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lunedì 16 luglio 2012

Stupri a Milano

Stupri a Milano: una nuova ondata? (chi ha voluto la bicicletta...)

E' uno di quei casi crudelmente ironici che il destino a volte dona che, a pochi giorni da una iniziativa contro il turismo sessuale, promossa dall'associazione Demetra Onlus assieme ad ECPAT e all'associazione ambientalista FIAB Onlus, ossia Federazione italiana amici della bicicletta, sia stato arrestato a Milano uno stupratore seriale "ciclista". L'iniziativa citata, svoltasi per l'8 luglio, è stata la prima giornata internazionale cicloturistica contro il turismo sessuale con vittime i minori (ma leggendo sul sito della Demetra, era presente anche una certa preoccupazione per le donne adulte bersaglio di tale turismo).

Negli stessi giorni, con fermo convalidato il 14 luglio, viene appunto arrestato nel capoluogo lombardo l'egiziano Sameh El Melegy, dipinto subito come stupratore seriale "in bicicletta", per il suo modo di battere la città in cerca di prede, indagato per undici casi in pochi mesi, ma col sospetto che in realtà siano molti di più.

L'arresto arriva proprio nel momento in cui riesplode a Milano un'ondata di violenze contro le donne. Parliamo di violenza a caso, per strada e da sconosciuti, non di quella famigliare o nel gruppo delle conoscenze intime. Ma prima di andare avanti, vediamo un pò alcuni dati generali.

  • In Italia, ogni anno le violenze sessuali sono circa 4.800, raddoppiate tra il 2001 e il 2010.
  • Uno stupro su tre è opera di sconosciuti, con un aumento negli ultimi mesi.
  • A Milano, nel 2011, i casi di stupro sono stati 340, quasi uno al giorno (senza distinzione tra casi dentro le mura domestiche o per strada). A Roma, molto peggio: 578 nel 2011 (erano 430 nel 2010).
  • Secondo dati aggiornati al 2009, gli stupri sono compiuti al 40% da stranieri (pur essendo solo il 6-7% della popolazione complessiva). Su 100 stupratori stranieri, 60 sono irregolari, mentre 40 sono regolari (per così dire...).
  • Sempre secondo i dati aggiornati al 2009, se consideriamo le grandi città, ossia luoghi dove gli immigrati sono numericamente più consistenti, vedremo che gli italiani autori di stupri scendono a circa il 40% e gli stranieri crescono al 60%.
  • Il numero di stranieri autori di stupri è quadruplicato in vent'anni, passando dal 9% al 40%.

Esiste, quindi, una fortissima correlazione tra presenza allogena e aumento delle violenze sessuali (Immigrati e stupri: grafico, Resistenza Nazionale, 19 gennaio 2012).

Torniamo a Milano. Le violenze sessuali compiute da sconosciuti sono divenute quotidiane nel periodo tra fine aprile 2012 e fine maggio 2012. Di questi casi, 26 totali, di cui sette minorenni (senza entrare nel merito degli undici casi dell'egiziano El Melegy o dell'italiano Luca Terranova, accusato di un paio di violenze), molti sono stati opera di altri stranieri, come il tentato stupro di un pizzaiolo marocchino contro una maestra; una camerunense violentata da un "amico" senegalese; due italiane assalite da un cingalese; una trentenne italiana violentata da un marocchino e un macedone su un treno; una tossicodipendente violentata da un marocchino; una studentessa molestata dall'operaio egiziano Youssef Abdel; una romena e una nigeriana molestate dall'indiano Harjinder S. (Singh?); una signora italiana molestata dall'egiziano Mohamed Salah; una commessa italiana aggredita da un marocchino (Violenza sessuale: cinque episodi in tre giorni - Due donne molestate in metropolitana, Corriere della Sera, ed. Milano, 28 aprile 2012) (Ragazza violentata da due stranieri sul treno regionale Milano-Modena, Corriere della Sera, ed. Milano, 30 aprile 2012) (Violenza sessuale, altri cinque episodi - Arrestati tutti i responsabili, Corriere della Sera, ed. Milano, 12 maggio 2012) (Milano, tenta di stuprare commessa alla stazione: arrestato, CronacaQui, 25 maggio 2012).

A questi episodi, si aggiunge quella che si teme sia una nuova ondata di violenze in strada, con quattro episodi in una decina di giorni, di cui tre opera di stranieri: una italiana molestata da un cinese, J.W.F.; una ecuadoregna aggredita da quattro connazionali; una italiana molestata da un senegalese (Stupro via Giambellino Milano, è il quarto caso in 10 giorni; tra aprile e maggio 26 casi in 30 giorni, Cronaca Milano, 13 luglio 2012).

In aggiunta, ma non si tratta stavolta di violenza sessuale, lo scippo violento di cui è stata vittima l'11 luglio scorso la madre di Marco Granelli, Assessore alla Sicurezza di Milano, con intervento di ben 6 pattuglie (crepi l'avarizia!). (Rapina madre assessore Sicurezza Milano via Sant’Arnaldo, femore rotto, Cronaca Milano, 13 luglio 2012) A testimoniare (per quanto non si sappia ancora nulla sui responsabili) che forse, per strada, a Milano, un qualche problema c'è.

Come detto, tale problema, per quanto riguarda la sicurezza delle donne, deriva molto dall'equilibrio esistente tra ordine pubblico e presenza straniera. Manca un elemento, però, ossia quello culturale. Il tentativo, di determinate realtà associative o di certe organizzazioni, di censurare ideologicamente il sottolineare come gli stranieri siano percentualmente più inclini a questo genere di crimini, rischia di impedire il trovare delle soluzioni, le quali devono vertere su due fronti: quello dell'allontanamento coatto dal territorio nazionale e quello culturale.

A fine maggio, si è tenuto proprio a Milano un dibattito organizzato da Ascf, Associazione Studi Criminologici e Forensi, proprio sul tema della violenza sessuale e della diversità culturale. Tema il cui scopo era iniziare a capire come gestire la violenza sulle donne, tenendo conto che:

  • ben 53 nazioni non lo considerano un reato
  • che nel mondo una donna su tre è vittima di violenze
  • che su 4 casi di violenza, tre sono opera del partner

Ossia, molti stranieri arrivano in Italia portandosi quei "mondi".

Secondo l'SVS, il servizio violenze sessuali della Clinica Mangiagalli di Milano, la metà delle minorenni, violentate e presentatesi ai propri sportelli per una richiesta d'aiuto, sono straniere. Percentuali, queste e quelle citate poco sopra, ben peggiori rispetto alla "normalità" autoctona.

Ora, con quali "strumenti" si potrà rimediare a tutto ciò, se si lascerà aumentare senza criterio gli stranieri, specie di certe aree (Nord Africa e Africa Subsahariana in primis)? Come si pensa di poter cambiare la mentalità di certi gruppi etno-culturali se li si lascia aumentare numericamente a discapito degli italiani e degli europei? Ma se si vogliono certe biciclette...

  • Allarme stupri, in Italia denunciate 4.800 violenze l'anno (Rainews24, 14 luglio 2012)
Nell'arco degli ultimi dieci anni le violenze sessuali in Italia sono quasi raddoppiate, passando dalle 4,3 del 2001 alle 8 ogni 100mila abitanti (dato Istat) nel 2010. In termini assoluti, fanno almeno 4.800 casi l'anno, un numero tanto piu' allarmante laddove si consideri che nella quasi totalita' dei casi la violenza non viene denunciata: il sommerso, secondo gli esperti, rappresenterebbe il 91,6%.

A Milano, nel 2011, il solo Centro soccorso violenze sessuali della "Mangiagalli" ha registrato 340 casi. Mentre a Roma l'anno passato le violenze sono cresciute del 34%, da 430 a 578.

Crescono negli ultimi mesi i casi di violenze in strada, ad opera di sconosciuti, ma il 69,7% degli stupri continua ad essere opera del partner e il 17,4% di un
conoscente: in Italia una donna su tre tra quelle di eta' compresa tra i 16 e i 70 anni e' stata vittima nel corso della sua esistenza di una qualche violenza fisica o sessuale.

Il 3,5% delle donne, in particolare, ha subito una violenza sessuale: stupro, tentato stupro, molestia. Consistente la quota di vittime che non parla con nessuno delle violenze subite.

  • Quattro stupri su dieci commessi da stranieri (La Repubblica, 25 febbraio 2009)
Mentre il ministero dell' Interno diffonde i dati sulle violenze sessuali - quattro su dieci sono commesse da immigrati che rappresentano il 6% della popolazione - è ancora polemica sulle ronde. Il presidente della Camera ribadisce a Ballarò che il termine ronde non gli piace. Preferisce, invece, «la collaborazione del cittadino con le istituzioni». Il titolare del Viminale, Roberto Maroni, non vuole «dilettanti allo sbaraglio». Annuncia «un controllo fortissimo da parte degli organi di polizia su chi vi partecipa». E attacca i contrari alle ronde: «Chi è contro la proposta del Governo dichiara Maroni - è a favore della ronda fai da te». È di dubbia interpretazione, intanto, il decreto legge sui "volontari per la sicurezza" pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale. Il testo del dl, infatti, esclude che le ronde possano essere «destinatarie di risorse economiche a carico della finanza pubblica». Secondo alcuni, i "volontari per la sicurezza" potrebbero essere finanziati da privati, persone fisiche o aziende. Secondo altri, invece, dovrebbero svolgere quella funzione come volontari, e cioè senza compensi. Ma è il Viminale - dopo le reazioni antistranieri seguite agli ultimi stupri di Roma - a rivelare che gli italiani sono autori della maggior parte degli stupri (il 60,9% dei casi). Gli stranieri per comunitari ed extracomunitari responsabili di circa il 40% dei reati di violenza sessuale commessi in Italia nel 2008, rappresentano solo il 6% della popolazione residente. Di questi, il 7,8% degli stupratori è di nazionalità romena, il 6,3% marocchina. Le vittime, precisa il Viminale, sono nella gran parte dei casi donne (85,3%) e quasi sempre nate in Italia (68,9%). I dati sono stati diffusi da Simonetta Matone, capo di gabinetto al ministero delle Pari opportunità. Nel 2008 gli stupri sono scesi dell' 8,4%. A calare in particolare sono state le violenze di gruppo, ridotte di quasi un quarto (meno 24,6%). La flessione dell' anno passato è seguita a un 2007 terribile, in cui gli abusi erano aumentati del 5% e quelli da "branco" del 10,9%. A Milano la situazione più drammatica, anche se nel triennio 2006/2008 si era registrato un andamento decrescente, passando da 526 episodi nel 2006 a 480 nel 2008. Nel 41% le violenze sono ad opera di italiani, nell' 11% di romeni, nell' 8% di egiziani e nel 7% di marocchini. Anche a Bologna un netto calo, da 179 nel 2006 a 139 nel 2008. Italiani sarebbero responsabili nel 47% dei casi, nell' 11% marocchini e nel 10 % romeni. A Roma si è registrato un picco nel 2007, più 13,4% rispetto all' anno precedente, con 339 stupri, e un calo nel 2008, con 317. Gli autori risultano nel 42% dei casi italiani, nel 24% romeni e nel 3% egiziani. Ma in un arco temporale non considerato dal Viminale le violenze nella capitale sarebbero di nuovo in aumento: nei primi due mesi del 2008 ci sono stati4 stupri, nei primi due di quest' anno sono già 9.

  •  Aumentano gli stupri commessi dagli immigrati (Maria Serena Palieri, L'Unità, 17 gebbraio 2009):
Negli ultimi vent’anni la quota di stranieri sulle persone denunciate per stupro nel nostro Paese è passata dal 9 al 40%. Tenuto conto che gli immigrati restano solo il 6% della popolazione, è una cifra spaventosa. Ma, su questa cifra, dobbiamo ragionare» ci dice Marzio Barbagli. Sociologo, storico della famiglia, per Il Mulino a fine 2008 ha pubblicato la ricerca Immigrazione e sicurezza in Italia.
Professor Barbagli, la cifra è, diceva, allarmante. In che modo va letta?
«Primo, sapendo che la violenza sessuale è un argomento difficile. Perché è altissima la quota di vittime che non denunciano. Per questo ciò che è più significativo è appunto il “trend”. Ora, la prima annotazione che va fatta è che le violenze sessuali, in genere, avvengono all’interno dello stesso gruppo nazionale: gli uomini italiani violentano le donne italiane, i romeni le romene, i tunisini le tunisine. I giornali valorizzano le notizie che concernono stupri commessi da stranieri su italiane. Ciò che ci colpisce, i giornali lo sanno, è la ragazzina bolognese violentata dall’immigrato tunisino. Ma mettono la sordina quando avviene il contrario, o quando una donna romena è violentata da connazionali».

La maggior parte delle violenze avviene in famiglia o nella coppia. E questo collima con la bassa percentuale di violenze “interetniche”. Però la cifra iniziale resta: gli immigrati, 6% della popolazione, oggi sono il 40% degli autori di stupri denunciati. Perché?
«Continuiamo l’analisi dei dati. A commettere queste violenze sono al 60% immigrati irregolari, al 40% in regola. Rispetto ad altri reati, qui la percentuale di regolari è più alta: lo spaccio, per esempio, è praticato al 92% da immigrati irregolari. Ed eccoci al problema che, dopo due leggi, la Turco-Napolitano e la Bossi-Fini, il nostro Paese ha tuttora: la difficoltà a rimpatriare. Nel discorrere comune si parla di “irregolari” facendo di ogni erba un fascio. In realtà magistratura e forze dell’ordine fanno ancora dei distinguo: quelli che andrebbero rimpatriati sono gli irregolari sospettati di fare lavori illeciti, non la badante col permesso scaduto. Ma il rimpatrio avviene solo per un quarto dei casi. C’è un numero di persone, come il cittadino tunisino arrestato l’altro giorno a Bologna, che commettono vari reati. Tra questi, stupri. Commettono anche omicidi: c’è un’alta quota di omicidi commessi da immigrati. Ci sono persone che vengono qui per compiere attività illecite. Ma se il meccanismo della giustizia funzionasse, non sarebbero qui».

Il permesso di soggiorno, però, non basta, visto che il 40% delle violenze sono commesse da «regolari». Il problema è culturale, allora?
«Molti di noi dell’immigrazione godono i vantaggi. Ma c’è uno scarso impegno pubblico nel prevenirne gli svantaggi. C’è difficoltà di controllo sul territorio. Siamo indietro nell’integrazione sociale. Dove non c’è una rete solida, parentale, amicale, è più facile succedano questi fatti. Poi, ci sono anche quanti hanno disturbi di personalità, ma qui entriamo in campo psichiatrico...».

Il nostro modello di costume può, in alcune culture, suscitare scandalo? E dunque paura, aggressività?
«Non credo sia questo un motivo. Oggi la nostra tv, i nostri film, circolano, gli immigrati arrivano qui sapendo dove vengono».

  • Diversità culturale e codice penale: se la violenza del marito non è un reato nel Paese d’origine (Paola D'Amico, La Città Nuova, 25 maggio 2012):
Flussi migratori, culture diverse che fanno dell’Italia un Paese multietnico: ma è integrazione reale o fittizia? I primi a porsi il quesito sono stati gli operatori sul campo: giudici, magistrati, medici, mediatori culturali, assistenti sociali che si sono trovati a dover affrontare consuetudini e costumi che le nostre leggi classificano come reato: dall’infibulazione alla difesa dell’onore, dall’induzione in schiavitù al rifiuto di mandare i figli a scuola. Le schiere di bambini che chiedono l’elemosina, le donne violentate dai propri mariti e le bambine mutilate: notizie che tutti i giorni sono sotto i nostri occhi e che riempiono le pagine dei nostri giornali.

Il dibattito culturale, giuridico e sociologico, partendo dai dati reali, è vivo ed è appena agli albori. Oggi 25 maggio, dalle 14 alle 19, allo Spazio Chiossetto, all’interno di un ciclo di incontri organizzato da Ascf, Associazione Studi Criminologici e Forensi, si incontrano professori di diritto penale, giudici, avvocati e medici.

    “Immigrazione e pluralità di culture sono le nuove sfide per il diritto penale. La diversità di cultura – dice Fabio Basile, professore ordinario di diritto penale presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche C. Beccaria, Università degli Studi di Milano – potrebbe indurre l’immigrato a commettere un fatto previsto come reato nel Paese d’arrivo, ma che risulta conforme, o per lo meno tollerato, nella sua cultura d’origine. Come deve reagire il diritto penale a siffatti reati culturalmente motivati?”.

Risponde Fabio Roia, giudice presso la IX sezione del Tribunale di Milano e che si occupa di questa fattispecie di reati dal 1991: “Deve applicare le leggi previste dagli ordinamenti locali che fanno riferimento a principi consacrati nella Carta costituzionale, delle Convenzioni europee e del Diritto naturale”. Che cosa aspettarsi dunque in tema di violenza sessuale, se, come informa l’Onu, in 53 Paesi aderenti alle Nazioni Unite la violenza sessuale da parte del marito non è perseguibile per legge?

    “Nel mondo 1 donna su 3 è stata picchiata o abusata sessualmente, 1 su 4 è stata vittima di una forma di violenza durante la gravidanza e su 4 donne vittima di violenza 3 la subiscono da parte del partner”, sintetizza precisa la dottoressa Alessandra Kustermann, responsabile del Soccorso violenze sessuali (SVS) della Clinica Mangiagalli, che in 18 anni ha preso in carico 4.177 vittime di violenza, 1.340 delle quali minorenni, e che oggi parla di soccorso violenza sessuale e domestica in una società multiculturale .

 Oltre la metà delle minorenni giunte al centro SVS avevano meno di 13 anni (768), straniera una su due. “Le adolescenti che subiscono violenza hanno più frequentemente in anamnesi fattori di vulnerabilità soprattutto se sono straniere, chiedono aiuto più tardi”. E nella quasi totalità dei casi non vengono denunciate.

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