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martedì 26 marzo 2013

Il nemico è l'Unione Europea (a proposito delle ultime dichiarazioni di Olli Rehn)

Il nemico è l'Unione Europea (a proposito delle ultime dichiarazioni di Olli Rehn): non capirlo e non fare alcunché sarà una tragedia


Partiamo da un presupposto. L'economista Alberto Bagnai, nel suo utilissimo volume "Il tramonto dell'Euro", edito da Imprimatur, spiega, con linguaggio semplice e numerosi esempi storici e grafici e dati e spunti di numerosi altri economisti italiani e stranieri, perché l'Unione Europea sia nata come un mostro capace solo di divorare economicamente i popoli europei.

Sintetizzando estremamente: l'UE viene creata sostanzialmente economicamente e non politicamente. In tale creazione, vengono definiti alcuni parametri economici (quelli di Maastricht), senza eventuali scialuppe di salvataggio condivise (attenzione al concetto! Condivisione non è quello che sta avvenendo! Non sono i prestiti dell'UE!) in caso di crisi economiche o del lavoro o altro. Tali parametri, nel corso degli anni, vengono bellamente disattesi, specie da alcuni Paesi mediterranei, ma non solo. Tale disattenzione è causata dall'interesse di alcuni Paesi creditori (e in particolare uno, la Germania), allo scopo di prestare, per proprio tornaconto, denaro agli altri Paesi. Nessuna autorità europea vigila, per cui, nonostante i famosi parametri (comunque problematici), i prestiti vengono fatti a pioggia. Scoppia la crisi dei subprime di provenienza nordamericana e britannica, di cui si erano imbottiti un po' tutti in Europa, specie coloro che, come la Germania, avevano maggiormente denaro da parte. Data la crisi economico-finanziaria, i creditori europei, impauriti dall'essersi imbottiti di spazzatura anglo-americana, dopo aver prestato indifferentemente a destra e a manca, per ritemprarsi incominciano a pretendere risanamenti nei Paesi debitori, che sostanzialmente significa che costoro debbano nuovamente indebitarsi con i primi, svendendo le proprie ricchezze, perciò impoverendosi, perciò necessitando, appunto, di nuovo denaro prestato dai creditori, in un circolo senza fine, ma il cui risultato dovremmo già intuire: l'asservimento.

Tutto ciò, come detto, in sintesi. Perché lo diciamo? Tra i parametri di Maastricht, c'è il famoso limite del 3% del deficit pubblico. Tale percentuale renderebbe tollerabile un debito pubblico del 60%, altro parametro europeo. Peccato che tale ulteriore limite sia problematico, costituendo un concetto forse futile e d'ostacolo alla possibilità di gestire le proprie risorse al fine di creare ricchezza. (come segnala Bagnai a pagina 157 del suo libro, si veda Excessive deficits: sense and nonsense in the Treaty of Maastricht, Willem Buiter / Giancarlo Corsetti / Nouriel Roubini, Economic Policy, Vol. 8, No. 16 (Apr., 1993), pp. 57-100) D'altronde, lo stesso limite del 3%, secondo quanto afferma l'alto funzionario francese Guy Abeille, deriverebbe da una scelta improvvisata in un'ora, in ambito francese nei primi anni '80, divenuta poi, col tempo, regola a livello europeo. (Deficit pubblico: perché entro il 3%? Perché suonava bene, Debora Billi, Crisis, 4 ottobre 2012) (intervista a Guy Abeille in 3% de déficit : «Le chiffre est né sur un coin de table», Boris Cassel, Le Parisien, 28 settembre 2012)

Dato tutto questo, ripugna sentire il commissario europeo agli Affari Economici, Olli Rehn, affermare che se lo Stato italiano rifonderà quanto dovuto alle aziende private, rischierà di non raggiungere l'obiettivo del 2,9% di deficit (non il 3, ma il 2,9%, in una nazione il cui debito pubblico è tendenzialmente meno in crescita rispetto alle altre dell'UE). Con tale rischio, inoltre, potrebbe non venire chiusa la procedura europea per deficit eccessivo, che ostacola la possibilità, per l'Italia, di gestire più liberamente gli stessi deficit e debito. (Bruxelles: Italia a rischio sul deficit. Monti ribatte: "Uscirà dalla procedura Ue", La Repubblica, 25 marzo 2013)

Come sapete, una delle ragioni dei numerosi fallimenti aziendali in Italia è dato dai mancati pagamenti dello Stato [29 febbraio 2012]. Lo Stato deve alle aziende circa 48 miliardi di euro. L'attuale Governo uscente vorrebbe restituirne 40 in due anni, mentre Confindustria sollecita la totale restituzione in tempi più brevi, al fine di far ripartire sia l'economia che il lavoro (si parla di oltre 200.000 posti in più solo da questo).

Ma per i parassiti dell'Unione Europea, tale restituzione sarebbe contraria ai loro parametri assurdi, avulsi dall'economia reale. Comprendere che il nemico, ora, è soprattutto il sistema parassitario europeista è fondamentale. La politica italiana deve prendere coscienza di questo, ma, soprattutto al momento, è l'italiano comune a doverlo fare, in modo da influenzare i propri rappresentanti. Nell'Unione Europea non si può più rimanere a queste condizioni. O l'Unione Europea o la vitalità dell'economia e della società italiana. Tertium non datur. O la politica italiana prende coscienza di questo o sarà il disastro. Anche qui: tertium non datur.

2 commenti:

  1. Non sapendo dove postare questa segnalazione, la inserisco qui sperando di far cosa gradita nonostante sia fuori tema rispetto all'argomento del post. La notizia non è certo priva di interesse (in negativo) se si considera la popolarità e la rilevanza sociale del più grande social network finora creato.

    Roblif


    Tentazione Zuckerberg: il partito di Facebook

    La stampa americana: il papà del più diffuso social network studia un movimento in grado di mettere pressioni alle istituzioni americane su questioni sociali. Un'ispirazione "grillina"?

    13:20 - Il primo obiettivo è quello di spingere per la riforma sulle leggi sull'immigrazione, un tema molto caldo della nuova gestione di Barack Obama. Il propulsore è nientemeno che Mark Zuckerberg, il "padre" di Facebook, uno degli uomini potenzialmente più potenti del mondo, che detiene nel suo portafoglio, ancora prima che ingenti ricchezze, circa un miliardo di persone in tutto il pianeta che hanno "sposato" l'idea e la filosofia del suo geniale social network.
    Forte di un simile potenziale, Zuckerberg, secondo la stampa americana, sta sempre più spingendosi verso un'attività politica o comunque di movimento, una sorta di lobby da condurre insieme ad altri leader dell'hi-tech che possa essere in grado di mettere pressione alle istituzioni statunitensi su questioni sociali, tecnologiche o civili. La Cbs, in particolare, riferisce che Zuckerberg ha già incontrato diversi di questi "pezzi grossi" e ha già siglato importanti contratti di consulenza con professionisti di altissimo profilo tra cui Joe Lockhart, ex capo dell'informazione della Casa Bianca ai tempi di Clinton, e Rob Jesmer, già responsabile del gruppo parlamentare dei Repubblicani.

    Insomma, quello che sta prendendo le mosse ha tutta l'aria di potersi trasformare in un vero partito trasversale da condurre e indirizzare tramite la Rete, un "format" che in Italia conosciamo bene vista l'esperienza di Beppe Grillo e del Movimento 5 Stelle. Non è da escludere che proprio le notizie provenienti dallo Stivale possano avere spinto Zuckerberg a premere il piede sull'acceleratore. E il tema dell'immigrazione può rappresentare un importante, fondamentale tavolo di prova di quanto e come i nuovi tycoon tecnologici possano gestire e spingere a una campagna politica il loro sterminato target. La scelta non è stata casuale, perché tutte le grandi factories tecnologiche fanno largo uso di ingegneri provenienti da paesi stranieri (specialmente asiatici): ma Zuckerberg, a quanto pare, avrebbe alzato il tiro aspirando a una sanatoria per tutti gli "illegali" d'America, i cui prossimi o connazionali hanno una finestra sul mondo tramite Facebook. I potentati americani stanno a vedere, non certo senza un filo di preoccupazione: il partito di Facebook, se lanciato per davvero, potrebbe avere effetti devastanti sulla politica e sulla società.


    Fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/tgtech/articoli/1087773/tentazione-zuckerberg-il-partito-di-facebook.shtml

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  2. Roblif, anche se ultimamente non sono stato molto presente nei commenti, ti ringrazio delle segnalazioni, alcune delle quali, come avrai notato, vengono comunque riprese in seguito. Un saluto

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