eh cookies

lunedì 19 novembre 2012

Lacrimogeni dal Ministero della Giustizia e repressione

Lacrimogeni dal Ministero della Giustizia e repressione: metafora del genocidio

Image and video hosting by TinyPic

Certi fatti vanno presi in maniera mortalmente seria. I tempi attuali sono lo sviluppo dei decenni passati [si veda 15 ottobre 2012] e sono nutriti dal sangue versato, e mai vendicato, in quei decenni (Mattei in primis). L'Italia "democratica" è la terra di Kronos. Kronos, che si era liberato, castrandolo, del padre Urano, il quale eliminava i propri figli gettandoli nel Tartaro, porta avanti la stessa prassi genocida, divorando la sua progenie.

L'Italia attuale è il frutto di scelte e idee basate sull'individualismo estremo, sul dominio parassitario di caste (dalla politica alla magistratura) dispendiose, inerti e prone a decisioni anti-italiane e non-italiane, così come sul reiterarsi di ritornelli ideologici del secolo passato, buoni per confondere. Tale Italia ha preferito lo spreco del potente alla crescita economica e all'indipendenza nazionale. Tali cose sono ormai, pur senza risultati apprezzabili, storia nota. Tale Italia ha anche preferito pasteggiare (sull')oggi, piuttosto che creare le premesse di crescita futura per il proprio popolo. Meglio la macchina potente oggi che il figlio domani. Sarebbe interessante fare un confronto, ad esempio, tra denaro pubblico sprecato per tenere in piedi la FIAT nel corso dei decenni (col rischio attuale che venga scippata agli italiani dall'attuale dirigenza filo-USA di Elkann-Marchionne) e denaro pubblico messo a disposizione per la natalità e le famiglie italiane.

Servirebbe uno Zeus, che avveleni Kronos, vorace e inerte, rigenerando la nazione. Servirebbe uno Zeus, nato sul Monte Liceo, affinché il genocidio cessi e si passi dal mondo dell'indistinto alla distinzione e all'ordine autentico.

Ma per il momento, Kronos lancia lacrimogeni sugli studenti del liceo, come a Roma il 14 novembre scorso. E lo fa dal Ministero di Giustizia, per portare il caos (Caos, padre di Urano).

Lancia lacrimogeni dall'alto, una finestra e il tetto, come i cecchini in guerra sparano dall'alto. Come i cecchini stranieri portavano il caos nelle strade libiche e lo portano oggi nelle strade siriane, affinché i Governi non graditi all'Occidente vengano spazzati via o rischino ciò.

I lacrimogeni, certo, non uccidono, ma la metafora è chiara e il messaggio è chiaro: domina ancora Kronos e ancora i figli verranno divorati. I lacrimogeni scendono dall'alto, sparati dalle "autorità", sulla gioventù in marcia alla manifestazione, come (immagine figurata di) promessa di futuro sterminio dei rivoltosi. In linea con l'Italia genocida attuale.

Le "autorità" affermano che ci sia stato un solo lacrimogeno, lanciato da circa 100-150 metri e rimbalzato sulla finestra in alto del Ministero, spezzandosi poi in tre parti. Peccato che nei video che circolano non ci siano scie sino alla parete del Ministero (che razza di lacrimogeni sono quelli che emettono fumo solo rompendosi?); peccato che ci sia una quarta scia, proveniente dall'alto (probabilmente il tetto del Ministero) e chiaramente generatasi dopo le altre tre; peccato che il ministro Anna Maria Cancellieri abbia parlato di lacrimogeno a strappo, ossia lanciato a mano (da 100-150 metri?). Ecc.

La versione delle "autorità" è chiaramente falsa.

Oggi, il Giornale riporta le dichiarazioni del padre di uno studente arrestato per quelle manifestazioni e i relativi tafferugli. Il padre si dice preoccupato, afferma che bisogna essere responsabili verso la società, teme che si torni ai livelli di violenza degli anni '70. Afferma, inoltre, che serve la repressione (compresa per suo figlio) e che "il mondo non si cambia con le bombe-carta". ("Mio figlio è un violento il gip sbaglia a scarcerarlo", Mariateresa Conti, Il Giornale, 18 novembre 2012)

Non sappiamo a quale mondo si riferisca questo padre e cosa intenda per cambiamento. Certo è che gli anni '70 hanno confermato la frammentazione della società italiana, prima di tutto ideologicamente, per quanto in maniera terminale (dato il grande riflusso immediatamente successivo). L'errore che è stato compiuto allora, nel farsi della Storia, che noi, oggi, in epoca post-tangentopoli e di politica non e anti-rappresentativa, subiamo in una fase avanzata, è stato quello di non capire le manovre in atto (spesso e volentieri straniere). Non capire, cioè, che la sovranità nazionale e l'indipendenza della Nazione, dello Stato e, quindi, anche del Popolo erano in pericolo, preferendo guardare ad essi secondo il proprio preferito prisma ideologico e culturale, acuendo quello stesso pericolo [ancora 15 ottobre 2012].

Ora, quel padre potrebbe anche dire che, tanto più, il figlio non dovrebbe perdere tempo in manifestazioni, per di più violente, ma studiare la realtà storico-sociale, in maniera da cambiarla politicamente e culturalmente. Potrebbe... Ma le dichiarazioni che ha rilasciato sono solo, in realtà, auto-assolutorie. Si è dipinto come buon padre di famiglia, che rifiuta la violenza e che mette il lavoro al primo posto, davanti a qualunque eccesso. Arriva anche a chiedere ai protagonisti degli anni di piombo di dichiarare l'insensatezza delle azioni violente degli anni '70.

Nessuna parola sulla realtà. Nessuna parola sul fatto che in quel Ministero, da cui è partita la provocazione dei fumogeni, segga un Ministro mai eletto, di un Governo mai eletto, il cui scopo e la cui azione quotidiana sono sostenere l'opera finale di annichilimento della sovranità e ricchezza nazionali. Nessuna parola sul sistema usuraio dei prestiti agli Stati, dove non tanto per i debiti, quanto per i relativi interessi ci si impoverisce. Nessuna parola sulla classe media dimezzatasi negli ultimi dieci anni, né sul fatto che l'austerità imposta da governanti non eletti acuirà tale disastro socio-economico.

La gran parte delle manifestazioni sono inutili, forse, ma riteniamo più gravi le parole di un padre impaurito, che vorrebbe il figlio studiare (o parcheggiarsi all'università) come se fossimo vent'anni fa. Non lo siamo. Oggi è in corso una guerra economica contro il popolo italiano. Mario Monti ciancia ripetutamente di stato di guerra causato dagli evasori, mentendo sulle reali responsabilità, che sono prima di tutto delle autorità nazionali degli ultimi vent'anni almeno [2 aprile 2012 e 3 aprile 2012], le quali hanno prosperato sulle esose tasse degli italiani, senza gestire virtuosamente i beni pubblici e senza garantire servizi dignitosi ai cittadini. Dimostrazione ulteriore: dall'anno scorso, pur con la politica dell'austerità di Monti, il debito pubblico è salito ulteriormente, il che significa ulteriori interessi da pagare, ossia meno ricchezza per i cittadini italiani, compreso quel padre che è tanto preoccupato per le manifestazioni.

Su tutto questo, il buon padre non ha alcunché da dire. In questo, il buon padre, se non persegue il male, contribuisce a sostenerlo.

A ciò si aggiungono le forze dell'ordine. In qualche servizio televisivo capita di sentire appartenenti alla polizia o ai carabinieri ripetere il ritornello del lavoro: "sto lavorando", "questo è un lavoro", ecc. Ora, idealmente, di esponenti delle forze dell'ordine che vogliono solo lavorare non ce ne facciamo granché. Chi sceglie nella vita simili strade dovrebbe avere una missione, ossia l'ordine, che non è dato solo dagli ordini dei superiori scodinzolanti davanti ai magistrati (ferme restando le forti limitazioni italiane, dato che le indagini può avviarle solo la magistratura) o ai politici, ma anche da certi atteggiamenti più o meno visibili.

Alcuni di questi atteggiamenti sono però eclatanti, come quelli di questi giorni, ma vanno in senso contrario all'ordine. Lanciare, come cecchini (figurativamente parlando), fumogeni sulla testa dei propri figli (sia figurativamente che letteralmente parlando) non è ordine, come manganellare chi è disarmato non è ordine.

Giustificare certe azioni col "lavoro" non è dignitoso. Giustificare certe azioni con cause di forza maggiore, invece, significa, oggigiorno, appoggiare la guerra della casta parassitaria (politica in primis) contro il popolo italiano, forze dell'ordine comprese, che infatti, anche loro (schizofrenicamente), a volte si ritrovano a manifestare (manifestazioni di categoria, ovviamente).

Un paio di anni fa, se ricordiamo bene, ci fu una manifestazione di pastori sardi, nessuno dei quali bardati da caschi o altra protezione. Salirono comunque gli animi, quando uno dei pastori rimase ferito gravemente ad un occhio per il lancio, ad alzo zero, di un lacrimogeno sparato da un poliziotto. Se ricordiamo bene, il pastore sardo perse poi l'occhio. Ora, chiunque sa, anche senza dimestichezza con le campagne, che la pastorizia è lavoro vero, fatto di sudore della fronte, ma anche di conti da gestire. Doppia fatica, perciò. Con quella doppia fatica vengono anche pagati gli stipendi dei poliziotti e dei carabinieri, così come i ben più ricchi stipendi di magistrati e politici, grazie ai quali poliziotti e carabinieri vengono spesso aizzati o (contradditoriamente) in altre occasioni le loro azioni vengono rese inutili (scarcerazioni assurde o leggi mal predisposte o mal interpretate che ne vanificano l'operato).

La storia dell'Italia moderna è fatta di tradimenti ideali e concreti, di morti tragicamente simboliche (ci si informi come veniva trattato Giovanni Falcone prima di morire, in certi ambienti, oppure come sono state portate avanti le indagini sulla strage in cui morì Paolo Borsellino), di disprezzo crescente per la Nazione e per i cittadini.

L'appartenente alle forze dell'ordine che accetta un certo tipo di ordine o che, di sua iniziativa, porta avanti un certo tipo di condotta (violenta o, in altri ambiti, corrotta) forse scende a patti col suo vissuto quotidiano e vivacchia, ma prepara la strada per le tragedie future, in linea con quelle passate. Tragedie che investono il popolo che dovrebbe proteggere. Tragedie che investono anche i suoi conoscenti e amici e parenti. Tragedie che colpiscono anche i suoi figli.

Il poliziotto o il carabiniere (o il militare, ecc.) che difende, ciecamente, questo stato di cose, opera per Kronos, lasciando che i propri figli vengano divorati.

Noi, però, invochiamo Zeus...

6 commenti:

  1. Più che operare per Kronos (immagine mitologica suggestiva, certo) quel o quei poliziotti operano per Pluto :-) Che non è il cane di Topolino, ma il nome di Plutone, ovvero la ricchezza e il potere sommerso. Una volta si diceva "plutocrazia", parola poi caduta in disuso. Ma le lobby e i poteri bancari e bancocratici sono da ascrivere al regno dei morti e di Plutone.

    RispondiElimina
  2. Segnalo un articolo del Fatto Quotidiano in cui si parla di un "curioso" pestaggio avvenuto a margine della manifestazione romana:

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/19/aggrediti-attivisti-del-teatro-valle-nel-quartiere-ebraico-di-roma/418276/

    Metto in evidenza questo paragrafo:

    "Passata la paura e dopo una serie di riunioni, gli attivisti decidono di fare uscire la notizia sulla stampa e di sporgere denuncia. Ora bisogna scoprire l’identità degli aggressori. Chi erano? Poliziotti in borghese? Gente del quartiere che ha organizzato la ‘difesa’ del ghetto di Roma? O qualcosa di più e di peggio? Come la Led, Lega ebraica di difesa, versione tricolore dell’americana Jewish Defense League, inserita nel 2001 nell’elenco delle organizzazioni terroristiche stilato dall’Fbi. Nella Capitale l’elenco di aggressioni del gruppo ultra-ortodosso è lungo e molto spesso a farne le spese sono gruppi ed esponenti dell’area dei centri sociali e della sinistra radicale, considerati obiettivi da colpire in quanto filo-palestinesi."

    Mi ha colpito inoltre la testimonianza di un utente del forum Politica in Rete:

    http://politicainrete.it/forum/movimenti-e-cultura-politica/destra-radicale/167712-video-choc-dopo-gli-scontri-aggrediti-attivisti-del-teatro-valle-nel-ghetto-di-roma.html#post3645366

    Roblif

    RispondiElimina
  3. Ottimo articolo, Lif.

    Roblif, grazie per il paio di link, molto interessanti. Però mi sa che la polizia non si permetterà mai di andare a ficcare il naso dentro le faccende del ghetto ebraico. E’ troppo impegnata a mettere in galera chi scrive su Stormfront.

    Comunque, a proposito di repressione, leggete qua:

    http://xn--identit-fwa.com/blog/2012/11/21/xenofili-in-crisi-di-nervi-chiudere-tuttiicriminidegliimmigrati-com-e-la-pagina-resistenza-nazionale/

    Leone89

    RispondiElimina
  4. Che bella pagina!
    Aldo

    RispondiElimina
  5. Ho notato che l'articolo di cui ho riportato il link stranamente ha 0 commenti... data la sensibilità dell'episodio e dei suoi possibili retroscena, la redazione del Fatto avrà ritenuto che è più saggio (perché meno rischioso) non far commentare i lettori.

    Roblif

    RispondiElimina
  6. “Sì, siamo a conoscenza che nel rione esiste una specie di servizio d’ordine interno alla comunità”, fanno sapere fonti qualificate di polizia.

    Da http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/22/aggressione-al-ghetto-telecamere-di-sorveglianza-davanti-alla-scena/422682/

    Mi ritornano in mente le cosiddette "ronde padane"... o meglio, tutta la polemica sorta intorno alla loro regolarizzazione quando era ministro dell'Interno Maroni. Però quelle ronde erano disarmate e non picchiavano (si limitavano a segnalare), mentre questi non te la mandano a dire e passano direttamente alle mani. Come mai le forze dell'ordine della Capitale e il prefetto tollerano che agisca indisturbata una sorta di milizia che non ha alcuna autorità? La sicurezza di un singolo quartiere conta più della sicurezza di un'intera metropoli o di tutto un Paese?

    Roblif

    RispondiElimina