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venerdì 15 giugno 2012

Città USA multietniche più felici?

Città USA multietniche più felici? Ovvero del controllo totalitario della società

Circa un anno fa, sono stati pubblicati i nuovi dati sull'incidenza criminale nella società statunitense e, con grande sorpresa, secondo lo Uniform Crime Report dell'FBI, risulterebbe, negli ultimi anni, una costante diminuizione degli atti criminali. Secondo l'organizzazione Brookings Institute (ideologicamente "left-liberal"), rifacendosi ai dati forniti dalla stessa FBI, inoltre, tale diminuzione sarebbe costante da vent'anni a questa parte, riportando le percentuali ai livelli della seconda metà degli anni '70, dopo un ventennio, sino ai primi anni '90, di follia criminale.

FBI Uniform Crime Report (aggiornato al dicembre 2011)

City and Suburban Crime Trends in Metropolitan America (Elizabeth Kneebone / Steven Raphael, The Brookings Institute, maggio 2011) [in PDF]

Come da titolo, una delle risposte che sono state date per questo calo è quella della crescente diversità nella società statunitense. La presenza di comunità sempre più diversificate (compresa quella "omosessuale", a dire di Richard Florida su Atlantic) costituirebbe la ragione di questo calo continuo. La spiegazione sembra un po' stonata: la lettura che viene fornita sostanzialmente cita le aree con immigrati o con minoranze etniche, più che citare gli autori dei crimini. In pratica si afferma che non esiste correlazione tra zone abitate da neri o ispano-americani e criminalità.

Eppure i dati sugli arresti compiuti dicono altro:

Arrests by Race 2009 (FBI, 2009)

Dai dati sopra riportati è possibile fare un confronto tra bianchi e neri, in particolare. I neri, che rappresentano poco meno del 13% della popolazione degli USA, rappresentano circa un terzo degli autori di crimini (il 27,8% dai 18 anni in su e ben il 31,3% tra i minorenni). Si tenga anche presente che le statistiche dell'FBI tendono a includere gli ispano-americani nella categoria "bianchi". (Race and crime in the United States, Wikipedia)

Invece, secondo Brookings Institute o Richard Florida, i dati mostrerebbero che la relazione tra residenti neri e crimini contro la proprietà si sarebbe dimezzata in vent'anni, mentre per gli ispano-americani sarebbe quasi scomparsa. Il che indicherebbe una minore incidenza dei crimini nei quartieri con neri, ispano-americani e altre minoranze. E' anche vero che il rapporto dell'FBI parla di diminuzione complessiva dei crimini, così come lo studio della Brookings Institute sottolinea come la diminuzione della criminalità sia fenomeno soprattutto delle aree urbane e delle grandi città in particolare, come si può vedere nelle figure 3A e 3B a pagina 10 del rapporto citato. Considerando le aree urbane più piccole, in particolare per i crimini violenti, non sembra esserci stata una grossa variazione. Per le aree extraurbane, al contrario, si nota un aumento. In quest'ultimo caso, secondo il rapporto del Brookings Institute, ciò non deriverebbe da mutamenti demografici (ossia da spostamenti di popolazione, magari di immigrati, oppure altri fattori, magari socio-economici derivanti dalla crisi), ma il rapporto sorvola sul perché, nonostante, sempre dallo studio del Brookings Institute, la figura 2 a pagina 8 riporti come negli ultimi vent'anni la popolazione sia diminuita nelle aree urbane più grandi e sia leggermente aumentata proprio in quelle più piccole.

Come detto, si tende a sottolineare le aree identificate con determinate minoranze e non gli autori. Dati del John Jay College of Criminal Justice e dell'Office of Juvenile Justice and Delinquency Prevention dimostrerebbero che effettivamente la responsabilità criminale tra gli afro-americani sarebbe diminuita negli ultimi 20-30 anni, dato che nel 1980 i neri venivano arrestati sei volte più dei bianchi, rispetto alle quattro volte in anni più recenti (ferma restando la già citata confusione statistica che può esservi tra ispano-americani e bianchi). (Hard times, fewer crimes, James Q. Wilson, The Wall Street Journal, 28 maggio 2011)

Ora, sorvolando sulle cause degli arresti nei primi anni '80 rispetto agli ultimi dieci anni (arresti sempre giustificati, pregiudizi razziali o altro?), sembra proprio che gli afro-americani, pur continuando ad essere la minoranza percentualmente più incline al crimine, lo siano in maniera inferiore rispetto al passato. Il punto non è però la comunità afro-americana in sè, quanto la giustificazione fornita per la teoria di cui stiamo parlando. Se è la diversità a creare aree urbane più tranquille, si spiega la cosa con l'idea che "gli immigrati siano buoni vicini", cosa a sua volta spiegata con l'idea che lo siano grazie ad una predisposizione particolare a "darsi da fare". (America’s Cities and Suburbs Becoming Safer, Elizabeth Kneebone, The New Republic, 3 giugno 2011) (Why Crime Is Down in America's Cities, Richard Florida, The Atlantic, 2 giugno 2011)

Ciò è una vecchia idea, diffusa anche in Europa, di cui sappiamo perfettamente la falsità. Le prime generazioni di immigrati hanno, sì, una componente di individui volenterosi, ma costituiscono anche un forte fattore di incremento del crimine, mentre le successive generazioni perdono parte di quella intraprendenza, oscillando tra mediocrità e conformismo o costeggiando anch'essi l'illegalità. Non esiste una società "multietnica" che abbia, negli ultimi decenni, mostrato uno slancio verso il meglio, e questo vale per gli USA, così come per le nazioni europee. Questo perché la società "multietnica" è tautologica: il suo meglio è rappresentato dal suo essere diversa e non da miglioramenti culturali, sociali, scientifici o di altro genere (si confronti il livello sociale e culturale delle nazioni occidentali odierne rispetto a 30-50 anni fa).

Ora, l'idea proposta degli "immigrati buoni vicini" lascia perplessi, sia perché non si vede in che modo le minoranze più antiche dovrebbero godere del supposto esempio altrui, sia perché il tutto riguarda un ventennio di povertà crescente e di occasioni sociali inferiori rispetto al passato. Gli studi e gli articoli qui citati fanno anche presente che maggiori livelli di povertà o di disoccupazione non costituirebbero, negli USA, fattore scatenante la criminalità, tanto da accusare piuttosto la cultura individualistica degli anni '60, nonostante in quel periodo esistessero anche la cosiddetta contro-cultura, le occupazioni universitarie, le manifestazioni contro la guerra in Vietnam (per lo più cose "bianche", ne conveniamo) e un atteggiamento generalmente più naif rispetto alla vita. Al contrario, negli ultimi vent'anni avrebbe avuto modo di diffondersi uno stile di vita più comunitario?! Semplicemente ridicolo!

Eppure, altre ragioni sul perché la criminalità in generale sia diminuita ci sono e vengono citate, nonostante non vengano considerate a sufficienza. Ad esempio:

  • aumento delle incarcerazioni ed espansione del business carcerario. Attualmente, gli USA sono la nazione con più incarcerati al mondo ogni 100.000 abitanti, ossia oltre 700. Per fare un confronto, la Russia ne ha 500, Cuba 500, l'Iran 330, la Cina, addirittura, solo 120 (forse 170, secondo altre stime), ecc. Nel 1985, la popolazione carceraria negli USA era di 744.000 persone; nel 1998 di 1.800.000; nel 2008 di 2.300.000. (World Prison Population List, International Centre for Prison Studies, 2009) [in PDF] Il Federal Bureau of Justice Statistics riportava nel 2002 che il 52% dei carcerati tornavano dietro le sbarre dopo massimo tre anni dal loro rilascio. (The Hard Sell, Michael Myser, Business 2.0 Magazine - CNN, 15 marzo 2007)
  • espansione delle pratiche abortive. Secondo uno studio della Stanford Law School e della Chicago University risalente al 2000, l'aborto, come fattore di riduzione del crimine, si sarebbe fatto sentire subito e maggiormente là dove esso era divenuto presto legale e maggiormente diffuso. L'idea sarebbe che l'aborto abbia agito come mezzo per eliminare futuri soggetti potenzialmente problematici in ambienti altrettanto problematici (in particolare, per brevità, si vedano le tabelle I e II alle pagine 51 e 52, The Impact of Legalized Abortion on Crime, John J. Donohue III / Steven D. Levitt, Quarterly Journal of Economics, maggio 2001) [in PDF] La teoria è stata fortemente contestata, ma dalla Romania arrivano dati che la confermerebbero. In pratica, in Romania sarebbe avvenuto il contrario rispetto agli USA: se qui l'aborto è stato legalizzato nel 1973 e ciò avrebbe prodotto col tempo meno crimini, il Paese balcanico avrebbe proibito tale pratica nel 1966, creando le premesse per un forte aumento della natalità e, quindi, della criminalità. (Oops-onomics, The Economist, 1 dicembre 2005)
  • maggiore diffusione di mezzi audiovisivi e di intrattenimento virtuale. Nel primo caso, si crea un ambiente urbano che può frenare i possibili criminali, sia per quanto riguarda i sistemi di videosorveglianza, sia per quanto riguarda il sempre più ampio uso di telefonini con videocamere o altri aggeggi, che aumentano le possibilità di venir ripresi durante un crimine e quindi poi incriminati. Nel secondo caso, l'uso di videogiochi e altri sistemi di intrattenimento virtuale e telematico equilibra e contrasta le pulsioni criminogene. Il tempo trascorso davanti ad uno schermo è tempo tolto all'atto violento, anche qualora lo schermo diffonda sollecitazioni alla violenza. (US crime figures: Why the drop?, Tom Geoghegan, BBC, 21 giugno 2011)

Altre teorie possibili sono legate alla messa in pratica della teoria della "finestra rotta" (secondo cui la tolleranza zero, di alcune amministrazioni cittadine, anche per piccoli atti vandalici, ha diminuito il rischio dell'aumento di atti anti-sociali e, quindi, del crimine), oppure al crollo del mercato del crack, oppure all'esempio di figure come Barack Obama, che avrebbero convinto giovani afro-americani a seguire strade differenti rispetto a quelle delle gang metropolitane (teoria questa che lascia perplessi, sia perché Obama è figura molto recente, sia perché è ben conosciuta la presenza, nei mezzi di comunicazione, di figure afro-americane di tutt'altro tenore).

Ma le tre teorie segnalate più sopra ci sembrano le più inquietanti. Incarcerazioni di massa  (giustificate con la necessità della legalità) + aborto come mezzo di controllo sociale (giustificato con le libertà individuali) + onnipresenza tecnologica e virtualità imperante (giustificate con la libertà di mercato).

Ora, difficilmente una singola teoria può spiegare la diminuzione degli atti criminali nel loro complesso. Molto probabilmente, diversi fattori hanno contribuito in questo. Il sospetto che abbiamo è che il binomio società-multietnica + grandi-città-sicure serva a giustificare ideologicamente una realtà come quella statunitense, nascondendo proprio ciò che le teorie citate poco sopra dicono: la "land of freedom" è avviata verso un futuro repressivo e totalitario.

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