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martedì 13 marzo 2012

Macellazione halal/kosher in Francia

Macellazione halal/kosher in Francia: i dati che stanno emergendo in queste settimane

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Partiamo da un intervento sul blog di Miguel Martinez, intitolato Macellazione halal e mistificazione scientista. In esso si ricorda quanto affermato dal primo ministro francese François Fillon, che consiglia ad ebrei e maomettani di superare il loro attaccamento alla macellazione degli animali secondo pratiche tradizionali, superate ormai dalla scienza contemporanea, applicata, ovviamente, a tutti gli aspetti del vivere quotidiano.

L'intervento di Martinez è, come dire, poco ficcante, forse perché non affronta o non vuole affrontare il perché nella religione maomettana (dell'ebraismo non se ne occupa) ci sia tale prescrizione, nonostante tale aspetto rimanga il quadro di riferimento della questione stessa. Lascia intatto il presupposto religioso, senza discuterlo. Lo tiene in pratica per buono (e d'altronde il titolo lo lasciava intuire). Eppure un punto interessante lo tocca, ricordando che le macellazioni chiamate halal e kosher si pretendono rituali e, quindi, rimandano ad atti che originariamente, in tempi passati, erano centellinati. Il rito presupponeva la misura. Contrariamente a ciò, l'uso di carne oggi, al di là delle modalità di macellazione o di culture interessate, è notevolmente più ampio ed è destinato a crescere (crisi economica, picco petrolifero, risorse mondiali calanti permettendo...).

E' un punto interessante in quanto verrebbe da pensare che, se si vuole favorire l'aspetto rituale, perciò religioso, di queste forme di macellazione, bisognerebbe anche contribuire a ridurre l'uso della carne nell'alimentazione quotidiana, facendo diventare questo un evento più raro. Martinez fa presente che i francesi mangiano molta più carne degli egiziani o dei bengalesi (certo, avrebbe potuto anche fare il confronto con israeliani o con qatarioti, con differenze non così rimarchevoli). Come a dire che la quantità conta più della qualità/modalità. Che gli occidentali consumino ancora molta più carne di altre aree e culture del mondo è sicuro, peccato che tale spunto non cambi la questione.

Non di tutto il globo terracqueo parliamo, infatti, ma solo della Francia e delle questioni che quelle macellazioni pretese rituali stanno ponendo ai francesi (o, tutt'al più, agli altri europei). Che il bengalese in Bangladesh mangi una quantità irrisoria di carne rispetto al francese non ha alcun interesse. Conta, invece, che nell'Ile-de-France il 100% delle macellazioni siano halal o kosher (escludendo dal conteggio, ovviamente, i suini) e che nessuno abbia informato la popolazione locale di questo, dando la possibilità di scegliere tra carne "normale" alla francese o carne "rituale" alla moda islamico-ebraica.

A questa denuncia, fatta da personaggi legati al Front National, se n'è aggiunta un'altra, ancora più documentata, dopo la pubblicazione, da parte del quotidiano Le Point, di alcune pagine da un documento riservato del ministero dell'Agricoltura, secondo cui la quantità di macellazioni eseguite secondo la modalità islamico-ebraica stanno aumentando a dismisura su tutto il territorio francese, tanto da interessare, nel 2010, il 40% delle uccisioni di bovini adulti, il 58% di ovini, il 26% di vitelli e il 22% di caprini [immagine sopra, tratta da Le Point]. Il tutto a fronte di una richiesta di mercato di solo il 10% per carni halal o kosher.

Tale modalità pretesa come rituale, ossia con sgozzamento dell'animale, porta ad una sofferenza dello stesso maggiore rispetto a modalità differenti, che non prevedano l'eliminazione completa del sangue (anche se sulle varie tipologie di uccisione, ovviamente, c'è di che discutere). Il dossier proveniente dal ministero dell'Agricoltura francese conferma l'aspetto della sofferenza dell'animale, a cui si somma quello relativo ai rischi igienici, dato il pericolo di infezione da Escherichia coli.

Un medico veterinario, Alain de Peretti, a dicembre 2011, lanciò un allarme contro tali macellazioni rituali, facendo presenti alcuni rischi dovuti proprio allo sgozzamento senza stordimento dell'animale. Rischi che possono portare, a certe condizioni, al rigurgito del contenuto dello stomaco nell'esofago, oppure, dato il continuare a respirare dell'animale anche dopo il taglio, alla diffusione di batteri, con in aggiunta la caduta delle difese immunitarie e l'aumento delle tossine. La lunghezza dell'agonia, con il forte stress dell'animale morente, porta anche a spasimi violenti, con defecazioni e minzioni nel luogo della macellazione, con relativo pericolo di infezioni.

Le Point ha pubblicato ieri un'intervista a Yves-Marie Le Bourdonnec, macellaio di lusso per grandi chef, il quale sembra voler gettare un po' d'acqua sul fuoco delle polemiche. Secondo Le Bourdonnec non ci sono grandissime differenze tra una modalità di macellazione e l'altra, rituale o non rituale, anche se la prima può causare maggiore stress all'animale. Eppure Le Bourdonnec aggiunge qualcos'altro che spiega molto: lo sgozzamento (come nella modalità rituale) è il metodo più comodo per le macellazioni di massa. Più grande è il mattatoio e più numerosi sono gli animali da uccidere, maggiore è la convenienza nell'uso dello sgozzamento. Stordire per bene l'animale affinché non soffra necessita di più tempo. Ecco perché sono aumentate le macellazioni rituali halal e kosher.

Ed è grottesco, ma neanche tanto, dati i tempi che corrono, che, in questo campo, il massimo dello sfruttamento industriale coincida con la ritualità di due religioni desertiche. Tout se tient.

P.S.: se arrivati a questo punto vi state chiedendo cosa pensiamo dell'aspetto propriamente religioso della faccenda, vi rispondiamo che, al momento, ci interessa relativamente poco. Non è abitudine di questo blog discutere delle abitudini di altre aree del mondo, in altre aree del mondo. Lo è, semmai, qualora vengano esportate in Europa, con tutto quel che ne segue. Di solito non in positivo.

  • Viande halal: ouverture d'une enquête préliminaire après la plainte du FN (La Croix, 25 febbraio 2012):
Le parquet de Nanterre a ouvert vendredi une enquête préliminaire, après le dépôt la veille d'une plainte contre X par le Front National sur les conditions de vente de la viande halal en France, a-t-on appris samedi de source judiciaire, confirmant une information du Monde.

Le parquet de Nanterre a confié l'enquête à la Brigade de répression de la délinquance économique (BRDE), a-t-on appris de même source.

Jeudi, l'avocat Wallerand de Saint Just, porte-parole de la candidate du FN à la présidentielle Marine Le Pen, avait déposé à Nanterre une plainte visant des faits de tromperie et d'actes de cruauté envers les animaux "à la requête de deux associations, l'une de protection des consommateurs et l'autre de défense des animaux".

Dans le texte de la plainte, on peut lire : le dossier produit par l'avocat "démontre qu'en région parisienne, tous les abattages sont à 100% halal, que certainement une grande partie de la viande consommée en région parisienne est halal alors que cette proportion atteindrait 23% en France".

Il "apporte aussi la démonstration que le consommateur n'est en aucun cas averti de cet état de choses", ajoutait M. de Saint Just, qui agit en sa qualité d'avocat des associations "Coordination francilienne de protection des consommateurs" et "Association francilienne de protection et de défense des animaux" et de leur représentant légal, Jean-François Jalkh, conseiller régional FN de Lorraine.

Marine Le Pen a lancé la polémique samedi en affirmant que "l'ensemble de la viande qui est distribuée en Ile-de-France, à l'insu du consommateur, est exclusivement de la viande halal".

Mardi, elle a assuré que trois des quatre abattoirs franciliens (le quatrième étant voué au porc, donc non halal) abattent les animaux selon ce rite.

Nicolas Sarkozy s'était rendu mardi à Rungis pour y affirmer que "c'est une polémique qui n'a pas lieu d'être. 200.000 tonnes de viande sont consommées chaque année en Ile-de-France. 2,5% sont de la viande casher et halal".

  • Halal: ce que nous cachent les abattoirs (Mélanie Delattre / Christophe Labbé, Le Point, 7 marzo 2012):
C'est un plat que personne n'avait imaginé au menu de la campagne. Trois semaines après la polémique déclenchée par Marine Le Pen, Nicolas Sarkozy a remis le couvert en réclamant un étiquetage sur les viandes issues de l'abattage rituel. "Reconnaissons à chacun le droit de savoir ce qu'il mange, halal ou non", a-t-il lancé. Les candidats sont tous à couteaux tirés sur le sujet. Derrière ces joutes électorales perce un sujet tabou, celui de la souffrance animale.

Chaque année, on tue dans notre pays 1 milliard de poulets et de lapins, 25 millions de porcs, plus de 6 millions de bovins, ou encore 4 millions de moutons. Un rapport confidentiel que Le Point s'est procuré jette une lumière crue sur l'abattage rituel tel qu'il est pratiqué en France. Remis aux autorités en novembre 2011, le document, rédigé par dix experts et hauts fonctionnaires du ministère de l'Agriculture, a été soigneusement enterré ( http://www.lepoint2.com/pdf/rapport-confidentiel-agriculture.pdf ). Il est vrai que cet audit de 54 pages émanant du Conseil général de l'alimentation contient une vérité qui n'est pas bonne à dire : les Français ont progressivement, et sans le savoir, été mis au régime halal.

Aujourd'hui, comme l'indique le rapport, plus de la moitié des bovins, ovins et caprins tués en France le sont suivant un mode d'abattage "rituel", halal ou casher. Ce qui signifie que les animaux sont saignés alors qu'ils sont encore conscients. Au-delà de la souffrance animale, l'abattage rituel pose parfois aussi un problème d'hygiène, avec à la clé un danger de contamination par Escherichia coli...

  • Les risques sanitaires liés à l’abattage halal (Alain de Peretti, Novopress, 11 dicembre 2011):
On évoque toujours les problèmes posés en la  matière  par la souffrance animale, et par  la « taxe » de financement occulte de l’islam par les consommateurs.

Ces problèmes sont bien sûrs réels. Il en est un autre qui nous concerne tous et mérite d’être évoqué, une question essentielle et occultée : l’aspect sanitaire et de sécurité alimentaire.

En effet, rappelons que dans l’abattage halal, l’animal est tourné vers la Mecque, saigné sans étourdissement ;  il est pratiqué une très large incision  de la gorge jusqu’aux vertèbres, sectionnant tous les organes de la zone, veines jugulaires et carotides pour la saignée, mais aussi la trachée et l’œsophage.
Cette pratique entraîne les conséquences anatomo-physiologiques suivantes :

    * Une régurgitation du contenu de l’estomac par l’œsophage, lequel se trouve anatomiquement juste à côté de la trachée.
    * L’animal continue de respirer, même très fort du fait de l’agonie qui peut durer jusqu’à 1/4 h rappelons le, et inspire ces matières souillées riches en germes de toutes sortes.
    * Ces matières inspirées jusqu’aux alvéoles pulmonaires larguent leurs germes  dans le sang d’autant plus facilement que la paroi des alvéoles pulmonaires est très mince et que la circulation sanguine, rappelons le, est toujours en cours dans cette période d’agonie, et même accélérée par le stress au niveau des organes  essentiels.
    * Un risque énorme de contamination en profondeur de la viande est donc encouru.
    * On observe de plus, du fait du stress intense, 2 phénomènes physiologiques qui  se conjuguent : la chute de tous les mécanismes de défense immunitaires, et la concentration du sang dans les organes essentiels, on peut dire que l’animal « retient son sang ». C’est un processus naturel de survie qui entraîne vraisemblablement d’ailleurs une saignée moins bonne contrairement aux allégations des tenants de cette pratique. Il y a de plus une forte production de toxines.
    * La longueur de l’agonie entraîne enfin des soubresauts violents accompagnés de défécation et émission d’urine, le tout éclaboussant toute la zone d’abattage !!!

On voit donc bien les conséquences pour la sécurité alimentaire des consommateurs.
C’est si vrai que le règlement européen, CEE 853/2004, dans son annexe, chapitre IV intitulé Hygiène de l’abattage, paragraphe 7, alinéa (a) dit : « LA TRACHÉE ET L’ŒSOPHAGE DOIVENT RESTER INTACTS LORS DE LA SAIGNÉE « ( avec une dérogation pour l’abattage rituel…).

Le problème est que, selon des estimations récentes, 50% environ de la viande consommée est maintenant halal.  Car si les musulmans sont encore minoritaires, ils ne consomment que certains morceaux, et qu’on ne peut laisser perdre le reste de la carcasse. De plus les industriels trouvent plus simple et plus profitable de n’avoir qu’une seule chaîne d’abattage : ainsi des bêtes entières qui seront consommées hors du marché halal sont néanmoins égorgées selon ce rite oriental.

Conclusion : On enfreint le sacro saint principe de précaution, pour respecter une pratique exotique irrationnelle, insoutenable sur tous les plans, basée sur une superstition moyenâgeuse absurde. Dans ces conditions, les actuelles dérogations à la règlementation européenne permettant l’abattage rituel sont elles acceptables ?

La multiplication des cas de toxi-infections alimentaires est en tous cas prévisible… et elle touchera surtout des non musulmans, inconscients de ces risques incontrôlés et dont les habitudes culinaires les amènent  à  consommer la viande beaucoup moins cuite.

  • Le mode d'abattage ne change en rien le goût de la viande (intervista a Yves-Marie Le Bourdonnec di Victoria Gairin, Le Point, 12 marzo 2012 [l'intervista completa, cliccando qui]):
[...]

Selon vous, il faudrait donc abattre systématiquement par égorgement ?
Je ne dis pas cela. Je pense que les deux techniques sont bonnes, à condition qu'elles soient bien exécutées. Le problème aujourd'hui, c'est la cadence qui nous est imposée et les problèmes d'hygiène que l'on peut rencontrer dans certains abattoirs. Mais que la viande soit tuée selon le mode rituel ou non, ça n'a strictement aucune incidence sur sa qualité ! Ce qui est sûr, c'est qu'aujourd'hui, si le rythme industriel reste le même, l'égorgement serait plus efficace. Sinon, il faut revenir à de petites unités d'abattage, pour pouvoir étourdir correctement. [...]

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