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lunedì 20 febbraio 2012

Grecia e Unione Europea

Grecia e Unione Europea: una semplice constatazione (partendo da Mario Monti)



Cercando l'immagine riportata sopra, presente sul blog di Saura Plesio nell'articolo Dalla parte della Grecia, troviamo un nuovo intervento, dove viene citato un articolo dal sito Cobraf su alcune dichiarazioni illuminanti di Mario Monti. Che vi viene detto? Semplicemente che le crisi economiche in Europa servono a smantellare le sovranità nazionali, ad ogni costo, facendo diventare la stessa Unione Europea come il solo rimedio (nonostante la stessa Unione sia la causa o una delle cause del male). Come detto, ad ogni costo.

Nonostante alcuni giornalisti ed autori vengano marchiati come "complottisti" dai media allineati, le parole di Monti possono venir lette nella giusta prospettiva, appunto, solo partendo dai lavori di quelli. Ad esempio, considerate Il più grande crimine di Paolo Barnard e diversi spunti lì presenti.

Ad esempio, una dichiarazione rilasciata da Jacques Attali all'economista Alain Parquez, secondo cui l'euro non è fatto per la felicità della plebaglia europea (pag. 41), oppure un altro economista, Joseph Halevi, che cita François Mitterand, il quale affermava la necessità di maggiori disoccupazione e precariato per togliere potere al popolo (pag. 51), oppure le dichiarazioni di Daniel Janssen, ex- presidente dell'ERT, lobby neo-liberista, che affermava "Da una parte stiamo riducendo il potere dello Stato e del settore pubblico con le privatizzazioni e la deregulation (…) Dall’altra stiamo trasferendo molti dei poteri nazionali degli Stati a una struttura più moderna a livello europeo, con l’unificazione in progresso che aiuta i business internazionali come il nostro" (pag. 71). Dichiarazione, questa, resa durante l'incontro della Commissione Trilaterale del 2000.

Commissione presieduta, oggi, come sapete, per la zona europea, da Mario Monti. Guarda caso.

Ma, come titolavamo, facciamo questo intervento per una semplice constatazione, anche partendo da una notizia di questi giorni: perché, se esiste l'Unione Europea, non viene approntato alcun tipo di programma, a livello continentale, in favore dei cittadini greci in difficoltà? L'UE intende sbloccare gli aiuti europei per lo Stato greco, solo dopo l'accettazione di politiche di fortissima austerità economica da parte del governo ellenico. Perché, nonostante questo, non c'è alcuna politica di accoglienza temporanea per quei greci che maggiormente stanno scontando la crisi?

Ovviamente, nessun interesse ha il fatto che i greci, in quanto cittadini europei, possano spostarsi verso altre nazioni dell'UE. Quello che vogliamo dire è, come mai ci sono flussi d'immigrazione programmata da nazioni extracomunitarie, ma non si è provveduto a programmi eccezionali per inserire momentaneamente i greci nel mondo del lavoro in Italia, piuttosto che in Germania o in Francia o altrove?

Perché dobbiamo continuare a prendere cani e porci in giro per il mondo, lasciando in difficoltà le genti greche, aspettando che qualcuno di loro, di proprio iniziativa, e se le condizioni glielo permettono, decida di espatriare? Esiste o non esiste una qualche Unione propriamente Europea, che non sia solo quel che sembra, un club economico guidato da una ideologia economistica liberista?

Non si spiega, d'altronde l'attivazione dell'accordo di libero scambio tre UE e Marocco, con la possibilità per le merci marocchine di venir vendute su suolo europeo, senza oltre la metà dei dazi doganali sino ad ieri presenti. Perché dobbiamo sentire imbecilli europeisti che blatterano di "sviluppo economico del Marocco e sua stabilizzazione politica", nel mentre che Atene brucia, e nel mentre che, così facendo, si mettono in pericolo molte economie euro-mediterranee? Quale accidenti di "potere" permette a questi usurpatori di decidere in maniera così scriteriata sulla pelle degli europei?

Ma, soprattutto, che stiamo facendo noi, europei, per impedire tutto questo?

  • Arance del Marocco, via libera della Ue "E' la fine dell'agricoltura siciliana" (Salvo Catalano, La Repubblica ed. Palermo, 17 febbraio 2012):
Adesso il rischio, per i produttori siciliani, è di trovare sui mercati siciliani un chilo di arance a 17 centesimi al chilo. Passa a Strasburgo l'accordo tra Unione Europea e Marocco sulla liberalizzazione di alcuni prodotti ortofrutticoli e ittici. L'opposizione degli europarlamentari dei Paesi mediterranei non è bastata: i sì sono stati 369, contro 225 no e 31 astenuti. "È la fine dell'agricoltura siciliana", tuona Alessandro Chiarelli, presidente di Coldiretti Sicilia. L'accordo prevede l'eliminazione immediata del 55 per cento (dal 33 per cento attuale) dei dazi doganali sui prodotti provenienti dal Marocco. Mentre i dazi in uscita su frutta, verdura e pesce prodotti nei paesi dell'Unione Europea verranno ridotti del 70 per cento solo nei prossimi dieci anni. L'accordo, comunica Coldiretti, dovrebbe entrare in vigore da maggio.

Numeri che, tradotti in euro, fanno paura agli agricoltori. Critiche piovono da tutte le associazioni, da Coldiretti a Cia, Confagricoltura e Copagri. "Oggi  -  spiega Chiarelli  -  le arance dal Marocco sbarcano a Palermo a 30, 35 centesimi al chilo. Un prezzo che, grazie agli attuali dazi doganali, equivale più o meno a quelli applicati sulle arance siciliane. In futuro potrebbero arrivare a 17, 18 centesimi al chilo". Una corsa al ribasso insostenibile per i produttori dell'Isola. Discorso simile per i limoni, il cui prezzo al chilo potrebbe scendere, secondo Coldiretti, "a 15 centesimi al chilo contro i 30 attuali", e le zucchine, la cui quotazione
precipiterebbe "anche a 40 centesimi contro i 90 centesimi di oggi".

Il Parlamento europeo, dopo le preoccupazioni espresse dalle associazioni di categoria e da alcuni settori dell'Ue, ha posto delle misure di salvaguardia per determinati prodotti sensibili, come fragole, pomodori, cocomeri e aglio. Nell'elenco non comparirebbero gli agrumi. "Sarebbe un fatto gravissimo  -  denuncia Chiarelli  -  la dimostrazione che i gruppi industriali del Nord Europa fanno lobby su quello che conviene a loro, riuscendo a difendere, ad esempio, i prodotti in serra olandesi".

La maggioranza dei politici europei approva l'accordo che, scrivono, "svolgerà un ruolo chiave per lo sviluppo economico e la stabilizzazione politica del Marocco, mentre creerà nuove opportunità per l'industria agricola della Ue". Non ci stanno, invece, i deputati dei Paesi mediterranei. In prima fila sul fronte del no, spagnoli e portoghesi. Lo stesso relatore del testo, il francese Josè Bovè, dei Verdi, contrario all'accordo, ha ritirato il suo nome dalla relazione. Mentre l'europarlamentare del Pdl, Giovanni La Via, lamenta "diverse defezioni tra i deputati italiani" al momento del voto. "Non si può difendere  -  accusa La Via  -  l'agricoltura di un Paese e di una regione a parole e poi non essere presenti al momento dei fatti".

Di "guerra tra poveri" parla Rosario Crocetta, europarlamentare del Pd, che ha votato no [come sapete, su Euro-Holocaust reputiamo il concetto di "guerra tra poveri" profondamente errato, ndr]. "Una Germania che si scopre improvvisamente filomediterranea  -  afferma Crocetta  -  è riuscita ad imporre un accordo che favorisce le sue industrie a danno dell'agricoltura meridionale e dei consumatori marocchini". Nella risoluzione, il Parlamento Europeo si sofferma sulla necessità di "applicare rigorosamente i contingenti" e sull'obbligo per i prodotti non europei di "conformarsi alle norme dell'Unione in materia di misure sanitarie". Più controlli, dunque, anche per evitare frodi. Proprio su questi punti le associazioni di categoria chiedono, adesso, l'impegno del governo nazionale. Confagricoltura siciliana annuncia prossime manifestazioni di protesta a cominciare dall'1 marzo.

  • Agricoltura: Trematerra, difficoltà per accordo UE-Marocco (ANSAmed, 16 febbraio 2012):
''L'accordo commerciale UE-Marocco approvato oggi dal Parlamento Europeo potrebbe mettere in seria difficolta' il comparto ortofrutticolo e della pesca del meridione e della nostra regione''. Lo afferma, in una dichiarazione, l'assessore regionale [calabrese, ndr] all'Agricoltura, Michele Trematerra, secondo quanto informa una nota dell'ufficio stampa della Giunta.

''L'intesa, infatti - aggiunge - liberalizza, in parte, il commercio di prodotti agricoli e di pesca, mitigato molto blandamente da una risoluzione che esprime una serie di preoccupazioni legate alle possibilita' di frodi e di violazioni delle norme previste dal testo. L'accordo con il Marocco, che ha ricevuto il via libera dal Parlamento con 369 voti a favore, 225 contrari (tra cui la delegazione calabrese) e 31 astensioni, prevede l'aumento delle quote di scambio per una serie di prodotti che potranno essere importati a tariffe doganali basse, o pari a zero, e rappresenta una tappa verso un accordo di libero scambio, inserito nei patti Euromediterranei. Ha l'obiettivo di aumentare il commercio fra l'Unione e il Marocco e sostenere la transizione democratica che e' iniziata in seguito alla Primavera araba. La maggioranza dei deputati afferma, infatti, che l'accordo dovrebbe aiutare a risolvere i problemi sociali, economici e di sicurezza del Paese. Pur comprendendo lo spirito politico dell'accordo - rimarca ancora Trematerra - non ne condividiamo assolutamente le modalita' con cui e' stato concepito''.

''E' inammissibile - dice ancora Trematerra - che metodi di produzioni e modalita' di controllo dei prodotti non armonizzate con la legislazione Europea possano concorrere con prodotti e produttori come quelli calabresi che hanno fatto della sicurezza alimentare e dell'eccellenza produttiva la loro missione di vita. Non siamo contrari al libero mercato, ma le regole di produzione, compreso il costo della manodopera, devono essere uguali per tutti e la UE non puo' risolvere le problematiche di avvio della democrazia negli stati mediterranei a scapito delle nostre regioni meridionali, che nella agroalimentare e nella pesca hanno la loro potenzialita'''.

Trematerra invita, dunque, il ministro Catania ''molto sensibile - afferma - ai problemi dell'ortofrutta, forte anche della sua esperienza Europea, ad intraprendere tutti i passaggi necessari ad attivare misure di contenimento dell'accordo che grave danno potrebbero portare alle aziende calabresi. Spero che il metodo dell'intesa bilaterale, di antica memoria e non strategico, sia solo una errata valutazione congiunturale non la modalita' scelta dall'Europa per avviare gli accordi di scambio Euromediterranei''.

3 commenti:

  1. Ciao Lif, ti ho già risposto da me su quel che mi chiedi.

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  2. Sui padroni del vapore dei grandi media stranieri può interessarti anche questo link:

    http://www.stavrogin2.com/2012/02/liberta-dalla-stampa.html

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  3. Ti ringrazio nuovamente, anche per quest'ultimo spunto. Un saluto.

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