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lunedì 19 marzo 2012

Fahrenheit 451

Fahrenheit 451: pillole di totalitarismo

"Incontreremo una gran quantità di persone sole e sofferenti nei prossimi giorni, 
nei mesi e negli anni a venire. E quando ci domanderanno
 che cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: 
Noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi." 
(Ray Bradbury "Fahrenheit 451")

Sul blog Saura Plesio, nell'articolo del 16 marzo Strasburgo, Cassazione, Divina Commedia: solo coincidenze? si fa notare una coincidenza che non ci era sfuggita, ossia la concordanza tra Parlamento europeo e Corte di Cassazione italiana relativamente alla questione del riconoscimento delle unioni tra partner omosessuali. Quello a cui non avevamo pensato, invece, era il riferimento alla diatriba mediatica sulla richiesta di censura contro la Divina Commedia dantesca da parte di un gruppuscolo integralista ebraico, Gherush92, che reputa Dante Alighieri razzista, sia contro gli ebrei, sia contro i maomettani, sia contro gli omosessuali.

In realtà, la proposta integralista di Gherush92 risale al 6 gennaio [Via la Divina Commedia dalle scuole ovvero razzismo istituzionale mascherato da arte], quindi un paio di mesi prima dei pronunciamenti citati in precedenza. E' anche vero che, stranamente, è solo negli ultimi giorni che tale proposta è diventata di dominio pubblico, dopo il lancio di alcune agenzie stampa e di alcuni quotidiani e siti.

Gherush92 si presenta come ONG pot-pourri, dedicata a differenti temi quali i diritti umani, lo sviluppo sostenibile e la risoluzione dei conflitti. Basta, però, dare un'occhiata agli articoli presenti nel loro sito http://www.gherush92.com/ per notare come ci sia una particolare inclinazione polemica contro la cultura europea e il cristianesimo in particolare. D'altronde il nome dell'organizzazione ha un che di recriminatorio, essendo un riferimento all'esilio (gherush in ebraico moderno) del 1492 degli ebrei dalla Spagna riconquistata. Ora, Gherush92 si presenta come consulente speciale dell'ECOSOC. Va specificato che tale consulenza sembrerebbe essere episodica e non continuata, essendosi verificata (la consulenza, non la partecipazione, già avvenuta nel 2001) solo nel caso della conferenza di Durban sul razzismo, avvenuta nell'aprile del 2009. Proprio a conclusione di quest'ultima, Gherush92 rilascia, per bocca di tale Valentina Jappelli, una nota di disappunto nei confronti della risoluzione finale, in quanto non adeguata per combattere "secoli di razzismo", dato che "oggi, le vittime del razzismo sono le stesse di 500 anni fa"... [1]

La presa di posizione rimane schiacciata in una visione ebraicocentrica, con in aggiunta solo l'orpello della minoranza zingaresca. Posizione peraltro infondata, oggigiorno. Evidentemente.

Maurizio Blondet, sul sito EFFEDIEFFE [ma si può leggere l'articolo anche su Rischio Calcolato], polemizza con tale organizzazione, ovviamente rilevandone l'identità religiosa e culturale, che altrove, per timidezza?, non si è evidenziata, e facendo riferimento non solo agli articoli su Dante Alighieri, ma anche ad altri presenti sul sito dell'ONG, pur senza richiamarli esplicitamente. In particolare, stupisce Blondet (e non è il solo) l'idea degli esaltati di Gherush92 che dal cristianesimo e dalla sua cultura nascano razzismo e persecuzioni, ma anche distruzione della flora e della fauna mondiali. I tipi di Gherush92, con sprezzo del ridicolo o con malafede, imputano al cristianesimo molte delle tare imputabili semmai a tutta una serie di eventi di lungo corso, in cui si intreccia una larga parte della storia occidentale successiva all'Impero Romano, dello stesso ebraismo, del mondo maomettano, su fino alla modernità globalizzata, non più solo europea ed eurocentrica. D'altronde, non si capisce perché si dovrebbe vietare un'opera importante, ma comunque apprezzata da un numero limitato di persone, mentre altrettanto non si dovrebbe fare per la Torah ebraica, come fa notare Blondet, o per il Corano maomettano, entrambi ricchi di passaggi razzisti o minacciosi, con in più l'aggravante di essere letti avidamente da milioni di persone.

Il furore integralista di Gherush92, strano per una organizzazione che sulle agenzie stampa viene definita "di ricercatori e professionisti" (chi, poi?), fa emergere una certa propensione alla diffidenza per l'arte in genere:

[...] L’arte forse è il più raffinato e subdolo strumento di comunicazione, il più potente veicolo di diffusione e il mezzo più suadente per l’incitamento all’odio: belle immagini, splendide forme e versi accattivanti si fanno veicolo di messaggi intolleranti. [...] In conclusione, conta più l’arte o conta più il razzismo? [...] [2]

Un passo del genere, che a qualcuno può apparire solo polemico, in realtà lascia intuire un disprezzo per tutto ciò che può esondare dai concetti fissati definitivamente dalla propria idea di mondo, dalla propria ideologia. Ai tipi di Gherush92, che sembrano voler difendere la specificità culturale contro l'universalismo cristiano, sfugge che l'arte ha proprio costituito un baluardo espressivo contro l'universalismo, inteso negativamente, e continua ad esserla, se intesa correttamente e non solo come intrattenimento, secondo la moda contemporanea. Per quanto contradditorio possa sembrare, l'arte cristiana dei secoli cristiani non parlava solo del cristianesimo, forse anche per la natura particolare della civiltà europea, insofferente a qualunque dato fissato definitivamente o, per meglio dire, imposto definitivamente, così come per la natura stessa del cristianesimo, non basato su libri, quanto su eventi e persone. La prospettiva di Gherush92 è invece in linea con l'idea di imposizione totalitaria, perché in essa conta il concetto più della forma culturale.

O meglio, i tipi di Gherush92 si nascondono dietro il concetto universalmente imposto (il politicamente corretto), accusando altri di universalismo, ma colpendone le forme culturali (un'opera letteraria), ossia specifiche, magari secondo propri pregiudizi culturali (diffidenza per l'arte), perciò specifici.

Che abbiano anch'essi pregiudizi culturali o (persino peggio) non li abbiano, fa, appunto, capolino un'idea totalitarista. Il totalitarismo è artisticamente afono. Conosce solo il dettato, l'elenco, la parola d'ordine. Tutto il resto va cancellato o piegato all'idea. Che differenza ci possa essere tra la proposta di Gherush92 e il rogo dei libri da parte dei nazisti è questione di lana caprina. Che differenza ci possa poi essere rispetto alla prospettiva formulata da Ray Bradbury in "Fahrenheit 451" è ancor meno rilevante, perché non c'è. I tipi di Gherush92 desiderano né più né meno quello che la società totalitaria, raccontata da Bradbury, predisponeva, ossia eliminare la singolarità e la contradditorietà del racconto in maniera da eliminare ogni singolarità e contradditorietà umana. 

I vigili del fuoco di "Fahrenheit 451" bruciano i libri per impedire che il pensiero in essi contenuto turbi l'ordine imposto, il quale è stato imposto affinché il pensiero umano non turbi l'umanità stessa. L'umanità elimina, cioè, se stessa. Nell'opera di Bradbury, invece, gli umani resistenti all'ordine imposto preferiscono ricordare, ossia apprendere i e dai libri, nonostante la contradditorietà in essi presente.

Per i resistenti, gli uomini-libro, ossia per gli uomini liberi, non resistere significherebbe accettare un eterno presente di insignificanti serial televisivi, dove nulla avviene realmente, una continua necessità di pillole per sfuggire alla depressione, un crescente presentarsi di tic fisici, spesso segnali di qualche turba sessuale.

Nel film omonimo di François Truffaut, una carezza annoiata al proprio seno di una donna rivela, non una libertà, quanto uno sfogo inutile. Aldous Huxley, in un altro dei romanzi distopici del Novecento, che sembrano anticipare i sogni totalitaristici del presente, ossia "Il mondo nuovo", scrive:

"Man mano che la libertà politica ed economica diminuisce, la libertà sessuale ha tendenza ad accrescersi a titolo di compenso... e il dittatore sarà bene accorto a incoraggiare questa libertà. Aggiungendosi al diritto di sognare sotto l'influenza della droga, del cinema, della radio, essa contribuirà a riconciliare costoro con la schiavitù che è il loro destino."

Rivedendo il film di Truffaut, ci è venuto in mente questo concetto di Huxley. La sessualità degradata a singolo sfogo, mai in competizione con l'ordine esistente. D'altronde, pensandoci bene, quando mai, nella storia umana, le vicende sessuali del singolo hanno realmente messo in discussione l'ordine stabilito, indipendentemente dall'identità sessuale di quello? Neanche forse per un Enrico VIII, nella cui vicenda, secondo qualcuno, avrebbe contato di più una malattia come quella della sindrome di McLeod. Eppure, oggi, la sessualità del singolo diventa uno degli indici più importanti della democraticità di una certa società. Da un certo punto di vista, la sessualità è un nulla storico, per quanto non lo sia dal punto di vista culturale, essendo interessante lo studio di come le varie società umane vivono questo aspetto dell'esistenza umana.

Ma per il politicamente corretto, ossia per il totalitarismo avanzante contemporaneo, la sessualità è sempre meno una questione di differenza culturale e sempre più un orizzonte uniforme di estesa accettazione. Il totalitarismo attuale sa bene che la "scopata" di qualcuno con chicchessia, essendo entrambi maturi e consapevoli, non cambierà la storia mondiale. Ed al totalitarismo attuale interessa proprio questo: che la storia non possa essere decisa da chicchessia, se non dal totalitarismo stesso.

E così torniamo alle coincidenze tra Parlamento Europeo, Cassazione italiana e richieste censorie contro Dante Alighieri. La libertà sessuale ed omosessuale viene mostrata come diritto umano, come progresso, ben sapendo che la società, accettando tale libertà, non diventa migliore rispetto a prima. Questo indipendentemente da considerazioni culturali o religiose specifiche, dove la sessualità può avere particolare importanza. Quello che il politicamente corretto impone non ha alcun concreto effetto sull'ordine, ossia su cosa sono le autorità europee e alcune autorità nazionali delle varie nazioni europee ed occidentali, e come agiscono e quali sono i loro scopi. Il politicamente corretto non rimette in discussione la NATO, i rapporti tra nazioni europee e USA, l'esportazione della democrazia, il precariato, le delocalizzazioni, ecc. Il politicamente corretto, anche nella declinazione multietnicista [ARCHIVIO 27/02/2009 e ARCHIVIO 03/04/2009], svia e zittisce. Afferma la diversità, ma a furia di divieti nei confronti delle diverse opinioni. O di pillole [9 marzo 2012]. Come in "Fahrenheit 451".

NOTE

[1] [si veda la pagina 4 del seguente documento, con le annotazioni finali delle varie ONG]   
VALENTINA JAPPELLI, of Gherush 92 Committee for Human Rights, said there was concern and
disappointment that the final declaration was approved before listening to the proposals of civil
society - further, the document was inadequate to fight centuries of racism because it did not
analyse the problem in its historical context. Today, the victims of racism were still the same as they
were 500 years ago. There should be an international convention against the crime of Anti-Semitism,
another against the crime of Anti-Romanism, and guidelines for the protection of cultural diversity.

[2] dall'articolo Una risposta ai lettori della Divina Commedia e una riflessione: da dove viene la Shoah? del 29 gennaio 2012.

4 commenti:

  1. Grazie per il link. Oggi ce n'è un'altra. La commissione Ue se l'è presa con il commissario Montalbano di Camilleri, perché nel romanzo e nello sceneggiato mangia frittura di paranza, vietata dalla stessa Ue. Nonostante Camilleri mi stia sul gargarozzo per la sua amicizia con D'Alema, non si può fare a meno di rilevare che ci SPIANO su tutto: su quel che mangiamo, beviamo, leggiamo.

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  2. Ecco il link della nuova demenzialità:

    http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-03-21/commissario-montalbano-guerra-europea-120330.shtml?uuid=Abp7woBF

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  3. Magnifico articolo, che spiega tra l'altro perchè proprio i media in mano agli ebrei (cioè vastissima parte dei media occidentali), vedasi MTV, Hollywood, et cetera, siano quelli che più puntano sul sesso nei loro programmi per fare ascolti.

    In ordine poi al discorso sull'arte, beh, devo dire che il punto di vista di Gherush92 non mi stupisce affatto. Ebraismo e Islàm (estendiamo il discorso anche a quest'ultimo), da insulse religioni desertiche quali sono, non hanno mai visto di buon occhio le rappresentazioni del sacro (quali sono gran parte delle opere artistiche occidentali). Anche da qui, tra l'altro, il concentrare, da parte dei musulmani, tutto il proprio estro artistico nella calligrafia. E probabilmente la fortuna del cristianesimo è stata proprio il nascere sì in medioriente, ma quando questo era sotto dominio Romano, e l'essersi poi sviluppato nella nostra bella Europa, finendo così per subire un inevitabile quanto benefico processo di "paganizzazione".

    Questo articolo fa ben capire cosa dovremmo temere noi Europei (tra le altre cose) qualora lasciassimo definitivamente cadere le nostre terre nelle mani dell'idra ebraica internazionale e, in sostanza, degli stranieri (che, benchè eventualmente nati qua, sempre stranieri rimangono): la distruzione di tutte le opere ed i manufatti che costituiscono la nostra Identità.

    @ Nessie

    Ciao! Sono un tuo nuovo lettore (ho scoperto i tuoi due blog da circa una settimana, ma ne son già dipendente:-) ). Volevo chiederti: hai letto della deliberazione di un giudice di pace che ha deciso che due fratelli bosniaci non potessero esser trattenuti in un cie perchè nati in Italia, nonostante fossero comunque privi della cittadinanza? Perchè non ne fai un articolo? Dopotutto è un affermare il principio dello ius soli, ergo un sostituirsi del potere giudiziario a quello legislativo....Insomma, l'ennesimo stupro del principio della sovranità popolare, il quale vorrebbe le nuove norme giuridiche fossero introdotte dai rappresentanti del popolo (o presunti tali), i quali siedon in parlamento, non nei tribunali....ma si sa, siamo in Italia, e la Costituzione serve solamente in funzione di maglio da scagliare contro il nemico politico di turno....

    Leone

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  4. Nessie, ho letto l'articolo. Trovo che contrastare il cibarsi di novellame sia sostanzialmente corretto. Quello che mi annoia profondamente di simili iniziative è il fatto che si perda tempo dietro censure in questo caso letterarie, come se l'ambientalismo non avesse sufficiente bacino d'ascolto nella società. Tra l'altro, la Damanaki è greca. Si dovrebbe preoccupare di come mangiano i suoi compatrioti oggigiorno, e per altre ragioni, loro malgrado, non di quel che è scritto nei romanzi. Di certo, l'episodio è il solito esempio dell'inconsistenza della pseudo-Europa.

    x Leone: sul sesso mi viene in mente una distinzione che fece Sombart tra erotismo e sensualità, dove la seconda è quella che viviamo oggi, come fatto appunto superficiale, di immediata sensazione, contrapposta alla totalità erotica. Sulla questione più generale che citi, non ne faccio un problema di responsabilità facilmente individuabili, ebraiche o protestanti o cattoliche o atee. Per me, gli innocenti, da alcuni decenni a questa parte, sono pochissimi, molto, molto pochi.

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