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mercoledì 13 febbraio 2013

I razzisti anti-bianchi del PIR contro l'imperialismo "omosessuale"

I razzisti anti-bianchi del PIR contro l'imperialismo "omosessuale": una rivelatrice presa di posizione


In Francia è uscito ad ottobre 2012, scritto da due giovani saggisti (per brevità diremo) legati all'estrema sinistra, Stella Magliani-Belkacem e Félix Boggio Ewanjé-Epée, un piccolo saggio intitolato "Les féministes blanches et l’empire" e la cui tesi di fondo è che il femminismo sia stato usato e si sia lasciato usare dall'imperialismo bianco/eurocentrico/occidentale per diffonderne le idee e gli stili di vita, contribuendo al suo potere. [1] In aggiunta a questo, anche la retorica omosessuale e gender ha avuto analoga utilità, non essendo l'omosessualità realmente parte della culture arabe ed africane.

La tesi del libro è stata, negli ultimi tempi, rilanciata da Houria Bouteldja, algerina con cittadinanza francese e leader degli Indigènes de la République, nato come movimento politico multietnicista e antimperialista, ma divenuto comunitarista e anti-bianco [2]. Bouteldja in una intervista su StreetPress, rilanciata su Rue89 (entrambe testate online progressiste: Rue89 è praticamente una costola di Libération) afferma che il problema politico omosessuale è assente nei Paesi arabi e africani e, per "analogia", anche nei quartieri francesi ed europei a forte presenza arabo-africana. La ragione è che conta prima e maggiormente la presunta sudditanza delle minoranze rispetto al potere degli autoctoni europei, rispetto a pulsioni individualistiche sessuali e, ancor di più, a pretese politiche attorno a tali pulsioni. Ossia, conta l'assenza (presunta, nel caso degli allogeni presenti in Europa, aggiungiamo) di pane e prospettive sociali, piuttosto che le identità individuali (vere o costruite). (Plus forts que Frigide Barjot, les Indigènes de la République dénoncent l'«impérialisme gay», Robin D'Angelo, StreetPress, 6 febbraio 2013)

Successivamente all'intervista, gli Indigènes de la République hanno rilasciato una dichiarazione polemica, in cui veniva rimarcata la differenza tra "essere omosessuale" e "fare politica omosessuale", essendo quest'ultima serva dell'imperialismo e non la prima. (L’homosexualité n’est pas l’identité politique homosexuelle, Indigènes de la République, 7 febbraio 2013) Anche Stella Magliani-Belkacem et Félix Boggio Ewanjé-Epée hanno contestato la ricezione che il loro testo sta avendo, tanto che Rue89, aspettando una loro nuova dichiarazione nei prossimi giorni, ha pubblicato un capitolo del libro, in modo da meglio farne conoscere il pensiero. (Solidarité internationale et hégémonie occidentale, capitolo 5 tratto da "Les féministes blanches et l’empire", di Stella Magliani-Belkacem et Félix Boggio Ewanjé-Epée, Editions de la Fabrique, 2012) [in PDF]

Nell'estratto del saggio di Magliani-Belkacem e Boggio Ewanjé-Epée, si afferma, ad un certo punto, che l'imperialismo occidentale conduce a dipingere i non-bianchi come la minaccia principale contro le femministe e gli omosessuali, allo scopo di nascondere i propri pregiudizi e le proprie forme di discriminazione sessuale. Si afferma anche che molto episodi, riportati nei mezzi di informazione occidentali, come riguardanti forme di discriminazione contro omosessuali al di fuori dell'Europa e dell'Occidente, siano in realtà leggibili in altre forme e il non farlo sarebbe, appunto, costringere altri modi di vita e di sentire secondo la dicotomia "occidentale" omofobo/omosessuale. Questo perché, al di fuori dell'Occidente, non esiste/esisterebbe "omosessualità" né "eterosessualità", intese come stabili modi e scelte di vita. In pratica, gli autori affermano che non si debba confondere "omosessualità" con "sodomia" o pratiche omoerotiche in generale e il confonderle sarebbe frutto di vecchi pregiudizi.

Lo scrittore omosessuale e marocchino Abdellah Taïa ha subito risposto alle affermazioni citate, affermando la presenza di numerosi scrittori arabi e mussulmani del passato dalla chiara identità omosessuale, così come la presenza, oggigiorno, di singoli individui o organizzazioni che stanno operando per i diritti degli omosessuali nei Paesi arabi, da arabi e tra arabi, così come la presenza di riviste omosessuali in Nord Africa o Medio Oriente. (Non, l’homosexualité n’est pas imposée aux Arabes par l’Occident, Abdellah Taïa, Rue89, 8 febbraio 2013) D'altronde, nell'articolo iniziale di StreetPress, Johan Cadirot, dell'associazione francese Refuge, afferma che circa il 50% di coloro che chiedono aiuto contro atti di omofobia sono "giovani di città", espressione politicamente corretta per dire giovani allogeni, ossia, in ambito francese, per lo più arabi e subsahariani. A conferma dell'omosessualità come modo di vita individuale anche tra alcune minoranze tra le minoranze in Europa, così come fuori dall'Occidente.

Il punto essenziale della questione

Le affermazioni di Magliani-Belkacem e Boggio Ewanjé-Epée, così come di Bouteldja, ci sembrano sostanzialmente speciose. E' curioso che vogliano separare i concetti di "omosessualità" e di "omoerotismo", col risultato di dipingere il non-Occidente in maniera quasi pittoresca, proprio quando, soprattutto i due saggisti, accusano autori europei, come Édouard-Adolphe Duchesne, di usare vecchi cliché orientalisti. Che cosa è, altrimenti, questa idea di una sessualità fluida, ma che non mette in discussione i valori complessivi della società, né gli stili di vita individuali richiesti dalla stessa, se non una idea romantica dell'altrove? Che cosa è, invece, questa idea di dipingere l'altrove come coeso, in maniera comunitaria, contro l'Occidente predatore e i bianchi oppressori, tanto che le individualità e le inclinazioni sessuali [3] passerebbero in secondo piano, se non una idea ipocrita? Per non dire della visione di un Occidente che nasconderebbe i propri pregiudizi indicando quelli altrui, quando l'Occidente attuale è un continuo rincorrere posizioni sempre più in là nell'abolizione di qualunque idea tradizionale riguardo il sesso, i sessi, la famiglia, la genitorialità, la maternità, ecc.?!

Perché il punto è questo. Perché l'Occidente è questo: spingere più in là i limiti. Qualunque limite. Le reazioni alle affermazioni dei due saggisti o di Houria Bouteldja, da parte di un variopinto mondo progressista e tollerante e dirittumanista, ecc., ecc., sono corrette dal punto di vista dell'Occidente attuale. La perplessità di costoro, rispetto all'affermazione dell'omosessualità come stile di vita stabile occidentale e non arabo o africano, è quella di chi vive nell'orizzonte sempiterno degli individui e della società individualistica. Da questo punto di vista, non esiste contrapposizione tra "omosessualità" e pratiche altre, in quanto conta la scelta individualistica. Se, attualmente, è la campagna in favore degli omosessuali che viene combattuta con maggiore veemenza, essa lo è in quanto campagna globale e non esistono diritti umani se non globalmente. Il diritto umano, ossia il diritto individualistico, o esiste ovunque e sempre o non esiste.

Se Magliani-Belkacem e Boggio Ewanjé-Epée possono scrivere libri, così come Bouteldja può dire la sua sui mezzi d'informazione, così come possono esistere gli Indigènes de la République è grazie alla società individualistica e all'ideologia dirittumanistica. Quella fluidità sessuale, che secondo loro viene usata come arma di ricatto contro il non-Occidente, è speculare alla fluidità etnoculturale che permette l'immigrazione di massa, le moschee e i partiti maomettani in Europa, il meticciamento come valore superiore rispetto alle proprie identità originarie e storiche, ecc. Ciò che permette una cosa, permette anche l'altra.

Non sappiamo cosa abbia spinto nello specifico i tre personaggi citati alle loro prese di posizione; quali convincimenti profondi e quali esperienze. Il sospetto è che le campagne pro-omosessuali cozzino contro i valori e i modi di vita di una parte rilevante, anche se non necessariamente maggioritaria, delle comunità allogene con cui i tre vengono a contatto ogni giorno. Questo attrito viene visto, in maniera strabica, come una messa in pericolo di quelle comunità, cosa che è effettivamente, ma tanto quanto quelle comunità sono una messa in pericolo delle nazioni ospitanti o, per altro verso, dell'ideologia omosessuale o gender. Il dirittumanismo fa coesistere, finché non divenga palese l'impossibilità (nel qual caso scatta la reprimenda), mondi diversi, purché tutti (chi prima chi dopo, ma potenzialmente tutti) aderiscano alla fluidità individualistica. Il dirittumanismo chiede a tutti la reciproca accettazione, purché tutti abbandonino sè stessi.

Ora, i tre hanno intuito (anche) questo nelle loro prese di posizione? Se hanno intuito questo, perché pretendono dagli occidentali, dagli europei, dai francesi maggiore apertura al non-Occidente? Houria Bouteldja ha, proprio in giornata, pubblicato un nuovo, lungo articolo-risposta, in cui riconferma in sostanza quanto già da lei detto, ossia che i bianchi (ed i) progressisti devono rispettare le situazioni e i tempi degli "indigeni" (espressione da lei continuamente usata, in cui conta non il significato letterale, bensì quello metaforico. Per quanto, per noi, indigeno, in Francia, sia solo un français-de-souche. Gli altri sono solo allogeni). (Universalisme gay, homoracialisme et «mariage pour tous», Houria Bouteldja, Indigènes de la République, 12 febbraio 2013) Inutile dire che i bianchi (ed i) progressisti troveranno tale risposta in linea con i loro sospetti, ossia un modo razzista per evitare di sposare fino in fondo le battaglie per i diritti individuali. Inutile anche dire che i bianchi non-progressisti, come noi, troveranno tale risposta un modo razzista per continuare a dividere il mondo tra bianchi-sempre-dominanti e colorati-sempre-oppressi (cosa che costituisce comunque il centro ideologico degli Indigènes de la République), evitando di affrontare il punto centrale della questione: perché non accettare la fluidità sessuale ed accettare invece quella etnoculturale, quando entrambe si abbeverano allo stesso acquitrino? Oppure, perché non rifiutarle entrambe?

NOTE

[1] Riguardo la questione femminista, una lunga risposta è stata data dalla sociologa e militante Josette Trat, secondo cui il femminismo francese sia stato anche liberazione delle allogene e non solo delle autoctone. Con quali esiti? Fatte un po' voi... ("Les féministes blanches et l’empire", ou le récit d’un complot féministe fantasmé, Josette Trat, Europe Solidaire Sans Frontières, 4 dicembre 2012)

[2] Indigènes de la République: si vedano soprattuto gli Objectifs du mouvement.

[3] L'espressione "inclinazione" ci sembra sufficientemente neutra, sia che si giudichi l'omosessualità come una deviazione dello spirito, una tara genetica, una scelta di vita, un problema psichiatrico, il prodotto di una particolare situazione epigenetica o altro.

10 commenti:

  1. Un casino nel casino, a quanto pare. La mia idea è che le politiche mondialiste giochino surrettiziamente e volutamente su più velocità differenziate: da una parte ci costringono ad accettare la fregatura dei "diritti umani" individuali (lobby gay, lesbiche, Pacs, adozioni di figli agli omesessuali ecc.)allo scopo di far saltare l'omogenità della società e della famiglia, messa sempre più in crisi.

    Dall'altra, attraverso le politiche migratorie, introducono tribalismi, spirito di enclave e comunitarismo di allogeni provenienti da paesi arretrati.

    Personalmente rifiuto sia la "falsa libertà" dell'omosessualismo, che l'arretratezza di cui sono portatori molti immigrati. In entrambi i casi un obbiettivo viene raggiunto: lo sfilacciamento e la disgregazione del tessuto sociale.

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  2. Non ho mai avuto niente di niente contro gli omosessuali e le pratiche di loro preferenza fintanto che ci si teneva su un terreno di reciproca riservatezza e reciproco rispetto. Ora io stesso comuncio a provare fastidio nei confronti di una categoria contro la quale non ho alcun motivo personale di rancore. Questo mi porta a pormi degli interrogativi, tra i quali prevale questo: siamo davvero sicuri che il casino che la politica sta montando su queste tematiche sia visto di buon occhio dagli/dalle omosessuali lontani dall'attivismo politico? La mia stessa emotività mi porta a sospettare che agli omosessuali "comuni", quelli con la testa sul collo, convenga di gran lunga smetterla di sfruculiare il vespaio con uno stecco. E non escludo che tanti tra loro l'abbiano capito e subiscano a loro volta la protervia di coloro che si dichiarano loro compari, dalla loro parte. Certamente anche gli omo sono persone, e tra loro ci sono persone più portate al ragionamento autonomo e altre meno.

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  3. Rispondo ad Aldo. La maggioranza silenziosa tace e forse non acconsente (parlo degli omosessuali non "militanti" e pertanto rifiuto il termine gay). Ma la minoranza rumorosa invece si sente in diritto di fare da "portavoce" per tutti. Succede la stessa cosa con le donne: le femministe si sentono in diritto di rappresentarle, ma non è così.

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  4. Visto che tiri in ballo le femministe, allargo il discorso e osservo che gli/le omosessuali militanti, proprio come le femministe per altri versi, sono ben poco propensi a prendere posizioni nette, dirette, esplicite, pubbliche e risonanti contro quel mostro ammazza-omosessuali che è l'Islam... Ecco, secondo me anche questo è un segnale che parla abbastanza chiaro della (mancanza di) buonafede di quei militanti.

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  5. x Aldo: la ragione, per cui non ci sono particolari prese di posizione contro l'islam da parte di associazioni omosessuali o femministe, è perché quelle associazioni condividono, in massima parte, lo stesso orizzonte di valori occidentali attualmente dominante, basato su fluidità, demolizione e degradazione di ciò che è radicato/tradizionale/identitario, tolleranza individualistica, universalismo, ecc. Perciò, nonostante quello che affermano gli autori del saggio citato, in Europa non c'è un discorso polemico particolarmente duro e dissacrante e insistente contro la religione maomettana (tranne in alcuni ambiti e tra alcuni personaggi e in alcuni momenti), in maniera da non contrariare le comunità islamiche, che altrimenti si chiuderebbero ancora più velocemente in loro, vanificando gli sforzi (che, ricordiamo, non sono "europei", ma potenzialmente globali) per il meticciamento di tutti con tutti e di tutto con tutto. La cosa sta funzionando? Per la gran parte no, come molti segni indicano.

    Concordo, poi, sia con te che con Nessie, che un conto sono i militanti e un conto gli altri. Ricordo di aver sentito conoscenti omosessuali con idee non omosessualiste, soprattutto riguardo figli e adozioni. Peccato non si facciano sentire (e peccato non rimettano davvero in discussione se stessi. Ma non insisto...).

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    1. Già, ma insistere su una presunta lotta contro la violenza sulle donne e contro la discriminazione dell'omosessualità e non prendere posizione contro le basi d'una cultura che caldeggia e implementa attivamente e ai peggiori livelli entrambe le cose può essere o un segno di dissociazione mentale (pazzia) o di profonda malafede da parte degli attivisti (col che intendo escludere dal discorso la quasi totalità delle donne e degli omosessuali, che sono manipolati e non manipolatori). Avendo maturato una certa opinione sulla specie umana, propendo per la seconda ipotesi, quella della malafede, e la eleggo a certezza.

      Data per scontata la mala fede, non resta che cercarne le motivazioni. Le motivazioni che indichi sono senz'altro plausibili. Probabilmente non sono le uniche. Fuor di dubbio, nessuna di quelle motivazioni è nell'interesse della nostra collettività. Questi (gli attivisti dei quali stiamo parlando) hanno costruito nel tempo dei cavalli di Troia estremamente capienti e ora ne aprono le porte che danno accesso al ventre. Ne stanno venendo fuori di tutti i colori, e con i metodi più turpi di manipolazione e inganno collettivi.

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  6. Aldo, forse ti stupirà o forse no, non so, ma io penso che molti attivisti siano o in buonafede o semplicemente orgogliosi. E' ciò che li rende "forti", ossia insistenti, nonostante tutto (tutti gli altri, invece, tacciono e magari subiscono). Naturalmente della loro buonafede dobbiamo fregarcene. Ciò che conta è il fatto che aderiscano a quell'orizzonte che dicevo, la cui utilità di fondo (che ci sia un complotto o non ci sia, anche qui dobbiamo fregarcene) è solo per alcune élites, che appunto necessitano della maggiore fludità possibile in ogni ambito umano, per poter gestire la realtà economica, sociale, ecc., col massimo della comodità possibile, senza freni, senza limiti, senza opposizioni reali.

    E' quell'orizzonte che permette tutto. E' il credere che le varie realtà umane, anzi!, i singoli individui possano permettersi qualunque cosa e che desiderarlo sia positivo e razionale che dà forza a simili movimenti e personaggi. La "volontà di potenza" è la più potente delle droghe.

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  7. Scusate Lif e Aldo, molto più semplicemente e detto terra a terra, queste associazioni fanno capo ai "soliti noti". E cioè sono gli utili idioti dei partiti legati alle sinistre (italiane, europee e occidentali in genere), notoriamente più mondialiste e globaliste delle destre. Con ciò, anche i partiti di destra "moderna" come si dice, ne sono infiltrati, ma un po' meno.
    In Italia ad esempio, l'associazione femminista SE NON ORA QUANDO? è legata al PD. E lo so con esattezza. Sempre in Italia l'Arcigay è legato al Pd. Poi a livello europeo avranno degli omologhi. Ecco che allora Tout se tient. Anche in relazione a quanto dice LIf sul concetto di "fluidità, demolizione e degradazione di ciò che è radicato/tradizionale/identitario, tolleranza individualistica, universalismo, ecc.", tutte peculiarità che ormai devono attraversare tutti i partiti, ma a sinistra sfondano prima e vengono impugnati più palesemente. Senza contare che ne sono i punti salienti della loro "agenda" politica.

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  8. Qui un link che è una pistola fumante:

    http://www.senonoraquando.eu/

    Vendola partecipa a raduni con le femministe. E te pareva!

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  9. Nessie, ovviamente concordo sul fatto che un certo ambito politico e associativo è maggiormente predisposto a certe idee. Ma si dovrà arrivare a capire il perché certe idee si sono concretizzate in movimenti politici e in associazioni, spesso volontaristiche, diffondendosi oltre, anche tra chi si diceva differente. Perché attualmente quel genere di idee sembra così forte? Non credo basti una spiegazione "lobbistica".

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