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domenica 3 giugno 2012

Studenti in Francia

Studenti in Francia: prospettive lavorative e stranieri

Tra le iniziative del nuovo governo di François Hollande c'è l'abrogazione della restrizione, voluta solo un anno fa, per gli studenti stranieri di vedere convertito velocemente il proprio permesso di soggiorno per studio in permesso per lavoro. Le ragioni, come potete immaginare, sono le solite: diritti, diritti, diritti...

Peccato che i dati recenti sulle prospettive lavorative per i neo-laureati francesi non siano positive. Come segnala il blog Vita nel Petrolitico, dopo un anno, i laureati del 2011 sono al 57% senza un lavoro, con ben un 32% che non ha avuto alcun tipo di impiego, neanche per periodi brevissimi. Soltanto l'8% dei neo-laureati ha avuto un contratto per più di sei mesi.

Ovviamente, per quale ragione, e ancor di più in tempi di crisi, un permesso lavorativo dovrebbe seguire, quasi automaticamente, ad uno per ragioni di studio? Chi dice che uno studente straniero debba rimanere in Francia? Chi dice che ha diritto a lavorare in Francia, dopo che gli è stata data la possibilità di completare i propri studi? L'unico effetto sarà aumentare la competizione tra autoctoni, cittadini allogeni di seconda e ulteriore generazione e nuovi immigrati. E li chiamano diritti...

  • Francia. Meno restrizioni per gli studenti stranieri che trovano lavoro (Stranieri in Italia, 1 giugno 2012)
Diventa più facile per gli stranieri che hanno studiato in Francia rimanervi anche come lavoratori. Tra i primi atti del nuovo esecutivo  guidato dal socialista François Hollande c’è l’abrogazione delle restrizioni dal governo Sarkozy.

Nel maggio del maggio 2011, inuna contestata circolare a tutti i prefetti dell’allora ministro dell’interno Claude Guéant aveva reso più rigida la procedura per la conversione dei permesso di studio in permessi per lavoro. Questo ha impedito a molti giovani stranieri laureatisi in Francia di essere assunti e quindi li ha messi davanti alla scelta di lasciare il Paese o di rimanere come irregolari.

Ieri, a un anno e un giorno dall’entrata in vigore della circolare, il nuovo governo ha annullato la circolare. ''Il ministro dell'Interno, Manuel Valls, il ministro del Lavoro, Michel Sapin e il ministra dell'istruzione superiore Genevieve Fioraso hanno ufficializzato l'abrogazione della circolare relativa all'accesso al mercato del lavoro degli studenti stranieri'' si legge in un comunicato.

“L'abrogazione – si spiega - avviene attraverso una nuova circolare, preparata congiuntamente dai tre ministri'' che ''stabilisce regole precise e trasparenti nel quadro del codice di ingresso e di soggiorno degli stranieri, del diritto d'asilo e del codice del lavoro. Si tratta in particolare di assicurare l'eguaglianza di trattamento sul territorio, di facilitare il percorso degli studenti e di fornire una risposta rapida alla loro richiesta di cambiamento di status”.

  • Picco dei laureati dopo quello del petrolio (Medo, Vita nel Petrolitico, 31 maggio 2012):
Finirà prima il petrolio o il lavoro? La risposta è che, già oggi, vi è una marea di laureati senza futuro: la logica sembra senza scampo, ovvero prima del petrolio saranno molti iper-specializzati a dover sparire, a meno di convertirsi a delle manualità post-moderne (o "neo-antiche").
Quante famiglie che hanno sostenuto con investimenti di migliaia di Euro per lauree che non portano nulla, ne' professionalmente, ne' economicamente ed avvicinano i giovani alla frustrazione ed alla depressione... Un fuori-sede a Parigi, in cinque anni di corso di laurea, ha speso solo per l'alloggio (ed avere delle borse di studio è sempre più difficile) almeno 40000 Euro. Ottimo per chi affita le case, ma è creare lavoro questo? E' "creare futuro"? Non è piuttosto un rozzo modo di mantenere alto il vessillo della speculazione?
Notizia fresca dalla Francia*: il 57% dei laureati nel corso del 2011 è tuttora senza lavoro. Dei restanti che hanno dichiarato di aver lavorato, solo il 58% lo ha fatto con un contratto di lavoro remunerato di almeno sei mesi. Il tempo di "attesa" per un posto di lavoro aumenta in maniera costante e sempre più giovani finite le scuole medie scelgono la formazione professionale, anche se il loro profilo corrisponderebbe a quello per intraprendere gli studi liceali... Ed hanno ragione. A che serve passare dentro le istituzioni scolastiche 18-19 anni della propria vita? Gente che nasce oggi, magari col pallino un giorno di diventare un genio dell'elettronica, sarà pronta per il lavoro nel 2038, quando in area OCSE prolungando grossolanamente la curva della disoccupazione si ottiene nella migliore delle ipotesi un 40% di disoccupazione medio (50% per l'Italia e 55% per la Francia).
E non ho citato l'aspettativa di vita secondo il "Limits to Growth (revisited)"** di chi nasce oggi in Europa, che non è di 75 anni in media, ma piuttosto di 45.

 *link: http://www.boursier.com/actualites/economie/plus-de-la-moitie-des-jeunes-diplomes-en-2011-etaient-toujours-sans-emploi-en-avril-15140.html
**link: http://greatchange.org/ov-simmons,club_of_rome_revisted.html

  • Plus de la moitié des jeunes diplômés en 2011 étaient toujours sans emploi en avril (Boursier, 30 maggio 2012):
Plus de la moitié des jeunes diplômés 2011 (57%) sont toujours sans emploi en avril 2012, et parmi les 43% ayant décroché un "job", seulement 58% sont sous contrat durable (CDI, CDD, CTT plus de 6 mois), montre l'enquête annuelle menée par l'Association pour faciliter l'insertion professionnelle des jeunes diplômés (Afij).

Parmi les jeunes diplômés sans emploi en avril, 44% ont occupé un poste depuis l'obtention de leur diplôme, mais pendant une courte durée (moins de 3 mois dans 56% des cas, de 3 à 6 mois dans 36% des cas, plus de 6 mois dans 8% des cas). Et pour la majorité d'entre-eux (61%), il s'agissait d'un emploi "d'attente", sans réelle adéquation avec le diplôme obtenu. En revanche, 32% des diplômés 2011 n'ont occupé aucun poste depuis leur sortie du cursus universitaire.

L'insertion professionnelle des jeunes diplômés sur le marché du travail n'est pas linéaire, montre l'enquête de l'association. Ils alternent période de chômage, "jobs alimentaires" et contrats de courte durée, avant d'avoir accès à un emploi stable. Un phénomène observé au niveau mondiale. Dans un rapport publié la semaine dernière, l'Organisation internationale du travail (OIT) notait que la crise économique a rendu les emplois temporaires, "de plus en plus acceptable" pour les jeunes.

2 commenti:

  1. Lif, conosci questo libro?

    http://www.polemia.com/article.php?id=4961

    Sarebbe bello se qualcuno in Italia si prendesse la briga di tradurlo, ma ne dubito.

    Roblif

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  2. No, non lo conoscevo. Ti ringrazio della segnalazione. Sembra interessante e non penso che aspetterò una (forse non) eventuale traduzione, ma lo ordinerò.

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