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lunedì 16 aprile 2012

Concorso Miss Universo aperto ai transgender

Concorso Miss Universo aperto ai transgender: riflettendo su una ricerca

  • Testo aggiornato in data 30 aprile 2012: vedere più avanti

Alcuni giorni fa è uscita la notizia dell'apertura del concorso di Miss Universo, che dovrebbe premiare teoricamente la donna più bella del mondo, anche agli uomini operatisi per divenire donna. Sorvolando sulla scusa che ha portato a tale decisione, che ci interessa relativamente poco, rimaniamo invece alla questione in sé, ma lo facciamo partendo un po' da lontano.

Un paio di anni fa, sono stati pubblicati i risultati di una ricerca dell'università di Princeton, condotta dalla psicologa Susan Fiske, sul modo in cui gli uomini "vedrebbero" le donne, qualora entrino in gioco sensualità e/o nudità. Secondo i risultati ottenuti, mostrando immagini di donne in pose o vesti discinte o in costume da bagno, gli uomini tenderebbero a pensare i soggetti femminili come oggetti da manipolare. Le aree del cervello che si attiverebbero sono le stesse che si attivano nel momento in cui bisogna lavorare con oggetti meccanici, come gli attrezzi da carpentiere (immaginiamo già le battute di molti. Forse anche le espressioni volgari hanno una loro proverbialità). Al contrario, le aree del cervello che tendono a non attivarsi sono quelle legate all'immedesimazione nei pensieri e sentimenti altrui. Tale tendenza risulterebbe maggiore nei soggetti con una sorta di pregiudizio contro le donne.

La ricerca è stata effettuata solo su soggetti maschili eterosessuali. Manca perciò una controprova su soggetti femminili [1] e su soggetti omosessuali, maschili o femminili o transgender. Esiste però una sorta di controprova, effettuata dall'equipe stessa della dottoressa Fiske. Foto di ragazze in bikini e di ragazze vestite sono state mostrate sia a uomini che a donne. Gli uomini tendevano ad associare verbi come "maneggiare" alle ragazze in bikini, declinandoli alla prima persona singolare (perciò: io maneggio...), mentre li declinavano alla terza persona singolare femminile con le ragazze vestite (lei maneggia...). Le donne esaminate, invece, non hanno dato un esito così netto.

Lo studio, a nostro parere, ha un grosso difetto: è ambiguo nel suo oscillare tra "immagini" e "donne reali". La Fiske afferma che in ambito lavorativo, dati i risultati della ricerca, bisognerebbe evitare una certa esibizione del corpo femminile, che induce nell'uomo un certo interesse sessuale. E' una banalità, naturalmente. E' ovvio che un uomo normale, vedendo una donna ai suoi occhi sensuale, tenda a non essere più indifferente. Ci sembra invece decisamente superficiale il partire da uno studio basato su immagini, per inferire che ciò valga anche con soggetti reali. Ogni uomo può sicuramente testimoniare come l'interazione reale con una donna, ritenuta sensuale e desiderabile, sia molto più complicata, anche se magari non necessariamente ad un profondo livello psicologico.

Ora, se per quanto concerne l'interazione reale uomo-donna la ricerca è molto opinabile, per quanto riguarda la questione delle immagini la troviamo interessante. L'immagine non è la cosa e ancor meno non è la persona. L'immagine è una costruzione arbitraria rispetto alla cosa e alla persona, ma non rispetto ad un certo scopo. Se costruiamo una immagine, tanto più in un mondo iper-mediatizzato come quello occidentale attuale, lo facciamo sempre per raggiungere un certo risultato. Allo stesso tempo, chi recepisce l'immagine può farlo passivamente, senza preparazione alcuna al recepimento della stessa, sia per quanto riguarda l'occasione, sia per quanto riguarda la comprensione, oppure lo fa consapevolmente e magari volutamente. Specie in questi casi, il confrontarsi con quella certa immagine parte da un certo bisogno. L'immagine è perciò funzionale.

Una vetrina mondiale come quella di Miss Universo offre immagini e non altro. Gli spettatori di un concorso simile godono solo della visione del concorso, come spettacolo, e del corpo delle participanti, come porzione dello spettacolo stesso. Miss Universo crea l'illusione di una condivisione estetica planetaria. Tutti i popoli umani parteciperebbero, nonostante le differenze fenotipiche, al riconoscimento di un'unica bellezza mondiale. Ogni singolo concorso annuale non premia la differenza tra i tipi umani, né, in sé, i differenti tipi, ma l'accordo, ogni anno rinnovato, per un unico modello di bellezza, anch'esso sempre rinnovato. Alla fine conta il concorso. Ossia il meccanismo, che non è innocente, perché non può esistere una unica forma di bellezza democraticamente eletta di anno in anno a livello planetario [2]. Ma Miss Universo ha come scopo oltrepassare (oltraggiare?) la bellezza, per andare dritti all'accordo. Se non è la bellezza ciò che conta realmente, allora viene meno anche la donna, che ne è portatrice. Nel concorso non importa la naturalità della stessa. Ma se non esiste una donna "planetaria", ad esistere è il meccanismo, la vetrina, l'esibizione, l'immagine. Ad esistere è l'artificialità spettacolare. Ad esistere è il simulacro, che vive solo di porzioni di quanto costituisce l'originale naturale, finendo per poter divenire totalmente altro. Non stupisce perciò che il concorso di Miss Universo finisca per accettare i transgender. Non è la donna che conta e non è mai contata. Conta, come detto, l'immagine (specie se è il trionfo dell'artificiale).

A questo punto, diventa inquietante il punto d'incontro tra i risultati della ricerca della Fiske e Miss Universo. E' come se quella ricerca aiutasse a svelare, una volta di più, la natura autentica del concorso e del suo recente sviluppo. L'accettazione dei transgender finisce per esplicitare maggiormente la natura artificiale di Miss Universo, il cui concorso nel suo complesso è lo spettacolo dell'artificialità spinta, proprio perché sola immagine, e, in quanto tale, cosa inanimata. Certo, la ricerca della Fiske finisce per riguardare solo gli uomini, ma è abbastanza curioso che l'esito della stessa indichi che il rapporto con l'immagine (ed è questo il vero risultato della ricerca) sia un rapporto reificato. L'immagine conta come eccitante e non per ciò a cui rimanderebbe originariamente. L'esibizione dell'immagine perciò deve causare degli effetti, quindi ha uno scopo. Conta, come detto, il meccanismo (specie se fa trionfare l'artificiale).

Paula Shugart, presidentessa del concorso di Miss Universo, ha affermato che, con l'accettazione dei transgender, "è stato dato a Cesare quello che è di Cesare" (?!). E Dio? [3]

Aggiornamento del 30 aprile 2012: c'è uno sviluppo ulteriore, che rende bene l'idea di come il politicamente corretto sappia essere ridicolo. La vincitrice dell'ultimo concorso di Miss Repubblica Dominicana, Carlita Duran, destinata a partecipare al successivo concorso di Miss Universo, è stata detronizzata, in quanto si è scoperto essere stata sposata sino al 2009. Ovviamente, esclusa anche la partecipazione a Miss Universo. Le Miss, infatti, devono essere "signorine". Quindi, una ex-sposata no, mentre un ex-uomo sì.

NOTE


[1] Nell'articolo che riportiamo della CNN, vi sono alcune considerazioni tratte dai studi di psicologia evolutiva su come le donne reagiscano alle immagini maschili, prediligendo quelle legate al potere. Nessun romanticismo, sembrerebbe.

[2] Un concorso nazionale è più autentico di Miss Universo? Probabilmente no, ma il tipo medio di bellezza lì presentata, in particolare se la nazione è abbastanza omogenea etnicamente o i tipi presenti lo sono storicamente, è comunque, per questo solo fatto, più genuino.

[3] A proposito: ci sbagliamo o la Chiesa Cattolica è vagamente in ritardo sul tema dell'artificialità e sulle sue implicazioni sociali e morali? Lo sanno che le cose sono un po' più complicate che in Faust?

  • Miss Universo apre a trans, cade un tabù (ANSA, 10 aprile, 2012):
Anche i transessuali potranno partecipare a Miss Universo. La decisione e' stata presa dalla direzione del concorso che ammettera' in passerella a partire dal prossimo anno anche chi ha cambiato sesso. Cade cosi' un altro tabu', solo dopo una settimana che Miss Universo ha deciso di far partecipare la 23/enne Jenna Talackova, la miss originaria di Vancouver in Canada che quattro anno fa si era sottoposta a un trapianto per diventare donna.

La candidatura della Talackova e' stata sostenuta anche dalla 'Glaad', l'associazione dei gay e lesbiche, che ha anche fatto pressioni sull'organizzazione di Miss Universo per cambiare le regole e ammettere i transessuali. ''Da sempre sponsorizziamo l'eguaglianza per tutte le donne - ha detto Paula Shugart, presidente di Miss Universo - e abbiamo preso molto sul serio questo passo. Abbiamo dato a Cesare quel che e' di Cesare''. La Talackova era stata inizialmente scartata dagli organizzatori canadesi del concorso secondo cui si deve essere nati donna in modo naturale per partecipare.

  • Men see bikini-clad women as objects, psychologists say (Elizabeth Landau, CNN, 19 febbraio 2009):
It may seem obvious that men perceive women in sexy bathing suits as objects, but now there's science to back it up.

New research shows that, in men, the brain areas associated with handling tools and the intention to perform actions light up when viewing images of women in bikinis.

The research was presented this week by Susan Fiske, professor of psychology at Princeton University, at the annual meeting of the American Association for the Advancement of Science.

"This is just the first study which was focused on the idea that men of a certain age view sex as a highly desirable goal, and if you present them with a provocative woman, then that will tend to prime goal-related responses," she told CNN.

Although consistent with conventional wisdom, the way that men may depersonalize sexual images of women is not entirely something they control. In fact, it's a byproduct of human evolution, experts say. The first male humans had an incentive to seek fertile women as the means of spreading their genes.

"They're not fully conscious responses, and so people don't know the extent to which they're being influenced," Fiske said. "It's important to recognize the effects."

The participants, 21 heterosexual male undergraduates at Princeton, took questionnaires to determine whether they harbor "benevolent" sexism, which includes the belief that a woman's place is in the home, or hostile sexism, a more adversarial viewpoint which includes the belief that women attempt to dominate men.

In the men who scored highest on hostile sexism, the part of the brain associated with analyzing another person's thoughts, feelings and intentions was inactive while viewing scantily clad women, Fiske said.

Men also remember these women's bodies better than those of fully-clothed women, Fiske said. Each image was shown for only a fraction of a second.

This study looked specifically at men, and did not test women's responses to similar images.

A supplementary study on both male and female undergraduates found that men tend to associate bikini-clad women with first-person action verbs such as I "push," "handle" and "grab" instead of the third-person forms such as she "pushes," "handles" and "grabs." They associated fully clothed women, on the other hand, with the third-person forms, indicating these women were perceived as in control of their own actions. The females who took the test did not show this effect, Fiske said.

That goes along with the idea that the man looking at a woman in a bikini sees her as the object of action, Fiske said.

The findings are consistent with previous work in the field, and resonate, for example, with the abundance of female strip clubs in comparison to male strip clubs, said Dr. Charles Raison, psychiatrist and director of the Mind/Body Institute at Emory University in Atlanta, Georgia. Raison was not involved in the study.

Previous research found that people tend to similarly dehumanize those who are homeless or drug addicts, although the phenomenon in this case is somewhat different, Fiske said. People have reactions of avoidance toward the homeless and drug addicts, and the opposite for scantily clad women.

The broader purpose of the research was to explore circumstances under which people treat one another as the means to an end, Fiske said.

Past studies have also shown that when men view images of highly sexualized women, and then interact with a woman in a separate setting, they are more likely to have sexual words on their minds, she said. They are also more likely to remember the woman's physical appearance, and sit closer to her -- for instance, at a job interview.

Taken together, the research suggests that viewing certain images is not appropriate in the workplace, Fiske said.

"I'm not advocating censorship, but I do think people need to know what settings should discourage the display and possession of these kinds of things," she said.

Both women and men have something to learn from this line of research, Raison said. Women should be aware of how they are perceived when wearing provocative clothing, and men shouldn't let feelings of impersonal sexual longing interfere with their more personal relationships with other women, including female friends. "Many men make foolish choices because of sexual attraction," he said.

"The suggestion might be that there's some hard-wiring there that can interfere with the average man's ability to interact on deeper levels with really hot looking stranger women in bikinis," he said.

Women may also depersonalize men in certain situations, but published research on the subject has not been done, experts say. Evolutionary psychology would theorize that men view women as objects in terms of their youth and apparent fertility, while women might view men as instrumental in terms of their status and resources, Fiske said.

Another avenue to explore would be showing images of men's wives and girlfriends in bikinis, Raison said. He predicts the objectifying effect would not happen in this context.

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