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sabato 11 febbraio 2012

Liceali stranieri senza esame di terza media

Liceali stranieri senza esame di terza media: una forma di discriminazione contro gli italiani

La decisione del Ministero dell'Istruzione, di far sostenere agli studenti stranieri delle scuole superiori l'esame di maturità senza il precedente esame di terza media, viene giustificata come correzione di una prassi illegittima. Secondo il ministero conta solamente il momento dell'iscrizione dello straniero alla scuola superiore e il giudizio espresso dalla medesima scuola sulle sue conoscenze. Non conta il possedere un precedente titolo di studio italiano per maturarsi.

Sul quotidiano La Padania, hanno già posto il problema della discriminazione contro gli italiani, che tale decisione comporta, in quanto mentre gli italiani devono seguire un regolare percorso di studi, gli stranieri accedono ad una determinata classe delle superiori per semplice età anagrafica. Da lì, giustamente, può venire il dubbio se la valutazione sulle conoscenze pregresse dello straniero avvenga correttamente o se, al contrario, le classi italiane si riempiranno di ulteriori pesi morti.

Ma c'è un altro elemento di cui bisognerebbe tener conto, a nostro avviso: perché il privilegio (di questo si tratta) di accedere alla maturità senza il precedente titolo italiano dovrebbe andare solo agli stranieri, senza che anche gli italiani possano fare altrettanto? Perché, cioè, per gli italiani dovrebbe esserci la necessità di un titolo ufficiale, mentre per gli stranieri la discrezionalità di tante, individuali decisioni assunte dai singoli collegi dei docenti?

O, per dirla altrimenti, perché gli italiani dovrebbero essere costretti al valore legale del titolo di studio, mentre gli stranieri possono fregarsene tranquillamente, che abbiano o non abbiano le conoscenze necessarie? Perché gli italiani non possono fare altrettanto, magari dopo aver passato alcuni anni seguendo percorsi di studio alternativo, a partire da forme di homeschooling?

Ah! Già! Scusate! Mario Monti vuole "cambiare gli italiani". E, dato che fenomeni come l'homeschooling vengono visti male altrove, ad esempio nel centro dell'Impero, gli USA, a cui Monti sembra così legato, pensate forse che il "cambiamento" possa permetterli?

  • Niente esame di terza media per clandestini e irregolari (La Padania, 1 febbraio 2012):
Vuoi saltare uno o due anni di scuola? Vuoi essere ammesso alle superiori e all’esame di stato senza fare l’esame di terza media? Nessun problema, se sei straniero, extracomunitario e, magari, privo di documenti regolari. Finora la prassi, già contestata e contestabile, era che l’alunno “straniero” (e, di solito, non si intendeva e non si intende “svedese” o “canadese”) venisse automaticamente iscritto alla classe corrispondente alla propria età anagrafica, così come era arrivato in Italia, cioè a prescindere dalla valutazione delle sue conoscenze della lingua italiana e del suo curriculo scolastico. Sin qui il danno, fortemente celebrato come conquista democratica dai soliti noti, alfieri del multiculturalismo a ogni costo (che, tanto, è sempre a carico nostro). Oggi, oltre al danno, arriva anche la beffa. In una circolare ministeriale, datata 27 gennaio 2012, si stabilisce che, poiché le scuole hanno già fatto, a tempo debito, la loro valutazione circa la preparazione degli alunni stranieri,  essi devono semplicemente essere ammessi al percorso di scuola superiore (liceo, istituto tecnico, scuola professionale) e all’esame di stato, senza che venga loro necessariamente richiesto di passare dall’esame di conclusione del primo ciclo (esame di terza media). La beffa consiste nel fatto che la “valutazione” è, appunto, una “non valutazione”, visto l’obbligo, da parte degli istituti scolastici, di iscrivere questi alunni alla classe “anagrafica”, cioè a quella corrispondente alla loro età. A questo punto, è evidente che a essere discriminati sono gli studenti italiani o, comunque, quelli che hanno frequentato un percorso regolare di studi, che, invece, devono sottostare all’esame di terza media (inclusi gli stranieri regolari) per poter accedere a un esame di stato o a un diploma professionale. La circolare ministeriale, dopo i soliti arzigogolii in burocratese, stabilisce, infatti, testualmente, che la normativa sinora vigente non può essere invocata «per sostenere che gli studenti in oggetto debbano superare l’esame di Stato conclusivo del primo ciclo per poter essere ammessi a quello conclusivo del secondo ciclo di istruzione». Sinora, infatti, nella maggior parte delle regioni, valeva la prassi di far sostenere agli alunni stranieri, iscritti d’ufficio alla rispettiva classe anagrafica, gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione (terza media) presso i Centri Territoriali Permanenti o presso i Centro Provinciali per Adulti. Questa normativa ai solerti esecutori delle volontà del governo dei banchieri, dei prefetti e dei generali deve essere apparsa sin troppo “restrittiva”, visto che chiedeva ancora di presentare almeno lo stesso pezzo di carta che si chiede agli studenti italiani e agli stranieri che hanno regolarmente frequentato le scuole italiane.  Secondo il Ministero della Pubblica (D)Istruzione, «per questi studenti, si deve ritenere, infatti, che  i competenti collegi dei docenti (...) abbiano già valutato, all’atto dell’iscrizione alle classi degli istituti di istruzione secondaria, i corsi di studio seguiti nei Paesi di provenienza e i titoli di studio eventualmente posseduti, senza nulla eccepire circa il mancato possesso del diploma di licenza conclusivo del primo ciclo di istruzione previsto dal nostro ordinamento scolastico». Peccato, appunto, che l’iscrizione sia un atto dovuto e imposto dal «sistema nazionale della pubblica istruzione», su cui nulla hanno da dire gli istituti scolastici, ormai del tutto privati di qualunque seria autonomia decisionale, né i docenti, ridotti a meri esecutori della volontà ministeriale. La decisione del Ministero deve essere letta come un elemento essenziale nella strategia di allargamento indiscriminato dell’accesso alla cittadinanza italiana che è, a quanto pare, una priorità dell’attuale governo “tecnico”. In quanto tale, essa risulta più che mai inquietante, anche perché va nella direzione rispetto a seri progetti di integrazione, come le “classi ponte”, pur presenti nei sistemi scolastici di molti paesi europei.

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