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lunedì 2 aprile 2012

Entrate tributarie e redditi

Entrate tributarie e redditi: la mistificazione mediatica continua

Continuiamo l'excursus relativo alle questioni economiche nazionali, dopo l'intervento sulle liberalizzazioni [3 marzo 2012] e quello specifico sull'evasione fiscale [29 febbraio 2012], di cui il presente articolo è in parte una continuazione.

Come avevamo detto in precedenza, l'analisi dell'Associazione Contribuenti Italiani identificava le multinazionali e le grandi aziende, oltre a mafie e lavoratori in nero, spesso stranieri, i maggiori responsabili dell'evasione fiscale in Italia. Altra questione riguarda la responsabilità dello Stato in molti fallimenti aziendali, sia direttamente, per mancata o tardiva restituzione di crediti agli imprenditori, sia indirettamente, ad esempio quando non interviene per regolare contenziosi tra privati, in particolare tra piccole e grandi aziende.

Negli ultimi giorni, è riemersa drammaticamente la questione dei suicidi o dei tentativi di suicidio degli imprenditori o dei lavoratori [si veda l'articolo La lista nera degli imprenditori suicidi per colpa dello Stato, Libero, 28 marzo 2012], segnale tragico di uno scollamento sociale, cui contribuisce la mistificazione mediatica, sia governativa che politica, sia dei mezzi di informazione principali, che tendono a distogliere l'attenzione dalle vere problematiche e dalle vere cause dell'odierna crisi, economica e sociale.

Focalizziamo l'attenzione in particolare su due punti, ossia le entrate tributarie e i redditi dichiarati.

Per quanto riguarda le entrate, aiuta un articolo di Debora Billi di alcuni giorni fa, in cui si faceva notare il dato italiano, confrontato con quello di altre nazioni europee [Corruzione Italia: ladri, parassiti e ruberie, l'elefante nella stanza, Crisis, 14 marzo 2012]. Il dato lì citato era quello del 2010. Noi invece vi proponiamo quello aggiornato al 2011, che non cambia però la questione come posta da Billi, e che noi condividiamo. Nel 2011, infatti, le entrate tributarie in Italia sono state circa 411 miliardi di euro; in Germania 550 miliardi circa; in Francia 255 miliardi. Ossia, come nel 2010, gli italiani hanno sborsato allo Stato una quota di denaro di tutto rispetto, confrontandola con i tedeschi, e nettamente superiore a quella dei francesi [Nel 2011 entrate a gonfie vele, MetroNews, 6 marzo 2012].

Per i dati esteri vedere Entrate tributarie internazionali - Dicembre 2011 [in PDF]

Eppure, nonostante questa mole di denaro, il Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia lamenta una crescita delle entrate italiane inferiore rispetto alle altre nazioni! [Dipartimento Finanze: nel 2011 Italia agli ultimi posti in Europa per le entrate tributarie, Confesercenti Servizi, 15 marzo 2012] Nonostante l'Italia sborsi allo Stato fuor di quattrini, ricevendone in cambio servizi pessimi, il Governo lamenta una scarsa crescita delle entrate. Non c'è limite alla faccia tosta dei parassiti statali!

Ricordiamo che in Italia la tassazione sugli utili d'impresa raggiunge il 68%, mentre la pressione fiscale sui cittadini è del 45%, per quanto riguarda quella ufficiale, mentre quella reale, basata solo sulla ricchezza prodotta legalmente, quindi tassabile, arriva addirittura al 54%. Ossia, i cittadini danno metà del denaro guadagnato allo Stato e le imprese due terzi! [si vedano gli articoli della CGIA di Mestre Con le tasse della Germania, ogni italiano risparmierebbe 1400 euro, 11 maggio 2011, e Pressione fiscale “reale” record: ormai al 54,5%, 13 marzo 2012]

Qual'è il problema allora? L'evasore fiscale, per come viene dipinto, negoziante che non rilascia uno scontrino o l'idraulico che non fa la fattura, oppure lo Stato, organizzato come un sistema di ruberie e di sprechi continui, che brucia ciò che i cittadini producono e versano? La campagna mediatica in corso non colpisce minimamente l'organizzazione statale e gli sprechi del sistema, i quali sono il vero scandalo italiano. Se la macchina-Stato fosse efficiente, basterebbero anche solo quei 400 miliardi di entrate annuali per tenerla in piedi. Siccome non è stata però presa alcuna iniziativa governativa per colpire e ridurre gli sprechi statali, per ridurre le opere pubbliche iniziate e mai utilizzate o da iniziare e già inutili, per diminuire i costi della politica, per vigilare sull'evasione delle grandi aziende, anche private, allora rimane solo il rastrellamento di denaro tra i cittadini comuni, colpevolizzati, oltre che derubati.

Tale inefficienza statale diviene ancora più grave se si tiene conto che, nel caso dell'imprenditoria, gli effetti che si hanno producono fallimenti a catena. Ben oltre 11.000 sono stati quelli nel corso del solo 2011. [Allarme fallimenti: toccato il record nel 2011, oltre 11.600, CGIA di Mestre, 31 marzo 2012] Fallimenti in parte provocati da ritardi nei pagamenti, in parte provocati da un mercato in crisi, in parte da altre variabili, ma dove l'assenza statale si sta facendo sentire pesantemente e dove, altrettanto pesantemente, si sta facendo sentire la sua unica presenza/preoccupazione, ossia il già citato rastrellamento di denaro, mascherato da lotta all'evasione o simili.

In questi giorni, i dati diffusi sui redditi dichiarati spesso vengono presentati come la prova provata di una evasione fiscale di massa, in particolare da parte dei liberi professionisti e degli imprenditori, che guadagnerebbero persino meno dei loro dipendenti. Tale modo di presentare le cose è una mistificazione bella e buona e produce solo risentimento tra classi sociali. Ed è una mistificazione per due ordini di motivi.

Il primo è che, se il 40% degli italiani dichiarano meno di 15.000 euro, non significa che ci sia un'evasione di massa, perché molte categorie hanno contratti lavorativi e situazioni che producono effettivamente redditi bassi [La guerra tra poveri con la scusa dell’evasione, Debora Billi, Il Fatto Quotidiano, 31 marzo 2012] Ricordiamoci, inoltre, che molte partite IVA sono in realtà dipendenti veri e propri.

Il secondo perché la presentazione fatta, sul totale delle dichiarazioni, nasconde che tra i dipendenti sono state inserite categorie particolari (come magistrati, manager e dirigenti, professori universitari, ecc.), che fanno lievitare la media delle dichiarazioni di questi, abbassando, nel confronto, quelle degli imprenditori, i quali hanno anche altre modalità di tassazione, non necessariamente presenti nella dichiarazione dei redditi. Eppure, basterebbe fare il confronto tra categorie omogenee per settore lavorativo per notare che l'imprenditore guadagna più del dipendente. [Bortolussi: “E’ un falso statistico: non è vero che gli imprenditori guadagnano meno dei dipendenti”, CGIA di Mestre, 30 marzo 2012] [Bechis: gli imprenditori i più poveri? Vi spiego il mistero sui nostri redditi, Franco Bechis, Libero, 31 marzo 2012]

Nell'articolo di Franco Bechis su Libero, si fa riferimento agli incassi nel 2011 dall'IVA, affermando che 798 miliardi di euro dichiarati dagli italiani sono troppo pochi per gli 832 miliardi di euro derivanti dall'IVA. Peccato che le spese possano avvenire anche in funzione di risparmi precedenti, peccato che quell'IVA complessiva può essere prodotta da spese di stranieri per così dire di passaggio e turisti e altre variabili da valutare (per dire: gli acquisti a rate come vengono conteggiati?). Quindi, anche sotto questo profilo andiamo cauti. Bechis ragiona in maniera schizofrenica, come spesso capita ai giornalisti vicino al centrodestra, per cui da un lato giustifica, correttamente, le ragioni imprenditoriali, ma dall'altro non estende il ragionamento.

Non a caso non tiene conto di quanto riporta Bankitalia sull'evoluzione della ricchezza in Italia, secondo cui col passare dei decenni si è estesa la quota patrimoniale, mentre si è assottigliata quella legata al reddito. In altre parole, in Italia i soldi sono sempre più derivanti da ricchezze prodotte anni e decenni fa e sempre meno dal lavoro e dalla produzione attuale. Di conseguenza, un confronto tra dichiarazioni dei redditi e incassi dall'IVA potrebbe non essere utile come fa credere Bechis. [I dati di Bankitalia: giovani più poveri degli anziani, L'Unità, 1 aprile 2012]

Il quadro che ne deriva, da tutti i dati citati, e che questo blog, in piccolo, e molti altri siti e blog stanno cercando di far comprendere, è che l'italiano ha un problema economico e sociale e politico gravissimo, ma che tale problema non è egli stesso, non è la piccola ruberia o lo scontrino non emesso, sulla cui effettiva rilevanza c'è di che dubitare, per quanto detto, ma è semmai l'organizzazione statale e, soprattutto, la casta politica e dirigenziale attuale, incapace di organizzare in maniera efficiente la Nazione, incapace di essere altro se non un sistema di clientele e sprechi, dall'amministrazione locale e comunale all'amministrazione governativa dei palazzi romani.

Col passare del tempo, e con il non profilarsi di soluzioni realmente innovative e radicali da parte dell'attuale classe dirigente italiana, diventa e diventerà sempre più necessario mettere in conto un cambio di paradigma totale del vissuto nazionale, arrivando a immaginare e proporre e mettere in essere l'eliminazione, ossia l'allontanamento definitivo, di una intera generazione di amministratori e di autorità dai loro ruoli pubblici e da altri possibili ruoli, anche privati. Qualcosa che non potrà che essere simile ad una rivoluzione e non ad una semplice riforma.

I cittadini, al momento ancora persi dietro varie ed eventuali distrazioni, sembrano non essere ancora consci di questo. Ci auguriamo che almeno la classe imprenditoriale si stia rendendo conto di ciò e, piuttosto che continuare a sognare espatri e Americhe, inizino a organizzarsi in maniera da accelerare l'avvicinarsi di quel cambio di paradigma. In altri tempi fecero rotolare teste. Domani, chissà...

2 commenti:

  1. "Qualcosa che non potrà che essere simile ad una rivoluzione e non ad una semplice riforma.

    I cittadini, al momento ancora persi dietro varie ed eventuali distrazioni, sembrano non essere ancora consci di questo. Ci auguriamo che almeno la classe imprenditoriale si stia rendendo conto di ciò e, piuttosto che continuare a sognare espatri e Americhe, inizino a organizzarsi in maniera da accelerare l'avvicinarsi di quel cambio di paradigma. In altri tempi fecero rotolare teste. Domani, chissà..."

    E che diamine Lif, con queste righe mi hai letteralmente letto nel pensiero!! Ipotizzavo la stessissima cosa l'altro ieri: è probabile che in Italia in un futuro piuttosto prossimo si possa verificare qualche moto rivoluzionario. Ed ho pensato proprio a come un ruolo chiave lo potrebbero giocare gli imprenditori medio-piccoli, che son quelli che tiran avanti tutta la baracca. C'è solo un problema: sono divisissimi, non fanno squadra. Almeno in Veneto.

    Intanto ti segnalo quest'articolo de Il Giornale, ma in proposito devo fare due considerazioni:

    1) non penso riusciranno a concludere alcunché;
    2) è un'iniziativa un po' (??) ipoicrita, visto cosa ha fatto il berlusca (proprietario del quotidiano in questione) per aiutare l'imprenditoria: nulla.

    http://www.ilgiornale.it/interni/strozzati_dalle_tasseraccontaci_tua_storiaporteremo_lettere_befera/tasse-fisco-equitalia-lettere-giornale-attilio_befera/31-03-2012/articolo-id=580568-page=0-comments=1

    Leone89

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  2. Ipocrita o meno, se è un'iniziativa di parte berlusconiana è comunque inerte. Nel vecchio blog qualche volta è capitato di difendere in certe occasioni Berlusconi, ma è evidente che lui sia ormai il vecchio, tanto quanto piddini, sinistriarcolbaleno, centristi più o meno democristiani. Il futuro deve essere comunque altro, magari un Grillo, magari la stessa Lega ripulita e poco altro (qualcosa di estrema destra, forse; di estrema sinistra che c'è?), per ora.

    In ogni caso, specie su siti come Comedonchisciotte, negli ultimi due-tre anni sono usciti ogni tanto degli articoli sulla rivolta-rivoluzione della classe media occidentale. A mio parere è l'unica rivoluzione sensata e auspicabile. Per quanto i segni sia ancora di là da venire.

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