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domenica 1 luglio 2012

Europei di calcio 2012 e multietnicismo

Europei di calcio 2012 e multietnicismo: l'esito dice che...

  • Testo aggiornato in data 4 luglio 2012: vedere più avanti

Ne riparleremo con più calma nei prossimi giorni. Intanto, come sapete, ha vinto gli Europei quella è che l'unica nazionale senza allogeni, ossia la Spagna, la quale, oltre a ciò, ha vinto la finale 4-0, ha vinto il secondo Europeo di seguito, ha vinto due anni dopo la vittoria del Mondiale.

Nei giorni scorsi, orde scatenate di scribacchini hanno cantato le lodi di giocatori allogeni e di quanto si vincerebbe lasciando spazio agli stranieri (chiaramente c'è differenza tra allogeno e straniero). Gli italiani per costoro non hanno alcun valore, evidentemente [1].

L'abbiamo visto nella finale odierna. E si consideri che l'Italia è comunque una delle nazionali con meno allogeni. Quelle con più allogeni sono state bloccate prima e hanno espresso un calcio mediamente peggiore.

Ma, come detto, ne riparleremo con maggiore calma nei prossimi giorni.

[1] In Italia il 52% dei calciatori professionisti sono stranieri, europei o non europei (detto dall'ex-calciatore Sandro Mazzola in una dichiarazione di stasera).

Aggiornamento del 4 luglio 2012: relativamente a quanto riportato in precedenza, citiamo l'articolo pubblicato dal giornalista immigrazionista Corrado Giustiniani sul suo blog ospitato nel sito del Messaggero (Balotelli, il nero d'Italia, Corrado Giustiniani, Il Messaggero, 29 giugno 2012). E' un esempio di false banalità e di retorica, in linea con molta altra stampa e televisione, il cui succo è riassumibile, citiamo, nella frase "In conclusione, un bel po' di sangue meticcio farebbe un gran bene al nostro sport e insieme alla convivenza e all'integrazione." Come abbiamo visto, la Spagna, a parte il meticcio David Silva, padre iberico e madre giapponese, è esempio decisamente contrario e da alcuni anni è la nazionale più forte sul pianeta. D'altronde, non si capisce da quale punto di vista il meticciamento possa essere razionalmente un elemento di rafforzamento in ambito di nazionali sportive, le quali dovrebbero seguire logiche un po' differenti rispetto ai singoli club. Club i quali comunque si rafforzano e rafforzano il calcio nazionale se sposano logiche favorevoli ai vivai giovanili locali. Non logiche meticcianti, che sono al massimo capitalistiche. Il successo del modello Barcellona è un successo anche della logica dei vivai. Altro esempio, in tal senso, la Germania, che negli ultimi anni ha mostrato una sempre maggiore attenzione ai propri giovani, con buoni effetti sulla nazionale. Qualcuno dirà che comunque ciò non toglie che vi siano o possano esservi giocatori di origini straniere. Ovviamente, ma è ben diverso dal masturbarsi con cretinate mediatiche come "l'eroe nero" o simili.

Prendete l'ultima stagione di Champions League, dalle semifinali in poi: ha, sì, vinto la squadra inglese del Chelsea (ai rigori), ma le altre squadre erano Real Madrid, Barcellona e la finalista perdente Bayern Munchen. Quest'ultima delle quattro era l'unica con un bilancio societario in ordine. Inoltre, sia il Bayern sia il Barcellona avevano una rosa di giocatori sostanzialmente nazionale, a differenza delle altre due, fortemente indebitate e fortemente dipendenti da calciatori stranieri. Ora, al momento, le squadre fortemente indebitate possono continuare a far debiti, comprando e spendendo, ma immaginate per un attimo se il sistema dovesse crollare o venir fortemente riorganizzato. Delle quattro citate, chi rimarrebbe in piedi?

Qualcuno ripeterà ancora che comunque nei vivai ci possano essere giovani allogeni, e così via. Certo, ipoteticamente un Mario Balotelli avrebbe però potuto giocare nella Nazionale anche 10 anni fa. Il punto non è quello, ma il meticciamento mediatizzato che è frutto, semmai, dei dispendiosi giganti alla Chelsea, che riescono a campare solo comprando calciatori in giro per il mondo e indebitandosi all'infinito. Puro capitalismo. E puro marketing.

E' il mercato drogato che crea le squadre dove può vincere un Drogba. Ed è l'imitazione/invidia per quel mercato drogato che trasforma un giocatore di incerto futuro, per quanto dotato, come Balotelli in un campione, solo perché di pelle scura e adottato, ma non riconosce che la Nazionale italiana è arrivata dove è arrivata, negli ultimi Europei, grazie ad un quadriumvirato di "senatori" composto da Buffon, De Rossi, l'acciaccato Cassano (a cui Balotelli deve molto) e il migliore di tutti, Andrea Pirlo. Quest'ultimo, colmo dell'ironia, nonostante sia stato il giocatore fondamentale tra gli Azzurri, tanto da essere lui, in realtà, motivo di paura per i tedeschi, viene ricordato da un Corrado Giustiniani ancora per la leggenda fasulla dell'appartenenza zingaresca. Eppure, poche settimane prima, poco prima dell'inizio degli Europei, Pirlo aveva negato di essere di discendenza zingaresca, ma di appartenere ad una comunissima famiglia bresciana (e d'altronde, fosse stato zingaro, in cosa lo sarebbe stato? Domanda più insidiosa di quel che sembra).

  • «Perché mi invidiate?» (Vanity Fair, 3 giugno 2012):

[...] L’ha rabbuiato un fresco articolo su di lui, apparso sull’Espresso, che ha tirato fuori la sua (presunta) ascendenza sinti – i sinti sono i «cugini» dei rom – e i suoi investimenti nel siderurgico.

Chiariamo: lei è un sinti o no?

«Non è vero. Sono anni che questa storia circola, e non sono mai riuscito a capire chi l’abbia messa in giro. Io, come tutta la mia famiglia, sono di Brescia. L’articolo conteneva falsità: non so perchè sia stato scritto, ma procederò per vie legali»

Non ci sarebbe niente di male.
«Lo so, però non è una cosa vera». [...]

L'immigrazionista Giustiniani, sulla scorta del gruppo "umanitario" EveryOne, noto contaballe, parla di Balotelli e di Pirlo (falso) zingaro come di "nemesi contro il razzismo". Intanto... "però non è una cosa vera".

Aspettando di vedere se Balotelli sarà anche un campione, e tralasciando la montagna di gossip che lo riguarda e che secondo il Tg5 delle 13 del 29 giugno scorso, subito dopo la vittoria sulla Germania, ne farebbe un italiano vero (!?), ricordiamo che il multietnicismo si applica al mondo del calcio in due modi, uno principale e l'altro derivato. Quello derivato è il citato mercato dei campioni o pseudo-tali e dei procuratori, delle televisioni e del marketing. Ossia il palcoscenico esasperato dove non conta il club radicato territorialmente, il tifo genuino e l'ingegno, quanto il denaro e il potere. Qui dimora il vorticare di giocatori di ogni area del pianeta verso ogni area del pianeta (con fenomeni anche spassosi, per quanto dispendiosi: si veda il sito Calciobidoni).

Quello principale  nasce come invidia inconfessata per il capitalismo globalizzato tout-court, che impregna anche il mondo dello sport, mascherando con diritti umani e "ineluttabilità" della società meticciata il desiderio di alcuni di vedere una società simile a quella dominante ideologicamente e mediaticamente nel centro dell'impero, dove tutto e tutti non contano, nonostante gli slogan alla "Respect" (usato negli Europei). Non si raccontino storie: che "respect" si vuole per la diversità, se le diversità vengono così insistentemente spinte a sparire?

Per concludere: si legga il seguente articolo. Aumentano gli stranieri nel calcio italiano di Serie A, ma i capocannonieri sono per lo più italiani?!

  • Serie A da record: in campo più stranieri che italiani (Sport Virgilio, 30 settembre 2011):

Serie InternazionAle. Che non è, per una volta, il nome della squadra nerazzurra di Milano, ma quello del massimo campionato italiano. O, forse, ex italiano. Perché nelle prime quattro giornate di questo campionato hanno giocato più calciatori stranieri che italiani, e questo non era mai successo.

Perché, da Stefano Colantuono a Marco Giampaolo (in ordine di classifica e senza penalizzazioni, dall'Atalanta al Cesena), i mister hanno mandato in campo la bellezza di 192 calciatori stranieri contro i 181 italiani "doc", vale a dire il 51,5%. Lo evidenzia una statistica elaborata a tutta pagina dalla Gazzetta dello Sport. Occorre precisare che la Rosea ha calcolato come "forestieri" anche gli oriundi come Thiago Motta, Amauri, Osvaldo, Schelotto e Ledesma.

A proposito di Pablo Daniel Osvaldo: domenica sera il romanista di Buenos Aires ha siglato a Parma il gol numero 100 di questo campionato, un'ottima occasione per dare un'occhiata anche ai gol segnati: e anche qui si evidenzia il valore tutto "made out of Italy": 57 le reti provenienti dall'estero, contro le 43 di produzione nostrana, per un facile 57% tondo tondo.

Per fare un confronto con lo scorso campionato: a fine stagione gli stranieri con almeno una presenza erano stati 264 su 538, vale a dire il 49,1% del totale. E i gol "esterofili", complessivamente, furono il 48,5%.

E qual è il club meno italiano? Qui non ci sono sorprese: l'Internazionale, intesa appunto come la squadra nerazzurra di Milano: 20 giocatori impiegati, Ranocchia e Pazzini unici italiani doc. Vale a dire il 90% di stranieri. Piccola soddisfazione, però, per la capolista (senza penalizzazione), ovvero l'altra nerazzurra, l'Atalanta: 14 giocatori impiegati, solo 4 stranieri: il 22,2% del totale, per i più italiani della Lega (calcio).

A Bologna e Parma, rispettivamente con 38,9% e 27,8% di stranieri, segnano solo gli italiani. Tra le grandi brillano per italianità Juventus e Milan (13 italiani su 18 i bianconeri e 13 su 20 i rossoneri).

Va infine sottolineato che dal 2003/04 a oggi la classifica dei capocannonieri l'ha vinta soltanto una volta un calciatore straniero: Zlatan Ibrahimovic, nel 2008/09 (ripetutosi anche nel 2011/12, ndr).

10 commenti:

  1. In questi giorni mi hanno talmente disgustato che stasera sono riusciti a farmi tifare CONTRO la squadra che rappresenterebbe il mio Paese. Sì, ho tifato Spagna stasera e sono contento del risultato finale. Spero tanto di non sentirli più per un po'. Sappiamo di chi parliamo tanto.

    Roblif

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  2. Il calcio vero è quello che si gioca negli oratori. Quell'altra attività che ci pompano nel cervello a suon di miliardi, sui due piedi non saprei proprio come definirla. Avendo tempo per rifletterci, certamente non userei termini lusinghieri.

    Aldo

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  3. C'è anche da dire che neppure la Spagna è completamente esente dal morbo allogeno, in quanto in essa milita un giocatore con parziale discendenza orientale tal David Silva. Ma di certo per la propaganda pro-allogeni un semi-asiatico come Silva è decisamente meno "spendibile" di full-negro alla barwuah :P ...

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  4. Una delle più grandi figure di m... che l'Italia calcistica abbia mai fatto!! Questo è il miracolo che è riuscito a Balotelli & co!!

    A proposito, Lif, ti segnalo l'articolo di Identità.com:

    http://identità.com/blog/2012/07/02/levoluzione-del-calcio-i-balotelli-in-via-destinzione/

    Nobis

    Leone89

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  5. Il multietnicismo nei club esiste già e da un pezzo. Ovvio poi che dai club lo travasino anche alle nazionali. In questo senso la Spagna è ancora indietro in quanto paese latino. Non dimentichiamoci che il multietnicismo e il multiculturalismo (termine quest'ultimo che mi piace poco, perché di cultura io non ne vedo), ha aggredito soprattutto il nord-Europa. E' la lotta contro gli occhi azzurri e i capelli biondi.

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  6. http://www.liberoquotidiano.it/video/1049764/Ad-Atene-ecco-il-negozio-riservato-ai-soli-greci.html

    Leone89

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  7. Ho aggiornato l'articolo, con qualche spunto in più.

    Interessante l'articolo su Identità. Credo però che sia un articolo da tenere nel cassetto per vedere le eventuali evoluzioni di questo sport e poi ridiscuterne in futuro. Il modo in cui ha giocato Balotelli, soprattutto, nel primo tempo della Finale, va in direzione opposta al calcio totale di cui si parla lì. Non a caso, i quattro gol promessi da Balotelli... se li è beccati dai "totalitaristi" spagnoli.

    x Nessie, ovviamente i club sono multietnicisti, essendo imprese private, in un mondo globalizzato, ma squadre come Juve, Milan o Barcellona sono comunque più moderate rispetto ad altri esempi, specie inglesi.

    x Roblif: come vedi, dopo gli Europei... c'è il gossip...

    Come dice Aldo, probabilmente il vero calcio è quello degli oratori e delle squadre giovanili. Il resto è spesso solo spettacolo mediatico.

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  8. Kevin Prince Boateng confessa quanto sia stato duro crescere nella multietnica Germania:

    "Ancora a proposito della Germania, Boateng ricorda quanto sia stato difficile crescere a Berlino «in una realtà difficilissima», racconta. «Ogni giorno ero costretto a misurarmi con zingari, romeni, arabi, croati, russi, albanesi, gente con un pelo sullo stomaco così. Avevo due possibilità: o diventare un delinquente o provare a giocare a calcio. Ho scelto la seconda opzione e mi è andata bene»."

    Fonte: http://www.ilmessaggero.it/sport/calcio/boateng_rivela_ho_detto_no_a_un_th_con_angela_merkel/notizie/204881.shtml#

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    1. Il commento del 10 luglio 2012 17:29 è di Roblif.

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  9. Conoscevo già la dichiarazione di Boateng. Peccato che non sia meglio sviscerata. Sarà davvero critico nei confronti della menzogna multietnica?

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