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giovedì 19 aprile 2012

Aggiornamento sui marò arrestati in India

Aggiornamento sui marò arrestati in India: spie indiane in azione in Italia e Procura di Roma che indaga... gli stessi marò

Iniziamo col dire che, secondo gli ultimi aggiornamenti sul caso ad opera dell'ingegner Luigi Di Stefano, la perizia indiana sulle armi dei marò italiani sarebbe stata falsificata. Questo in linea con gli altri strani elementi del caso, tutti convergenti verso un'accusa ingiusta nei confronti dei nostri soldati.

Crisi Italia /India - Vicenda della petroliera Enrica Lexie (Analisi tecnica)

A ciò, bisogna aggiungere le due novità citate nel titolo, ossia l'azione, divenuta particolarmente intensa nelle ultime settimane, dei servizi segreti indiani su territorio italiano, cosa che, se vera, mostrerebbe il solito, ridicolo, cialtronesco silenzio del governicchio tecnico di Mario Monti e la passività mortifera delle autorità italiane, con in più la decisione della Procura di Roma di iscrivere i due marò nel registro degli indagati per omicidio volontario. Con ciò finendo per accettare, come punto di partenza per l'indagine, le accuse indiane, che ormai sappiamo essere false.

Il ministro della Giustizia, Paola Severino, afferma che le famiglie dei militari indagati "con il loro comportamento stanno dimostrando dignita' e un alto senso dello Stato e delle istituzioni". Non altrettanto bene si può dire di questi pusillanimi e inutili ammenicoli che governano la nazione italiana. Gli italiani devono rendersi conto, anche da simili episodi, che è tempo di voltare pagina. Definitivamente. Totalmente. E ovviamente non ci riferiamo solo ai tecnici montiani.

  • Le spie vogliono incastrare i marò (Daniele Raineri, Il Foglio, 17 aprile 2012):
Agenti dei servizi indiani che fanno base all’ambasciata del governo di Nuova Delhi a Roma sono a caccia di informazioni sui marò e di un esemplare di fucile d’assalto Beretta Arx-160 e anche di alcuni proiettili o almeno di qualche bossolo. La presenza di spie in ambasciata è una cosa naturale: in tutto il mondo i servizi segreti all’estero fanno riferimento alle proprie sedi diplomatiche. Questo tipo di indagine è invece più insolito e gli agenti si sono fatti notare. L’ambasciata può spedire il frutto delle ricerche in patria con un bagaglio diplomatico non soggetto a controlli.

L’operazione su territorio italiano coincide con un’impasse inspiegabile nel processo ai due militari del reggimento San Marco in carcere con l’accusa di omicidio. Il fatto è avvenuto il 15 febbraio al largo delle coste del Kerala. Le prime indiscrezioni sulle perizie balistiche eseguite sulle armi sequestrate a bordo della petroliera Enrica Lexie sono trapelate un mese più tardi, a metà marzo. Oggi sono passati due mesi: i risultati degli esami non sono ancora ufficiali e potrebbero non esserlo fino alla fine di maggio, perché venerdì scorso è cominciata la sospensione dei lavori negli uffici per le “vacanze di primavera” dello stato indiano. Non in Italia però e questo è un mistero a lato: perché il ministero degli Esteri non si fa sentire e non sollecita i risultati definitivi e ufficiali su armi che sono in mano agli indiani da due mesi? Intanto ieri i giudici con una manovra dilatoria  hanno prolungato di altri 14 giorni la detenzione di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Perché le spie indiane sono costrette ad attivarsi in Italia? Le indagini ufficiali si sono infilate in una strada senza uscita per colpa di risultati balistici senza senso. Prima il professor Sisikala, anatomopatologo del tribunale, ha sostenuto dopo l’autopsia – compiuta il giorno seguente la morte dei due pescatori, il 16 febbraio – di avere recuperato un proiettile di cui è stato indicato non il calibro e la lunghezza in millimetri, come si fa di solito, ma la circonferenza in centimetri. Per il perito Luigi Di Stefano, intervistato dal direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani, non ci sono dubbi: è un proiettile 7,62x54R, sparato da un’arma di fabbricazione sovietica e sicuramente non un proiettile calibro 5,56x45 in dotazione alle forze italiane. Poi è successo che la responsabile del dipartimento di balistica di Trivandrum, N.G. Nisha, ha detto all’agenzia Ansa che le armi che hanno ucciso i pescatori sono due fucili d’assalto Beretta Arx-160. Il problema è che si tratta di modelli avanzati, assegnati per una valutazione sul campo ai reparti speciali impegnati in Afghanistan e anche al reggimento San Marco da cui provengono i due marò – ne ha alcuni in prova ma non li ha ancora adottati. A bordo della petroliera le autorità indiane hanno sequestrato sei fucili di modello meno avanzato, i Beretta Ar 70/90, e due mitragliatrici leggere di fabbricazione belga Fn Minimi, pure quelle nella normale dotazione dei marò. Eppure, dopo avere testate tutte le armi sequestrate, i periti balistici indiani sostengono che a sparare sarebbero stati i nuovi Arx-160 (e come si spiega che i proiettili trovati dal dottor Sisikala nei corpi sono di un calibro differente?). Dalle perizie sono stati concretamente esclusi gli esperti dei carabinieri mandati dall’Italia, ammessi a parte degli esami e soltanto come osservatori senza diritto di parola.

Dalle informazioni sullo spionaggio in Italia alla vicenda inspiegabile dei risultati balistici, la Farnesina ha scelto la strada: adottiamo un profilo dimesso, saremo premiati. Non soltanto affida la strategia di difesa al difetto di giurisdizione e non anche ai fatti materiali, ma rilascia dichiarazioni che non metteranno mai in crisi Nuova Delhi: “Le armi onestamente potrebbero anche non essere appartenute al contingente italiano”, ha detto il ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant’Agata, il 5 aprile scorso. Il sottosegretario Staffan De Mistura sospira: “Prevedo una soluzione non a breve termine, che deve essere anche politica”. Anche se è chiara l’intenzione degli indiani di imporsi su una questione internazionale con un atto di forza.

  •  India: Severino, Procura Roma indaga per omicidio volontario i due maro' (Agenzia ASCA, 18 aprile 2012):
''La Procura della Repubblica di Roma, sulla base della ritenuta giurisdizione italiana'' riguardo alla vicenda dei due maro' detenuti nello stato indiano del Kerala, ''ha iscritto al numero 9463/2012 un procedimento nei confronti dei militari Massimiliano Latorre e Salvatore Girone indagandoli per omicidio volontario''.

Lo ha dichiarato il ministro della Giustizia, Paola Severino, nel corso del question time alla Camera precisando che la stessa procura ''sta inoltre procedendo contro ignoti per il reato di pirateria nella forma del tentativo di relazione al mercantile Enrica Lexie''.

''Confermo in pieno l'impegno del governo per riportare in Italia i due maro'. L'esecutivo sta esperendo tutte le inziative del caso impegnandosi sia sul piano politico che sul piano tecnico giuridico'', ha aggiunto la Severino. Che ha infine espresso ''massima solidarieta' alle famiglie dei due fucilieri provati da questa terribile esperienza che con il loro comportamento stanno dimostrando dignita' e un alto senso dello Stato e delle istituzioni''.

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