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mercoledì 25 aprile 2012

Bolkenstein, sportelli all'estero, ecc.

Bolkenstein, sportelli all'estero, ecc.: esempi di apertura del mercato del lavoro agli stranieri, a discapito degli autoctoni

Alcuni recenti esempi, due italiani e uno francese, sulla continua apertura, anche in tempi di grave crisi economica e occupazionale, del mercato lavorativo agli stranieri, comunitari o extracomunitari.

Francia

In Francia, Pôle emploi, che corrisponde ai Centri per l'impiego italiani, quindi con lo scopo di monitorare la disoccupazione nazionale e aiutare i senza lavoro nella ricerca di un nuovo impiego, ha preso in carico anche il progetto TEAM (acronimo che sta per "tecniche educative, accompagnamento e mediazione"), nato, con finanziamenti europei, per facilitare l'immigrazione "professionale" da alcuni Paesi dell'Africa del Nord verso l'Europa.

Quello che è curioso è che lo stesso Pôle emploi è in acque alte. La crisi economica ha convinto la dirigenza a tagliare i costi e a ridimensionare. Negli ultimi due anni, 1600 sono i posti non rinnovati, dopo il pensionamento di altrettanti impiegati, e ciò è previsto per altri 2000 posti. Quindi 3600 agenti operanti sul territorio in meno. Il risultato è che coloro che attualmente lavorano per Pôle emploi si trovano a gestire simultaneamente anche 200 o 300 disoccupati, col rischio di non riuscire a raggiungere risultati apprezzabili [si veda l'articolo Grève à Pôle emploi : "Usagers maltraités, agents méprisés", Louis Morice, Le Nouvel Observateur, 14 novembre 2011].

Un quadro, perciò, che lascia perplessi: da un lato, disoccupazione crescente nella società, ma anche nella stessa agenzia per il lavoro, dall'altro, progetti per favorire gli allogeni. Nel mentre, alle elezioni politiche, i francesi stanno optando tra Hollande e Sarkozy. Poveri loro!

Italia - Primo esempio

L'Italia aprirà uffici (denominati UCL, uffici di coordinamento locale) in varie nazioni, sia d'area europea, sia africana, sia asiatica, con lo scopo di formare e reclutare lavoratori stranieri, da inserire poi nel mercato del lavoro italiano. Il progetto viene propagandato come uno scambio con i governi locali, in modo che essi aiutino a contrastare l'immigrazione illegale. Nel frattempo, in Italia, la disoccupazione è al 9,2%, mentre quella giovanile è al 31%.

Sul sito Stranieri in Italia, da cui abbiamo tratto l'articolo che seguirà, i commenti, anche di stranieri già presenti nel nostro Paese, è di stupore per tale iniziativa e di preoccupazione per la crisi. Ma di che si stupiscono? Lavoratorari stranieri hanno contribuito a togliere lavoro a qualche italiano. Presto, altri immigrati lo faranno con quegli stessi stranieri. E' la globalizzazione, poveri tutti!

Italia - Secondo esempio: Bolkenstein strikes again!

Dalla Sardegna, due esempi di applicazione della direttiva Bolkenstein, di diverso tenore, ma con l'unico risultato di togliere lavoro agli autoctoni. L'azienda energetica tedesca E.ON, per alcuni suoi impianti sardi, piuttosto che utilizzare lavoratori dell'isola, o perlomeno di altre regioni italiane, farà arrivare gli operai da una terra estremamente bisognosa di lavoro, ossia... la Germania.

Al contempo, il gruppo italiano Valtur, per alcuni villaggi vacanze nell'isola, intende non utilizzare più lavoratori stagionali locali, ma fare arrivare lavoratori dalla Romania, il cui compenso sarà decisamente più basso di quello sardo. In linea, quindi, con la tanto temuta direttiva. Può essere interessante, comunque, sapere che la DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, sta indagando il gruppo Valtur per "un’inquietante sperequazione fra redditi e investimenti" [Valtur guarda avanti: "Le vendite non si fermano", Stefano Gianuario, TTGItalia, 23 marzo 2012]. Di che stupirsi?

  • [Exclusif] Alors que le chômage explose, Pôle emploi collabore à un programme européen visant à favoriser les migrations en provenance d’Afrique du Nord (Novopress Breizh, 3 aprile 2012):
Ancien patron de l’Inspection Générale des Finances, Jean Bassères a pris ses fonctions à la tête de Pôle emploi depuis 3 mois, où il a succédé à Christian Charpy. Quand il était le patron de Pôle emploi ce dernier avait commencé à mettre en place, conformément aux souhaits du Medef, une politique ouvertement mondialiste favorisant la « diversité » et la discrimination positive au détriment des salariés « de souche », et ce alors que le nombre des chômeurs français connaissait une augmentation sans précédent.

Interrogé dans Actions, le magazine de Pôle emploi, Jean Bassères  - qui déclarait il y a peu « ne pas avoir une connaissance approfondie »  de sa nouvelle affectation – multiplie lieux communs et déclarations lénifiantes : « notre mission est plus essentielle que jamais,…nous allons écrire une nouvelle page,…nous devons profiter de l’expérience de chacun, …l’engagement de tous est nécessaire,… nous devons nous projeter dans l’avenir avec confiance…, nous allons définir un nouveau contrat social. »

En réalité le nouveau responsable de Pôle emploi entend bien  poursuivre  la politique initiée par Christian Charpy. Pour preuve, Pôle emploi vient de prendre en charge le projet TEAM (« Techniques Educatives, Accompagnement et Médiation ») « pour faciliter les migrations professionnelles ». De quoi s’agit-il en réalité?

Ce projet – en grande  partie financé par l’Union européenne -  vise à « améliorer et faciliter  pendant deux ans la gestion des migrations de main d’œuvre vers l’Europe – et en particulier la France – de cinq pays d’Afrique du nord : Mauritanie, Maroc, Algérie, Tunisie, et Egypte». Seule la Libye manque à l’appel. Mais comme on le sait ce pays rencontre  actuellement quelques « problèmes ».

Répondant à des enjeux clairement géopolitiques, ce programme se veut « un élément de réponse aux évolutions probables concernant la mobilité internationale, car les flux migratoires en provenance d’Afrique du Nord demeureront importants (sic). » Le chef de projet à Pôle emploi, M. Sadiki, n’en attend rien moins qu’une « gestion efficace de la mobilité internationale de main d’œuvre en renforçant  les systèmes de prospection à l’étranger et les parcours migratoires pilotes ». Les résultats de ces actions seront bien sûr « présentés à la Commission européenne. »

Cette nouvelle mesure prise par Bruxelles, et que la France entend appliquer, intervient au moment où le taux de chômage de la zone euro a atteint, selon l’Office européen des statistiques Eurostat, son plus haut niveau depuis quinze ans, avec 17,13 millions de personnes, soit 10,8 % de la population active. La France compte pour sa part 4,278 millions de chômeurs au 1er mars 2012.

« Ce projet doit-il être une priorité pour Pôle emploi ? » s’interroge un cadre de cet organisme, qui précise « lors de sa création en 2008, Christine Lagarde avait  prévu que chaque agent aurait en charge la  gestion d’un « portefeuille » de 60 chômeurs. Or la moyenne est aujourd’hui de près de 150, atteignant même le chiffre de 250 dans certaines agences. Parallèlement le Gouvernement a baissé de 12 % pour 2012 le budget de la mission emploi. Les demandeurs d’emploi ont du souci à se faire. »

En campagne pour sa réélection, Nicolas Sarkozy ne cesse de répéter depuis quelque temps qu’il entend réduire l’immigration, n’hésitant pas à se poser en défenseur d’un modèle social français qui, selon ses propres dires, ne « résisterait pas » à un afflux d’étrangers. « Il y a un moment où nous devons dire par souci de l’équilibre de nos comptes sociaux [...] que nous ne pouvons pas accueillir tout le monde », a-t-il ainsi déclaré dans les Yvelines le 28 février dernier. Un thème qu’il développe depuis avec une constance et une assurance à la hauteur de son bilan – en matière d’immigration son quinquennat aura produit un solde positif d’immigrés évalué, selon les sources, entre un et deux millions de personnes.

Apparemment  l’ambition affichée par  Pôle emploi de collaborer au projet bruxellois visant à assurer une « gestion efficace de la mobilité internationale de main d’œuvre en renforçant  les systèmes de prospection à l’étranger et les parcours migratoires pilotes » n’a pas semblé jusqu’à présent déranger outre mesure le Président de la République. Il est vrai qu’en matière de double langage l’homme est un expert confirmé.

  •  L’Italia apre sportelli all’estero per reclutare immigrati (Elvio Pasca, Stranieri in Italia, 11 aprile 2012):
L’Italia apre sportelli all’estero per selezionare, formare e reclutare lavoratori stranieri. A questi verrà riservato un canale preferenziale per arrivare qui, superando la lotteria del decreto flussi.

Va in questa direzione un protocollo d’intesa firmato a fine marzo dalla Farnesina e dal ministero del Lavoro, che permetterà  quest’ultimo di istituire uffici distaccati (Uffici di Coordinamento Locali, UCL) presso alcune ambasciate. Avranno il compito di concretizzare alcuni passaggi fondamentali degli accordi sull’immigrazione stretti da l’Italia e altri Paesi, quelli in cui, in cambio di una collaborazione nel contrasto dei flussi clandestini, il nostro Paese offre programmi specifici e quote di ingresso regolare.

Ci sono accordi già sottoscritti con Egitto, Albania, Moldova e Sri Lanka,  si lavora a chiudere quelli con Bangladesh, Ghana, Marocco, Tunisia e Perù, altri sono in programma con India, Cina, Ecuador, Filippine ed Ucraina. Come si legge in una nota del ministero del Lavoro, gli UCL dovranno “interagire con le autorità competenti ed i servizi per l'impiego locali per favorire l'incontro tra domanda ed offerta di lavoro in Italia”.

“Questi uffici –spiegano ancora in via Fornovo - dovranno anche facilitare la realizzazione di programmi di formazione pre-partenza in accordo con le autorità e le strutture formative locali”. Dovranno poi “fornire assistenza tecnica alle controparti finalizzata alla creazione di liste di candidati a lavorare in Italia sulla base dei fabbisogni del mercato italiano e dei criteri indicati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali”.

Commenti dei lettori:

#4 NICOLA 2012-04-12 21:17
E non chiedevi quanto costano i corsi di formazione, che è meglio. Un altro sistema fantasioso da cui dovrebbe nascere incontro tra domanda e offerta di lavoro (a distanza!!)
#3 shani 2012-04-11 23:18
;-) questo inziativa per aprire i sporetelli all'estero e solo una propaganda del governo italiano,in posto per selezionare i clandestini gia in italia,loro fano propaganda all'estero pensaceti.

#2 SCHIFO 2012-04-11 20:06
SCUSATE, CON TUTTI IMMIGRATI REGOLARI, IN ITALIA, S E N Z A
LAVORO, CE' BISOAGO DI ANDARE AL ESTERO, PER REGLUTARE ALTRI?! E PROPIO NEI PAESI DEI COROTTI NOR AFRICANI, E ALTRI?!

#1 M 2012-04-11 19:46
Bisgona prima di tutto far lavorare l´esercito infinito dei disoccupati sia italiani che stranieri, prima di fare questo passo irresponsabile e pericoloso, perché si rischierebbe di sovarggiungere nuova disperazione a quella giá esistente, con il rischio di scatenare il conflitto tra poveri !!

  • E.ON e Valtur: Colli (PSD'Az), inaccettabili atti di pirateria imprenditoriale, istituzioni impediscano importazione lavoratori stranieri in Sardegna (Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, 17 aprile 2012):
“E’ davvero vergognoso che importanti aziende come E.On. e Valtur possano soltanto aver pensato di fare arrivare in Sardegna lavoratori da Germania e Romania”. Lo ha dichiarato il Segretario Nazionale del Psd’az Giovanni Angelo Colli, riferendosi all’arrivo di operai tedeschi per la manutenzione programmata degli impianti E.On. di Fiume Santo e alla probabile assunzione di 300 addetti romeni per i villaggi turistici Valtur di Golfo Aranci, dell’isola di Santo Stefano e di Alghero. “E’ inaccettabile che tutto questo capiti proprio mentre la Sardegna aspetta ancora da E.On. i 700 milioni di euro di investimenti promessi negli accordi con le Istituzioni per gli impianti di Porto Torres – prosegue Colli – portando all’esasperazione un territorio già fortemente martoriato dalla disoccupazione e disilluso dall’inconcludenza delle annose vertenze industriali”. Non meno grave, per il Segretario sardista, è la paventata assunzione da parte di Valtur per i propri villaggi in Sardegna di 300 unità lavorative romene: “Valtur, attraverso un uso forzato e distorto della normativa che nasce per favorire la libera circolazione dei servizi in ambito europeo intende aggirare gli ostacoli importando in Sardegna mano d’opera a basso prezzo dalla Romania”. Secondo Colli infatti “sia E.On. che Valtur sembrano inequivocabilmente voler portare avanti una predazione delle nostre risorse in cambio di nulla, dimenticando i tanti vantaggi e le agevolazioni ottenute negli anni dalla Sardegna. Si rende perciò necessario un effettivo esercizio di sovranità da parte degli Enti locali e del Governo regionale che vada ben oltre le consuete dichiarazioni di protesta e percorra invece la strada di norme e regolamenti che possano disincentivare anche per il futuro analoghe iniziative di pirateria imprenditoriale”.

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