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domenica 17 marzo 2013

La formula magica contro la violenza

La formula magica contro la violenza: ancora qualcosa sul controllo delle armi negli USA


Proseguiamo il discorso riguardo la violenza negli USA, la libertà di tenere armi e la volontà politica di eliminare tale libertà [dopo gli interventi del 27 gennaio 2013 e del 3 febbraio 2013]. Iniziamo intanto con due annotazioni veloci. La prima riguarda il giovane Adam Lanza, autore della strage di bambini a Newtown, nel Connecticut, secondo cui la sua intenzione sarebbe stata di imitare altri assassini di massa, in particolare Anders B. Breivik. La locale polizia ha però negato che esista una tale possibilità, se non altro perché al momento non esistono elementi utili, oltre alla complicazione ovvia dell'impossibilità di avere risposte dall'autore stesso, essendo morto nella strage. L'impressione, perciò, mancando quegli elementi utili, è che Breivik venga utilizzato mediaticamente come boogey-man, in quanto terrorista identitario, perciò doppiamente colpevole agli occhi della gran parte dei mezzi di comunicazione, sostanzialmente appiattiti su posizioni progressiste e dirittumanitarie (Police: 'Mere speculation' that Adam Lanza was motivated by obsession with other mass killers, Pete Williams, NBC News, 19 febbraio 2013).

Tale uso storna dalle possibili cause reali, che andrebbero ancora indagate, come già abbiamo segnalato nelle precedenti occasioni, riguardo il possibile collegamento tra assassinii di massa e uso di antidepressivi. A riprova, come seconda annotazione, segnaliamo che un recente studio svedese, sulla presenza di antidepressivi nei fiumi, ha rilevato come i pesci, condizionati da tali sostanze, tendano a diventare più voraci, aggressivi e anti-sociali rispetto al normale (Antidepressivi nei fiumi, pesci introversi e voraci, ANSA, 15 febbraio 2013).

Nelle ultime settimane, invece, sono da rilevare alcune dichiarazioni fatte riguardo la questione della violenza sulle donne e, in parte in correlazione con essa, riguardo la libertà di detenere armi. Ad esempio, la senatrice democratica del Colorado Evie Hudak ha irriso Amanda Collins, sopravvissuta ad uno stupro, durante un dibattito pubblico sulla possibilità di tenere armi nei campus universitari. La Hudak ha liquidato tale possibilità come inutile, affermando che "attualmente, le statistiche sono contro le donne stuprate, anche se posseggono un'arma". Ma la Collins è proprio questo che contestava, affermando che un'arma è quel mezzo in più tra la possibile vittima e l'aggressore. Eppure, nei dibattiti sulle armi, come rileva il senatore repubblicano Ted Harvey, sembra che "pesi" di più la possibilità di tenere armi per auto-difesa che la violenza nelle strade in sé. Curiosa deriva!

Secondo i dati dell'FBI, negli USA ci sono quasi 580.000 casi di armi usate in maniera criminale, mentre i casi di armi usate per auto-difesa raggiungono i 2 milioni. Solo nell'8% di questi 2 milioni di casi l'aggressore subisce danni fisici di qualunque rilevanza, mentre, per la gran parte del resto degli episodi, basta la minaccia armata a far fuggire l'aggressore. Circa un caso su quattro di auto-difesa avviene lontano da casa. Il 10% dei casi riguarda donne aggredite sessualmente (Colorado Dem to Rape Survivor: A Gun Wouldn’t Have Helped You Against Rapist Because ‘Statistics Are Not on Your Side’, Jason Howerton, The Blaze, 5 marzo 2013).

Si considerino anche altri dati. Gli USA sono uno dei Paesi la cui popolazione ha, percentualmente, più armi possedute. Pur essendo una nazione con percentuali di violenza maggiori rispetto a molte altre nazioni occidentali ed europee, non raggiunge comunque i livelli di altre parti del pianeta. Ad esempio, se gli USA hanno una media di 5,22 omicidi ogni 100.000 abitanti e 3 per 100.000 considerando le armi da fuoco, l'Honduras ne ha 60,87, la Giamaica 59,5, il Sud Africa 36,54, lo Zimbabwe 34,29, ecc. La media mondiale è 9,63. Il tutto è molto diverso se consideriamo le grandi città statunitensi. Ad esempio, Milwaukee ha una media di 14,5. New Orleans ha ben 62,1 omicidi per armi da fuoco ogni 100.000 abitanti. Ecc. Le grandi città raggiungono o, addirittura, superano le nazioni del Terzo Mondo per quanto riguarda la violenza, compresa quella con armi da fuoco, nonostante siano loro quelle con i maggiori controlli sulle armi, rispetto al resto degli USA. Violenza che sembra riguardare, soprattutto, aggressori e vittime afro-americane e, soprattutto, uomini e donne con precedenti penali (Most murder victims in big cities have criminal record, Michael Thompson, WND, 4 marzo 2013). Il che farebbe pensare che la violenza è pane quotidiano per chi vive in ambiti dove l'illegalità è più diffusa (cosa abbastanza ovvia), così come, considerando i dati precedenti, la difesa armata è un buon deterrente. In altre parole, il possesso delle armi è un modo per evitare che la violenza dei quartieri malfamati delle grandi città possa esondare al di fuori di essi.

Ma non tutti sembrano d'accordo con questo, come già accennato. Non sembra esserlo, ad esempio, anche l'analista politica afro-americana Zerlina Maxwell, vicina al Partito Democratico, secondo cui il miglior modo che le donne hanno per difendersi da una violenza sessuale non è possedere una pistola, ma... "chiedere agli uomini di non violentarle"! (Democratic Strategist’s Shocking Claim: Women Don’t Need Guns for Self-Defense, Just Tell Men ‘Not to Rape Women’, Jason Howerton, The Blaze, 5 marzo 2013) A questo po' po' di analista qualcuno deve averle fatto credere che si tratti di una sorta di formula magica, capace di rendere mansueto qualunque lupo metropolitano.

Certo, c'è anche un aspetto culturale da valutare, per cui il rispetto tra uomini e donne non può (o non dovrebbe) basarsi su una pistola, ma è pur vero che se una nazione è tale solo formalmente e solo formalmente la legge e la giustizia hanno valore, il fatto culturale difficilmente può durare e la violenza tenderà a seguire logiche tutte sue (si pensi ai campi nomadi o ai quartieri della mala meridionale o ai quartieri pieni di islamici in Francia e in altre nazioni europee). Difficilmente, perciò, negli USA si potrà fare a meno delle armi.

Tanto più che la formuletta magica di Zerlina Maxwell è già utilizzata, ma ribaltata, ossia come scusante per gli stupratori. Ad esempio [foto sotto], nel caso dello stupro "multietnico" ai danni di una ragazza minorenne dell'Ohio, fatta ubriacare e poi violentata dall'afro-americano Ma'Lik Richmond e dal bianco Trent Mays, anch'essi minorenni, secondo l'avvocato difensore Walter Madison, afro-americano, lo stupro non sarebbe esistito perché la ragazza "non avrebbe detto in maniera chiara no". ('She didn't affirmatively say no': Silence means consent according to defense in Ohio high school rape trial where passed out, drunken teenage girl was 'sexually assaulted' by multiple football players, The Daily Mail, 12 marzo 2013) Ora, tralasciando alcuni dettagli di questo caso, per altri versi più complesso, specie riguardo le eventuali responsabilità dei testimoni del "festino", lascia perplessi che si possa pretendere, come fa l'avvocato, presenza di spirito alla vittima. E c'è anche un'ironia crudele se si pensa alle parole della Maxwell, perché, sia nel caso in questione, sia in molti altri casi, la violenza è un caso improvviso, dove la vittima non può instaurare un dialogo con l'aggressore. Tanto più se tra vittima e aggressore ci sono differenze culturali ed etno-culturali. Chi è contro il possesso di armi pretende dalle vittime, o possibili tali, dialogo, ossia comprensione culturale (perché di questo si tratta, anche se non si tratta di "giustificare") e, di conseguenza, fa da sponda agli assalitori.

Siamo sicuri che, negli USA, la cosa peggiore siano le stragi? Siamo sicuri che un qualche veleno non stia ammorbando la società statunitense in maniera ben più letale che qualche pallottola?
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