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venerdì 27 luglio 2012

Molestie sessuali a Bruxelles

Molestie sessuali a Bruxelles: un documentario

  • Testo aggiornato in data 9 agosto 2012: vedere più avanti

Per proseguire con gli articoli riguardanti la forte componente allogena tra gli autori di violenze e molestie contro le donne nelle nazioni europee [16 luglio 2012] [22 luglio 2012], vi segnaliamo il documentario "Femme de la rue" di Sofie Peeters, andato in onda nella serata appena passata del 26 luglio, nella trasmissione Terzake del canale in lingua fiamminga Canvas.

Femme de la rue (Sofie Peeters, trasmissione Terzake presentata da Kathleen Cools, Canvas, 26 luglio 2012) [audio in francese, prevalentemente, con sottotitoli in fiammingo, o in fiammingo senza sottotitoli]

La studentessa universitaria Sofie Peeters ha deciso di mettere in video la propria quotidianità, in particolare nel quartiere Anneessens di Bruxelles, con forte presenza allogena, in particolare islamica, in una città che di suo ha un 25% di abitanti islamici. Tale messa in video si è indirizzata, in particolare, sull'atteggiamento degli uomini nei confronti delle donne per strada. Il risultato, visibile nel documentario, è che numerosi sono gli approcci verbali di carattere sessuale, che possono giungere sino ad apprezzamenti volgari o al trattare la donna come una prostituta. Tali approcci, inoltre, sono, per la quasi totalità (il 95%, come afferma la Peeters) opera di nordafricani.

Sia l'autrice, sia alcuni personaggi intervistati, tendono però a limare la componente etnico-culturale, affermando che conterebbe maggiormente la situazione sociale dei soggetti in questione. E' il solito trito e ritrito ritornello: ci si trova in mano dei dati o dei documenti o delle testimonianze che mettono in evidenza più o meno gravi mancanze o predisposizioni di questa o quella comunità allogena, ma si tende a giustificare o ridimensionare. Seconda la Peeters, sarebbe la noia e la mancanza di lavoro a provocare simili comportamenti. In tempi in cui si rischia un incremento della disoccupazione, a causa della crisi, tale giustificazione non provoca nelle donne un brivido? Se poi aggiungiamo che riguardo l'immigrazione non sembra ancora esserci una seria volontà di bloccarla...

Aggiornamento del 9 agosto 2012: come segnalatoci da un lettore, esiste una traduzione di parte del dialogo tra la Peeters e alcuni nordafricani. La traduzione è tratta dal forum Politicainrete, ad opera dell'utente Fenris, che l'ha pubblicata in data 31 luglio 2012 [premere qui]:

"Come posso rendere chiaro che non mi interessa?", chiede lei, e rispondono: "Dì che sei sposata, e mostra la mano". "Ma io non sono sposata", obietta lei, "procurati un anello finto", le rispondono, "fingiti sposata. Molti, anche se non tutti, hanno rispetto delle donne sposate, e le lasciano in pace".
"Quindi mi serve per forza un uomo per camminare in pace per strada?", chiede lei, le rispondono:" Sei una donna? Ti sei guardata allo specchio prima di uscire di casa? Questo vuol dire che se nessuno ti guardasse ci rimarresti male". Lei resta senza parole per un attimo, gli altri ridono, il tipo incalza: "Invece di dirci grazie perchè ti facciamo sentire una donna, vieni qui a darci delle lezioni!", gli altri continuano a ridere.
"Ma non è questo il modo di farmi sentire una donna", obietta lei, il tipo si alza minaccioso, alza la voce e le dice: "Se fossi ancora giovane non ti lascerei in pace, ti prenderei!". Altra risata in sottofondo.
"Cosa devo fare perchè non mi si parli in questo modo?", chiede lei, e lui ormai spavaldo risponde: "C'è solo una soluzione: devi pagarmi a ore. Io ti cammino dietro e se qualcuno ti molesta ci penso io".
"Ma come donna non c'è niente che io possa fare autonomamente?", "devi solo tacere", è la risposta, si sentono altre risate in sottofondo. "Se rispondi, vieni immediatamente considerata come una che se la va a cercare. Mettiti un auricolare, come tutte le altre ragazze, e lascia che parlino".
"Ma io non voglio lasciare che parlino!", ribatte lei, "non mi piace che mi si rivolgano così, e se non reagisco mi danno della puttana". Lui risponde: "Che peccato, una bellezza che pensa certe cose", lei ribatte: "Ma io non voglio pensarle, sono gli uomini che me le fanno pensare", e lui risponde: "No signorina, tu sei proprio così, gli uomini non fanno niente di male".

E qui finisce la conversazione.

Nella prima parte, la ragazza spiega che non può uscire di casa con pantaloncini o una gonna corta, che in tutto il quartiere imperversano scene del genere, mentre nel finale, mentre torna verso casa e riflette ad alta voce, si dice shockata per l'atteggiamento sessista di quegli uomini, e si chiede: ma non hanno delle figlie, delle mogli, delle sorelle? E si comportano così anche con loro? O forse lo fanno solo verso di me, perchè sono bianca?


  • Femmes injuriées dans les rues de Bruxelles: "dans 95% des cas, ce serait par des Maghrébins" (Ch. V., Sud Info, 26 luglio 2012) [si consiglia, per chi è francofono, la lettura dei vari commenti riportati sul sito: premere qui]:
Le sexisme en rue, une question d’origine? Sofie Peeters, étudiante en dernière année à la Haute Ecole flamande Rits, jette un pavé dans la mare, avec son documentaire “Femme de la rue”, diffusé ce jeudi soir(20h) aux Galeries Cinéma, et à la même heure dans l’émission Terzake sur la chaîne néerlandophone Canvas.

“Je suis originaire de Louvain, mais je suis venue habiter à Bruxelles, dans le quartier Anneessens, il y a deux ans, pour mes études”, explique la jeune femme. “J’ai été surprise de voir que chaque fois que je sortais en rue, j’étais la cible des remarques des hommes.” Des simples sifflets aux remarques carrément vulgaires du style “c’est combien?”, la demoiselle en a soupé.

Elle a alors décidé de canaliser sa frustration dans un documentaire, réalisé dans le cadre de son cursus. Et dans lequel ses conclusions ne laissent pas la place à l’interprétation. “Je ne le dis pas volontiers, mais il s’agit de personnes allochtones (NDLR: comprenez d’origine maghrébine) dans 95% des cas”, grimace notre interlocutrice. Qui se défend, toutefois, de stigmatiser les étrangers. “Non, personne ne m’a jamais taxé de racisme. Car mon constat porte plus sur la condition sociale des individus que sur leur origine ethnique: s’il y a une forte proportion d’étrangers parmi les garçons qui me font des remarques, c’est parce qu’il y a aussi une forte proportion d’étrangers parmi les populations fragilisées.”

Elle s’explique. “Les jurons qu’ils nous envoient sont souvent la conséquence de l’ennui. Les jeunes lambinent dans les rues et ne savent pas quoi faire, les plus vieux s’assoient dans les salons de thé. Il y a une méconnaissance de nos cultures respectives. Les Musulmans ont un comportement assez insistant par rapport à la sexualité: porter une jupe pour une femme, c’est déjà risqué.”

Cependant, la jeune femme concède qu’une amélioration de ces comportements est possible. “Surtout avec les jeunes. Par exemple, j’ai discuté avec ceux de mon quartier et ai fait leur connaissance entre-temps, ils me respectent maintenant. Mais pour la vieille génération, c’est un travail quasiment impossible.”

Pour Taoufik Amzile, responsable de l’ABPM, l’association belge des professionnels musulmans, “ce type de comportement dépend de beaucoup trop de facteurs que pour simplement le réduire à une question d’origine. Je ne pense pas qu’il existe de déterminisme à ce niveau-là.”

Selon Saad, rappeur bruxellois aux millions de vidéos vues sur Youtube et que La Capitale fait réagir ce jeudi dans ses colonnes: “Oui il y a des casses-c..., mais cela n’a rien à voir avec les origines, ce sont juste des frustrés.”

Et il poursuit. “Cela m’arrive de complimenter une fille dans la rue, mais ce n’était jamais déplacé. Qui ne l’a jamais fait? Belge, Turc, Marocain, Indien, on est déjà tous passé par là.” [...]

3 commenti:

  1. Mi chiedo seriamente quante donne dovranno ancora essere stuprate prima che il problema venga preso di petto. e' inutile girarci attorno, la donna per loro è un oggetto sessuale in primis, e riproduttivo in seconda importanza. C'è poco da analizzare, la povertà non è una scusa per la violenza sessuale, se ho fame ho tutto fuorchè voglia di scopare. Incredibile che la noia e la mancanza di lavoro vengano citate per giustificare questi mostri. Vergogna.

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  2. Dal testo:

    "E' il solito trito e ritrito ritornello: ci si trova in mano dei dati o dei documenti o delle testimonianze che mettono in evidenza più o meno gravi mancanze o predisposizioni di questa o quella comunità allogena, ma si tende a giustificare o ridimensionare."
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    Cosa che non avviene MAI quando in Italia si parla di uno stupro commesso da un italiano, nel qual caso si punta il dito contro l'italica cultura "patriarcale", "arcaica", "machista", "sessista" ecc.

    Roblif

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  3. traduzione del dialogo fra la donna e i magrebini:

    "Come posso rendere chiaro che non mi interessa?", chiede lei, e rispondono: "Dì che sei sposata, e mostra la mano". "Ma io non sono sposata", obietta lei, "procurati un anello finto", le rispondono, "fingiti sposata. Molti, anche se non tutti, hanno rispetto delle donne sposate, e le lasciano in pace".
    "Quindi mi serve per forza un uomo per camminare in pace per strada?", chiede lei, le rispondono:" Sei una donna? Ti sei guardata allo specchio prima di uscire di casa? Questo vuol dire che se nessuno ti guardasse ci rimarresti male". Lei resta senza parole per un attimo, gli altri ridono, il tipo incalza: "Invece di dirci grazie perchè ti facciamo sentire una donna, vieni qui a darci delle lezioni!", gli altri continuano a ridere.
    "Ma non è questo il modo di farmi sentire una donna", obietta lei, il tipo si alza minaccioso, alza la voce e le dice: "Se fossi ancora giovane non ti lascerei in pace, ti prenderei!". Altra risata in sottofondo.
    "Cosa devo fare perchè non mi si parli in questo modo?", chiede lei, e lui ormai spavaldo risponde: "C'è solo una soluzione: devi pagarmi a ore. Io ti cammino dietro e se qualcuno ti molesta ci penso io".
    "Ma come donna non c'è niente che io possa fare autonomamente?", "devi solo tacere", è la risposta, si sentono altre risate in sottofondo. "Se rispondi, vieni immediatamente considerata come una che se la va a cercare. Mettiti un auricolare, come tutte le altre ragazze, e lascia che parlino".
    "Ma io non voglio lasciare che parlino!", ribatte lei, "non mi piace che mi si rivolgano così, e se non reagisco mi danno della puttana". Lui risponde: "Che peccato, una bellezza che pensa certe cose", lei ribatte: "Ma io non voglio pensarle, sono gli uomini che me le fanno pensare", e lui risponde: "No signorina, tu sei proprio così, gli uomini non fanno niente di male".

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