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martedì 1 maggio 2012

25 aprile 2012, ora e sempre desistenza...

25 aprile 2012, ora e sempre desistenza... ora e sempre desistenza... Dopo la legge sul pareggio in bilancio


"I partigiani siamo noi"
(Beppe Grillo, Piazza San Carlo, Torino, 25 aprile 2012)

"La resistenza siamo noi"
(Federcontribuenti, trasmissione televisiva L'Ultima Parola, Rai2, 27 aprile 2012)

Passati alcuni giorni dal 25 aprile 2012, rimane l'evidenza della vuota retorica di chi ricorda la cosiddetta liberazione dal nazi-fascismo. Dopo il 17 aprile 2012, l'Italia, infatti, non è più una repubblica fondata sul lavoro, così come non è più una repubblica indipendente (se mai lo è stata: si vedano le numerose basi stranieri presenti sul suo territorio). E' divenuta una repubblica fondata sul pareggio di bilancio, secondo dettami economici europeisti e non nazionali. Questo ha sancito il relativo voto conclusivo al Senato.

La convinzione di avere ancora qualcosa da festeggiare è una cortina fumogena, tra l'altro abbastanza esangue, per mascherare un dato di fatto ben diverso. Non è più il popolo italiano ad avere qualche diritto di poter gestire il proprio presente e futuro, quanto sono le varie élites economiche, finanziarie e politiche europee a gestire il destino delle nazioni.

Vediamo comunque come si è giunti alla legge sul pareggio, ossia la legge costituzionale 20 aprile 2012 n.1Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale”.

Il 23 marzo 2011, Renato Cambursano, allora nell'Italia dei Valori e ora nel gruppo misto, presentava il relativo disegno di legge costituzionale, assieme a diversi cofirmatari, molti dei quali del suo partito. Ossia: On. Massimo Donadi (IdV) , On. Antonio Borghesi (IdV) , On. Gabriele Cimadoro (IdV) , On. Anita Di Giuseppe (IdV) , On. Augusto Di Stanislao (IdV) , On. Ignazio Messina (IdV) , On. Silvana Mura (IdV) , On. Giovanni Paladini (IdV) , On. Antonio Palagiano (IdV) , On. Federico Palomba (IdV) , On. Sergio Michele Piffari (IdV) , On. Angelo Capodicasa (PD) , On. Gerolamo Grassi (PD) , On. Carmelo Lo Monte (Misto, MpA) , On. Nicodemo Nazzareno Oliverio (PD).

Il disegno di legge subisce alcuni interventi successivi:
C.4620 - Iniziativa governativa (Governo Berlusconi-IV)
C.4525 - On. Giuseppe Francesco Maria Marinello (PdL) e altri
C.4526 - On. Marco Beltrandi (PD) e altri
C.4594 - On. Maria Paola Merloni (PD) e altri
C.4596 - On. Linda Lanzillotta (Misto, Alleanza per l'Italia) e altri
C.4607 - On. Antonio Martino (PdL) e altri
C.4646 - On. Pier Luigi Bersani (PD) e altri

Per quanto riportato sopra, si veda: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/38076.htm

Le votazioni, poi, sono avvenute, sia alla Camera che al Senato, in due tempi, a distanza di tre mesi l'una dall'altra. Alla Camera, una prima votazione è avvenuta il 30 novembre 2011, senza voti contrari e con undici astenuti. Al Senato, la prima votazione è avvenuta il 15 dicembre 2011, senza voti contrari e con 14 astenuti (per lo più del gruppo Coesione Nazionale).

Il 6 marzo 2012, ecco la seconda votazione alla Camera. Stavolta gli astenuti sono 19, mentre ci sono "ben" tre contrari (Elio Vittorio Belcastro e Arturo Iannaccone, del gruppo misto, e Domenico Scilipoti, sì, proprio lui, di Popolo e Territorio).

Per la votazione conclusiva alla Camera, si veda: C. 4025-B, voto finale [in PDF] La votazione in questione è la 12.

Il 17 aprile 2012, avviene la seconda votazione al Senato, con la quale il ddl diventa legge costituzionale. I contrari sono 11 (tutti dell'IDV), mentre gli astenuti 34 (per lo più della Lega Nord). Curioso che per quest'ultima votazione, l'IDV abbia votato contro, essendo i firmatari originari proprio del partito di Antonio Di Pietro, così come la Lega si sia fatta sentire solo in questa occasione, ma soltanto astenendosi.

Per la votazione conclusiva al Senato, si veda: http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/votazioni/710_2.htm

Nei giorni scorsi, il signor Giorgio Napolitano, ancora formalmente Presidente della Repubblica Italiana, tuonava contro i demagoghi e contro la cosiddetta anti-politica, formuletta patetica con cui si cerca di denigrare tutti coloro che contestano variamente la casta politicante, sola responsabile per lo sfacelo statale e per il predominio economicista sulla società. Sono i demagoghi e gli anti o i non-politici attuali a rappresentare l'unica traccia di resistenza nazionale, mentre chi continua a perdere tempo dietro formule del passato o chi continua a pasteggiare grazie allo Stato o chi continua a credere acriticamente nell'attuale democrazia è solo un collaborazionista o un nemico, il cui moto non può che essere: "ora e sempre, desistenza... ora e sempre, desistenza...".

  • Pareggio di bilancio, l'Authority «bocciata» dalla Corte dei conti (Roberto Turno, Il Sole24Ore, 26 aprile 2012):
È bene che il controllato sia il controllore di se stesso? Non c'è il rischio di creare un'ennesima Authority tutt'altro che indipendente, condizionata dalla maggioranza che esprime il Governo? E ancora: che accadrebbe se a promuovere ricorso contro una legge priva di copertura finanziaria fossero gli altri partner europei alla Corte di giustizia Ue e non la magistratura contabile davanti alla Consulta? L'ordine di scuderia è di tenere basso il volume, per non aggiungere fuoco all'incendio dei mercati e non creare altri dubbi rispetto agli impegni europei. Ma il pareggio (o meglio, l'equilibrio) di bilancio che l'Italia s'è data con la legge appena approdata sulla Gazzetta sta creando malumori diffusi nella Corte dei conti.
Nessuna polemica, toni bassi, si predica ai piani alti del palazzone di viale Mazzini a Roma, sede centrale della magistratura contabile. Peraltro il presidente Luigi Giampaolino non s'è mai sottratto dall'elencare rischi e difetti di una legge costituzionale votata rapidamente e con grandi numeri in Parlamento. Nessuna difesa di casta giurano alla Corte dei conti, che alle Camere ha inviato pareri di fuoco. Ma con magri risultati. Tranne che per un ordine del giorno sulla cui attuazione adesso sono diritte le antenne dei giudici contabili.
Il primo punto contestato riguarda l'istituzione «presso le Camere» di un «organismo indipendente» al quale saranno affidati compiti di «analisi e verifica» sull'andamento della finanza pubblica e di «valutazione dell'osservanza della legge». Il nuovo organismo, nominato dalle Camere, «si sovrapporrebbe con le competenze della Corte dei conti, quale giudice di legittimità e del buon governo delle risorse pubbliche», si fa notare a viale Mazzini. Senza risolvere il problema dell'indipendenza di un organismo che non avrebbe carattere magistratuale. Come la Corte dei conti, appunto. Una rivoluzione che «ripresenta quelle criticità, già sperimentate nell'operare di molte delle Authority finora costituite, di assicurare un'effettiva indipendenza al riparo dai condizionamenti della maggioranza che esprime il Governo», è l'affondo della magistratura contabile.
Altro delicato aspetto riguarda la possibilità per la Corte dei conti di promuovere giudizio di legittimità costituzionale a garanzia del pareggio di bilancio. Una norma sparita dal testo della legge. E che la Corte dei conti chiede di far rivivere. Altrimenti, si nota, si rischia di «esporre l'Italia al solo rimedio di carattere sovranazionale, disciplinato dal Patto di stabilità europeo, in base al quale gli Stati contraenti sono legittimati ad adire la Corte di giustizia per eventuali inadempienze di altro Stato rispetto all'obbligo del pareggio di bilancio».
Entrambe le contestazioni della Corte sono state ribadite in un ordine del giorno accolto dal Governo. Ora si tratta di vedere come, e se, a quei rilievi si darà applicazione. E la Corte dei conti, proprio mentre viene tirata per la giacchetta per i controlli sui bilanci dei partiti, tiene non a caso diritte le antenne. Riservando intanto – come è suo dovere – pareri molto indipendenti e circostanziati sulle manovre del Governo. E sul Def.

LA NORMA CONTESTATA

La nuova Authority
L'articolo 5, comma 1, lettera f) della legge costituzionale n. 1 del 2012 – che ha introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione – prevede «l'istituzione presso le Camere, nel rispetto della relativa autonomia costituzionale, di un organismo indipendente al quale attribuire compiti di analisi e verifica degli andamenti di finanza pubblica e di valutazione dell'osservanza delle regole di bilancio»
I rilievi della Corte dei conti
I magistrati contabili ritengono che il nuovo organismo, nominato dalle Camere, «si sovrapporrebbe con le competenze della Corte dei conti, quale giudice di legittimità e del buon governo delle risorse pubbliche».

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