d'indagine dovrebbero essere più completi e non limitarsi ad analizzare solo le querele depositate». «Spesso - aggiunge il difensore dello straniero - si tratta di querele strumentali. Basti pensare a questo caso, è un fatto troppo importante in un sistema di economia processuale».

1 commento:

  1. Hai ragione su TUTTA la linea. Tutta. La sostanza non sta nei sessanta centesimi, perché la minaccia si sarebbe potuta concretizzare anche in totale assenza dell'aspetto "economico". Qui si parla di appropriazione del territorio, di limitazione della libertà personale, di (e queste sono davvero le parole giuste) minaccia, che è una forma di violenza, ed estorsione, che è un'altra forma di violenza. Come sempre, la prova del nove è immaginare la vicenda al contrario: un ciclista italiano si ferma accanto a un venditore abusivo e pretende, minacciando di distruggergli la merce, di farsi dare una percentuale sugli incassi di giornata... Ah, vorrei proprio leggerle, in quel caso, le osservazioni dei giornalisti e dei magistrati di turno! Ci sarebbe tanto da imparare.

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